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Vigevano capitale delle scarpe
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Calzature: il declino di Vigevano e l’ascesa di Riviera del Brenta

Mentre il polo calzaturiero di Vigevano è in crisi dopo il caso Moreschi, mentre tiene quello di Riviera del Brenta: terzo distretto italiano per numero di aziende e occupati, un fatturato di 1,8 miliardi di euro

Distretto Calzaturiero di Vigevano verso il declino: l’Azienda Moreschi delocalizza la produzione. Diverso il caso di Riviera del Brenta. La filiera italiana delle scarpe

Lo storico calzaturificio Moreschi ha recentemente annunciato la volontà di decentrare la produzione, avviando il licenziamento dei cinquantanove operai dello stabilimento di Vigevano. L’azienda, specializzata in scarpe di lusso, ha deciso di spostare la produzione altrove, in vita dei costi sono inferiori. A partire dal prossimo maggio sarà avviata la procedura di licenziamento dei lavoratori, quasi tutti operai, mentre a Vigevano resteranno in ufficio ventuno dipendenti. Si affievolisce il futuro della tradizione delle calzature che ha accompagnato la storia di Vigevano, che fu capitale delle scarpe in Lombardia.

Nella filiera italiana delle scarpe, uno dei distretti più longevi e simile a quello vigevanese è quello della Riviera del Brenta, formato soprattutto da piccole e medie imprese. Il distretto del Brenta è specializzato nella produzione di calzature da donna di alta qualità riconosciute a livello internazionale per il design e il gusto estetico. Solo una piccola parte della produzione distrettuale è rivolta ai comparti uomo e bambino e alla pelletteria. Il settore calzaturiero della Riviera del Brenta è al terzo posto tra i Distretti italiani per numero di aziende (504) e per occupati (6.000, ovvero circa il 9% degli addetti impiegati in tutte le aree distrettuali). È al quarto posto in Italia per fatturato generato pari a 1,8 miliardi di euro, con una marginalità superiore alla media degli altri Distretti. 

Il Distretto della Riviera del Brenta ha saputo rinnovarsi e aprirsi, mettendosi a servizio dei brand del lusso

Il Distretto della Riviera del Brenta ha saputo rinnovarsi e aprirsi, mettendosi a servizio dei brand del lusso. Le aziende di componenti e calzaturifici rappresentano oltre l’80% delle aziende del Distretto, mentre i brand del lusso, pur rappresentando il 2% del settore, contribuiscono per circa il 35% del fatturato complessivo. 

Nonostante le risorse impiegate si siano quasi dimezzate, si è registrata una crescita del 30% della produttività media per azienda, dovuta alla richiesta di maggior efficienza da parte dei brand del lusso. 

Micam 2024: il salone internazionale della calzatura e il distretto della Riviera del Brenta

Oltre al rapporto con i brand del lusso ciò che ha permesso al polo della Riviera del Brenta di crescere rispetto a quello di Vigevano è stata la creazione del Politecnico Calzaturiero, una scuola improntata a formare artigiani dalle alte competenze nel calzaturiero, pelletteria e maglieria che «Chi ha avuto e continua ad avere un ruolo determinante è il Politecnico Calzaturiero, che vanta cento anni di storia», afferma al MICAM Daniele Salmaso presidente del settore Calzatura di Confindustria Veneto Est.

«La collaborazione fra la scuola e le aziende è molto stretta, con la scuola che sa recepire le necessità del comparto, ma anche proporre corsi sempre nuovi nel segno dell’evoluzione continua. Se in passato il direttore Mauro Tescaro ha saputo precorrere i tempi aprendo alla progettazione e il design con Cad e 3D, attrezzando la scuola con macchine e tecnologie sempre all’avanguardia, oggi Alice Marcato, che ha preso il suo testimone alla direzione nel 2022, sta ampliando sempre più l’offerta nel segno dello sviluppo delle capacità comunicative, una comunicazione moderna e strategica, che la scuola deve avere per far sapere all’esterno cosa fa internamente, e deve insegnare ai suoi studenti per restare al passo coi tempi. Il Politecnico continua a fare innovazione e vuole aprirsi, in questa direzione, anche ad altri settori della moda, oltre alla calzatura, che possano dare una spinta in più e diversa rispetto a quello che possono dare i calzaturieri da soli, fino a diventare un faro di innovazione per tutto il settore moda».

Azienda Moreschi, azienda storica del polo calzaturiero di Vigevano

La Moreschi al suo apice dava lavoro a oltre trecento persone, ma negli ultimi anni a causa delle crisi economiche e della globalizzazione si è verificata una crescente riduzione della produzione e una continua riduzione del personale. Dal 2020 la famiglia Moreschi aveva ceduto la maggioranza delle quote a un istituto finanziario svizzero, la Harleys SA, che decise di mantenere a Vigevano il polo progettuale, distribuendo la produzione del manifatturiero in altre regioni per l’incapacità degli stabilimenti nel Pavese di aggiornarsi secondo gli obiettivi di sostenibilità.

Nata nel 1946 a Vigevano, l’azienda Moreschi è cresciuta fino a diventare un’azienda globale leader nell’artigianato della calzatura di lusso. Nel 1963 viene ideato per la prima volta il logo Moreschi, due scarpe stilizzate che si specchiano l’una nell’altra per comporre la “M” di Moreschi. Il primo Flagship store di Moreschi a Milano apre nel 1975, e il primo flagship internazionale apre nel 1990 nel Dubai Mall. 

