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L'opera di Mirò, disegnato da Marco Fanuli
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Possono le opere d’arte cambiare Milano? Bisogna coinvolgere le periferie

La definizione di ‘arte pubblica’: dall’Artline di Citylife alle oltre mille opere in centro a Milano: come l’arte pubblica rende la città un museo aperto

Arte Pubblica – Milano, Postmedia Books, di Angela Maderna e MIchele Rebecchi con le illustrazioni di MArco Fanuli 

Una varietà di sperimentazioni, forme e installazioni che troviamo in luoghi non progettati per ospitare opere d’arte, come gallerie o musei, ma che appartengono alla cittadinanza, destinati a un pubblico vario e non specializzato.  Come molte capitali europee, anche Milano presenta nel suo reticolo urbano molti interventi artistici in parchi, stazioni, piazze, strade che a volte sfuggono ai passanti ma che hanno modificato e continuano a modificare l’aspetto della città e il rapporto che questa ha con i suoi abitanti. Proprio nell’ottica divulgativa e di scoperta, Angela Maderna, storica e critica d’arte, insieme a Michele Robecchi, curatore e scrittore, hanno pensato di creare una mappatura, un censimento, di tutte le opere pubbliche presenti in città. Ne è nato il volume Arte Pubblica – Milano (Postmedia Books, 2022), con le opere raffigurate dai disegni di Marco Fanuli.

Dalla Fontana a Pinocchio dello scultore Attilio Fagioli restaurata nel 2013, fino alle opere nascoste nei cortili privati di Milano o in luoghi periferici come Parco Forlanini

«Fino ad oggi mancava una mappatura divulgativa delle opere pubbliche presenti a Milano, molte di queste passano inosservate, come la Fontana a Pinocchio in Corso Indipendenza. Rispetto ad alcune installazioni più stravaganti le persone si chiedono cosa siano, senza riuscire a trovare risposta» racconta Michele Robecchi. Quando parla della Fontana a Pinocchio si riferisce all’opera dello scultore Attilio Fagioli (1877-1966), restaurata nel 2013 dopo anni di incurie e abbandono. «L’impronta urbanistica di Milano non permette la presenza di grandi piazze, e questo ha inciso sulla distribuzione e il fiorire di opere d’arte pubblica: si trovano principalmente nel centro città e nei parchi, ma alcune anche nei luoghi più inaspettati, come giardini privati o luoghi periferici come il Parco Forlanini. Il risultato nel libro è un censimento di un centinaio di opere che abbiamo suddiviso per i municipi di Milano, così da lasciare a tutti la libertà di costruire il proprio percorso di scoperta». 

I conflitti bellici, le Esposizioni Universali, le Triennali, i Mondiali di calcio

Il lavoro di ricerca di Maderna e Robecchi inizia dal reperimento delle informazioni, contattando tutte le possibili fonti, dal Comune, ai costruttori, alle fonderie, diventando complesso nella fase di decisione dei criteri da adottare per la selezione delle opere. «E’ stato un lungo processo durato due anni», spiega Maderna, «abbiamo riflettuto molto perché è un tema che può essere trattato da tanti punti di vista. Alla fine abbiamo optato per un criterio non strettamente curatoriale ma più temporale, iniziando cioè dai primi del ‘900 fino ad oggi. In questo arco temporale ci sono stati eventi sociali molto incisivi, (al di là dei due conflitti mondiali) dove si è concentrata la maggior parte della produzione di arredi urbani come le Esposizioni Universali del 1906 e 2015, le Triennali di Architettura, a partire dagli anni Trenta, e i Mondiali di calcio del 1990».

Arte pubblica e sculture in centro a Milano: il passaggio all’anti-monumentalità e l’assenza di artiste donne

Questo lasso di tempo permette anche di percepire in maniera chiara le evoluzioni delle caratteristiche estetiche e costruttive delle sculture stesse.  «Abbiamo anche deciso di escludere le statue di ritrattistica monumentale-celebrativa», precisa Robecchi «perché è anzi interessante notare, dal punto di vista storico-artistico, tra le opere di inizi Novecento e le più recenti, i cambiamenti formali nel fare scultura: la scomparsa dell’uso del piedistallo e la nascita di un’anti-monumentalità; l’introduzione dell’astrattismo che ha reso tutto più interessante, assieme all’uso di materiali diversi come pietra e bronzo, fino al recente neon». 

