Cerca
Close this search box.
  • EDITORIAL TEAM
    STOCKLIST
    NEWSLETTER

    FAQ
    Q&A
    LAVORA CON NOI

    CONTATTI
    INFORMAZIONI LEGALI – PRIVACY POLICY 

    lampoon magazine dot com

Fedeli pregano davanti alla statua della Madonna
TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Un paese di santoni, influencer e Ezio Greggio dove vince la smania di protagonismo

Dalla mancata riservatezza a tutela della donna e del bambino affidato alla Mangiagalli di Milano, fino alla santona che moltiplica gli gnocchi: vogliamo essere tutti protagonisti, tutti Salvatori

Cosa unisce le polemiche sul caso del bambino lasciato alla Mangiagalli, Ezio greggio e il miracolo degli gnocchi?

C’è una donna che decide di affidare il bambino appena partorito a una clinica di Milano. Ci sono dei medici che fanno circolare la notizia. Ci sono i giornalisti che non rispettano le regole deontologiche e che costruiscono una fiaba da Disney. C’è un personaggio televisivo che si fa salvatore e ci sono i social che non perdono occasione per entrare nelle grazie dell’algoritmo. C’è una veggente che moltiplica gli gnocchi e la pizza e una Madonna che piange lacrime di sangue di maiale, e ci sono dei fedeli pentiti che adesso piangono lacrime vere. A unire queste vicende c’è la smania di protagonismo e la convinzione che basti un autoproclamato Salvatore a fare il miracolo.

Il bambino lasciato nella Culla per la vita della clinica Mangiagalli

Domenica nove aprile un bambino di circa una settimana è stato lasciato nella Culla per la vita della clinica Mangiagalli di Milano, l’incubatrice riscaldata che permette di abbandonare in modo anonimo e sicuro neonati e neonate. La storia è apparsa su tutti i giornali. Grazie al battage mediatico di questi giorni si sa tutto del bambino, dal nome al peso fino al colore dei capelli. I medici prima, Ezio Greggio poi, per finire con i vari influencer e content creator in molti si sono sentiti in dovere di entrare nel merito di questa vicenda. Come dichiarato alla rivista VITA da Monya Ferritti, presidente del coordinamento Care, non è detto che tutta questa informazione sia un bene per il bimbo, per la persona che l’ha messo al mondo, per i futuri genitori adottivi e per chi, in futuro, si potrà trovare in questa situazione.

L’appello del primario alla madre e la notizia data in pasto alla stampa

Il primo appello urbi et orbi è arrivato da un membro del personale sanitario, il primario di Neonatologia del Policlinico di Milano, mosso da un istinto salvifico. Attraverso la stampa il medico ha chiesto alla madre di ripensarci specificando che, se avesse avuto bisogno di aiuto, l’ospedale l’avrebbe aiutata. Da quel momento la notizia è diventata virale: ha tutti gli ingredienti di un cartone animato della Disney, quelli anni Novanta che iniziano con una notte di pioggia e fulmini, una figura nell’ombra che corre con in braccio un fagotto che poi lascia su un uscio, un’ultima carezza che scopre il volto del bambino avvolto dagli stracci, una lettera tra i lembi della coperta e via.

La storia è perfetta per ricamarci su, per questo tutti i media cominciano a sfornare contenuti sul ‘caso’: dall’esame calligrafico e psico-attitudinale del contenuto della lettera fino alle interviste a medici e primari in pensione. Quando si tratta di tematiche inerenti la salute i giornalisti devono attenersi alle norme del proprio codice deontologico, che mira a tutelare i pazienti e la loro privacy. È evidente che un neonato non rientri in questi parametri.

