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Fuorisalone: 350 euro a notte per un due stelle. Si respingono i giovani, dice Paolo Casati

L’evento è un modello di iniziativa privata che autoregolandosi si è fatto bandiera di una città intera. Il cofondatore di Studiolabo – «Dove non arriva la politica servono i privati»

Il problema dei costi degli alberghi a Milano durante eventi come il Fuorisalone

Se Fuorisalone è centrale nella promozione di Milano e nell’indirizzare il turista medio anche fuori dalle rotte più battute, c’è un rovescio della medaglia. «Molti immobiliaristi negli anni hanno compreso come tutto poteva diventare un fenomeno a loro interesse», evidenzia Paolo Casati, cofondatore e direttore creativo dell’agenzia Studiolabo, con cui ha lanciato Fuorisalone.it e Brera Design District. Si crea interesse intorno a una zona, si compra, si costruisce, si rinnova. Milano – dice – sta correndo e «in questa corsa qualcosa rimane indietro: è una città che mangia se stessa continuamente a fronte degli investimenti», specie dei «gruppi alberghieri internazionali»

C’è chi non può permettersi i costi sempre più alti per viverci o anche solo per visitarla, soprattutto durante la Design Week. Una notte in hotel arriva a costare anche il 320% in più rispetto alle altre settimane. Uno studio di Maiora Solutions, startup che lavora con l’intelligenza artificiale per l’analisi di dati, parla di una media di 350 euro a notte per un 2 stelle e di 488 euro per un 3 stelle, contro i 135 e 153 euro nei sette giorni precedenti.

Glitch Camp: un campeggio gratuito per gli studenti di design under 30 

Degno di menzione in questo senso è un progetto lanciato dallo IED per il Fuorisalone. Si chiama The Glitch Camp: un campeggio gratuito per gli studenti di design under 30 – fino a 100 a notte – in collaborazione con il Comune e con Milanosport S.p.a, allestito al Milanosport Centro Sportivo Enrico Cappelli Savorelli. Simili iniziative sono nate anche altrove. Il centro culturale DOPO? offre ospitalità a una decina di persone al giorno, in cambio di un contributo durante la permanenza, che sia organizzare un laboratorio creativo o cucinare. BASE ha allestito un altro campeggio – 33 euro a notte – sulla sua terrazza, per 20 persone al massimo, aperto a designer, studenti, curatori e operatori culturali. 

Paolo Casati: «vogliamo essere una città internazionale ma in termini di dimensioni Milano che cos’è? Un quartiere di Londra»

Una risposta strutturale al problema però manca. Casati: «Si parla sempre di costi e non si arriva mai al dunque, perché spesso la critica è sterile. È inutile piangersi addosso. Gli alberghi hanno un modello di business facile: quando c’è molta richiesta e poca offerta aumenta il valore». Come trovare un’alternativa? «Si costruiscono relazioni con altre realtà in una dimensione di città diffusa e allargata, che a nord arriva a Torino passando per la provincia toccata dall’alta velocità e dall’altra parte a Pavia o a Como. Vogliamo essere una città internazionale ma in termini di dimensioni Milano che cos’è? Un quartiere di Londra. Serve un’operazione progettuale. Treni, relazioni, collegamenti. Lo ripeto: dove non arriva la politica bisogna che inizino i privati».

Fuorisalone e Design Week, a Milano è il momento di riflettere

Ogni volta che tornano Fuorisalone e Salone del Mobile a Milano è il momento di riflettere. Sulla Design week e su tutto quello che le ruota intorno. Da una parte c’è l’estasi per i numeri sempre in crescita. Gli appuntamenti sparsi in giro, le aziende che partecipano, gli investimenti che vanno ben oltre la settimana, quest’anno dal 15 al 21 aprile. In numeri, a inizio aprile il Fuorisalone raccoglieva già oltre 1700 brand e registrava più o meno 960 eventi. Meglio del 2023. Dall’altro lato c’è però la sensazione di assestamento che si respira in città: dopo anni di entusiasmo è iniziata una fase di riequilibrio. Se la macchina del Fuorisalone funziona, il quadro generale è più incerto.

