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Andrea Vitali, storie dal Lago di Como – la provincia è ancora una riserva da esplorare

«Per alcuni ero il Dottor Vitali, per la maggior parte l’Andrea». I romanzi di un medico divenuto scrittore, che durante la pandemia è tornato a indossare il camice. L’ultimo libro Sono mancato all’affetto dei miei cari

Andrea Vitali, l’ultimo romanzo è Sono mancato all’affetto dei miei cari edito da Einaudi Stile Libero

Chiodi, viti, cacciaviti, utensileria e minuteria varia. L‘ultimo romanzo di Andrea Vitali è ambientato in una ferramenta. Un luogo affollato di oggetti. Sono mancato all’affetto dei miei cari – edito da Einaudi Stile Libero, ha vinto il Premio Letterario Racalmare Leonardo Sciascia. «Anche se di ferramenta non ne capisco niente, è un ambiente che mi ha sempre affascinato. Proprio questa ignoranza acuisce la suggestione di un luogo complesso come la ferramenta. Penso al numero infinito di oggetti e alla capacità di chi gestisce un negozio del genere di sapere dove si trovano. 

«La ferramenta l’ho sempre paragonata a una biblioteca. L’archivio mentale di chi gestisce questi due luoghi è paragonabile: il bibliotecario come un ferramenta conosce a memoria il settore, lo scaffale. Funziona così anche la mia attività: c’è un archivio di idee accumulato nel corso degli anni, fatto di situazioni, di personaggi, che spesso escono quasi miracolosamente nel momento del bisogno. Mi è capitato più d’una volta di essere nel corso di una storia e di sentire la necessità di un tal personaggio, che all’inizio del racconto non immaginavo, e che diventa poi funzionale alla narrazione».

Lampoon: Andrea Vitali

La maggior parte delle storie di Andrea Vitali sono ambientate in un periodo che non ha mai vissuto e nascono da chiacchiere domestiche. «Mi dà la possibilità di camminare su un terreno di fantasia – pur mantenendo una coerenza storica. Muovo i miei personaggi all’interno di un mondo verosimile. I rapporti interpersonali nei miei racconti non sono mediati dai social media ma dalla chiacchiera, dalla parola. Quei momenti che parecchi anni fa mi hanno fornito i primi indizi di storie. C’è della verità all’inizio di tutte le storie, anche un indizio: alcune sono partite da una suggestione ambientale, altre da un pettegolezzo o aneddoto che ho colto per caso – e per fortuna – seduto su una panchina o al tavolino di un bar. Altre sono partite da notiziole da cinque-dieci righe prese nelle cronache del circondario dei giornali dell’epoca». 

Andrea Vitali, lo scrittore di Bellano, lago di Como, racconta le ispirazioni, il processo creativo delle sue storie 

Una delle prossime storie, rivela Andrea Vitali, nasce da una «notiziola nella quale si racconta del sindacato dei panettieri di Como che, nel 1930, in occasione del 21 Aprile (Natale di Roma e all’epoca Festa dei Lavoratori), aveva organizzato una gita in battello a scopo ludico e culturale a Bellano, per i panificatori di Como, Erba e Cantù. La gita nella realtà fu un successo, ma io mi sono immaginato una gita che non va bene, mi sono immaginato una situazione paradossale. Mi piace partire da un episodio reale e immaginare come sarebbe potuto andare altrimenti, in modo però verosimile».

Andrea Vitali non si definisce un intellettuale, ma un raccontatore di storie

«Sono un lettore. La mia educazione narrativa nasce con l’affezione per i raccontatori di storie – Giovanni Guareschi, Piero Chiara, Goffredo Parise, Andrea Camilleri. Ho sempre avuto una predilezione per questo tipo di letture, definite d’evasione – un’evasione benefica per lo spirito. Da queste letture ho provato sempre sollievo. Quando ho voluto mettermi alla prova non ho avuto difficoltà nello scegliere cosa scrivere – volevo scrivere storie».

Andrea Vitali, medico e scrittore

i romanzi di Andrea Vitali sono finestre che si aprono sulla vita della provincia «Nonostante il termine provincia e provinciale hanno sempre avuto un’accezione negativa – la provincia dal punto di vista delle storie è ancora una riserva da esplorare». La sua carriera di medico per 25 anni a Bellano ha portato Andrea Vitali a conoscere molte tipologie umane, come fosse un prete laico, un confessore  custode delle loro storie. 

«Più personaggi e modi d’essere che storie. Il lavoro di medico mi ha permesso di conoscere una piccola fetta di umanità per dovere professionale. Mi sono sempre proibito di raccontare una persona nella sua interezza. Mi sono invece permesso di prendere particolari di questa e quella persona e farne una sorta di collage per immaginare uno dei tanti personaggi delle mie storie. Negli anni si è formato un archivio di situazioni, di modi di essere, di modi di porsi, che tuttora si apre al momento del bisogno. Tra le tante fortune che ho avuto c’è stata quella di fare il medico nel paese dove sono nato e cresciuto. Sono entrato in quel ruolo con un carico di confidenza già acquisita. Per alcuni ero il dottor Vitali per la maggior parte l’Andrea – segno di una fiducia che portava spesso ad andare oltre i confini del momento professionale. Oltre ai sintomi e ai malanni, i pazienti mi raccontavano del figlio che studia e della figlia che ha quel moroso che al papà non piace».

Andrea Vitali durante la pandemia è tornato a indossare il camice

«È stato un momento per recuperare un lavoro che avevo abbandonato, aiutando i colleghi e tornando a fare il medico. È stato un periodo bello, nonostante quello che stava succedendo. Sentivo il silenzio che gravava sul Paese, vedevo un lago come non avevo mai visto, libero da barche e battelli, che sembrava raddoppiato in dimensioni. Ho potuto ritrovare rapporti e riscoperto il valore terapeutico della parola. Durante la pandemia ho riscritto Sono mancato all’affetto dei miei cari, perché ha avuto una fase di sospensione iniziale quando il protagonista mi appariva un po’ duro e antipatico – non riuscivo ad entrare in sintonia con lui e temevo di non centrare l’obiettivo che mi ero proposto. Mi sono preso il tempo di pensarlo un po’ di più. Poi ho provato simpatia per il protagonista e la scrittura è ripresa arrivando alla fine. È stato un ottimo periodo dove la scrittura non ha patito, si scrive anche senza scrivere, la storia continua, ti segue, nel pensiero».

Andrea Vitali

Scrittore, è stato medico condotto per venticinque anni a Bellano, sulla sponda orientale del Lago di Como. L’esordio letterario nel 1987 quando pubblica sulla rivista Il Belpaese – diretta dallo scrittore ed editore Raffaele Crovi – una quindicina di racconti brevi. Dal 1990 ad oggi ha pubblicato circa cinquanta romanzi che raccontano uno spaccato della vita e degli abitanti di quei luoghi.

Mattia Noseda

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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