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La gestione dell’acqua in Italia: reti idriche integrate e prevenzione dei nubifragi

Parco Nord Milano sarà irrigato con acqua depurata dal centro di depurazione di Bresso. Il depuratore di Assago fornisce acqua per il lavaggio delle strade, quello di Basiglio per l’irrigazione dei condomini del comune

Allarme siccità e nubifragi in tutta Italia: è possibile? 

Il 4 luglio 2023 è stato registrato come il giorno più caldo sulla Terra dal 1800, con una temperatura media di 17,19 gradi. I dati dell’Agenzia spaziale europea (Esa), affermano che le temperature in Italia e nel resto dell’Europa sono destinate a superare i 40 gradi, in Sicilia e in Sardegna il termometro dovrebbe sfondare la soglia dei 48 gradi.

Come si spiegano le recenti alluvioni delle Marche ed Emilia Romagna con la mancanza di acqua? Un terreno arido è la prima concausa delle alluvioni. La secchezza rende la terra impenetrabile all’acqua. In momenti di piogge abbondanti un terreno ‘sano’ riesce ad accogliere anche acqua in eccesso mentre un terreno arido la respinge, con le conseguenze che si sono viste. 

L’acqua dolce e potabile sta diventando una risorsa da tutelare: secondo l’Associazione nazionale dei consorzi di bacino (Anbi),  3,5 milioni di italiani rischiano di non avere l’acqua dal rubinetto. Il primo passo è tutelare la risorsa idrica e avere delle infrastrutture funzionanti. 

Acque sotterranee: una risorsa da tutelare 

La risorsa idrica che sfruttiamo per i vari utilizzi può provenire da diverse fonti – fiumi, laghi, pozzi di prima falda o acquiferi sotterranei. Le acque sotterranee sono una fonte per il settore idropotabile. In Italia rappresentano l’84% dell’utilizzo ai fini civili e agricoli. La risorsa idrica sotterranea è solitamente di qualità maggiore rispetto all’acqua in superficie perché meno raggiunta da agenti inquinanti. Si rende però sempre più necessario un sistema di corretta pianificazione degli usi al fine di preservare la risorsa e l’ambiente: le acque sotterranee essendo contenute in serbatoi all’interno della terra risentono delle crisi climatiche in tempi diversi, spesso molto più lunghi. Durante le siccità stagionali, possono essere usate come serbatoi compensativi come potrebbero essere una diga o un laghetto montano. Occorre agire in modo da tutelare e salvaguardare la qualità dell’acqua e i bacini sotterranei in modo da non creare scompensi idrici. 

Lampoon intervista Arcangelo Francesco Violo, Presidente Consiglio Nazionale Geologi

«Per non creare danni ambientali agli acquiferi sotterranei è necessario conoscerli e avere dati sulla loro effettiva potenzialità per poterne usufruire senza creare modificazioni idrauliche e idrogeologiche irreversibili. Questo in Italia è difficile soprattutto in alcune aree perché mancano i dati e gli studi», afferma Arcangelo Francesco Violo, Presidente Consiglio Nazionale Geologi. «I piani di tutela delle regioni spesso non sono aggiornati o i dati sono poco attendibili. L’acqua sotterranea può essere di ulteriore utilità in queste circostanze in cui dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici». 

Sistemi e reti di piezometri (piccoli dispositivi utilizzati per registrare la pressione dell’acqua o i livelli della stessa sotto la superficie della terra) controllano le acque dal un punto di vista qualitativo e quantitativo, ne registrano gli abbassamenti e innalzamenti dei livelli di sabbia o i mutamenti di portata. Queste infrastrutture di reti possono essere visionate ed utilizzate da remoto, così da avere uno stato della risorsa attuale in ogni momento. In alcune zone d’Italia, specialmente quelle cha hanno subito processi di industrializzazione le falde superficiali sono in alcuni casi inquinate e bisogna lavorare per bonificarle. Nelle aree di ricarica delle falde la presenza antropica però è limitata e grazie al sigillo geologico naturale, consente di preservarle dagli inquinamenti superficiali. 