C’è anche un’altra caratteristica, amara ma che non sorprende, sottolinea Maderna «la scarsa presenza di artiste donne. E’ un dato di fatto la scarsa commissione di opere ad artiste donne nel ‘900, ma anche una scarsità di monumenti dedicati alle donne. Nella nuova edizione che pubblicheremo aggiornata sicuramente però inseriremo «L’Albero delle Donne del Novecento» il monumento che è stato inaugurato a giugno a piazzale Lodi, dedicato all’editrice e fotografa Inge Feltrinelli, alla partigiana Onorina Brambilla e alla poetessa Alda Merini». 

Rigenerazione urbana della città attraverso l’arte

Quando si parla di arte pubblica, soprattutto negli ultimi decenni, si sottendono quegli interventi che in qualche modo re-immaginano in maniera estetica e sociale un dato spazio, nel tentativo di rivitalizzare un’area periferica o dare un’identità a una nuova area urbana, cercando il più possibile di mettere al centro la comunità che vive quello spazio. Questo proposito lascia sempre acceso il dibattito sulla riuscita o meno degli intenti. Il progetto di ArtLine è uno dei più recenti messi in atto a Milano proprio in un’area che sta attraversando un ampio processo di trasformazione. 

ArtLine nel parco di CityLife: una collezione museale all’aperto

«Artline è un progetto specifico che nasce all’interno di un piano di qualificazione per CityLife, zona precedentemente occupata dalla fiera di Milano, finanziato da oneri di urbanizzazione che il gruppo Generali, proprietaria dell’area, ha deciso di versare al Comune di Milano a patto che venissero reinvestiti in un progetto di arte deciso e gestito dal Comune stesso», racconta il curatore Roberto Pinto. «Sono stato chiamato come senior curator del progetto da Filippo Del Corno, che in quegli anni era l’assessore alla cultura per il Comune di Milano, per ragionare su cosa poter fare in quell’area. In quel momento CityLife era un luogo dove non c’era nulla, era stata sede della Piazza delle Armi dell’esercito e poi della Fiera di Milano per cui era difficile immaginare qualcosa di diverso e da inserire all’interno del piano urbanistico. La volontà era quella di creare qualcosa che aiutasse gli abitanti a riappropriarsi di questo spazio, che non li facesse sentire estranei. Quindi, ragionando su queste premesse, si è deciso di creare una collezione museale all’aperto all’interno del parco cittadino di nuova costruzione. Il progetto è stato approvato nel 2014 ed ha iniziato a prendere forma nel 2015».

I progetti vincitori di Riccardo Benassi, Rossella Biscotti, Linda Fregni Nagler, Shilpa Gupta, Adelita Husni-Bey, Wilfredo Prieto, Matteo Rubbi e Serena Vestrucci

«Ho costituito una giuria internazionale che ha selezionato otto artisti under 40, in una rosa di 30 proposte, attraverso un concorso. E’ stato chiesto loro, dietro compenso di una fee di produzione, di proporci un progetto di opera nella quasi totale libertà. Le uniche restrizioni che abbiamo dato sono state quelle di creare opere che fossero permanenti, che prevedessero costi limitati di gestione, cioè che i materiali fossero adatti a un luogo aperto, e che, ovviamente, si adattassero allo spazio che avevamo a disposizione. Ci interessava che fossero opere con le quali le persone potessero interagire, pensate per essere toccate ed esperite, non solamente osservate, cercando di non ricadere in vecchie logiche ascrivibili ai monumenti storici celebrativi». I progetti vincitori sono stati quelli di Riccardo Benassi, Rossella Biscotti, Linda Fregni Nagler, Shilpa Gupta, Adelita Husni-Bey, Wilfredo Prieto, Matteo Rubbi e Serena Vestrucci, ai quali sono poi stati affiancati nomi di artisti più affermati, chiamati su invito diretto dalla giuria, come Judith Hopf e Pascale Marthine Tayou. Il risultato, per ora, è un percorso di opere che si possono toccare, attraversare, fotografare, come una playlist musicale che puoi ascoltare in ordine sparso, liberamente fruibili e interpretabili.

