Il cantautore Filo Vals, foto di Alessandra Lanza
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Filo Vals: i numeri sulle piattaforme sono autoerotismo, contano i live

Il 12 maggio esce il nuovo singolo Ballerina, una metafora sulla possibilità di realizzazione di se stessi; la fluidità artistica di Filo Vals, il concetto di inclusività e la società degli estremismi

Ballerina, il nuovi singolo di Filo Vals

Incontro Filo Vals da Cucchi, all’inizio di Corso di Porta Genova, caffè storico di Milano. Arriva con un paio di scarpe aperte sul tallone e con una camicia sbottonata sul petto, i capelli spettinati e una tranquillità che contrasta con tutte quelle persone che, a piedi o in macchina, si affrettano in ogni direzione al semaforo su cui affaccia il nostro tavolino. Mentre intorno a noi volano i pioppi bianchi portati dal vento e dalla primavera e il traffico sfreccia allo snodo con piazza Resistenza Partigiana, Filo Vals, bevendo acqua frizzante racconta il suo ultimo singolo Ballerina, in uscita il prossimo 12 maggio: lo ascolto in anteprima, immergendomi per tre minuti e mezzo nella storia di una ragazza che balla a piedi nudi, inarrestabile, seguendo un ritmo che non può ascoltare ma che ruba dall’asfalto; poi parliamo insieme di questi ultimi anni in cui il romano classe 1996, ha scoperto di poter fare davvero – oltre che il produttore, il regista e lo sceneggiatore – il cantautore, un mestiere che gli riesce particolarmente bene, anche se sognava di fare tutt’altro.

La fluidità creativa per Filo Vals: ma sui diritti in Italia restiamo indietro 

«Declino il concetto di fluidità in ambito creativo: se per me non trova spazio all’interno della sfera sessuale, sicuramente lo trova nel mio modo di concepire la creatività. Mi diverto a usare il termine ‘fluido’ perché è un trend sui social ed è sbarcato anche nei quotidiani, ma in realtà rispecchia davvero la mia volontà di esplorare le arti a 360 gradi. Sul piano dei diritti però in Italia c’è ancora molto da fare rispetto alle tematiche riguardanti sessualità e gender: a essere in ritardo sono le istituzioni non le persone. Grazie alla tecnologia e ai social riusciamo a essere connessi al resto del mondo globalizzato, così le lotte e le rivendicazioni che arrivano per esempio dallo star system statunitense ricevono partecipazione anche qui. Il ritardo è nel riuscire a trasformarlo in un tema di legge, di proposta e di accettazione».

La nascita del brano Ballerina di Filo Vals; assorbire il ritmo dal suolo

«Una sera sono uscito con degli amici e uno di loro mi ha raccontato di aver conosciuto una ragazza sorda che fa la ballerina. Non capivo come fosse possibile che una persona potesse tenere il ritmo senza poterlo ascoltare. Ho appuntato questo pensiero fra le note del cellulare e appena tornato a casa ho approfondito: ho scoperto che ci sono tante ballerine che ballano nonostante siano sorde, riuscendo ad assorbire il ritmo dal suolo. È una metafora potente di vita e di possibilità di realizzazione di se stessi, una prova di come si possa andare oltre i propri limiti, in modo aspirazionale, e ho deciso di scriverci un pezzo. La domanda da cui muovo, e che pongo a lei è: ‘Come fai ad avverare i tuoi sogni?’, quasi a chiederle qual è il trucco. Ho riversato la semplicità poetica di questa immagine in una canzone che volevo fosse insieme leggera ma con una sua profondità. Credo possa essere d’ispirazione per qualsiasi ventenne, nel mezzo di un percorso in cui cerca di capire come realizzarsi e ha bisogno di un esempio positivo».