«Purtroppo la possibilità di contaminazione è varia, da quella organica e biologica in caso di falde superficiali in concomitanza di scarichi reflui non controllati e non depurati all’interno del suolo, a aree industrializzate contaminate da metalli pesanti fino alla famosa PFAS nelle aree venete dive alcune produzioni industriali hanno portato inquinamento». Oggi bisogna stare attenti a non inquinare le aree che ancora non lo sono mettendo in contatto con opere di captazione falde superiori inquinate con quelle inferiori ancora di buona qualità. 

L’Italia è il paese europeo che investe meno nel settore idrico ma è quello che spreca di più

Ogni cittadino italiano consuma al giorno 236 litri di acqua, contro una media europea di 125 litri. Il problema va ricercato nelle infrastrutture e nella mancanza di investimenti nella manutenzione. In alcune zone d’Italia si stimano perdite che raggiungono il 70% della portata reti idriche. «Ora ci sono i fondi del PNRR che potrebbero consentire investimenti in questo settore, usando tecnologie di telecontrollo delle reti sia per modulare gli utilizzi ma anche per registrare in tempo reale rotture e perdite» continua il Presidente del CNG Violo «Sono comuni le situazioni in cui le rotture sono dovute a situazioni di assesto geologico di movimenti franosi. Non bisogna trascurare che anche i tracciati delle reti idriche che devono avere il più possibile aree sicure per evitare instabilità». 

La crisi idrica globale secondo la FAO

La FAO (Food and Agricolture Organiziation of the United Nations) afferma che nei prossimi venti/trent’anni in alcune aree ci sarà una riduzione del 70% della disponibilità di acque per i singoli cittadini. Un quinto della popolazione mondiale non ha ancora accessibilità all’acqua potabile e sappiamo questo quanti problemi sanitari possa creare. I cambiamenti climatici obbligheranno lo spostamento di grandi masse di popolazione in altri paesi più sviluppati. La risorsa idrica in vista dei cambiamenti climatici deve essere una priorità nell’agenda mondiale. 

«Vanno fatte pianificazioni internazionali, perché risolvere il problema dell’acqua in Italia ma non risolverlo per centinaia di milioni di cittadini in altre parti nel mondo creerà comunque problemi all’Italia stessa e all’Europa». Bisogna lavorare da un lato adattandosi dall’altro attuando tutte quelle attività di mitigazione delle cause che creano questi cambiamenti al fine di raggiungere una transizione ecologica attuabile economicamente e socialmente. «Ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, cercando di abbandonare le fonti fossili per la produzione di energia verso fonti rinnovabili deve essere un obiettivo a prescindere dalle varie agende europee. Noi geologi stiamo promuovendo molto anche il settore geotermico, che è un’altra fonte rinnovabile e sostenibile da un punto di vista ambientale». 

«Il miglior risparmio, la miglior attività di salvaguardia dell’acqua è riuscire a non consumarla inutilmente. Bisogna muoversi sempre di più verso il riutilizzo delle acque di scarico, di acque piovane, usando le nuove tecnologie che consentono di depurare le acque e riutilizzare a Fini irrigui». Le reti infrastrutturali hanno il loro peso nel bilancio dell’utilizzo della risorsa idrica, ma ancora tanto è quello che i singoli cittadini possono migliorare ai fini di evitare sprechi in tempi di carestia. 

Servizio idrico integrato nell’area metropolitana di Milano: Gruppo CAP srl

«La frammentazione di competenze che ora c’è in Italia non aiuta al corretto funzionamento delle reti e crea spesso discrasie e danni. Servirebbe un Ministero delle Acque dove riunire tutti i soggetti interessati per fare un piano dell’acqua nazionale, che tenga conto dell’agricoltura, dell’esigenze di cittadini e dell’industria». 

Il Gruppo CAP che opera nell’area metropolitana di Milano. «È un Gruppo all’avanguardia sulla gestione delle risorse idriche sotterranee. Credo che in quell’area di Milano il 100% di utilizzo idropotabile venga da risorse idriche sotterranee, soprattutto pozzi» afferma Violo «Il gruppo CAP, ha una gestione virtuosa, di monitoraggio e bilanci idrogeologici, ci sono colleghi geologi che vi operano e che spesso ascoltiamo in seminari tecnici».

