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Giovanni Truppi, Infinite possibilità per esseri finiti – frammentazione interiore, senza paura

Da Roma a Bologna, biciclette, passi, voci, ascensori, uccelli. Infinite possibilità per esseri finiti, l’ultimo lavoro di Giovanni Truppi, è un disco urbano che si interroga sull’esistenza umana e sullo stare insieme come collettività

Giovanni Truppi – Infinite possibilità per esseri finiti

Dai rumori Centocelle al traffico di via Indipendenza a Bologna. Un cammino tra i luoghi e le persone del quotidiano, percorrendo strade conosciute, che da periferiche diventano protagoniste. Biciclette, passi, voci, ascensori, uccelli. Infinite possibilità per esseri finiti, l’ultimo lavoro di Giovanni Truppi, è un disco urbano. Sperimenta con i suoni della città – tra registrazioni ambientali, soundscape e field recording – e mescola i generi musicali. Una ibridazione estetica, testimonianza di una frammentazione interiore consapevole e senza paura. «Nel periodo in cui ho scritto il mio disco precedente – racconta Giovanni Truppi – mi impauriva avere dei dubbi. Paradossalmente, l’atteggiamento attuale esprime più sicurezza: ho il coraggio di affermare che non ho certezze. Nella mia produzione musicale parlo dei rapporti personali, quelli più intimi e non, e in maniera più ampia lo stare insieme nel mondo. Questo ha a che fare anche con la politica e con il prendere una posizione politica. Questo disco ha una postura diversa – meno assertivo e più di smarrimento. Era mia intenzione riappropriarmi dell’incertezza».

Giovanni Truppi – in musica la vita, la morte, i sentimenti, le relazioni

Sul finire della storia, il superuomo riconosce la sua finitudine, torna a guardarsi attorno, alle piccole cose, alle fondamenta. Infinite possibilità per esseri finiti è un album che partendo dal personale e particolare arriva al collettivo e all’universale. Si interroga e si confronta con i temi dell’esistenza e della convivenza con gli altri esseri umani: il concetto di privilegio e quello di comunità, la precarietà economica e la gentrificazione, il ruolo delle reti sociali e quello delle città. La vita, la morte, i sentimenti, le relazioni. «La perifrasi dalla quale abbiamo preso il titolo del disco deriva da un seminario fatto negli Stati Uniti sul rapporto tra l’evoluzione tecnologica degli strumenti per scrivere e produrre musica e la creatività, dal titolo Infinite possibilità per esseri finiti. Se pensiamo ad esempio ai software musicali, è possibile campionare dalla stessa forma d’onda un bit, una parte ritmica, un organo, creando infinite declinazioni. Talvolta le possibilità infinite ci possono bloccare, ti fermano invece di darti la possibilità di fare più cose. A prescindere dalla musica, ciò caratterizza quello che è la nostra vita in rapporto alle possibilità che la tecnologia ci offre. Una metafora generale sulla vita umana, dato che moriremo».

C’è qualcosa dopo la morte del corpo? «Sono affascinato dalla possibilità che ci sia qualcosa, ma sempre di più penso che abbia a che fare con l’energia e da quello che siamo fatti dal punto di vista molecolare e cellulare che si trasforma in qualcos’altro dopo la morte del nostro corpo. Faccio fatica a immaginarmi all’interno delle principali narrazioni religiose per quanto riguarda il post morte. Da quando sono diventato padre, un cambiamento profondo è derivato dal fatto di ancorarmi ancora di più al terreno. In questo momento della mia vita lo spazio per la spiritualità è minore, ancora più di prima. Questo è un disco ancora più legato all’elemento terra. Essere diventato padre ha influito molto nel mio rapporto con le incertezze e con i dubbi; prima non credevo fosse giusto averli e poi con il tempo ho ridimensionato queste preoccupazioni».