Paolo Casati di Fuorisalone.it – «La Design Week come modello da prendere a riferimento»

«Quando si arriva in cima – riflette Paolo Casati – c’è sempre un punto di scarico. Come ogni abbuffata alla fine ne paghi le conseguenze. C’è stata una curva euforica e ora c’è tanta critica. Magari anche sterile. I problemi di Milano forse sono gli stessi di prima ma è il punto di vista che è cambiato? Non lo so dire. Però bisogna saper essere oggettivi ed evitare gli sbalzi, prima e dopo: meno euforia, meno delusione».

Allora bisogna capire cosa funziona: «Forse la Design week è un po’ il modello di riferimento, da comprendere e non da copiare». Il modello di cui parla Casati lo conosce bene: sono 21 anni che è nato Fuorisalone.it. Suggerisce che sia il privato a muoversi. «Milano è una città fatta di privati che investono sul bene comune. Questa è la grande differenza con il resto d’Italia. Il Fuorisalone non ha una cabina di regia, è un intervento che nasce dal basso, come un virus spontaneo che poi si autoregolamenta e si autodefinisce».

Fuorisalone e la collaborazione con miart: arte e architettura a Milano

Quest’anno Fuorisalone si muove all’interno di una collaborazione inedita con un altro evento che, seppur più settoriale, per la città è uno dei principali: miart. Una cabina di regia fai da te dal carattere tipicamente milanese. Il direttore artistico della fiera d’arte Nicola Ricciardi ha unito le forze con Fuorisalone.it per costruire un percorso che da un appuntamento sconfina nell’altro. Per ragioni di tempo – miart va dal 12 al 14 aprile – ma anche per sfumare una divisione che è già labile, quella tra arte e design. Così, Ricciardi ha curato POV, la campagna visiva di Fuorisalone concepita dagli architetti Andrea Cassi e Michele Versaci (EX) e dal regista Giorgio Ferrero (MYBOSSWAS) per presentare il tema di questa edizione, Materia Natura. Tra fotografia, audio e video, ruota intorno a cinque scenari – manipolati visivamente attraverso luci ultraviolette non proprie dello spettro umano – che ragionano su come l’uomo trasforma la materia in oggetto: un ceppo di legno colto in Val Susa, una lastra di ardesia e blocchi di ghiaccio, pietra lavica e marmo. 

Ricciardi ha anche lavorato a una serie di guide nei giorni del Fuorisalone «con percorsi nelle gallerie della città che seguono chiavi di lettura precise». L’obiettivo è promuovere non solo arte e design, ma anche Milano in sé. Perle nel cortile è dedicato alle gallerie nascoste dentro i palazzi milanesi, Beautiful buildings a quelle che hanno costruito la loro storia sul recupero degli spazi e sul rapporto con gli edifici che le ospitano, Strangers in Milan riprende il titolo della Biennale di Venezia e punta alle gallerie straniere, Arte oltre la circonvalla guarda al mondo più in là del centro. Sono esperienze che «lavorano quindi non tanto sul contenuto ma piuttosto sul contenitore», spiega Casati. 

Milano e Fuorisalone – tra contenitore e contenuto. Gli esempi di Baranzate Ateliers e Alcova

Qui sta un altro elemento centrale per capire il Fuorisalone. I progetti più longevi nati intorno alla Design Week sono quelli che hanno creato un legame con il territorio che va al di là dell’evento. Lo dimostra l’esempio di Brera Design District. Nato 15 anni fa in seno al Fuorisalone, è ormai diventato un brand attivo 365 giorni all’anno. Oggi ha 196 showroom di design permanenti, la concentrazione più alta al mondo, e ospita sempre anche più marchi di moda. Simile quello che è successo al distretto delle 5VIE, che intorno a quanto creato di Fuorisalone in Fuorisalone ha trovato una nuova identità. 

