Dettaglio dell'architetura di Lambrate, foto di Chiara Ciucci
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Lambrate è ancora Lambrooklyn: il quartiere non è finito con la sua Design Week

Dopo gli anni d’oro di Lambrooklyn, oggi la narrazione mainstream racconta di un quartiere ormai dormitorio; ma Lambrate continua a essere uno dei centri artistici e culturali di Milano

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Fuorisalone

Dalla vocazione industriale alla rigenerazione urbana dei primi anni Duemila

L’insegna luminosa LUNA-PARK che svetta in cima a due ex edifici industriali tra via Ventura e via Massimiano è la sintesi estetica del quartiere Lambrate. Un’area architettonicamente plasmata dall’originaria vocazione industriale, poi progressivamente svuotata della propria funzione produttiva, fino all’entrata nell’orbita della rigenerazione urbana nei primi anni Duemila. L’installazione site-specific di Patrick Tuttofuoco nel 2005 suggellava questo ingresso. I quartieri a tema sono ormai un topos consolidato della letteratura meneghina e alla Lambrate degli ultimi vent’anni è spettato il ruolo della Kreuzberg milanese, sede di artisti, designer, architetti e creativi di ogni genere nazionali e internazionali, gallerie, spazi culturali, fino all’apice raggiunto con la Lambrate Design Week. Come spesso accade in questa città però, l’ascesa è rapida quanto la discesa, almeno entro i confini dell’immaginario collettivo. Dopo gli anni d’oro di Lambrooklyn, oggi il quartiere sembrerebbe caduto nel dimenticatoio. In realtà, superato l’impasse della narrazione mainstream, proiettata verso lidi come NoLo o Fondazione Prada, Lambrate continua a rivendicare la sua longeva attrattività per iniziative artistiche e culturali in senso lato. 

Lambrate ha un’anima votata all’arte e alle cultura, Ventura Projects è stato soltanto uno dei tanti progetti nati qui

Come racconta Greta Petese, membro del direttivo di Made in Lambrate e Presidentessa del Comitato Scientifico dell’Archivio Emilio Scanavino: «Al di là del grande boom dei tre anni del Lambrate Design District, questo quartiere esprime da sempre un’anima votata all’arte e alla cultura». Prosegue Pretese: «Tra il 2014 e il 2016 Ventura Projects ha aperto le porte di Lambrate al mondo, portando giovani  designer del nord Europa in ex edifici industriali. Un’iniziativa che ha fatto molto rumore e ha visto gli occhi del design puntati sul quartiere, ma è stato soltanto uno dei tanti progetti nati qui».

Il declino del progetto Ventura Projects, la collaborazione fra Made in Lambrate e Logotel e la nascita di #Lambrate365 

Petese spiega come il tramonto di Ventura Projects sia stato determinato da una serie di concause, tra cui anche il fatto che la progressiva riqualificazione degli edifici presenti sul territorio ha ridotto gli spazi disponibili per la realizzazione del concept originario, che utilizzava edifici in stato di abbandono come cornice per il nuovo design emergente. La grande risonanza generata da quel progetto, e di conseguenza dal suo epilogo, ha innescato la narrazione di una Lambrate-meteora, schizzata agli onori della cronaca e poi finita nell’oblio. «Sorrido sempre quando qualcuno mi parla di quanto fosse grande Lambrate negli anni del design, quando di grande c’era più che altro la comunicazione». Per combattere questa convinzione mediaticamente prodotta e indotta, è nato l’hashtag #Lambrate365, grazie alla collaborazione fra Made in Lambrate e Logotel, una design company indipendente con sede nel quartiere. L’obiettivo è quello di raccontare la rete di associazioni che a prescindere dalle fasi di notorietà alterne, continuano a contribuire alla produzione artistica e culturale della zona e in definitiva di tutta la città. 

La Contemporary Art Night e le opere a cielo aperto che abitano Lambrate: Omar Hassan in via Conte Rosso, il murales Fabrizio Modesti in via Console Flaminio

Secondo Petese, Lambrate non ha mai smesso di essere uno dei luoghi dell’arte a Milano e iniziative come la Contemporary Art Night, promossa dall’associazione di cui fa parte, hanno sempre cercato di riportare l’attenzione del pubblico sulla vivacità artistica e sulla rilevanza delle opere presenti nelle vie di quest’area di Milano. Una concentrazione di eventi inaugurali delle diverse gallerie situate tra via Conte Rosso, via Ventura, via Massimiano e via Saccardo, per emancipare Lambrate dall’etichetta di quartiere soltanto abitativo. L’evento ha sempre costituito anche un’occasione per dare visibilità alle diverse opere a cielo aperto che abitano Lambrate, realizzate da artisti riconosciuti a livello nazionale e internazionale: dall’opera di Omar Hassan in via Conte Rosso, al murales che assorbe – letteralmente – lo smog di Fabrizio Modesti in via Console Flaminio, un’operazione che quando fu fatta, nel 2016, voleva portare Lambrate ad essere il primo quartiere pollution free di Milano. 

