Particolare di una testa di statua romana
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Oltre l’opera, il suo riuso e l’identità: Recycling Beauty introdotta da Anna Anguissola

La mostra ospitata da Fondazione Prada è una riflessione sui modi attraverso cui l’arte viaggia nel tempo, nello spazio, nella memoria e, dunque, sulla sua identità

Fondazione Prada e l’arte antica: da Serial Classic a Recycling Beauty

Non è la prima volta che negli spazi di Fondazione Prada vengono esposti manufatti di arte antica: dopo la rassegna Serial Classic del 2015, in questo caso il patrimonio classico greco-romano viene presentato non solo come eredità del passato, ma come elemento che ci può permettere di rileggere il presente e il futuro. «Una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo», per dirla con Salvatore Settis, che ha curato la mostra Recycling Beauty insieme ad Anna Anguissola e Denise La Monica. 

Esposta nella sede di Milano fino al 27 febbraio 2023 con gli allestimenti di Rem Koolhaas, Recycling Beauty offre una ricognizione sul riuso di antichità greche e romane in contesti post-antichi, dal Medioevo al Barocco, con settanta opere di collezioni pubbliche e musei italiani e internazionali, dai Musei Capitolini e Vaticani al Musée du Louvre di Parigi, dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze al Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, e che sono state rilette nei secoli. 

Salvatore Settis: il tempo e il contesto cambiano lo statuto di un’opera, dandole nuovo senso

Per Settis si tratta di una mostra sul tempo: è questo, insieme al contesto, a cambiare lo statuto di un’opera o di un pezzo antico, che acquista il suo senso a seconda di quello che le viene attribuito con il gesto del riuso. Il tempo è inconcepibile se non come accumulo, una stratificazione di attimi. In questa mostra lo percepiamo scandito da una stratificazione di materiali – dal marmo al vetro, dal bronzo all’oro – e di significati. I tre assi cartesiani in cui si muovono queste opere, tempo, spazio, bellezza, sono tre dimensioni che ci permettono di riflettere sulla natura instabile e trasformativa dei processi artistici. Lampoon ne ha parlato con Anna Anguissola, Associate Professor di Archeologia Classica all’Università di Pisa. 

Anna Anguissola, Associate Professor di Archeologia Classica all’Università di Pisa

Professoressa in che senso Recycling Beauty è una mostra sulla bellezza? Questa  non è soggetta a spazio e tempo?

«La bellezza, legata alla qualità artigiana o alla rarità dei materiali, è anzitutto una qualità uno strumento di comunicazione. È affascinante vedere in mostra la testa di cavallo in bronzo, la cosiddetta Testa Carafa, a lungo ritenuta un originale antico e oggi riconosciuta come un capolavoro di Donatello, insieme al sarcofago romano dalla Cattedrale di Cortona che Donatello stesso vide durante una sosta nel viaggio da Roma e Firenze e definì ‘bellissimo’. La bellezza che vediamo in questa mostra è stata, lungo i secoli, uno strumento per riflettere, creare, dare forma a idee di mondo e di società sempre diverse: un linguaggio fatto di immagini e oggetti utile per parlare al presente». 

Il rapporto tra distruzione e reimpiego come elemento costante della mostra 

Qual è l’elemento che rimane sempre costante in questa continua stratificazione di usi e significati?

«Nella stratificazione di usi e significati riconosciamo un elemento costante: il rapporto tra distruzione e reimpiego. Ciascuno degli oggetti in mostra è sopravvissuto alla distruzione delle città e dei monumenti antichi, ridotto in frammenti o separato dal proprio contesto di provenienza. Nulla sappiamo del luogo da cui proviene la maestosa lastra di marmo con cui si apre il percorso. Sulla lastra corre un’iscrizione latina datata all’anno 207 d.C., dove si racconta di come gli imperatori Settimio Severo e Caracalla avessero fatto lastricare la strada che conduceva a una grande villa nei pressi di Anagni. Forse proprio da questa stessa villa provenivano i frammenti di marmi colorati, resti dello sfarzo di una residenza imperiale, con cui un artista del XIII secolo poté comporre le tarsie che decorano il retro della lastra, riutilizzata nella Cattedrale di Anagni. La mostra offre un affascinante percorso tra distruzione e riuso, oblio e memoria, ombre e luce». 

Recycling Beauty parla della scelta del riuso come forma di comunicazione

Che rapporto aveva l’antichità con il riuso? E come si poneva con la copia?

«In antico, il riuso era parte della vita quotidiana. Un’anfora era riutilizzata più e più volte per contenere alimenti solidi e liquidi. Una volta rotta, i suoi cocci sminuzzati formavano solidi pavimenti impermeabili. Dopo il crollo dell’impero romano, le rovine di edifici pubblici e privati divennero una vera miniera di materiali per costruire nuovi edifici e per produrre beni di consumo. I marmi furono trasformati in calce, i metalli in utensili. Qualcuna di queste opere seppe attrarre l’interesse di chi la osservava, salvandosi così dalla distruzione. Nella riflessione sull’originalità, la mostra costituisce una prosecuzione ideale di Serial Classic, ospitata dalla Fondazione Prada nel 2015, che mostrava l’importanza, nella cultura romana, di un linguaggio visivo basato sulla ripetizione, sottolineando il contenuto di creatività di ciascuna replica. Allo stesso modo, Recycling Beauty non parla di un’attitudine passiva al riuso, ma della scelta del riuso come forma di comunicazione». 