Il Fuorisalone è poi un’entità esploratrice per DNA: da sempre si è preso spazi della città che erano stati dimenticati. Così fa anche quest’anno. Sotto la curatela di Zavantem Ateliers, collettivo fondato dall’architetto belga Lionel Jadot, Baranzate Ateliers espone negli spazi di un edificio industriale degli anni ’50 a pochi minuti dall’aeroporto di Linate. Parliamo di 7300 mq. «Qui torna il rapporto tra contenuto, l’esposizione, e contenitore, il luogo. Fuorisalone genera interesse andando a scoprire parti della città sconosciute ai più», dice Casati. Un altro esempio: «Alcova lo ha fatto prima con l’ex fabbrica di panettoni Cova in zona Nolo, poi con l’ospedale militare di Baggio e con l’ex macello di Porta Vittoria. Adesso esce dai confini di Milano e si prende Villa Borsani e Villa Bagatti Valsecchi a Varedo, in Brianza. Hanno cambiato approccio: sono diventati editori. Fuorisalone diventa un palcoscenico per poi dialogare con i designer e i contatti raccolti durante tutto l’anno. Nel 2023 sono sbarcati a Miami per Art Basel. Milano è un vettore». In pochi, dice Casati, danno questa lettura più ampia al Fuorisalone: «Bisogna andare ben oltre la dimensione dell’evento per capirlo davvero. I luoghi creano interesse, a volte distolgono anche dal contenuto. Non è un’analisi critica. È oggettiva»

Fuorisalone 2024 supera i numeri del 2023

Anche la storia recente del Fuorisalone ha conosciuto qualche difficoltà. Dopo i record del 2019 arriva il Covid. Il 2022 lasciava spazio alla gioia di esserne usciti, poi – come per Milano in generale – è iniziato un percorso di aggiustamento. Se non è chiaro come la città uscirà dal suo, per il Fuorisalone il modello seguito fin qui sembra funzionare. Casati: «Due guerre, l’inflazione, la crisi dei tassi. Non è che possiamo pensare che l’evento sia lontano da quello che succede nel mondo. Parliamo di aziende che investono. Fino a dicembre non ero molto sereno: non c’era più l’entusiasmo dell’immediato post Covid. Ci sono state rinunce, ad esempio dal mondo asiatico. L’incertezza a livello politico ed economico ha portato a essere un po’ più garantisti. Poi c’è stata una ripresa incredibile e alla fine abbiamo superato di gran lunga il 2023 con uno scatto finale. Siamo tornati a lavorare a vista, come succedeva fino al 2019. Una sorta di ritorno a un modello 1.0».

Paolo Casati

Creative director e brand consultant. Si laurea alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano con una tesi su Fuorisalone.it, matura un’esperienza nel campo del product e interior design per concentrarsi poi sul mondo della comunicazione visiva per il web, user experience, marketing territoriale, produzione eventi e direzione artistica.

Fuorisalone.it e Brera Design District

Dietro a Fuorisalone.it c’è il team di Studiolabo, agenzia di comunicazione specializzata in design, fondata a inizio anni 2000 da Paolo Casati e Cristian Confalonieri. Rielaborando il loro progetto di laurea al Politecnico, nel 2003 lanciano un sito con una mappa interattiva che permette agli utenti di controllare gli eventi in tutta la città: www.fuorisalone.it. Nel curano la comunicazione per il Fuorisalone di Zona Tortona. Nasce il primo distretto del design milanese. Nel 2009 inizia il percorso di Brera Design District, che oggi si accompagna al più ampio Brera Experience, per la promozione del quartiere durante tutto l’anno. In questo ambito sarà lanciato un magazine cartaceo free press come guida a Brera, dagli hotel e i ristoranti ai luoghi da visitare.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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