Dente, foto di Marcella Magalotti
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Dente torna dopo tre anni con l’album Hotel Souvenir, il luogo dei ricordi

Il tour di Hotel Souvenir inizierà il 4 maggio «Il cantautore è chi compone e scrive le proprie canzoni, le scrive per sé e non per altri. Come l’essere l’indie, è una condizione e non è un genere»

Dente racconta il suo ultimo disco Hotel Souvenir

«Luogo dei ricordi tradotto da Google Translate è Hotel Souvenir». Dente, pseudonimo di  Giuseppe Peveri, torna con un nuovo album a distanza da tre anni dal penultimo Dente per dare albergo ai suoi ricordi – «un posto dove farli dormire comodi, non rinchiuderli in una scatola buia, ma dove potessero respirare». 

Diplomato come perito elettronico, Peveri inizia a frequentare il DAMS – Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo –, ma interrompe gli studi per problemi economici. Si mantiene con un lavoro da magazziniere e suona come chitarrista prima nei Quic e i La Spina, con cui pubblica due album. Nel 2006 intraprende la carriera da solista, e registra il suo primo album intitolato Anice in bocca – trecento copie stampate. Al primo album ne seguono altri cinque. «In Hotel Souvenir ci sono canzoni scritte anni fa, insieme a quelle recenti. Riprendere una canzone iniziata dieci anni fa e finirla è un dialogo con me stesso, con una persona che non c’è più. Accomuno quest’ultimo lavoro ai dischi dei primi anni, del 2010 e giù di lì, come suoni, attitudine e modo di cantare – nel disco precedente cercavo di trovare altre tonalità o altri modi di fare la mia musica, strafare. Voglio fare quello che mi viene naturale».

Dente in questo album ha voluto immergersi nel passato e fotografare la propria solitudine, e abbracciare i propri fallimenti

«Non credo di aver mai vissuto un fallimento, come non credo di essere stato mai davvero felice. Sono stato felice, ma di una felicità mia. Non so se esiste un termine di paragone assoluto per le felicità a cui affidarmi. Da quando ho iniziato a fare questo lavoro la mia vita ha preso una bella piega, con alti e bassi, ma non fallimenti. Certo, gli obiettivi lavorativi ci sono, ma credo che per quelli che fanno il mio mestiere, l’obiettivo sia fare dischi belli e sinceri, punto. Le cose brutte che succedono non dipendono nemmeno da noi molte volte, se io fossi uscito in un altro momento con alcuni dischi probabilmente non avrebbero avuto lo stesso successo o insuccesso».

Dente e la musica indie

Il primo brano si intitola Dieci anni fa. Dieci anni fa, Dente apriva la strada alla musica indie. C’è oggi un ‘nuovo indie’?

«Quando ho iniziato, la musica indie non era un genere, era una condizione. Eri indie, ovvero indipendente, perché non avevi firmato con le major della discografia, ma non era un genere. Artisti come gli Zen Circus, Paolo Benvegnù ed io, eravamo tutti diversi ma tutti allo stesso tempo indie. Quando ha iniziato ad essere un genere ha iniziato ad essere un po’ noiosa. Il genere per definizione ha delle regole, è codificato, e da quel momento è diventato piatto. Non ce ne sono più purtroppo. Questo è il problema. Tutti corrono sullo stesso binario, tutti a fare la stessa gara e gli stessi passaggi obbligati. La musica dovrebbe riuscire ad esprimere qualcosa di diverso a pubblici diversi, adesso tende a non essere più così. Ci sono artisti che fanno spesso musica uguale ad altri».

Le influenze reciproche: Dente i Marlene Kuntz e Coez

Padri musicali? 

«I cantautori che sono venuti prima di me, ma anche gli artisti contemporanei. Ho iniziato a fare musica molto tardi, il mio primo disco è uscito a 30 anni – come Paolo Conte – , e ho iniziato a fare subito musica in modo un po’ agè, con sonorità sedute, classiche da cantautore da sgabello e chitarra. Mi ha influenzato molto la scena romana degli anni Novanta, e gruppi come i CSI, i Marlene Kuntz. Se ho preso in mano una chitarra elettrica per la prima volta è soprattutto grazie ai Marlene Kuntz. Tutto mi influenza, anche la nuova scena ‘indie’ per così definirla. Quando ho provato a scrivere al piano – cosa non da me – sentivo che avevo delle influenze legate al presente, come Coez o quella scena nuova del momento. Si diceva infatti che avevo fatto il giro: io avevo influenzato loro, loro stavano influenzando me e via così».

La scena musicale italiana oggi: il cantautorato sopravvive grazie alla diversità

Hotel Souvenir vede la collaborazione anche di artisti della scena italiana: Fulminacci, Giorgio Poi, VV, Selton, Colapesce e Dimartino, Ditonellapiaga. Dente ha chiamato a raccolta i nomi del cantautorato italiano contemporaneo, dai più veterani come Selton – con cui hai già collaborato in passato – e Colapesce e Dimartino, ai novizi come Ditonellapiaga e Fulminacci. «‘Il mondo con gli occhi’, la canzone che vede questa collaborazione, voleva essere la caricatura della classica feat obbligatoria in tutti i dischi, è nata per gioco e così è da prendere. Devo ammettere che quella canzone non mi piaceva cantata solo da me inserita in questo disco e sono sincero, forse non l’avrei pubblicata. Quando ho sentito come era venuta con la collaborazione di tutti gli altri ho capito che avevo trovato la quadra. Ho scelto tutti artisti con cui mi sono divertito perché so che non si prendono troppo sul serio».