Le opere fruibili da tutti e il public program

«La necessità di arrivare e confrontarsi con un pubblico per lo più generico, quello che di fatto vive il luogo e ci passa del tempo, ci ha spinti a costruire un public programme, assolutamente necessario per lo sviluppo del progetto» , racconta Pinto, «abbiamo organizzato visite guidate aperte al pubblico, incontri nel parco per raccontare le opere e stabilire un contatto diretto e spontaneo, e anche passeggiate per la città per esplorare altri interventi artistici presenti e capire l’evoluzione del rapporto tra spazio e arte».

Il Comune di Milano come soggetto attivo nel promuovere l’arte per i cittadini

Nel 2020, nel pieno dell’anno pandemico in cui si è capito, proprio grazie allo stato di privazione, la centralità dello spazio all’aperto, è stato istituito dal Comune di Milano il nuovo ufficio Arte negli spazi pubblici, diretto da Marina Pugliese, perché l’istituzione potesse finalmente avere un ruolo attivo. «Il Comune fino al 2021 non ha avuto un ruolo di committente rispetto all’arte pubblica, ma ha incamerato come proprio patrimonio opere donate da soggetti terzi -nel caso di monumenti-, o unicamente comunicato realizzazioni di nuove opere -nel caso di murales. Obiettivo di Milano Arte Pubblica è quindi quello di posizionare il Comune di Milano e la Direzione Cultura come soggetti attivi nella produzione di nuove opere. Il budget destinato ad arte pubblica sta crescendo, nonostante i tagli, che aumentano ogni anno. 

Nel 2021 abbiamo impegnato spesa per 101.000 euro per progetti svolti a cavallo tra 2021 e 2022; nel 2022 abbiamo già impegnato circa 305.000 euro da destinare in due anni a nuovi progetti e incarichi professionali, con risorse comunali e ministeriali e abbiamo stanziato per il 2024 ulteriori 250.000 euro, circa, la cui spesa non è ancora impegnata perché legata a concorsi di idee e successive gare per realizzazione di opere. Il nostro obiettivo per i prossimi anni è avvalerci anche di donazioni e sponsorizzazioni» spiega Alice Cosmai, responsabile dell’ufficio Milano Arte Pubblica. 

I progetti per il futuro dell’Ufficio di Arte pubblica

«La prima cosa che ho fatto appena ricevuto l’incarico – racconta Marina Pugliese – è stato chiedere ai cittadini come immaginavano la città del post covid. Mi sono studiata le risposte che vertevano tutte sul tema della mobilità, dell’uso del verde e dell’implicazione della creatività in maniera più capillare nello spazio pubblico come proiezioni sulle facciate dei palazzi, piccoli palchi nei parchi per rappresentazioni, performance, poster art, grafica e piste ciclabili. Per cui il nostro impegno è consolidare il sistema che stiamo creando: più visibilità al patrimonio di opere esistenti, più fondi da destinare a nuove produzioni, riabilitazione a Milano del cosiddetto 2%, (Legge Bottai, o ‘legge del due percento’ emanata nel 1942, la quale prevede che nei progetti di costruzione di edifici pubblici, il due per cento del preventivo venga destinato ad abbellimenti di tipo artistici, n.d.r.) che la città spesso non ha reso rispetto a nuove edificazioni pubbliche. Ma anche implementare un modello di arte pubblica che sia in dialogo con le comunità: i progetti calati dall’alto non funzionano più. Stiamo cercando – prosegue Pugliese – di avviare progetti modulari e scalabili, che possano essere replicati in diversi territori, velocizzando la parte amministrativo-burocratica, che è notoriamente impegnativa e spesso non ben definita. Dopo aver rilasciato le linee guida sulla proposta di opere murali, l’ambizione è di rinfrescare anche i processi di produzione delle opere plastiche, su cui non abbiamo alcuna linea guida ad oggi».

