Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Gli abbracci spezzati (2009), regia di Pedro Almodóvar, abito Chanel
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

La prima pellicola della Saint Laurent Production presentata a Cannes: Strange Way of Life

La sinossi di Strange Way of Life di Pedro Almodóvar per Saint Laurent Productions pone al centro di uno scenario desertico da Vecchio West una coppia di ex-pistoleri interpretati da Ethan Hawke e Pedro Pascal

Saint Laurent Productions, la società di produzione cinematografica firmata Saint Laurent debutta a Cannes con Almodóvar

Saint Laurent Productions è la società di produzione cinematografica fondata e gestita direttamente dalla casa di moda da cui prende il nome. Non si conoscono precedenti sul creativo attualmente a capo della Maison, Anthony Vaccarello, e sul fondatore, monsieur Yves Saint Laurent. Abiti sotto analisi, l’Autunno Inverno 2021 è un riferimento diretto all’estetica cinematografica anni Sessanta, algida, curata e iper realista. L’Autunno Inverno 2022 è un passaggio dalla lingua della realtà al classicismo di Belle de Jour (1967) di Luis Buñuel, una pellicola fondamentale della storia della moda e della carriera di Yves Saint Laurent stesso, che ne ha vestito i personaggi. La collezione di Vaccarello guarda in particolare agli abiti indossati da Catherine Deneuve, che nel film interpreta la ‘bella’ della buona borghesia francese che, annoiata, si dà alla prostituzione diurna. Infine, nell’Autunno Inverno 2023 il protagonista è il tailleur gessato con spalline imbottite indossato da Melanie Griffith e Sigourney Weaver in Working Girl (1988). La vita fugace dei fotogrammi viene così fissata in abiti intessuti di sottotitoli cinematografici.  

Saint Laurent Productions il lancio a Cannes con il cortometraggio Strange Way of Life, di Pedro Almodóvar

Il debutto ufficiale nel mercato della settima arte è avvenuto in occasione della 76° edizione del Festival del Cinema di Cannes (16-27 maggio 2023). La prima pellicola prodotta dalla neonata casa di produzione è un cortometraggio dai toni western scritto e diretto dal regista spagnolo Pedro Almodóvar dal titolo Strange Way of Life di cui Vaccarello firma, neanche a dirlo, i costumi. Quella di Almodóvar è stata solo la prima scelta di un lungo elenco di registi con cui Vaccarello intende avviare collaborazioni – tra i nomi anticipati troviamo Paolo Sorrentino e David Cronenberg: «Voglio lavorare con tutti i grandi talenti cinematografici che mi hanno ispirato nel corso degli anni e dare loro spazio. Questi registi non mancano mai di aprirmi la mente e, in un certo senso, la visione singolare e radicale che portano al cinema mi ha reso la persona che sono oggi».

Maison Saint Laurent: alcune premesse di moda, arti applicate, teatro e cinematografia

«Ero combattuto tra il teatro e la sartoria. È stato il mio incontro con Christian Dior che mi ha portato verso la moda». La parabola creativa diretta da Yves Saint Laurent, dapprima sotto l’egida del mentore Dior e poi alla guida della sua omonima Maison, è quella di un trapezista che si muove tra le arti. Trapèze, d’altronde, è il nome che il ‘Piccolo Principe’ – così era chiamato a inizio carriera, per essere successivamente elevato a ‘le Maître’ – dà ad una delle prime collezioni, la Primavera Estate 1958 per Dior. L’intera sfilata pare un pièce teatrale, una finzione scenica ricondotta ai codici dell’haute couture. L’irresolutezza iniziale tra moda e teatro di traduce così nella risoluzione che i due possano coesistere. Questa unione a due non è sufficiente per Yves Saint Laurent, che nell’ultima collezione per Dior – l’Autunno Inverno 1960 sotto il nome di Souplesse, Légèreté, Vie – inanella una serie di suggestioni tratte dalle arti contemporanee e dal cinema. Come il titolo stesso suggerisce – in italiano suonerebbe Flessibilità, Leggerezza, Vita – l’intreccio dei tessuti deve corrispondere ad una certa leggerezza, come quella interpretata dalle icone del grande schermo, da Marlene Dietrich a Marylin Monroe. Tuttavia, nel 1960 la vecchia guardia dei distretti parigini dell’alta moda non poteva accettare tali incursioni e, come è tristemente noto, Saint Laurent viene sollevato dall’incarico di Direttore Creativo di Maison Dior e chiamato alle armi dalla Francia per la guerra d’indipendenza algerina. 

