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Fermaglio Anfora Van. Cleef & Arpels. Oro giallo, oro rosa, un motivo in diaspro rosso intagliato di 3,47 carati, un granato spessartite taglio ovale di 4,87 carati, lapislazzuli, diamanti
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Una geografia nel segno del gioiello: Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels

Piazza Divina conduce in San Pietro – la geometria delle curve mima la piazza di Bernini. Roma, Firenze, Napoli, Venezia, Le Alpi, Londra, Parigi, Baden Baden – è l’itinerario tracciato da Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels

Villa Medici, sul colle Pincio, accanto a Trinità dei Monti, è il punto più alto di Roma

Le fontane nei giardini all’italiana di fronte a Villa Medici intonano un concerto di acqua e luce. Hanno ispirato il compositore Ottorino Respighi per il poema sinfonico Fontane di Roma – quattro movimenti dedicati a quattro fontane della città eterna durante un differente momento del giorno. Il movimento finale, La fontana di Villa Medici al tramonto restituisce un’atmosfera melanconica – cala la luminosità del sole, che va a nascondersi dietro le cupole della città. Villa Medici, sul colle Pincio, accanto a Trinità dei Monti, è il punto più alto di Roma. 

Ferdinando de’ Medici: Villa Medici e la collezione di opere

Nel 1576 la proprietà fu acquistata dal cardinale Ferdinando de’ Medici, che terminò la struttura preesistente su progetto di Bartolomeo Ammanati: Villa Medici divenne la prima tra le proprietà medicee a Roma, affermazione della presenza permanente della famiglia a Roma. L’architetto incorporò nel progetto bassorilievi e statue romane che venivano alla luce quasi a ogni vangata di terra. I giardini segnano il legame con le origini famigliari: ricordano gli orti botanici creati a Pisa e a Firenze dal padre del cardinale, Cosimo I de’ Medici, al riparo di pini, cipressi e querce. Nella zona nord-est del giardino, sopra le mura aureliane, fu fatto costruire uno studiolo: da qui si contemplava la campagna romana. Oggi l’affaccio è sui giardini di Villa Borghese.

Insieme alla villa, fu acquisita una collezione antiquaria, poi ampliata negli anni successivi con altri pezzi – alcuni ricevuti in dono, altri provenienti dalle campagne di scavo finanziate dallo stesso cardinale. A questi si aggiunsero intere raccolte. La continua acquisizione di opere rese necessario l’allestimento di spazi espositivi adeguati, in cui le sculture, restaurate senza criteri filologici secondo l’abitudine dell’epoca, furono disposte senza tenere conto della loro natura, come alcuni sarcofagi riadattati a vasche per fontane.

Il Grand Tour europeo prevedeva un soggiorno prolungato a Roma 

Villa Medici è solo una delle infinite manifestazioni di stratificazione culturale di Roma: una città che ha visto e prodotto tutto quanto si potesse vedere e produrre. Il suo compito è stato – e tuttora è – di restituire, in bellezza e sapienza. Lo sapevano le famiglie aristocratiche europee tra Sedicesimo e Diciottesimo Secolo, che spedivano i rampolli a formarsi in giro per l’Europa nel Grand Tour. Un viaggio che spesso prevedeva una prima tappa a Parigi – per ammirare le opere del Grand Siècle, che hanno fatto della capitale francese un modello estetico – e poi un soggiorno prolungato a Roma: i giovani, accompagnati spesso da un tutore, acquistavano opere d’arte e antichità. Visitavano le antiche rovine romane, nonché Pompei ed Ercolano, recentemente scoperte. Durante la permanenza a Roma, si facevano ritrarre da uno dei pittori dell’epoca – fu così che Pompeo Batoni conobbe la popolarità. Incisori e scultori stranieri residenti a Roma, in particolare gli studenti dell’Académie de France a Roma (che dal 1803 ha sede proprio a Villa Medici), beneficiarono di questa pratica: vendevano le loro opere e a volte si prestavano come guide. 

I viaggiatori più ricchi facevano appendere i loro dipinti accanto a monumenti famosi, mentre altri acquistavano vedute dipinte o incise dei monumenti visitati. Questi souvenir, esposti nelle loro case natìe, erano la prova che avevano avuto il privilegio di viaggiare nel mondo civilizzato. Il viaggio proseguiva nelle altre città italiane – Firenze, Napoli, Venezia – e nel resto d’Europa – Francia, Paesi Bassi, Svizzera, fino in Grecia e nel Vicino Oriente. 

Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – l’Alta Gioielleria a Villa Medici, Roma

Van Cleef & Arpels ha scelto Villa Medici per presentare la collezione di Alta Gioielleria che da questo storico viaggio formativo prende ispirazione. Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels conta circa settanta gioielli, che testimoniano il legame della Maison francese con l’arte e il viaggio. «La collezione è multidimensionale. Unisce la tradizione del gioiello e delle arti decorative – oggetti simili fungevano da souvenir – con l’idea di riscoprire e far dialogare epoche e culture differenti. Per questo motivo, abbiamo ripercorso il cammino dei nostri predecessori, scegliendo alcune tappe storiche del Grand Tour. Ci siamo ispirati ai gioielli antichi, etruschi, medievali o rinascimentali, coniugando queste suggestioni con il nostro patrimonio, il nostro stile e il nostro savoir-faire. Ne è nato un diario di viaggio colorato che invita al sogno, a seconda delle destinazioni e delle pietre preziose», ha dichiarato Nicolas Bos, Presidente e CEO di Van Cleef & Arpels.

I designer e gli artigiani della Maison hanno dato vita a creazioni immaginate come ricordi di viaggio. Londra, Parigi, Le Alpi, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Baden Baden: ciascun luogo ha ispirato la creazione di gioielli, raccolti in esposizione nelle sale di Villa Medici. Una nicchia per ciascuna tappa – la scenografia che fa da sfondo ai gioielli delinea uno sfumato di ogni città. 

Il design di collane e bracciali si compone di paesaggi ricchi di contrasti, che evocano sia le antichità italiane, sia le montagne innevate. Le spille, lavorate a tutto tondo, presentano volumi scultorei che sfidano il confine tra gioielleria e oreficeria. Per gli orecchini, il riferimento sono gli chandelier barocchi o il bauletto etrusco. Gli anelli sono sculture di linee e colore. L’abbinamento delle materie si gioca ancora sul contrasto: gemme sfaccettate dialogano con altre taglio cabochon. La trasparenza delle pietre preziose si unisce all’iridescenza delle perle, ai fuochi degli opali o alla lucentezza del corallo, la cui forma naturale è preservata. Il blu degli zaffiri è abbinato al blu notte del lapislazzuli. Il verde degli smeraldi è amplificato dai diamanti. Le cromie dei granati si combinano con le nuance degli zaffiri. Gemme lavorate secondo l’arte della glittica: uno smeraldo inciso è incastonato al centro di una collana trasformabile, mentre tre intagli storici – uno zaffiro, un diaspro e un citrino – illuminano tre spille ispirate ai tesori dell’antichità. 

Roma – Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels

L’architettura di Roma plasmata in gioiello: la collana Piazza Divina conduce in piazza San Pietro. La geometria delle linee e delle curve mima la piazza ideata da Gian Lorenzo Bernini, composta da una forma trapezoidale su un lato e da una forma ellittica sull’altro. 

La storia di Roma è affidata a tre spille dal carattere scultoreo: Laurier impérial, in memoria delle corone, raffigura un ramo di alloro ed esalta uno zaffiro inciso che si data al terzo secolo. L’intaglio rappresenta l’imperatore Caracalla, da cui prendono il nome i complessi termali di Roma e di Baden-Baden; la spilla Anfora è ornata da un intaglio in diaspro rosso raffigurante un motivo ad anfora inciso a incavo sulla superficie. Anche questa gemma, incisa nel II secolo, si distingue per il valore storico; notte romana: una mezzaluna e delle stelle – Fresque céleste accoglie al centro una pietra luminosa: un intaglio realizzato tra il primo e il secondo secolo su un citrino ovale taglio cabochon di 8,62 carati, una materia raramente utilizzata nella storia della glittica.

Il tour a Roma con Van Cleef & Arpels prosegue al tempio di Diana, nei giardini di villa Borghese a Roma. Al centro di una composizione di smeraldi, zaffiri, diamanti e perle di coltura, la collana Diana risplende nel centro di uno zaffiro del Madagascar di 8,55 carati.

Firenze, Napoli, Venezia, Le Alpi – Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels

Il passaggio a Firenze è funzionale al recupero delle origini  più antiche della civiltà etrusca, nei luoghi dove tutto è iniziato – Villanova. Il nome deriva dalla località di Villanova, frazione del bolognese dove, fra il 1853 e il 1855, Giovanni Gozzadini ritrovò i resti di una necropoli, portando alla luce 193 tombe, di cui 179 a incinerazione e 14 a inumazione. Da Villanova, durante la prima età del ferro, tra il X e l’VIII secolo a.C., la cultura villanoviana andò a caratterizzare l’Etruria tirrenica. La collana Villanova trae ispirazione dall’estetica dei gioielli etruschi per offrire una prospettiva singolare sui tesori fiorentini. 

Le città vesuviane, sepolte dall’eruzione del 79 d.C., furono svelate al mondo moderno grazie agli scavi borbonici, a partire dal 1738. Da allora e fino agli inizi del Novecento, ogni aristocratico in visita in Europa faceva tappa a Pompei ed Ercolano. Da Ercolano Van Cleef & Arpels ha tratto ispirazione per uno dei gioielli dedicati a Napoli. La collana Ninfe riproduce una ghirlanda di fiori, simile a quelle presenti nei mosaici delle vestigia del Nymphaeum di Ercolano.