L’evoluzione di Artline nel parco di Citylife

Passando ai progetti in via di sviluppo Alice Cosmai spiga: «ArtLine ha ora in cantiere sette opere (di Adelita Husni-Bey, Liliana Moro, Otobong Nkanga, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Jeremy Deller e Shilpa Gupta) delle quali è prevista l’ultima posa a settembre di quest’anno, determinando la fine del progetto avviato nel 2015. Successivamente avvieremo nel 2024 Art Lines, per irradiare l’esperienza di arte diffusa verso i quartieri limitrofi a Tre Torri, partendo dalla direttrice di via Domenichino, verso Piazzale Brescia». Aggiunge Pugliesi: «Stiamo dedicando tantissime energie a creare delle connessioni e lavorando per arricchire i quartieri più periferici di esperienze e opere di arte pubblica. San Siro in questo momento è un quartiere target per le direzioni Cultura, Welfare ed Educazione, per questo puntiamo a rafforzare un itinerario artistico che connetta CityLife con la periferia in modo finalmente bidirezionale ovvero portando visitatori e curiosi là dove oggi non vanno perché privi di offerte culturali e artistiche di rilievo, con un progetto di opere leggere scalabili, sostenibili e replicabili, legate all’identità del luogo e dei quartieri».

L’arte pubblica per animare la periferia dell’area metropolitana di Milano

«Milano Arte Pubblica ha uno sguardo a 360 gradi sulla città, oggi certamente policentrica – spiega Alice Cosmai. «Come arte pubblica progettiamo poco sul centro storico, già ricco, e ragioniamo per quartieri, consapevoli che a fianco di territori molto stimolanti esistano altri poco valorizzati. Stiamo dedicando tantissime energie a creare quindi delle connessioni e lavorando per arricchire i quartieri più periferici di esperienze e opere di arte pubblica. Del budget che indicavo prima, circa 113.000 euro sono destinati nel 2023 ad un progetto specifico costruito insieme alle associazioni di San Siro, chiamato Respect, con esiti di poster art e muralismo che vedremo nel secondo semestre di quest’anno; ulteriori 130.000 euro sono per l’attivazione di progetti murali di arte partecipata nei quartieri Cimiano, Greco, Affori, Comasina, Villapizzone, Roserio/Vialba. Stiamo inoltre cercando risorse per muoverci nella zona sud-est di Milano, perché nessun quartiere di Milano resti escluso».

Angela Maderna 

Storica e critica d’arte. Ha collaborato con istituzioni pubbliche e private; è stata caposervizio cultura nella redazione di Edizioni Zero, collabora con Domus e Domani.

Michele Robecchi 

Scrittore e curatore. Caporedattore di Flash Art (2001-2004) e redattore capo di Contemporary Magazine (2005-2007), al momento è editore della sezione arte contemporanea presso Phaidon Press. 

Roberto Pinto 

Professore associato di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Bologna. I suoi principali temi di ricerca sono l’arte pubblica, il dialogo tra le arti, la storia delle mostre. Dal 1988 al 1995 ha lavorato come redattore e caporedattore per Flash Art. È coordinatore del progetto di arte pubblica ArtLine Milano.

Marina Pugliese 

Storica dell’arte e museologa specializzata in conservazione del contemporaneo. Dal 2010 al 2015 ha diretto il Polo Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano. Vive tra Milano e San Francisco dove insegna al Visual Studies Department del California College of the Arts. Da luglio 2020 è direttrice del nuovo Ufficio Arte Pubblica per il Comune di Milano.

Alice Cosmai 

Ha curato numerosi progetti di muralismo urbano contemporaneo dal 2010. E’ responsabile dell’ufficio Milano Arte Pubblica del Comune di Milano. 

Valentina Negri 

Melotti disegnato da Marco Fanuli, Arte Pubblica - Milano
Melotti disegnato da Marco Fanuli, Arte Pubblica – Milano

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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