La nascita di Maison Yves Saint Lauren

Trovato con una carabina in mano al posto della matita, Saint Laurent viene presto ricoverato in un ospedale militare dove, sconvolto, gli vengono somministrati pesanti psicofarmaci che lasceranno segni indelebili e ferite mai rimarginate. Nel 1962, a due anni dal licenziamento – che verrà giudicato ingiusto e per il quale percepirà un risarcimento – il Piccolo Principe fonda insieme al compagno Pierre Bergé la Maison Yves Saint Laurent, loghizzata dall’artista Cassandre in YSL. Con i suoi trench in vinile, gli abiti ‘neoplastici’ ispirati alle geometrie di Mondrian, gli smoking al femminile e i nude look, rigorosamente trasparenti e venati del medesimo erotismo delle istantanee di Helmut Newton, Yves Saint Laurent rigenera dal basso l’inerzia di un’alta moda stanca e noiosa. «Per me, trasformare un Mondrian o un Poliakoff in un abito significa mettere le loro tele in movimento». La moda firmata Saint Laurent è, dunque, una moda in movimento, una narrazione cinematografica che racconta il suo tempo e la sua storia. Viste tali premesse, l’operazione di Anthony Vaccarello pare quanto mai sensata, oltre che significativa. 

Anthony Vaccarello e il cinema 

Anthony Vaccarello, Direttore Creativo di Saint Laurent dal 2016, non è nuovo al mondo del cinema. Al di là dei sottotesti che leggiamo nelle sue collezioni, prima di Strange Way of Life aveva già rivestito ruoli nel dietro le quinte di due produzioni cinematografiche. Il 2020 lo aveva visto impegnato nella produzione di Sportin’ Life, un cortometraggio diretto da Abel Ferrara e presentato al Festival del Cinema di Venezia come parte del più ampio progetto artistico Self, a cura dello stesso Vaccarello. Il disegno dietro a Self era quello di raccontare artisti contemporanei dalla personalità e attitudine affine a quella di Saint Laurent. Sesta uscita del progetto, Sportin’ Life è un’opera di auto-analisi di Ferrera sulla sua vita, rifratta attraverso lenti multiple. La musica, il cinema, l’arte e le relazioni di Abel Ferrara sono il punto di partenza di un racconto crudo e sottile nel toccare le corde alte e insieme quelle più profonde della vita del regista-protagonista. Sempre nel 2020, Vaccarello aveva affidato a Gaspar Noé la regia di Summer of ’21, un cortometraggio della durata di sette minuti in cui la collezione Primavera Estate 2021 della Maison viene calata in un’atmosfera di tempo sospeso e luci rossi che rievocano fortemente i capolavori del cinema horror firmati da Dario Argento. 

Pedro Almodóvar: la borghesia, la Spagna e la femminilità

A seguito di una lunga intervista rilasciata da Almodóvar a Frédéric Strauss, quest’ultimo ha affermato: «Detesta l’idea che qualcuno possa scrivere la sua biografia, prima o dopo la sua morte. È una delle ragioni per cui vorrebbe non morire mai». Dunque, sulla vita di Almodóvar si daranno solo le informazioni essenziali. Nato nel 1949 a Calzada de Calatrava, nella Mancia, a diciassette anni giunge a Madrid proprio quando Francisco Franco dispone la chiusura della scuola del cinema. Costretto a ripiegare sulla compagnia telefonica del paese, è qui che entra in contatto con una cinepresa Super8 e con la piccola borghesia – di cui il cineasta dalle modeste origini non faceva parte – e che porrà al centro della successiva produzione cinematografica. Nel villaggio dove era nato il cinema non esisteva. Lo scopre a Madrid dove, in maniera quasi bulimica, fagocita ogni cosa: si reca tutte le sere in cineteca, apprende il neorealismo italiano attraverso le pellicole di Pasolini, Visconti e Fellini. Poi inizia a viaggiare oltre oceano e a Los Angeles incontra l’eclettico Billy Wilder, che gli consiglierà di non indugiare sul cinema di Hollywood e di tornare in Spagna. Un consiglio che Almodovar ascolterà. 