Il videomessaggio di Ezio Greggio e le polemiche dei genitori adottivi

Arriva il momento del Salvatore. Si dà per scontato che la causa di tutto sia economica quindi, cara mamma, ti aiutiamo noi. Ezio Greggio, comico e conduttore di Striscia la Notizia, ingolosito dalla notizia letta sui giornali ha pubblicato un video nel quale invita la donna a tornare a riprendere il suo bambino, garantendole anonimato e un aiuto. «Il tuo bambino merita una mamma vera». Queste parole hanno scatenato l’indignazione sui social, che l’hanno accusato di insultare i genitori adottivi. Nel marasma di contenuti di attivisti ‘per opportunità’ e influencer, la polemica cambia soggetto, si perde di vista il vero vulnus della vicenda: il mancato riserbo. Tanto la donna quanto il bambino diventano loro malgrado il pretesto per sostenere una battaglia di posizione, giusta per valori ma che questa volta appare non centrare il punto.

Culla della vita: Una vicenda che meritava riservatezza, silenzio e rispetto, non videomessaggi e lettere date in pasto ai giornalisti

Le polemiche contro il video di Greggio continuano ancora oggi, alimentate dalla viralità, della necessità di content creator e influencer, che presentandosi come Salvatori e Salvatrici, chi del bambino e chi della donna, hanno cavalcato il trend: e qui sta il paradosso di questa storia. Questa vicenda ruota attorno alla mancata tutela dell’anonimato (sia della donna che del bambino) causata in primis dai medici che hanno dato in pasto ai giornali la notizia divulgando il nome del bambino, il suo peso esatto, il colore della coperta e soprattutto la lettera della madre. «I genitori adottivi dovranno cambiargli il nome, se, come penso, è quello reale, che la mamma aveva scelto per lui», ha spiegato la presidente Ferritti.

«Spesso si tratta dell’unica cosa che i bambini abbandonati conservano della loro origine». I genitori che adotteranno il neonato non potranno in futuro parlare con lui della lettera con cui è stato ritrovato. «Il modo corretto di rapportarsi a questa vicenda sarebbe stato quello del silenzio, della riservatezza e del rispetto», ha concluso concluso Ferritti. Il silenzio di tutti, dal primario a Greggio, dai giornalisti agli influencers che per qualche like hanno voluto ergersi a Salvatori. Tutti si sono sentiti legittimati a vestirsi da Salvatori, in difesa delle proprie posizioni. Non delle necessità della donna, che non conosciamo e non dobbiamo conoscere, né di quelle del bambino, il cui nome è diventato strumento per like. Tutti vogliamo essere gli artefici di un lieto fine, del proprio. 

Vogliamo essere tutti dei Salvatori: la storia della veggente di Trevignano

L’essere umano tende al Salvatore, perché vuole salvare o essere salvato. Così anche la veggente di Trevignano prima santona e salvatrice, ora in cerca di salvataggio. La Storia è di quelle già sentite – e magari sconfessate da quella trasmissione di salvatori in costume che Striscia la Notizia: inizia nel 2016, quando Maria Giuseppa Scarpulla, vero nome della veggente Cardia, torna da un pellegrinaggio a Madjugorje con una statuetta che dopo qualche giorno inizia a piangere lacrime di sangue. La notizia delle lacrime della statuetta della Madonna, unita a quelle dei messaggi mariani che Gisella Cardia sostiene di ricevere aggregano intorno alla veggente una comunità di credenti sempre più numerosa.

Crescono i fedeli e l’associazione Madonna di Trevignano diventa internazionale

Nel giro di quattro anni la signora costruisce attorno alle sue visioni e alle lacrime della Madonna una vera e propria associazione (denominata Madonna di Trevignano), riceve dai fedeli donazioni in denaro e terreni su cui costruisce edifici. La fama di Gisella Cardia diventa internazionale e nasce anche il suo sito, La Regina del Rosario, su cui vengono affisse le sue comunicazioni.

Diventano sempre più numerosi anche gli scambi divini che la veggente sostiene di avere: oltre alle chiacchierate con la Madonna, Cardia si intrattiene anche con Dio Padre, Gesù e vari santi tra cui San Bernardino da Siena. La veggente sostiene che i contatti divini siano costanti, ma vengono resi pubblici solo quelli che avvengono il tre di ogni mese. Fosse abitata a Milano si potrebbe dire che Cardia aveva la sua newsletter mensile. I dubbi cominciano a spargersi: strana la cadenza così regolare delle visioni, e i messaggi divini che Cardia riporta risultano alquanto apocalittici. 

