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Reschio - la piscina e il castello
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La storia di Reschio: 1500 ettari di bosco rigenerato

Cinquanta casali, un castello e il bosco di querce: la Tenuta di Reschio raccontata da Benedikt Bolza e da Nencia Corsini, dove oggi lavorano oltre duecento persone

La famiglia Bolza e l’imperatrice – le fotografie dell’Istituto Militare di Firenze

La famiglia Bolza possedeva terre in Ungheria dalla fine del diciottesimo secolo, quando l’imperatrice d’Austria non aveva altro con cui pagare i servigi di un tessitore. Al volgere della Seconda guerra mondiale, quando l’Ungheria divenne sovietica, il conte Antonio Bolza rientrò in Italia e ottenne la proprietà dell’antica Tenuta di Reschio, comprandola da un’asta che poneva in vendita le terre della chiesa, quello che un tempo fu lo Stato Pontificio. 

L’Istituto Militare di Firenze conserva le immagini storiche del territorio. Una foto aerea del 1942 mostra un paesaggio brullo, senza bosco – il legno tagliato era la fonte di energia. Si vedono i gelsi – nel castello dismesso si lavoravano i bachi per la filatura della seta. Alcuni cipressi non ci sono più – oggi sono stati ripiantati fusti nuovi e sono ricresciuti, mentre la querceta si sta riformando.

La Tenuta di Reschio: ettari, ruderi e casali, il progetto di restauro, i fabbri e l’utilizzo di sughero

La tenuta si estende per 1500 ettari nel centro dell’Italia – il torrente Niccone ne segna un confine. Nel corso dei secoli, furono costruite le case coloniche destinate all’uso dei contadini di tabacco. Benedikt Bolza, erede del titolo nobiliare, architetto con formazione a Londra, ne fece una conta.

Bolza disegnò i lotti, assegnando un ettaro di terra a ciascuna tra le case coloniche. Le mise in vendita presentando il progetto di restauro – con la clausola di prelazione. Le case erano libere dai vincoli delle Belle Arti ma limitate nei volumi. Mantenendo la titolarità del progetto di restauro e includendolo nella vendita, Benedikt avrebbe conservato l’identità della tenuta secondo la sua visione di conservazione, sia architettonica sia agricola e rurale.

«Ho restaurato 31 case a oggi, su 50 ruderi esistenti». A Londra sussiste l’immaginario della campagna inglese, tra verde erba bagnata, cottage, il sole morbido che non brucia d’estate e il camino d’inverno. L’italiano cerca una villeggiatura più reattiva alla vita ripetuta, al mare o in montagna, sminuendo la campagna – ma questa percezione sta cambiando da dopo la pandemia. «Abbiamo investito su una fibra ottica tramite cavo, non tramite radio. Siamo intervenuti dove l’amministrazione pubblica non arrivava. Abbiamo tre ingressi diversi per la fibra, così che se ne dovesse cadere una, le altre possano supplire»

Il sughero per i pannelli isolanti, niente polistirolo che quando viene lavorato disperde plastiche. Gli infissi sono realizzati dal fabbro locale. «Lavoro con tre fabbri diversi: uno è il più artistico, uno è più tecnico. Uno non basta mai». La trasparenza: un contratto prevede la consegna in due anni – per il ritardo Bolza sostiene le penali. 

«Chi compra da noi vuole due certezze: il tempo per i lavori e il costo finale pari a quello pattuito. Proponiamo un lavoro di restauro costoso, non ho dubbi su questo, ma l’impegno economico che è stato fissato all’inizio è lo stesso che si trova alla consegna». Per avere un’idea basta una ricerca in rete, tra articoli di giornali finanziari e siti immobiliari: i prezzi per comprare un cascinale a Reschio oscillano sui 10 milioni di euro.

«La prima vendita, la prima casa: l’inizio della storia. Da far vedere c’era solo la mia casa di famiglia. Ho avuto la fortuna che il primo committente mi ha dato fiducia e piene risorse – ho potuto realizzare quello che avevo in testa: la prima villa, il Belvedere. I pavimenti di recupero hanno tecnologie di riscaldamento che negli anni Novanta erano avanguardia. Un primo committente così ben disposto è stato una fortuna. Il secondo ha potuto avere un’idea concreta di quello che sarebbe stato il futuro». A giugno 2024, è in uscita per Rizzoli il libro che racconta i primi 30 anni della storia della Tenuta del Reschio.