La Spagna di Almodovar

Il paese ripreso da Almodóvar, definito dai più ‘L’Andy Warhol della Spagna’, è una Spagna underground, provocatoria, insolente e colorata. Tuttavia, a differenza dei film di Fellini dove le architetture sono ben riconoscibili, la Spagna di Almodóvar è un susseguirsi di edifici, piazze e monumenti senza nome. La terra natale del cineasta è al contempo presente e assente, rarefatta e surreale. Antifranchista senza mai averlo detto ad alta voce, Almodóvar è figlio della guerra fredda, della rivoluzione ungherese, dei tailleur in tweed di Cristobal Balenciaga e dei rovesciamenti stilistici di Mademoiselle Chanel. Il mondo interiore di Almodóvar, come sottolinea a buon diritto il critico Jean-Max Méjean, è pieno di miti, pulsioni, visioni e, soprattutto, di donne. Da Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980) alle consacrazioni più recenti date da Tutto su mia madre (1999), La mala educación (2004) e Volver (2006), Almodóvar mette spesso in scena una femminilità in movimento, o meglio instabile, eppure grandiosa. 

Pedro Almodóvar e la moda

Il critico Gerard Dapena sostiene che Pedro Almodóvar sia «il regista europeo più attento alla moda della sua generazione». La haute couture gioca in effetti una parte significativa sia nell’estetica delle sue produzioni che nella vita pubblica del cineasta. Tuttavia, la moda non è mai per Almodóvar alla mercé della narrazione o della caratterizzazione del personaggio, che passano invece per le vie della scrittura registica e attoriale. Si tratta, piuttosto, di un uso dell’abbigliamento come effetto speciale, come plus rispetto alla narrazione visiva. Nelle scene in cui gli abiti couture fanno la loro comparsa, essi svolgono un ruolo dirompente e a sé stante, imponendosi sul personaggio che li indossa. Tra i nomi più eloquenti, Jean Paul Gaultier ha progettato una serie di abiti per Kika (1993) e per La mala educación (2004), che sono stati poi al centro di successivi studi da parte di critici. Non meno rilevante è stata la collaborazione con Maison Chanel per le pellicole Tacchi a Spillo (1991), Tutto su mia madre (1999) e Gli abbracci spezzati (2009), dove i costumi e gli accessori sono intesi a sottolineare lo stato sociale dei protagonisti. Nel 2012 il connubio moda-Almodóvar è stato omaggiato con una mostra al Fashion Institute of Technology di New York, dove l’estetica del regista spagnolo è analizzata e celebrata per i suoi influssi sulla moda contemporanea. Infine, nel cortometraggio The Human Voice (2020) gli abiti disegnati da Demna Gvasalia, Direttore Creativo di Balenciaga, fanno da co-protagonisti. 

Almodóvar su Strange Way of Life

La sinossi che Pedro Almodóvar ha rilasciato sul suo ultimo lavoro per Saint Laurent Productions, Strange Way of Life, pone al centro di uno scenario desertico da Vecchio West una coppia di ex-pistoleri interpretati da Ethan Hawke e Pedro Pascal che, dopo venticinque anni di forzata lontananza, ripercorrono episodi e desideri del passato. Non si tratta di una semplice rimpatriata tra colleghi e amici sul viale dei ricordi, ma di un incontro con finalità ben precise il 2023 per la sezione Fuori Concorso, con Strange Way of Life Almodóvar si cimenta per la seconda volta, dopo The Human Voice (2020) nella cinematografia in lingua inglese. La pellicola, così come i precedenti lavori cui Vaccarello ha contribuito, verrà distribuita sulla piattaforma online MUBI.  

«Aman attraversa a cavallo il deserto che lo separa da Bitter Creek. Viene a trovare lo sceriffo Jake. Venticinque anni prima, sia lo sceriffo che Silva, il ranchero che gli va incontro, lavoravano insieme come sicari. Silva lo va a trovare con la scusa di ritrovare l’amico di gioventù e in effetti festeggiano il loro incontro, ma il mattino dopo lo sceriffo Jake gli dice che il motivo del suo viaggio non è quello di ripercorrere la strada dei ricordi della loro vecchia amicizia…Non devo aggiungere altro per non svelare tutte le sorprese del copione. Lo strano modo di vivere a cui si riferisce il titolo allude al famoso fado – un genere di canzone popolare portoghese, nda – di Amalia Rodrigues, il cui testo suggerisce che non c’è esistenza più strana di quella che si vive voltando le spalle ai propri desideri».

Stella Manferdini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X
Miu Miu Upcycle denim

Denim e storie di upcycling: da Miu Miu a Vitelli

Un jeans upcycled emette fino all’83% di CO2 in meno rispetto a uno nuovo – l’ultima collezione Upcycled di Miu Miu e altri tentativi per esplorare il potenziale del denim vintage e altri tessuti storici