FIlo Vals e il concetto di inclusività: contro la società degli estremismi c’è bisogno del dialogo 

«Non credo che il ruolo di chi scrive una canzone sia concentrarsi su cosa penseranno di questa gli altri. Io scrivo da uomo comune, affascinato da un’immagine particolare, da un’ispirazione. Non c’è nessuna volontà ‘inclusiva’ in questa canzone, e questo non vuol dire che sia una persona che non ha interesse nel fare inclusione. In questa fase di transizione sociale, esprimersi su queste tematiche può essere scivoloso e a volte la conversazione che ne nasce può essere irritante. Ne ho parlato di recente con un coetaneo, che sosteneva che è giusto rispondere al fascismo con l’opposto estremismo. Io sono contro gli estremismi. Oggi c’è un’attenzione spasmodica a qualsiasi cosa venga detto, sbagliare una parola, anche senza alcun intento offensivo, può portarti alla gogna. Ritengo anche questo un atteggiamento fascista, che non nutre un dialogo costruttivo e serio. Non è vero che come dice qualcuno ‘non si può più dire niente, ma spesso anche chi vorrebbe esprimere un’opinione ponderata e sensata su una qualsiasi minoranza viene subito additato come discriminatorio. Sono stufo di sentirmi rispondere che sono un uomo bianco, etero e cis: chi fa questi discorsi è altrettanto escludente. Credo che ognuno abbia diritto ad avere e a esprimere un’opinione. Troppo spesso si cerca di censurare le persone a priori, impedendo il dialogo. Per riprendere una polemica recente, credo che ognuno abbia anche il diritto di farsi chiamare come gli pare: avvocato, avvocata, o avvocati».

Filo Vals: la mia musica non si può rinchiudere in un unico genere

«Quando sono rientrato in Italia dalle mie esperienze all’estero ricordo che mi hanno detto che il mio disco era buono, ma che non era né indie, né trap, e che quindi non era vendibile. Capisco che in un certo senso sarebbe stato molto difficile comunicarlo in termini di marketing, ma non mi sono piegato alle richieste discografiche, se non a quelle che ho ritenuto davvero sensate. Credo che viviamo davvero in un mondo ormai del tutto globalizzato, e che Spotify abbia reso la musica sempre in continua evoluzione».

Filo Vals: romano, italiano, europeo

«Nei miei album sono presenti canzoni in varie lingue, non solo l’italiano. Io mi sento europeo ed europeista, credo molto in questo sentimento. Siamo la prima generazione figlia dell’Europa, prima non esistevano le stesse possibilità: questo mi rende grato, felice e fiero. Leggevo un articolo di Cazzullo sullo scudetto del Napoli, in cui diceva che ogni napoletano ha potuto sentirsi libero in Italia di festeggiare perché Napoli fa ormai parte di tutti e siamo tutti figli di una stessa cultura. Io mi sento romano, italiano, europeo. Hanno cercato, sempre e comunque, di dissuadermi dal cantare in altre lingue, su questo aspetto noi italiani siamo rimasti provinciali. La verità è che nessuno di noi ormai nasce in un mondo in cui si pensa solo in italiano. Forse se nei cinema proiettassero più film in lingua originale e coi sottotitoli le sale tornerebbero a riempirsi. Potremmo avere più coraggio». 

Il videoclip del nuovo singolo diretto da FIlo Vals; il tour estivo e il ritorno ai live dopo la pandemia

«Ormai il videoclip è diventato quasi un accessorio, un bonus. Quello di Ballerina – che ho diretto io come quello del precedente singolo – abbiamo voluto creare qualcosa di speciale, sviluppandolo su una durata di circa sette minuti. Ciò che però aspetto con trepidanza sono le date del tour estivo, per poter finalmente tornare a suonare dal vivo, dopo non averlo potuto fare per anni. Prima della pandemia ero un emergente la cui carriera stava iniziando a crescere, anche se lentamente. A marzo 2020 sarebbe dovuto uscire il mio disco, avrei dovuto aprire i concerti di De Gregori. La pandemia è stata una bastonata, facendomi cadere nella depressione. Quel disco era stato scritto e pensato proprio per essere suonato in una dimensione live, con otto persone sul palco, tre fiati, i cori. Anche il nuovo album si sviluppa in questo senso: sono cresciuto con questo tipo di musica e finché non avrò realizzato questo obiettivo non potrò andare avanti e fare qualcosa di diverso. La gente fa autoerotismo con gli ascolti delle piattaforme, ma non sono altro che numeri, che non corrispondono a una reazione visiva o fisica che invece assapori attraverso il pubblico dei live. Un emoji ricevuto su WhatsApp non varrà mai più di un abbraccio. Sono quattro anni che aspetto di potermi esibire di fronte a un pubblico. Come fai a dire di essere un cantante se non canti dal vivo da tanto tempo?».

