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Maria Callas durante una pausa sul set di “Medea”, 1969
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La fragilità di una donna che sognava di essere umana. Maria Callas deve appartenere ai giovani

«Mi piacerebbe essere Maria, ma c’è anche la Callas di cui devo essere all’altezza». Maria Callas il 2 dicembre avrebbe compiuto 100 anni, la prossima a interpretarla sul grande schermo sarà Angelina Jolie

La fragilità umana di Maria Callas, a cento anni dalla nascita. la vita dagli inizi, una famiglia ruvida 

Prima della fama, Anna Maria Cecilia Sofia Kalogheròpoulos. I genitori volevano un maschio. Sovrappeso, miope, goffa. Un padre assente, una sorella maggiore scostante. Investita da un’auto a Manhattan, riporta una commozione celebrale a cinque anni. L’acne e la seconda guerra mondiale ne caratterizzano l’adolescenza. In Grecia cantava ai soldati per sopravvivere alla fame. Una madre volitiva che arrivò a falsificare i documenti anagrafici per farla accedere in anticipo al conservativo ateniese Ethnikon Odéon. 

Prodigio vocale soffre di dermatomiosite, malattia legata al cedimento dei muscoli e tessuti, compresa la laringe. Curata con cortisonici e immunosoppressori che possono provocare alla lunga insufficienza cardiaca. Così fu. Poliglotta ma capace di esprimersi appieno solo tramite il linguaggio musicale, Maria Callas ha conosciuto il dolore dell’essere diversi e il dolore della perdita di un figlio. Omero, morto a due ore dal parto il 30 marzo 1960, fu sepolto a Bruzzano, a nord di Milano. Il cognome Onassis è mascherato da quello italiano Lengrini. 

La voce da soprano di Maria Callas era diversa – un timbro che ha richiesto una apposita definizione di Eugenio Vara 

Una voce nuova. Timbro non sempre apprezzato. Il diverso abita nel suo registro vocale. Un prodigio che è appunto monstrum. Soprano drammatico d’agilità è la definizione appositamente coniata per Callas dal critico Eugenio Vara. Densa, ricca nei bassi e di notevole estensione. La miopia non le permette di seguire il direttore d’orchestra. È costretta a studiare la partitura in ogni suo dettaglio, imparando a memoria anche le altri parti. La drammaticità è assicurata dalla capacità di immedesimazione, il controllo tecnico di fonazione ottocentesca e le attitudini attoriali concorrono al trionfo interpretativo. Un’artista oltre i confini dell’opera che, come lei sosteneva, può essere infinitamente noiosa tanto quanto l’esperienza artistica più entusiasmante.  

Maria Callas raggiunge l’apice di una carriera che la consacra nel mondo. La Traviata di Visconti nel 1955 alla Scala di Milano tributata da Eugenio Montale sul Corriere della Sera

La sofferenza dei primi venti anni sembra annebbiarsi nei successivi slanci alto-borghesi. In Grecia, a ventuno anni, trovava rifugio dalle bombe nell’Ambasciata Inglese mentre era in visita Winston Churchill. Lo incontra di nuovo nel 1959, a bordo del Christina; restano fotografie dove i due conversano, lei vestita di bianco gli tiene la mano. C’erano anche Marella Caracciolo e Gianni Agnelli, oltre a Grace Kelly e Ranieri III di Monaco. In meno di dieci anni Maria Callas ha raggiunto l’apice di una carriera che la consacra nel mondo. La Traviata firmata da Visconti nel 1955 a La Scala è trionfo tra i trionfi; fu tributata anche da Eugenio Montale sul Corriere della Sera.

Maria Callas l’ascesa dopo la separazione da Meneghini, lo stile nel vestire e la collezione di gioielli

Mentre la separazione da Meneghini ne esaspera la comparsa sui rotocalchi, l’interesse per l’arte del soprano si inabissa e l’immagine de  La Divina ascende. Stando ai biografi, nella Milano anni Cinquanta, Biki le confeziona in meno di tre anni venticinque cappotti di pelliccia, quaranta abiti, duecento vestiti, centocinquanta paia di scarpe, trecento cappelli e innumerevoli guanti. Minimale, curata. Vestirà poi YSL, oltre a frequentarlo a Parigi, tendendo sempre a mente la leggiadria di Audrey Hepburn. Colleziona gioielli, principalmente parure di Van Cleef & Arpels. Le perle restano predilette. Una foto la immortala mentre scende a fatica le scale al Festival di Cannes. L’intensità che nutre la curiosità adulatrice dei presenti e l’accanimento dei fotografi. Il nome si distacca dalla sfera umana, si incarna in idolo. Divina Callas. La trasformazione è compiuta. Un rischio per Maria che reagisce con riserbo. 

Il documentario Maria by Callas: In Her Own Words diretto da Tom Volf. In uscita Maria Callas Paris 1958

Tom Volf – cofondatore di Fondazione Maria Callas – le dedica un documentario attendibile. Una ricerca ermeneutica. Maria by Callas (2017) intreccia spezzoni di performance, filmati amatoriali, interviste e stralci di diario per presentare un ritratto della cantante attraverso le sue stesse parole. La voce è di Fanny Ardant, già protagonista in Callas Forever (2002). La narrazione parte da un assunto callasiano, contenuto in un’intervista. La complessità esistenziale della cantante sta qui: «On the whole, there are two people in me. I would like to be Maria, but there is the Callas that I have to live up to, so I’m coping with both as much as I can». E come ricorda durante le sue masterclass alla Julliard, «Everything I have to say is in the music. It is all there in my records». Il materiale d’archivio raccolto da Volf è consistente; delinea i tratti intimi di una donna che non prova vergogna nel sentire la necessità di completarsi nell’altro. Sempre di Volf sarà presentato prossimamente al cinema Maria Callas Paris 1958. In questo caso, si tratta di materiale d’archivio inedito da poco riscoperto e restaurato a partire da una pellicola di 16 millimetri. Il recital di Callas a Parigi nel 1958 riprende vita attraverso videoregistrazioni a colori mentre canta arie dalla Norma, Il Barbiere di Siviglia, Trovatore e tutto il secondo atto di Tosca.