Venezia è l’acqua. I sedici cabochon ovali di turchese della collana e degli orecchini Chant des gondoliers ricordano le acque della laguna di Venezia. Le pietre sono sospese a una serie di archi in diamanti incastonati a pavé che richiamano i ponti tipici della città, come un invito a passeggiare lungo i canali. 

Attraversata l’Italia, si valicano le Alpi. Van Cleef & Arpels rende omaggio al fiore dell’Edelweiss, che porta con sé l’arrivo della bella stagione. La spilla Étoile des glaciers raffigura questa pianta selvatica che fiorisce ad alta quota. Specie rara e protetta, ogni anno schiude i suoi petali bianchi e vellutati. 

Londra, Parigi, Baden Baden – Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels

Josiah Wedgwood, ceramista e designer inglese del Diciottesimo secolo, nacque da una famiglia di ceramisti ed era il più giovane di 12 fratelli. Alla morte del padre, nel 1739, iniziò a lavorare nella fabbrica di famiglia e, dopo un apprendistato di cinque anni, Josiah decise di entrare in società con un noto ceramista, Thomas Whieldon. Nel 1754 iniziò a registrare i suoi esperimenti di vasaio, tra cui la formula per il vetro verde. Nel 1759 aprì una propria fabbrica presso l’Ivy House Works, dove iniziò a produrre un tipo di ceramica dall’aspetto piuttosto nuovo, con uno smalto lucido che attirò l’attenzione della regina Carlotta, che gli commissionò servizi da tè e da caffè. Erano gli inizi della Wedgwood. La collana Josiah della collezione Van Cleef & Arpels trae ispirazione dall’iconica casa di produzione di porcellana inglese. Separati da una fila di diamanti taglio baguette che lasciano intravedere l’incarnato, due nastri luminosi – composti rispettivamente da diamanti taglio rotondo e da diamanti taglio baguette – si dispiegano con leggerezza.

Un viaggio che inizia da Londra non può che trovare come primo approdo Parigi. Destando nella memoria il ricordo delle dame di corte e le luci dei loro boudoirs, gli orecchini Lucendi mettono in scena una conversazione tra le sale di un palazzo parigino, tra boiserie e tappezzerie, sotto lampadari scintillanti. Ispirandosi al profilo dei lampadari del Diciottesimo secolo, si ornano di pendenti a goccia e suggeriscono la forma della corbeille, sospesa con una catenina a un triplo anello in oro rosa. 

Il rientro di un itinerario lungo anche fino a cinque anni, come quello del Grand Tour, dopo un susseguirsi di esperienze fisiche e intellettuali, i viaggiatori passavano dalla Germania – Baden-Baden era la tappa ideale, l’occasione per scoprire il folclore tedesco e i benefici di una città termale. Le cerimonie folcloristiche di Baden-Baden, nella regione della Foresta Nera, offrono l’occasione di indossare vistosi cappelli decorati con pompon multicolore, nastri o fiori. L’anello Schäppel richiama queste sfumature. 

Matteo Mammoli

Collana Arches Précieuses in oro bianco, oro rosa, 10 rubini taglio ovale per un totale di 32,20 carati e diamanti
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Collana Arches Précieuses in oro bianco, oro rosa, 10 rubini taglio ovale per un totale di 32,20 carati e diamanti
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Roma, Spilla Oro giallo, oro bianco, un citrine taglio cabochon inciso a intaglio di 8,62 carati, diamanti.
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Roma, Spilla Oro giallo, oro bianco, un citrine taglio cabochon inciso a intaglio di 8,62 carati, diamanti
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Veneza, Collana e Orecchini Chant des gondoliers in oro bianco, oro giallo, zaffiri, turchese, diamanti;
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Veneza, Collana e Orecchini Chant des gondoliers in oro bianco, oro giallo, zaffiri, turchese, diamanti
Orecchini Elisabeth (con pendenti amovibili) in oro rosa, due spinelli rosa taglio trillion di 1,71 e 1,58 carati, corallo rosso e diamanti
Orecchini Elisabeth (con pendenti amovibili) in oro rosa, due spinelli rosa taglio trillion di 1,71 e 1,58 carati, corallo rosso e diamanti
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Firenze, Collana Villanova con pendenti staccabili. Oro bianco, oro rosa, 9 rubelliti taglio cabochon per 110,04 carati, diamanti.
Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels – Firenze, Collana Villanova con pendenti staccabili. Oro bianco, oro rosa, 9 rubelliti taglio cabochon per 110,04 carati, diamanti

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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