Il Gruppo CAP è una società storica che opera da oltre 90 anni e che si occupa del servizio idrico integrato alla città metropolitana di Milano e altre Province della Lombardia. Un’azienda interamente pubblica che vanta lunghissima esperienza, evoluta a partire da 2005, anno che ha visto un processo di fusione di tre società del territorio per raggiungere le dimensioni industriali che permettono alla società di essere efficiente e operare in modo performante. 

Andrea Lanuzza, Direttore Generale Gruppo CAP

Secondo le stime ancora poche persone consumano acqua dal rubinetto di casa. Gruppo CAP per convincere sempre più cittadini a consumare acqua pubblica da un lato crea campagne di comunicazione dall’altro assicura sempre i più alti standard qualitativi per l’acqua che arriva nelle abitazioni dei milanesi. Per sensibilizzare gli utenti Gruppo CAP ha istituito nel territorio oltre cento case dell’acqua installate sia in città che in provincia, che distribuiscono acqua fresca liscia e gassata. 

Andrea Lanuzza è Direttore Generale Gruppo. «Nel nostro territorio siamo fortunati perché l’acqua ad uso potabile viene al 100% da falda profonda, che è il grande serbatoio che troviamo sotto i piedi di Milano e che assicura acqua già di partenza di buona qualità» Spiega Lanuzza «Dopo di che l’acqua tendenzialmente ha bisogno di processi di Filtrazione, attraverso diverse tipologie di Filtri che possono essere a sabbia o a carbone, a seconda dei parametri che s’intende migliorare. E poi di disinfezione, che può essere fatta in alcuni casi con reagenti chimici oppure afFinché non si percepisca il sapore al rubinetto che a volte da fastidio, attraverso delle lampade a UV». 

Tecnologie di monitoraggio delle reti idriche 

«Le reti infrastrutturali sono come un essere vivente, c’è bisogno di monitoraggio ma anche di sostituzioni, che hanno un costo. C’è bisogno di investimenti nel servizio idrico integrato e di società che hanno una forte capacità di realizzare investimenti sul territorio. Gruppo CAP quest’anno ha fatto centoventisette milioni di euro di investimenti sulle infrastrutture».

Le infrastrutture sono monitorate digitalmente e costantemente, controllando la qualità e le caratteristiche dell’acqua, la quantità della falda sia con sonde che con analisi di laboratorio. Si controllano i livelli dei serbatoi, le portate dei pozzi e le pressioni degli esercizi della rete. Tutti questi dati sono convogliati verso una control room che CAP nello specifico ha inaugurato pochi mesi fa. Questi dati vengono elaborati per dare una visione a 360 gradi di quello che sta succedendo nell’infrastruttura. Da un punto di vista ingegneristico, attraverso software e competenze specifiche si riesce a prevedere quando è opportuno effettuare un’attività di manutenzione prima che l’infrastruttura si rompa. In Gruppo CAP operano novecentocinquanta persone, di cui cinquecentocinquanta sono operative e si occupano di far funzionare bene le infrastrutture. Per il corretto funzionamento delle infrastrutture è necessario l’asset di una gestione industriale. 

«Non ci sono molte speranze, se si depaupera la falda e manca l’acqua le nostre città hanno un problema. CAP cerca di ridurre ogni anno le perdite idriche del 2% rispetto all’anno precedente. Siamo al -20% – dato superiore alla media europea». 

Acque sotterranee: una risorsa per le crisi idriche? 