Le temperature e l’acqua piovana: la costruzione dell’acquedotto

La mattina d’estate il vapore acquo forma una nuvola di rugiada: è la migliore forma di irrigazione e di raffreddamento della terra. Situazione ideale per la coltura del tabacco. Oggi nella tenuta di Reschio non si coltiva il tabacco, ma nelle zone limitrofe ci sono alcuni campi. Le temperature in estate vedono la minima che può arrivare a 13 gradi. La massima di giorno ad agosto gira sui 33 gradi, non oltre i 38. Gli ultimi geli arrivano fino a maggio. 

Non c’è acqua comunale, solo acqua piovana. «Abbiamo costruito i laghi per averne riserva. Per ogni lago, c’è un pozzo colmo di ghiaia che fa da filtro – non deve succedere che il fango entri nella pompa. Da questo pozzo le pompe prendono l’acqua e la avviano in alto verso il collettore. Qui viene purificata con un depuratore e da qui distribuita al castello e alle case rurali. In discesa: ogni 10 metri si crea un bar di pressione; il delta tra i livelli può raggiungere i 200 metri».

«D’estate le pompe che prendono acqua dai laghi non possono restare ferme oltre 12 ore – mentre d’inverno c’è più abbondanza e meno necessità. Siamo preparati: se non dovesse piovere da aprile a novembre non sarebbe un problema, lo stoccaggio è sufficiente». La domanda è il cambiamento climatico – «ma in questa zona difficile che arrivi una siccità così prolungata. Per affrontare un problema, dovremo contrastare la siccità di un anno intero».

Il libro per i 30 anni di Reschio: Nencia Corsini

Sulla copertina del libro per i 30 anni di Reschio, una foto di Nencia Corsini scattata da Benedikt Bolza: un chiaro scuro, la donna sorregge un ritratto di un volto, potrebbe essere uno specchio, è un dipinto di un’epoca trascorsa. Nencia Corsini è la figlia del IX principe di Sismano. Durante i primi cantieri, Nencia Corsini arrivò per dipingere affreschi nelle nuove case e incontrò Benedikt Bolza – si sposarono, diedero vita a una famiglia e cinque figli. 

La costruzione del castello risale al Decimo secolo, il nome Reschio deriva da Resculum, fortezza, fortificazione. Le terre già appartenevano ai Marchesi del Monte Santa Maria per concessione di Carlo Magno. Il 14 maggio del 1355, l’imperatore Carlo IV durante la sua discesa per Roma, elevò il fondo al rango di feudo per il Conte di Reschio.

Il Castello di Reschio

Il restauro del Castello è stato completato nel 2021, quando fu aperto l’albergo. «Sotto al ristorante, siamo scesi giù nella roccia per 15 metri – per uscire sotto castello e collegare i sistemi. Tutto l’edificio respira tramite pompe di calore posizionate a livelli più bassi. Camminando lungo le mura di nord ovest, non ci si accorge che sotto ci sono le macchine e i locali tecnici. Le Belle Arti hanno apprezzato questa soluzione, non era invasiva, niente è visibile. Uno può andare sulla torre, guardare ovunque e non accorgersi di alcun impianto»

Le mura del castello sono svasate, il perimetro alla base è un poco ridotto rispetto al ciglio delle mura, di circa quaranta centimetri. «Per tutte le stanze del castello, non c’è solo il condizionamento e il riscaldamento, c’è il cambio d’aria – come potrebbe succedere a un edificio moderno, non a una costruzione dell’anno Mille. Tecnologie che non sono visibili – le tubature sono state inserite nel muro esterno, una parete che ha uno spessore di quasi due metri, propria di una roccaforte».

La piscina ovale, a filo con l’erba. «Non avrei voluto il dock in legno, avrei preferito l’ovale intatto – per seguire la mimesi di un lago. Il dock in legno è stata la soluzione per la tapparella, che esce dal centro e si apre nelle due ali. L’acqua è riscaldata, le risorse di energia necessitavano della tapparella. Ci sono solo due ditte che fanno questo tipo di coperture, una tedesca e una italiana. Prima avevo chiesto ai tedeschi, hanno detto impossibile. Allora sono andato dagli italiani, che rendono possibile l’impossibile». Per ragioni sismiche, il rivestimento è in materiale elastico, che imita i rilievi della pietra – il colore permette che il riflesso della luce renda l’acqua verde. 