Come sta cambiando il cantautorato italiano?

«Il cantautore è chi compone e scrive le proprie canzoni, le scrive per sé e non per altri. Come l’indie all’inizio, è una condizione e non è un genere. Chiunque si fa le canzoni e se la canta cucite su di sé è un cantautore. Pensiamo molto spesso a De André come prototipo e modello del cantautorato, ma non è solo quello, pensiamo a Fulminacci o Madame, artisti per nulla da sgabello e seduti. Il cantautorato è vivo e sta bene proprio perché non è solo quello».

Dente a Sanremo?

Morgan ha dichiarato a proposito di Marco Mengoni, vincitore di Sanremo 2023: ‘Non credo che questa sua sia una canzone, ma è una canzonetta di qualcuno che fa dei provini, ma che non sa scrivere canzoni’. 

«Le canzonette sono quelle non sincere e che non rimangono proprio perché non trasmettono autenticità. Per quanto riguarda Sanremo, è un palco dove si cerca di fare più possibile una panoramica della scena musicale italiana, è giusto che ci siano canzoni e anche canzonette, le cose che riteniamo inutili non sono sempre da buttare, servono anche quelle in qualche modo a tenere in piedi lo spettacolo e a dare respiro alle cose più impegnate. Certo, mi piacerebbe partecipare a Sanremo. Ci ho provato ma finora non è mai andata. Secondo me è una bella esperienza da fare, proprio perché ha molte possibilità. Mi spiace solo che in Italia ci sia solo questo».

La musica come impegno politico è necessaria, ma spesso rischia di diventare moda

La musica come denuncia sociale. Il ruolo della musica e dei cantanti in Italia nell’influenzare l’opinione pubblica dalla politica a ai diritti LGBTQI+. 

«Oggi sembra sia necessario fare per forza un pezzo che parla di questo perché sennò sei fuori. L’unico metodo di valutazione dovrebbe essere la qualità della persona, non colore della pelle o altro, dirò forse una cosa scontata. Allo stesso modo nella musica, non bisogna parlarne per forza, ma solo se quello che si dice è sincero, altrimenti anche la tua battaglia perde di valore».

Dente, un artigiano della parola scritta

Quali sono gli scrittori considera un riferimento?

«Faccio sempre difficoltà a capire chi e come mi ha influenzato nel modo di scrivere i testi. Ci sono alcuni cantautori che leggono un libro o un articolo e scrivono una canzone, io non sono così. Leggo molto e questo di sicuro ha inciso, ma non ho mai sentito che qualche libro mi stava spingendo a scrivere una canzone. Una volta sola è capitato: durante il lockdown stavo leggendo un libro di Iperborea, Il libro del mare, che mi aveva fatto scrivere ‘Questa libertà’ che parlava della questione covid, e di quanto siamo stati stupidi a non accorgerci che il mondo non ha confini, che in realtà è una cosa molto bella. L’unica cosa positiva che potevamo imparare e che invece non abbiamo capito. Il passaggio che ricordo era ‘questa goccia che ti bagna la faccia è stata ovunque’. Condividiamo tutto e pensiamo invece di essere diversi».

Dente la lingua cambia perché è viva. Limitarla, anche con le leggi, rischia di diventare censura

La proposta di legge del Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli prevede una multa per l’utilizzo di parole non italiane? Se fosse applicato anche alla musica?

«Non l’ho letta ma mi sembra una ‘cagata pazzesca’, per dirla alla Fantozzi. La lingua cambia, più cambia più è viva, ed è qualcosa aldilà del fastidio che si prova a dire o sentire espressioni come ‘devo fare una call’ invece di ‘devo fare una chimata’. Anche per me è fastidioso, ma dobbiamo accettare che è così. Magari tra 20 anni parleremo tutti spagnolo. Chi lo sa. Dall’ottocento a oggi la lingua è cambiata radicalmente, perché è cambiata la società che ne fa uso. Se fosse applicato anche alla musica sarebbe censura. Limiterebbe l’arte e il modo di esprimersi, sarebbe un problema enorme. Già ora credo lo sia applicarlo alla pubblica amministrazione, figuriamoci all’arte».

Dente

Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, è un cantautore e musicista italiano. Dente è il soprannome datogli dallo zio. Nel 2006 esordisce a trent’anni con il disco Anice in bocca. Seguono Non c’è due senza te (2007), L’amore non è bello (2009) – vincitore del Premio Italiano della Musica Indipendente per il miglior album –, Io tra di noi (2011) e Almanacco del giorno prima (2014). Nel 2020 ritorna con Dente, album omonimo. Il 4 aprile 2023 presenta il nuovo album Hotel Souvenir. Il tour dal 14 maggio. 

Elena Noventa

Dente, foto di Marcella Magalotti
Dente, foto di Marcella Magalotti

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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