Il distretto calzaturiero di Vigevano: dalle scarpe ai macchinari 

Vigevano è considerato il centro mondiale della calzatura moderna, un legame con le calzature vecchio di secoli. Nel 1866 nacque il primo calzaturificio a modello industriale, che diede vita a una stagione in cui Vigevano venne considerato il centro mondiale della calzatura. Nel secondo dopoguerra, l’industria calzaturiera vigevanese raggiunse l’apice. Negli anni Cinquanta e Sessanta, a seguito del declino della produzione di scarpe il distretto vide una riconversione verso la produzione metalmeccanica di macchinari per la produzione di scarpe. Nonostante il continuo declino della produzione di scarpe, ad oggi la realizzazione di macchinari per l’industria calzaturiera, occupa l’11% della forza lavoro manifatturiera in Lombardia.

Il declino del distretto calzaturiero di Vigevano

Il calo del distretto di Vigevano è in corso da vent’anni, a causa della duplice crisi finanziaria del 2008 e del 2012 e della crisi dovuta al Covid. Tutto il distretto vigevanese ha subito un ridimensionamento a esclusione del ramo meccano-calzaturiero. Nel 2021 ha chiuso il calzaturificio storico Gravati, mentre oggi si vede il drastico ridimensionamento dell’azienda Moreschi. Il distretto di Vigevano è la trentottesima provincia per produzione di calzature, dietro Veneto e Toscana.  Secondo uno studio di Intesa San Paolo, dai 3.870 addetti del 2001, passiamo ai 2.149 del 2011 e a 1.926 del 2018. Un calo percentuale rispettivamente del 44,5% e del 10,4% che è la penultima performance tra quelle dei 15 distretti calzaturieri presi in considerazione dallo studio. 

MIC: Il museo internazionale della calzatura di Vigevano

A Vigevano si trova anche il Museo Internazionale della Calzatura Pietro Bertolini di Vigevano (MIC), la prima istituzione pubblica in Italia dedicata alla storia della scarpa. La sua nascita è dovuta alla donazione dell’industriale Pietro Bertolini fatta nel 1948 al Comune di Vigevano. Unica clausola per la donazione messa da Bertolini per la sua collezione era stata l’esposizione al pubblico in un contesto adeguato. Dopo diverse peregrinazioni ed esposizioni temporanee nel 1958, a seguito delle pressioni degli eredi, è stato istituito il Civico Museo della Calzatura Pietro Bertolini a Palazzo Crespi, che già ospitava Museo e Biblioteca Civici. 

Nel settembre 1972 il Museo fu collocato nel palazzo presso un locale a piano terra, in ambienti che consentivano di fruire solo di una parte della collezione, 200 pezzi prevalentemente etnici e storici. Il Museo ha ripreso vita nel 2003, grazie all’interessamento di Progetto Agenda, un’associazione di imprenditori e privati cittadini presieduta dall’ingegner Crespi e finalizzata alla valorizzazione di Museo e Castello. Oggi il MIC dispone di uno spazio adeguato all’interno del Castello Sforzesco, nelle sale collocate sopra la seconda scuderia. Dal 2004 in seguito al coinvolgimento nelle scelte artistiche e nella strategia di comunicazione da parte dei designer Armando Pollini e Andrea Pfister con il suo socio Jean Pierre Dupré è stata modificata l’impostazione istituzionale, trasformando il Museo in una realtà più dinamica ed internazionale. È stata arricchita la collezione con donazioni e sono state aggiunte la Sala dei designer e la Wunderkammer. 

Vigevano e l’invenzione del tacco a spillo

Secondo la storia è proprio nel distretto di Vigevano che sarebbe nato il primo tacco a spillo. Una documentazione iconografica e modelli originali dimostrano la nascita del tacco a spillo sia da attribuire a Vigevano nei primi anni Cinquanta. In esposizione si possono vedere i primi pezzi prodotti dagli storici calzaturifici vigevanesi sino agli esemplari più recenti dei grandi nomi della moda internazionale tutt’oggi prodotti in Italia. Christian Dior inventa alla fine della Seconda Guerra Mondiale il “New Look”, abiti femminili e sofisticati modellati sulle forme delle donne e che necessitavano di calzature adeguate, provviste di un tacco esile e slanciato. I primi modelli, essendo realizzati in legno, si spezzavano facilmente a causa dell’esiguo diametro. 

Nel gennaio 1953, alla XVI edizione della Mostra Mercato Internazionale delle Calzature di Vigevano, i calzaturifici della città presentano in anteprima mondiale un modello innovativo di tacco con la base d’appoggio rinforzata in alluminio. La scarpa che venne presentata in fiera era dotata di un tacco con la metà superiore in legno e la base d’appoggio in alluminio, alto tra gli otto e i dieci centimetri, e un sopratacco da 8 millimetri di diametro. Dal prototipo, oggi esposto al Museo MIC, la storia delle aziende di Vigevano e del tacco a spillo non si è più interrotta fino ad ora. Tra le numerose scarpe con tacco a spillo esposte degne di nota sono presenti anche le décolleté con tacco a spillo in raso verde con borchie e strass di un produttore italiano sconosciuto, datate 1956, appartenute a Marilyn Monroe. L’attrice che ha reso famosa questa tipologia di calzatura, prediligeva il modello décolleté con tacco di undici centimetri nei colori beige e il nero.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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