Maria Callas: l’ultimo tour con il tenore Giuseppe di Stefano

L’ultimo tour con il tenore Giuseppe Di Stefano è carente. Callas ne è conscia: «credo applaudissero per ciò che si aspettavano di sentire. Non so se meritassi tanto». L’ultima intervista è con Mike Wallace. Volto stanco, il parlato è diverso. Tullio Serafin, Visconti, Onassis e Pasolini moriranno prima di lei; dell’ultimo, oltre Medea, resta Un affetto e la vita, contenuta nella raccolta Transumar e organizzar

Leonard Bernstein ricorda, «c’è un rosario greco ‘scacciapensieri’ che un tempo apparteneva a Maria; adesso appartiene a me. Lo ebbi da lei a Parigi, l’ultima volta che la vidi, un anno prima che morisse. Ne faccio tesoro, come faccio tesoro di ogni suo ricordo perché è stata — senza alcun dubbio — la più grande cantante drammatica del nostro tempo. Penso che le generazioni future di cantanti lirici, di amatori di opera e di tutti coloro che vanno all’opera avranno sempre Maria Callas a modello. È diventata la Bibbia: lei è il modello. Non ho dubbi che anche se qualsiasi altro apparirà mai sulle scene la Callas resterà sempre a guidarci attraverso le sue incisioni e i videotape, e a mostrarci la straordinaria relazione tra la parola e la nota cantata — per non dire dell’espressività del suo volto, delle sue mani, del corpo intero nel movimento drammatico del canto. Non credo ne verrà presto una come lei».

Assouline per Maria Callas – Maria by Callas 100th Anniversary Edition

Sempre con la curatela editoriale di Volf, Assouline rende omaggio al soprano con il catalogo Maria by Callas 100th Anniversary Edition. ‘Artista’ oggi è una parola logora ma di Callas permane una concreta, reale lezione d’arte. In gran parte nella sua forma più intangibile, quella musicale. 

Essenziale oggi più che mai, data la necessità di una rieducazione all’ascolto e al racconto non truce del nostro spettro emotivo. Tra tutte le foto una: Anna Maria Cecilia Sofia Kalogheròpoulos in costume, distesa nelle acque greche con maschera e boccaglio, emerge dall’acqua insieme al suo barboncino sulle spalle. Una donna greca al mare.

Marina Abramović, Monica Bellucci, Angelina Jolie per Maria Callas 

Nel 2020 Bayerische Staatsoper di Monaco debutta 7 Deaths of Maria Callas, opera video-performativa ideata, diretta e interpretata da Marina Abramović. Sette le arie scelte che omaggio Callas: Addio del passato da La traviata, Vissi d’arte da Tosca, Ave Maria da Otello, Un bel dì vedremo da Madama Butterfly, Habanera da Carmen, Il dolce suono da Lucia di Lammermoor e Casta Diva da Norma. Sul palco Abramović non è sola: al suo fianco l’attore Willem Dafoe che interpreta le parti maschili. Le musiche sono state composte da Marko Nikodijević. Abramovic concorre a idealizzazioni melense: «come tanti dei personaggi che ha interpretato sul palco, è morta per amore. È morta di crepacuore». 

Maria Callas, Lettres & Mémoires è invece lo spettacolo scritto e diretto da Tom Volf in cui Monica Bellucci interpreta Maria Callas. La prima al Théâtre du Châtelet di Parigi. Per l’occasione l’attrice veste in scena un abito Yves Saint Laurent confezionato per Callas negli anni Sessanta. 

Pablo Larraín dirigerà un film – Maria – in cui Angelina Jolie interpreterà il soprano. Il regista è il medesimo che nel 2016 raccontò in Jackie – con il volto di Natalie Portman – la vita dell’ex first lady Jacqueline Kennedy; rimasta vedova, nel 1968 sposò Aristotele Onassis. 

Nuove generazioni di callasiani?

Callas ha vissuto asperità ma anche il privilegio dell’intimità. Ci ha provato. Ha rischiato. Nella morsa del gioco mediatico l’umiliazione viene inflitta e brucia. Resta la voce. Nell’opera di Volf emerge un a un certo punto un ragazzo, Alex. Dopo sette anni da quando fu licenziata dal Met, Maria Callas torna a New York. Per giorni si crea una coda per la strada alle porte del teatro e Alex, poco più che ventenne, dichiara a un reporter: «sono qui appositamente per la Callas. È la più grande cantante del secolo. Magnifica tecnicamente, è anche un’attrice magnetica. Ogni verso, ogni pausa ha un significato per Madame Callas. È puro genio». Maria Callas apparteneva ai giovani. Ha donato loro un’eredità e una dedizione artistica inimitabili. Ma i giovani d’oggi saranno capaci di donarle la considerazione che merita?

Federico Jonathan Cusin

Maria Callas e Pier Paolo Pasolini sul set di Medea, 1969
Maria Callas e Pier Paolo Pasolini sul set di Medea, 1969
Maria Callas al Teatro La Fenice di Venezia
Maria Callas al Teatro La Fenice di Venezia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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