Decostruire la percezione di Lambrate come quartiere dormitorio: il piazzale lungo viale Rimembranze di Lambrate

Nella percezione comune, Lambrate è un quartiere dormitorio, funzionale per la vicinanza a Città Studi, per la stazione, la metropolitana e tutto quello che serve per giustificare gli affitti a prezzi spropositati che, qui come ovunque, avvelenano gli affittuari. Lo sforzo comune di chi guarda oltre, o dentro, le palazzine residenziali, è orientato alla decostruzione di questa immagine, operata attraverso lo sforzo continuo di crearne una nuova. Questo lavoro avviene in modo sistematico su più fronti, sia a livello infrastrutturale, sia con iniziative culturali di varia natura. Spesso questo genere di interventi parte dal basso, dalle persone che abitano il quartiere, mosse dall’intento di restituire allo spazio pubblico vivibilità e fruibilità. Uno dei progetti più significativi e concreti è quello che ha coinvolto il piazzale lungo viale Rimembranze di Lambrate, un luogo simbolo di Lambrate, che dal 2017 ospita quattordici alberi in ricordo dei caduti della Grande Guerra, un campo da bocce, uno da ping pong e una serie di panchine, che lo rendono un micro parco nel cuore dell’abitato. 

Lo Chez Babette Garage Sale, da punto di incontro per la moda etica e sostenibile a spazio per designer e artigiani 

Il sodalizio fra senso di appartenenza alla comunità e cultura pop è rappresentato a pieno dallo Chez Babette Garage Sale. Francesca Ferrante ha 32 anni e ha sempre vissuto a Lambrate. Dal 2015 organizza nell’autofficina del padre, un vintage e design market. Nato come punto di incontro per la moda etica e sostenibile, oggi lo Chez Babette ospita anche designer e artigiani che propongono le proprie linee di abbigliamento, gioielli d’autore e oggetti d’arredamento. Un’iniziativa che esprime un leit motiv di Lambrate: la tendenza a reinterpretare i luoghi del quartiere per continuare a nutrirne la vitalità. «Ho voluto portare la moda e l’artigianato in un luogo nato per il lavoro letteralmente sporco del meccanico, ma la cui anima ha sempre rivelato una fascinazione per il bello. Negli anni le pareti dell’officina si sono riempite di cimeli e oggetti di design, che mio padre ha collezionato nel corso dei suoi viaggi e oggi contribuiscono a rendere lo Chez Babette qualcosa di insolito e curioso», racconta Ferrante. Uno degli elementi caratterizzanti il progetto riguarda l’integrazione con lo spazio in cui si trova. L’obiettivo è di inserirsi all’interno di una realtà di quartiere e non solo occupare un edificio che potrebbe essere ovunque. 

Lambrate oltre la narrazione comune: non quartiere dormitorio, ma centro per l’arte e la cultura della città

Anche la predilezione per la piccola e micro-imprenditorialità è qualcosa che si respira fra le vie di Lambrate. Non solo nel garage di Francesca in via Wildt, dove designer emergenti, che non riuscirebbero a sostenere i costi di un negozio fisso, trovano uno spazio fisico per incontrare i propri clienti, ma anche in tutte le realtà di quartiere che continuano a vivere sia grazie alle scelte di acquisto del vicinato, sia grazie alla storicità di alcuni luoghi diventati nel tempo iconici per Milano, come ad esempio il grissinificio Edelweiss di via Teodosio. In una città policentrica come è già diventata Milano, è ingenuo e fuorviante distinguere centro e periferia tout-court. E se nell’immaginario più superficiale Lambrate si qualifica ancora come quartiere marginale, escluso dalle dinamiche di produzione artistica e culturale, le arterie di questo lembo di città raccontano una storia diversa. Un quartiere che nasce da un paese e non ha mai perso la propria identità, senza rinunciare alle occasioni di interazione e integrazione con la città. Uno sforzo collettivo operato dagli abitanti, vecchi e nuovi, nel loro continuo coltivare una laboriosità artistica e culturale che storicamente appartiene a questo luogo. Nell’epoca dell’ipercomunicazione, Lambrate continua ad essere un involucro vivo, le sue strade e i suoi edifici ospitano un fervore culturale che forse non fa rumore, ma che nei fatti costituisce il contenuto reale di quella narrazione di cui Milano con insistenza si nutre. 

Giorgia Martini

Edificio residenziale a Lambrate, foto di Chiara Ciucci
Edificio residenziale a Lambrate, foto di Chiara Ciucci
Fioriao, foto di Iacopo Benciolini
Fioriao, foto di Iacopo Benciolini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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