La luna e l’orto, le scuderie e i puro sangue, le tecniche artigiane

A Reschio, le fasi della luna sono monitorate. Nell’orto crescono il porro, la calendula spontanea, un’artemisia cinerea. Le bietole hanno capacità di propagarsi. I papaveri possono essere infestanti. L’iperico, o l’erba di San Giovanni. La radice dell’acetosa ha proprietà ricostituenti, controindicate se ci sono calcoli ai reni. Al secondo anno si cava la radice, la si lascia seccare per usarla in decotti. «Non voglio avere impianti di irrigazione perché sono pipe di plastica che poi si otturano» dice Nencia Corsini, indicando i nuovi terrazzamenti. 

Nelle scuderie ci sono puledri puro sangue spagnoli. Il maneggio equestre lavora tutti i giorni, l’arena è anche dedicata al dressage – e si trasforma in un cinema nelle sere d’estate. Le scuole artigianali. Il ricamo a mano, la tintura naturali con le erbe; la carta marmorizzata. La produzione in ceramica, con una ragazza che lavora il Gres nei suoi forni da laboratorio a Perugia. Sono lavori manuali che erano abitudini, in una tenuta come questa – Nencia Corsini vuole ripristinarli. 

Benedikt Bolza alla Tabaccaia: lo studio di Architettura

Lo studio di architettura di Benedikt Bolza prende vita nei locali della Tabaccaia: un edificio industriale ai piedi della prima collina, quella su cui sorge il Castello. Tutto l’impianto elettrico entra nella tenuta tramite i locali della Tabaccaia, e da qui raggiunge l’albergo, le case e le pompe dell’acquedotto. I tavoli di ottone sono lavorati con acidi: per creare una sorta di venatura esplosa, gradazione di colore materico, tra l’ocra e la terra bruciata. La Tabaccaia è il centro pulsante di un’impresa per cui lavorano all’incirca 230 persone. Per poter contare su uno staff stabile, su collaboratori che possano scegliere di lavorare al Reschio anche di fronte a quante proposte possano arrivare a oggi a chi è capace nell’industria alberghiera, il Conte Bolza e Donna Nencia hanno investito nel territorio usando la produzione locale per ogni tipo di fornitura: oltre alle infrastrutture, hanno aiutato il Comune a costruire l’asilo.

Agricoltura rigenerativa, il pollaio e il vino

Il futuro è l’agricoltura rigenerativa. Nencia Corsini conduce una visita all’impianto di compostaggio, dove i rifiuti organici della cucina, lo sterco, e le pantofole delle stanze d’albergo cucite in paglia e cotone, diventano terra concimata. Il bosco è una fonte di energia rinnovabile: va pulito e curato, affinché quella che oggi è una giovane querceta ancora debole per lo squilibrio che è stato creato nei secoli, possa tornare all’ecosistema di una foresta collinare. 

Il pollaio e i suoi predatori: la rete metallica scende in verticale scavando per almeno 80 centimetri, e poi prosegue sottoterra, in orizzontale allontanandosi dal recinto – per bloccare l’ingresso della volpe. La rete deve proseguire anche come un tetto, per difendere le galline dai falchi. Come il pollaio, i campi agricoli sono recintati – per fermare i cinghiali: un tentativo di semina di canapa stava andando a buon fine, i fiori e i semi in altezza. Si stava formando l’illusione che i cinghiali non se ne accorgessero – invece è bastata una notte soltanto: i cinghiali hanno steso a terra i fusti e divorato fiori e semi. 

Alcuni tra i proprietari, hanno messo a dimora un vitigno e il Reschio ne produce il vino. Sulla bottiglia si legge Rasenio che significa appartenere al popolo degli Etruschi. Rasenio è il nome del vino che si produce nella Tenuta del Reschio. Sull’etichetta, una sagoma di un reperto risalente a quell’epoca. «Abbiamo trovato questo figurino di bronzo, sotto un ulivo».

Carlo Mazzoni

Reschio - la piscina a sfioro sul prato
Reschio – la piscina a sfioro sul prato
Reschio - fiori, a cura di Nencia Corsini
Reschio – fiori, a cura di Nencia Corsini
Reschio - ingresso alle camere
Reschio – ingresso alle camere
Reschio - la piscina ovale
Reschio – la piscina ovale

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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