Le indagini contro Cardia, il sangue di maiale e la sparizione della santona

La Curia si desta, e il vescovo  di Civita Castellana – che prima aveva incontrato la veggente, in qualche modo appoggiandola –  «ha istituito una commissione per effettuare un’indagine previa, finalizzata ad approfondire l’eventuale fenomenologia dei fatti, che si verificano da qualche tempo a Trevignano Romano». La vicenda è finita anche sul tavolo della Procura di Civitavecchia, dopo che l’investigatore privato Andrea Cacciotti ha presentato un esposto contro la santona, sostenendo che le lacrime di sangue della Madonna sarebbero gocce di sangue di maiale.

Dal 6 aprile la signora Maria Giuseppa Scarpulla, in arte Cardia, è sparita da Trevignano. Su Repubblica la legale della donna dice che è «andata in vacanza» ma in tanti, anche tra i fedeli, cominciano a porsi domande sulle presunte doti da veggente, sospettando che la scomparsa della donna sia in realtà una fuga e che possa possa avere a che fare con la giustizia. Lei, per bocca dei suoi legali continua a sostenere di volersi sottrarre a un assalto mediatico aggressivo e malvagio. 

I miracoli della moltiplicazione degli gnocchi e della pizza

La santona oggi è infatti accusata di truffa e raggiro dai suoi molti dei suoi ex fedeli, specie da chi le ha versato soldi – alcuni parlano di centinaia di migliaia di euro. Con l’intento di difendersi dalle accuse e ribadire il suo contatto con il divino, la signora ha narrato in un’intervista pubblicata su Youtube due suoi miracoli, che si possono definirsi letteralmente fatti in casa: trattasi sì di moltiplicazione del cibo, ma per nessuna marea di poveri da sfamare, giusto qualche invitato in più.

Il primo miracolo sarebbe avvenuto durante una cena improvvisata: «Non era prevista una cena per 15 persone e io avevo un piccolo pranzo con degli gnocchi e il coniglio» racconta Cardia durante l’intervista. «Io non so come sia stato possibile, ma mentre ci riscaldavamo e riempivamo i piatti, tutti avevano gli gnocchi e hanno mangiato in quindici persone. Ed è incredibile questa cosa». La seconda volta si è passati dagli gnocchi alla pizza: «Un giorno una mia amica portò una teglia molto piccola di pizza per me e mio marito, al massimo altre due persone. noi eravamo venticinque persone. Quella pizza non solo l’hanno mangiata tutti, ma è anche rimasta, l’abbiamo regalata. Era una teglia per quattro persone. L’abbiamo mangiata in venticinque». La santona, grazie ai suoi miracoli divini, ha salvato due cene.

La smania di protagonismo unisce la vicenda della Culla della Vita e quella della Santona di Trevignano

Ciò che unisce la vicenda legata alla culla della vita alla Madonna di Trevignano è la smania di protagonismo che porta le persone a ergersi a salvatori, e salvatrici, il più delle volte per il proprio tornaconto. Non per forza economico, ma prima di tutto morale, per potersi dire ‘migliori’ – nel caso della santona addirittura ‘divini’.

Come la veggente ha sfruttato le debolezze delle persone che si rivolgevano a lei per aiuto, stampa e social hanno sfruttato la vicenda di una madre e di un bambino che dovevano restare del tutto anonimi per accrescere i like, per ingraziarsi l’algoritmo. C’è chi spaccia delle lacrime di maiale per lacrime di Madonna, e c’è chi ricama una storiella strappalacrime su una lettera che doveva rimanere privata in quanto unico contatto del bambino con chi l’ha messo al mondo; tutti però vogliamo sentirci dei Salvatori, quando spesso gli unici da cui dovremmo salvarci siamo noi stessi.

Giuseppe Francaviglia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X