Un sacerdote senza testa diventa prima l’imperatore Antonino Pio poi San Giuseppe, per tornare ancora imperatore

Che insegnamento si può trarre sul concetto di identità?

«La mostra racconta quanto l’identità di un oggetto sia instabile, legata ai ritmi delle vicende umane e alle esigenze di chi vede quell’oggetto, lo usa, conserva, distrugge o modifica. Così, la maestosa statua romana di un sacerdote, rimasta senza testa, poté essere restaurata in età moderna con il volto dell’imperatore Antonino Pio, vissuto nel II secolo d.C. Bastò poi aggiungere alla figura un attributo – il caratteristico bastone con un giglio fiorito – per trasformare quest’immagine di un imperatore dalla folta barba in San Giuseppe. In tempi più recenti, esposta in un museo, alla statua è stato rimosso il bastone e la sua identità è tornata a essere, per tutti, quella di Antonino Pio. L’allestimento progettato da Rem Koolhaas e OMA sviluppa tale riflessione: i pezzi sono collocati sulle basi provvisorie, tutte diverse, predisposte da ciascun museo per il trasporto. È una mostra sui modi attraverso cui l’arte viaggia nel tempo, nello spazio, nella memoria e, dunque, le identità». 

L’allestimento progettato da Rem Koolhaas e OMA sviluppa la riflessione sul viaggio dell’arte nel tempo 

Per questa sua attitudine è possibile dire che la mostra ha una funzione pedagogica?

«La mostra insegna ad assecondare la curiosità, lasciando che ciascun pezzo sveli, a un esame attento, la propria storia. Per esempio la scelta di esporre alcuni pezzi su veri tavoli, dotati di una sedia per la sosta, incoraggia questo tipo di osservazione, necessaria a seguire biografie tortuose, spesso sorprendenti. Una stele funeraria di V secolo a.C., scolpita in marmo nella regione di Atene per un giovane morto prematuramente, divenne a Roma un pregiato oggetto da collezione – non più la mesta scena di commiato per una tomba, ma l’arredo di un giardino. La ritroviamo nel Cinquecento in una delle raccolte più illustri della città, quella del Cardinale Federico Cesi. La storia della stele e la sua qualità, però, non bastarono ad assicurarne la conservazione: smantellata la raccolta Cesi, in un momento anteriore agli inizi del Settecento, la lastra fu segata in due parti, adoperate per coprire una tomba e una fogna. Non possiamo dare per scontate le nostre gerarchie di valori».

Esporre opere su scrivanie dotate di una sedia per la sosta per incoraggiare l’osservazione attiva

Qual è stato l’aspetto più difficile di questa curatela? 

«La selezione e l’accostamento dei pezzi hanno costituito sfide complesse ed entusiasmanti. A fronte di numerose opere in grado di narrare storie di distruzioni e sopravvivenze, momenti di luce e lunghi periodi di oscurità, lo sforzo principale ha riguardato la scelta di oggetti attraverso cui rendere immediatamente comprensibili le ragioni sottese ai mutamenti di luogo, uso e significato. La selezione ha incluso pezzi di straordinaria fama e forza evocativa – su tutti il gruppo di Leone e Cavallo dai Musei Capitolini, simbolo nel Medioevo del potere della città di Roma e delle sue istituzioni– ma ha voluto anche illuminare tesori provenienti da musei di piccole città in tutta Italia. Gli accostamenti permettono di scoprire somiglianze e differenze in fatto di origine, funzione, luogo, criteri del reimpiego – un itinerario nella memoria e nella materia del presente».

La curatela è selezione: dal Leone e Cavallo dai Musei Capitolini ai tesori delle periferie italiane

Qual è la cosa che l’ha più stupita nell’affrontare il progetto di Recycling Beauty?

«Sorprendente è stata la ricchezza di oggetti e di storie che, sfogliando pazientemente cataloghi e documenti d’archivio, si rivelava ai nostri occhi. Il lavoro di indagine ha svelato novità che rendono questa mostra una tappa importante nel percorso di conoscenza dei monumenti e delle città d’Italia. Per la prima volta, è stata ricostruita la storia di un gruppo di enigmatici rilievi romani, che raffigurano fanciulli con gli attributi delle diverse divinità del mondo greco-romano, tutti provenienti da Ravenna. Nel corso dei secoli, i rilievi sono stati recuperati dalle rovine di Ravenna e sono diventati parte di edifici e collezioni in tante altre città – da Biella, a Foligno, Venezia (forse passando da Treviso), Milano, Firenze, fino a Roma e al Louvre. Queste novità e le prospettive che esse aprono sono state fonte, ogni giorno, di stupore e hanno animato una discussione vivace, fertile, entusiasmante tra noi curatori, gli architetti e il team della Fondazione Prada». 

Anna Anguissola

Laureata in Lettere Classiche con indirizzo archeologico presso l’Università di Pisa, è Associate Professor di Archeologia Classica all’Università di Pisa. È stata normalista del Corso Ordinario e di Perfezionamento (PhD) in Discipline Storico – Artistiche e Archeologiche Classiche, nonché borsista presso diverse istituzioni internazionali. Prima di Recycling Beauty ha co-curato, insieme a Salvatore Settis e Davide Gasparotto, la mostra Serial Classic realizzata nel 2015 negli spazi della Fondazione Prada di Milano.

Alessandra Lanza

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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