Giovanni Truppi, la visione politica nell’ultimo album

Chi sono? Cosa dovrei fare della mia vita? Come possono coesistere, senza confliggere, la dimensione privata e quella collettiva? La riflessione diventa anche politica. «Sono preoccupato per il futuro e quindi anche per mia figlia. Per come funziona la società, oggi siamo portati a vivere sempre di più autonomamente. Mi piacerebbe che si innescasse una forza opposta a quella che ci fa divergere così tanto. Oggi, qualsiasi visione un po’ meno negativa può sembrare un’utopia. Ho provato a ragionare nel disco sulle cose che sembrassero un po’ meno eclatanti e non irrealizzabili – come la pace nel mondo –, ma parlare, stare più insieme o praticare la settimana breve lavorativa, che è un’opzione su cui la Francia sta già cominciando a ragionare. Per quanto riguarda le alternative a questo sistema politico, mi auguro il meglio per la Schlein. Ciò che mi affascina però, sono le alternative ai sistemi della democrazia parlamentare e rappresentativa che sono in atto in questo momento. Penso che sarebbe bello sperimentare una quota di partecipazione maggiore e una delega minore».

La sperimentazione musicale nell’ultimo album di Giovanni Truppi

Il flusso di coscienza si declina in diciotto tracce che spaziano dal rock e dai rimandi alla tradizione cantautorale italiana alla musica elettronica e ambient, da lampi impressionisti di solo pianoforte fino alla rivisitazione, autorizzata personalmente dai fratelli Brian e Roger Eno, del loro brano strumentale Blonde. Il disco prende anche nuove strade, quasi del tutto inedite per Giovanni, in una serie di brani dove a predominare è lo spoken word con improvvise e impreviste deviazioni nei territori dell’hip hop più astratto.

«Il risultato formale è quello che immaginavo quando ho iniziato a lavorarci. Dal principio avevo in mente di mettere insieme delle cose stilisticamente diverse, tra cui la commistione tra parlato e cantato. Sono contento nel vedere un filo che lega le mie prime visioni abbozzate di tre anni fa e il disco che c’è adesso. Ci ho lavorato sviluppando delle bozze e confrontandomi con Marco e Niccolò Contessa, che mi ha obbligato ad uscire dalla mia zona di comfort, e ne sono uscite fuori delle idee ancora più forti. Ho lavorato non solo a musica scritta da me; alcune canzoni sono uscite a partire dalle idee arrivate da loro».

Roma, Bologna – Napoli? «Ho vissuto a Napoli fino ai vent’anni. La mia vita adulta si è sviluppata a Roma. Mi sento molto napoletano, e Napoli mi ha dato il punto di vista delle cose che ho ora. La maggior parte della mia vita consapevole però si è sviluppata fuori Napoli. Mi piace l’idea di non sbandierare il fatto che sono di Napoli. Distinguo la scrittura in due momenti principali: il primo è quando ho delle idee, che spesso mi vengono in movimento, e poi nello sviluppo di queste idee, in una stanza o uno studio dove lavoro e faccio degli orari da ufficio. Mi trovo molto bene a lavorare la mattina ed avere degli orari regolari. Ero convinto che lavorare lontano da Roma e da Centocelle mi avrebbe creato dei problemi, dato che quella atmosfera mi piaceva molto, invece non è stato così. Vedere le persone nel reale dà molta ispirazione».

Aldo Giannotti, la cover per Giovanni Truppi

La copertina è stata concepita dall’artista Aldo Giannotti. Si tratta di un’opera partecipativa creata dal pubblico e dall’artista al MAMbo di Bologna. «Aldo Giannotti che ha curato la copertina coinvolgendo le persone e portandole all’interno dell’opera. Un’operazione che fa parte della sua cifra stilistica. La copertina è la punta dell’iceberg di quello che lui ha fatto per questo disco: con il sito abbiamo coinvolto le persone all’interno del disco, abbiamo creato un dialogo per la sua uscita, e su Telegram ho cercato di creare un rapporto meno verticale e maggiormente dialogante. Non era stata premeditata una postura ideologica ma è avvenuto tutto in maniera naturale».

Giovanni Truppi, Infinite possibilità per esseri finiti

Infinite possibilità per esseri finiti è il nuovo album di Giovanni Truppi in uscita oggi venerdì 28 aprile in vinile, cd e digitale per Virgin Music LAS/Universal Music Italia. Il vinile è disponibile sullo shop di Universal in tiratura limitata contenente la stampa di una tra cinque illustrazioni realizzate da Aldo Giannotti, autografata da Truppi e dall’artista stesso. Prodotto da Marco Buccelli e Niccolò Contessa, arriva a quattro anni dal precedente LP Poesia e civiltà e un anno dopo la pubblicazione di Tutto L’universo, l’antologia che ha racchiuso i primi 10 anni di carriera del musicista napoletano uscita in seguito alla sua partecipazione alla 72esima edizione del Festival di Sanremo.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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