Filo Vals prima della musica: il brand di occhiali ecosostenibili e il progetto da talent scout

«Mi ero detto che dai venti ai trent’anni mi sarei permesso di vivere più esperienze possibili, scoprire tutta una palette di colori in cui avrei potuto trovare il mio. All’epoca stavo sviluppando un mio brand di occhiali in bambù ecosostenibile, avevo anche sviluppato un prototipo in vista del lancio, e nello frattempo portavo avanti la musica, sperando mi desse un’entrata economica da reinvestire nei miei diversi progetti. Quello che volevo fare davvero era un’altra cosa: il talent scout, lontano dai riflettori. Ancora oggi non mi dispiacerebbe l’idea di fondare una sorta di accademia di talenti, a cavallo tra musica e cinema». 

FIlo Vals, gli inizi a Los Angeles; il primo singolo Mr World 

«La prima volta che ho capito di voler fare il cantautore è stato nel 2016: ero all’università, e stavo facendo uno stage in uno studio di registrazione a Los Angeles. Per lo più portavo caffé, lucidavo gli strumenti o passavo l’aspirapolvere. Mi sentivo comunque fortunato, non avevo mai fatto un lavoro che avesse a che fare con la musica, né avevo mai visto come si facesse un disco, i passaggi, le lavorazioni. Rispetto a quegli stage in cui finisci a fare fotocopie e basta, ero felice, perché dopo aver lucidato un pianoforte avevo anche la possibilità di suonarlo. Ricordo che una sera ero uscito, entusiasta di trovarmi dall’altra parte del mondo da solo, a scoprire come funzionasse l’industria musicale, ed ero finito a un open mic in un bar dove non sarei potuto entrare perché ero under 21: convinsi i gestori che non avrei consumato alcool, ma solo assistito ai live e cantato. Un ragazzo che si sarebbe esibito prima di me mi chiese di fargli un video mentre era sul palco, poi ricambiò il favore. Arrivato a casa ho caricato la mia performance su Facebook e il giorno dopo, al risveglio, trovai centinaia di like. Questo riscontro social mi ha dato la conferma di poter credere in me stesso. Prima mi ero esibito solo davanti agli amici, mi dicevano che ero bravo ma restavano persone che mi volevano bene. L’anno dopo ho pubblicato la mia prima canzone che ha avuto un piccolo grande successo [ndr. Mr World, per Papaya Records], e ho capito che aveva senso andare avanti». 

Filo Vals

Nome d’arte di Filippo Valsecchi, classe 1996, romano di nascita, si trasferisce nel Regno Unito dove si laurea in Economia con Filosofia e Politica. In Inghilterra coltiva la sua passione per la musica e pubblica sulla sua etichetta Papaya Records Mr. World, il suo primo singolo. Realizza poi il videoclip del brano, di cui firma anche la regia. Da allora pubblica altri quattro singoli scritti e composti da lui: Just Guessin, Dance e Prima del caffè prodotti da Dani Castelar (Paolo Nutini), e “Occasionale” prodotto da Tommaso Colliva. A dicembre 2019 Filo Vals firma con Sony Music e pubblica una nuova versione di Mr. World. Vals scrive in varie lingue oltre all’italiano: ha un repertorio di brani scritti in inglese, francese e spagnolo. 

Alessandra Lanza

Filo Vals, fotografia di Alessandra Lanza
Filo Vals, fotografia di Alessandra Lanza

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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