Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Orgasm gap, fotografie di Greta Tosoni per Virgin & Martyr
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Dopo il Pay Gap, l’Orgasm Gap: le donne hanno meno orgasmi degli uomini

La clitoride questa sconosciuta: alla base dell’orgasm gap, c’è anche una scarsa conoscenza della sessualità femminile e in particolare della clitoride

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Virgin & Martyr

Che cos’è l’Orgasm Gap?

Secondo uno studio della Chapman University, dell’Indiana University e del Kinsey Institute del 2018 che ha preso in esame oltre 52.000 adulti, gli uomini eterosessuali sono il gruppo demografico che raggiunge l’orgasmo più di frequente: nel 95% dei rapporti condivisi. Seguono gli uomino gay (89%) e gli uomini bisessuali (88%). Le donne lesbiche raggiungono l’orgasmo nell’86% dei rapporti mentre la frequenza si abbassa al 66% per le donne bisessuali. Le donne eterosessuali raggiungono l’orgasmo solo nel 65% dei rapporti.  Attualmente questi studi non prendono in considerazione né le persone intersessuali, né le persone trans. Mantengono un approccio binario e danno per scontata la corrispondenza tra sesso biologico assegnato alla nascita e identità di genere. Tendono quindi a distinguere l’orgasmo, inteso come culmine dell’eccitamento sessuale, in ‘femminile’ se ottenuto tramite la stimolazione della clitoride o delle aree circostanti e ‘maschile’ se ottenuto tramite la stimolazione del pene, limitando così il quadro a disposizione. Sulla base di questi dati, il divario esistente viene chiamato ‘orgasm gap’ o ‘pleasure gap’.

 Orgasm Gap, un fenomeno a lungo trascurato

Come fa notare il Guardian, a differenza delle disfunzioni sessuali legate al pene «non avere un orgasmo non influisce sulla fertilità femminile». In passato, fino al Diciassettesimo secolo, quando ancora il corpo femminile e quello maschile erano percepiti come uguali ma opposti, si credeva che l’ovulazione fosse legata, proprio come l’eiaculazione, al raggiungimento dell’orgasmo. A quell’epoca l’orgasmo femminile era dunque tenuto maggiormente in considerazione. Come spiega Thomas Laqueur nel suo libro Making Sex Body and Gender from the Greeks to Freud «Le ostetriche e i medici sembravano credere che l’orgasmo femminile fosse tra le condizioni per una gravidanza di successo e offrivano vari suggerimenti su come ottenerlo». Nei secoli successivi, invece, l’approccio al piacere femmnile, ormai svincolato dalla procreazione, cambiò drasticamente. 

Sono quasi vent’anni che si parla di orgasm gap

 Il termine è stato usato nella letteratura accademica per la prima volta nel 2005. A lungo le ricerche si sono concentrate sulle ragioni biologiche e anatomiche dietro alla minore frequenza dell’orgasmo femminile ipotizzando che fosse la configurazione stessa della vulva e della vagina a rendere l’orgasmo più difficile da raggiungere. I dati smentiscono questa tesi. La probabilità per chi possiede la clitoride di raggiungere l’orgasmo varia in base al tipo di rapporto sessuale e al genere del partner. Uno studio rivoluzionario del 1976 ha mostrato come le donne intervistate raggiungessero l’orgasmo nel 95% dei casi tramite la masturbazione. In una ricerca più piccola e più recente su donne bisessuali con rapporti occasionali, il 64% delle intervistate ha riferito di avere orgasmi frequenti nei rapporti sessuali con altre donne, ma solo il 7% di queste ha dichiarato di avere orgasmi frequenti nei rapporti sessuali con gli uomini. 

Le donne bisessuali o lesbiche hanno più orgasmi delle donne eterosessuali 

C’è da chiedersi, perché le donne abbiano un minor numero di orgasmi nello specifico nei rapporti sessuali con partner dotati di pene. Una ragione può ritrovarsi nella maggiore difficoltà per chi ha la clitoride di raggiungere l’orgasmo con la semplice penetrazione. Uno studio pubblicato sul Journal of Sex and Marital Therapy ha rilevato che quasi il 37% delle donne americane intervistate necessita di una stimolazione della clitoride per raggiungere l’orgasmo e solo il 18% delle donne riesce a raggiungerlo con la sola penetrazione. Eppure, a livello culturale, nel sesso eterosessuale, la penetrazione continua a essere vista come il fine ultimo del rapporto, tanto che classifichiamo le altre pratiche come ‘preliminari’. 

Orgasm Gap: il sesso non è solo penetrazione 

Il focus sulla penetrazione viene alimentato da film, telefilm, libri e altri prodotti mediatici. Secondo una ricerca britannica, al cinema vediamo solo il 27% dei personaggi dedicarsi ad altre pratiche sessuali prima della penetrazione. L’idea stessa della perdita della verginità, per quanto non suffragata da alcuna evidenza medica, pone l’accento sul sesso penetrativo come coronamento della vita sessuale di un individuo. 

Sigmund Freud: orgasmo vaginale e clitorideo

Nello specifico, la differenza tra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo è stata sottolineata da Freud nei suoi studi sulla sessualità all’inizio del Novecento. Secondo lo psicanalista, l’orgasmo clitorideo era tipico delle ragazze giovani mentre l’orgasmo vaginale si raggiungeva con la maturità. Una donna che non riuscisse a ottenere l’orgasmo vaginale a suo parere non era cresciuta del tutto ed era quindi, in qualche modo, incompleta. Questa concezione che vedeva la donna come bisognosa del pene per raggiungere l’orgasmo definitivo continua a propagare i suoi retaggi ancora oggi nonostante sia stata ampiamente decostruita grazie a diverse studiose femministe negli anni Settanta. 