«Le acque sotterranee sono il serbatoio di oro blu, la falda profonda ha una forte resilienza. Stiamo vivendo problemi di siccità, ma la falda ha tempi di reazione molto lunghi. Per studiare l’età delle acque si studiano i livelli carbonio. Ci sono acque nella falda profonda sotto Milano che hanno anche cinquanta anni di età. Pensiamo all’acqua come se ce ne fosse solo un tipo, invece dobbiamo abituarci a utilizzare differenti tipologie di acqua a seconda degli usi che ne vogliamo fare. Per l’acqua potabile dobbiamo usare acqua della falda profonda opportunamente trattata. Per innaffiare il giardino di casa o un campo sportivo o un parco non serve acqua potabile. Usare acqua della seconda falda per irrigare è uno spreco. Si possono usare le acque della prima falda che noi facciamo tramite più di ottanta pozzi di prima falda o addirittura le acque dei depuratori che funzionano bene. Per lavare le strade si può usare l’acqua di prima falda o dei depuratori e non l’acqua potabile come accade ancora in molte città. Anche per il raffreddamento di alcuni processi industriali».

Le acque reflue depurate possono diventare una risorsa ai fini irrigui e per l’agricoltura

Le acque reflue sono depurate e disinfettate attraverso una serie di processi. La fognatura arriva al depuratore, i primi sono trattamenti fisici, delle grandi griglie che permettono di separare la parte fisica e lasciare defluire l’acqua. L’acqua va avanti nel processo passa in dei fossetti biologici in cui dei batteri buoni abbattono sostanze come l’azoto o la sostanza organica, che si misura con la presenza di carbonio. Si passa poi ai processi detti terziari che sono un misto tra processi fisici e chimici. Questi servono ad abbattere il fosforo. L’ultima fase del processo che è la disinfezione che avviene tramite processi chimici o sempre attraverso lampade UV. A questo punto l’acqua è arrivata ad un livello tale da poter essere riutilizzata. In Italia solo il 5% dell’acqua depurata viene riutilizzata. Su quarantuno impianti di depurazione del Gruppo CAP, ventuno riutilizzano l’acqua. Parco Nord, alle porte di Milano da ora in poi sarà irrigato con l’acqua depurata dal centro di depurazione di Bresso. Il depuratore di Assago fornisce acqua per il lavaggio delle strade e il depuratore di Basiglio fornisce acqua per l’irrigazione di tutti i condomini del comune. 

La risorsa idrica non è esauribile. È necessario ripensare il nostro utilizzo della risorsa in ottica circolare, seguendo esempi di buone pratiche che l’hanno già reso possibile. «L’acquedotto non è il più grande utilizzatore d’acqua sul territorio ma sono l’agricoltura e l’industria. Mondo idropotabile, agricolo e dell’industriale devono collaborare insieme per un corretto utilizzo della risorsa senza sprechi. Nell’aquedottistica, in itali alcuni paesi purtroppo hanno delle performance che non vanno bene, bisogna investire». 

Gruppo CAP: sensibilizzazione della nuove generazioni

Tutte le iniziative fanno parte di una campagna più estesa dal nome Futuro Presente. Partendo da programmi di educazione nelle scuole del territorio di tutte le fasce d’età dalla materna all’università. È presente su Spotify con playlist che durano non più di 3 minuti per quando si è sotto la doccia, ma anche con una serie di podcast atti a sensibilizzare riguardo ai temi dell’acqua, che ha raggiunto oltre ventimila ascolti. Proprio un anno fa era uscita una puntata dedicata alla siccità. Gruppo CAP collabora anche con due creator, che sono diventati Brand Ambassador della società: Sofia Pasotto e Nicola Lamberti. 

Arcangelo Francesco Violo

Iscritto all’Ordine dei Geologi della Calabria dal 1991, già Segretario Nazionale, dal 2020 è Presidente Consiglio Nazionale Geologi. Si occupa prevalentemente di idrogeologia, geologia applicata ed ambientale. È professore associato dell’Università della Calabria per il corso di laurea in Scienze geologiche. 

Andrea Lanuzza

Laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e con un Executive MBA alla SDA Bocconi, da anni opera settore delle utilities con esperienze sia in società private che pubbliche. Nel 2016 entra in Gruppo CAP, di cui ora è Direttore Generale Gestione. Dal 2020 è Direttore Generale di Amiacque srl, società operativa di Gruppo CAP. Lanuzza è membro del Consiglio Direttivo di Lombardy Energy Cleanteach Cluster e dell’Aspen Institute Italia, è anche partner e fondatore di Istarter, una ‘experts network company’ creata per sviluppare start up di successo da idee innovative.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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