Femministe di Seconda Ondata e sessualità

Secondo le femministe della cosiddetta ‘Seconda Ondata’, la sessualità femminile, per come veniva percepita in quegli anni, era sede di oppressione patriarcale. Anne Koedt, in particolare, nel suo saggio del 1970 intitolato Il mito dell’orgasmo vaginale critica duramente Freud sostenendo che l’orgasmo vaginale sia una creazione della società maschilista a danno delle donne. Koedt parla dell’importanza di rimettere la clitoride al centro del piacere femminile seguendo i segnali del corpo piuttosto che delle norme patriarcali esterne come quelle imposte da Freud. In questo modo la donna torna a bastarsi, non è più vista come manchevole e ottiene la liberazione sul piano sessuale. 

Il saggio di Koedt non sarebbe stato possibile, tuttavia, senza alcune scoperte scientifiche di quel periodo. Risale infatti al 1966 il primo studio sulla fisiologia sessuale femminile realizzato da Master e Johnson. I due scienziati hanno dimostrato con metodi pionieristici per l’epoca che la clitoride è responsabile dell’orgasmo nelle persone che la possiedono e che il piacere sessuale nelle donne è tutt’altro che inferiore a quello maschile. Alla base dell’orgasm gap, dunque, c’è anche una scarsa conoscenza della sessualità femminile e della clitoride in particolare. 

Clitoride, questa sconosciuta: la causa dell’Orgasm Gap

Nonostante già gli antichi greci fossero consapevoli della presenza di questo organo e la prima definizione della clitoride risalga alla metà del Cinquecento, il primo studio completo sulla sua conformazione è stato svolto da Helen O’Connell solo nel 1998. La clitoride è un organo erettile con una forma simile ad una Y. Si può dividere in tre parti: le due radici, il corpo e il glande. La maggior parte della clitoride si trova all’interno del corpo ed emerge solo per un piccolo tratto. Le radici simmetriche avvolgono la vagina e proseguono a formare una struttura cilindrica, il corpo, che si piega e termina con una formazione leggermente rigonfia, il glande. La clitoride può arrivare a 10 centimetri di grandezza e presenta un grandissimo numero di terminazioni nervose. Per questo anche l’orgasmo che si ottiene tramite la penetrazione interessa la clitoride che viene stimolata dall’interno. 

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sex & Marital Therapy, tuttavia, la conoscenza della clitoride non è aumentata dal 2005 a oggi e questo ha un impatto sulla frequenza degli orgasmi in chi la possiede. I ricercatori, infatti, hanno scoperto che una maggiore conoscenza della clitoride è associata a una maggiore frequenza dell’orgasmo. Per questo risulta fondamentale che chi possiede la clitoride sappia che si tratta dell’organo adibito al piacere sessuale esattamente come il pene. Una maggiore conoscenza anatomica e medica aiuta ad approcciarsi al proprio piacere e questo vale anche per le persone intersessuali e trans la cui sessualità, a oggi, è ancora poco analizzata e considerata tabù.

Sesso e stereotipi di genere

Tuttavia, il medesimo studio ha rilevato che la maggiore conoscenza della clitoride non elimina le difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo nei rapporti sessuali eterosessuali. Questo significa che esistono ulteriori barriere di tipo socio-culturale che entrano in gioco nel rapporto con gli uomini e che hanno a che fare con ruoli e stereotipi di genere. Il piacere sessuale femminile, del resto, è stato storicamente demonizzato, la masturbazione vista come un’attività maschile e la sessualità femminile declinata solo in relazione all’eiaculazione, percepita come tappa finale. Uno studio del 2019 degli psicologi Emily Harris e Matthew Hornsey ha mostrato che più le donne intervistate credevano che l’orgasmo femminile fosse necessario per la gratificazione sessuale degli uomini, più era probabile che fingessero e non si preoccupassero di spiegare al partner come raggiungerlo davvero. 

Ignoranza, tabù e stereotipi di genere contribuiscono a mantenere l’orgasm gap

Per cambiare le cose sarebbe necessario puntare su un’educazione sessuale libera da pregiudizi nelle scuole in modo da consentire ai più giovani di conoscere i propri corpi e il proprio piacere sessuale senza vergogna e nel rispetto di loro stessi e di chi hanno davanti. La qualità di un rapporto sessuale non si misura in base al numero di orgasmi, ma è importante trovare un equilibrio condiviso, costruito sul dialogo e il consenso, che tenga conto del benessere e del piacere di tutte le persone coinvolte. 

Elisabetta Moro

Pleasure Gap, fotografie di Greta Tosoni per Virgin & Martyr
Pleasure Gap, fotografie di Greta Tosoni per Virgin & Martyr

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X
Miu Miu Upcycle denim

Denim e storie di upcycling: da Miu Miu a Vitelli

Un jeans upcycled emette fino all’83% di CO2 in meno rispetto a uno nuovo – l’ultima collezione Upcycled di Miu Miu e altri tentativi per esplorare il potenziale del denim vintage e altri tessuti storici