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Silvio Berlusconi, negli studi Mediaset
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Silvio Berlusconi, la Brianza, e la riedizione italiana del sogno americano

Liberismo, sessismo e qualunquismo, ogni cosa sembra una possibile polemica: luccicano paillettes e svettano grattacieli – quello di Silvio Berlusconi è un pezzo di letteratura sul potere italiano

Il funerale di Silvio Berlusconi

Dies Irae Dies illa. Nella nave gotica del duomo di Milano si tiene un funerale solenne come quello di un imperatore iberico del barocco. Fatidico come quelle esequie con cui Federico De Roberto dà inizio alla narrazione al vetriolo de I vicerè. Cala il sipario, o meglio il sudario, su tutta un’epoca italiana. 

Silvio Berlusconi riposerà, forse, nell’Escorial che lo scultore Pietro Cascella ha eretto per lui nel parco di Villa San Martino ad Arcore nel 1993. Nessuno è stato ancora inumato nel sepolcro monumentale, visto che la legge non permette la sepoltura fuori dai cimiteri. Non sono seppelliti qui ma al Cimitero Monumentale di Milano nemmeno i genitori di Berlusconi, Luigi e Rosa. La sua idea, come il Megalexandros, era di trascorrere qui l’eternità circondato dai propri familiari e dai più stretti collaboratori, come Dell’Utri e Confalonieri. Emilio Fede ha espresso a più riprese il desiderio di far parte della cerchia di eletti. Indro Montanelli, all’epoca Direttore del Il giornale, rispose all’invito con un cortese e spiritoso diniego: “Domine non sum dignus”. 

L’ultimo personaggio della scena politica italiana – Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi era uno stakanovista, un sognatore e il portabandiera del liberismo di un centro-destra qualunquista. Prima della rivalutazione recente, per oltre trent’anni contro di lui e il suo pensiero si è scagliata una sinistra che lungo questa lotta esasperata ha forse smarrito se stessa e il rapporto con la base popolare. Non mancavano le ragioni di critica, ma a Silvio da Arcore non si è mai perdonato nulla, nemmeno il più minuto peccato veniale. Altro che conflitto d’interessi ed emanazione di leggi ad personam. Un confronto da gigante il suo, uno contro tutti, coraggio e impudenza, un’incrollabile volontà di sopravvivenza con cui ha superato gli oltre venti procedimenti giudiziari di cui è stato imputato. 

Silvio Berlusconi ha perseguito senza esitazioni o autocritica l’imposizione di sé e del suo credo. Rappresenta l’ultimo personaggio della scena politica italiana. Qualcuno che tutti – sostenitori o nemici – hanno sempre ritenuto immortale. Sorprende questa scomparsa, più volte annunciata da raffiche di dichiarazioni che smentivano il peggio. 

Il Cavaliere e l’epopea degli anni Ottanta

L’epopea del Cavaliere, che balza agli onori della cronaca negli anni Ottanta “da bere”, dove, muovendo dal suo regno di mattone diviene il monarca delle televisioni commerciali, assume contorni ambigui ed esagerati da feuilleton. Profeta della visione craxiana tesa alla demolizione del monopolio RAI, Berlusconi riesce a mutare i codici dell’universo catodico e a fondare una nuova estetica di comunicazione. La sua TV è una piattaforma semantica eversiva che in una manciata d’anni polverizza capisaldi culturali che si pensavano inattaccabili. 

Intanto comincia il bengodi, gira la giostra delle tentazioni e viene alla ribalta un’imprenditoria favolosa quanto spregiudicata. Il gioco si fa duro, non mancano pressioni politiche sulle banche e imbarazzanti compagni d’avventura e finanziamento. È solo il prologo pirotecnico e camp del progetto politico successivo, Forza Italia, movimento creato nel 1994 con sagacia e passione e poi distrutto con un accanimento da Moloch. Il Paese si ubriaca, sedotto dal carisma di Silvio, che emana l’attrazione fatale del “Pifferaio di Hamelin”. Ogni cosa sembra possibile, luccicano le paillettes e svettano grattacieli su irenici parchi con laghetto che smentiscono le vecchie banlieu. Uno a uno cadono baluardi obsoleti e si avviano metamorfosi sociali grazie alla promessa di un futuro radioso che sta lì a portata di mano. Una riedizione brianzola del sogno americano, trasformismo da funambolo e un cinismo dai risvolti sentimentali, colbacco extralarge per Putin e jellaba nel deserto libico con Gheddafi. 

La massoneria, il fascino oscuro della loggia P2

La serata dei Telegatti era una specie di scintillante Oscar televisivo che faceva sognare tutta la nazione. Drive In, lo show di Antonio Ricci trasmesso da Italia1 dal 1983 all’88, riscosse tanto successo da entrare nel costume nazionale. Il 31 dicembre 1983 un’edizione speciale del programma fu proposta a reti unificate per capodanno sulle due reti dell’allora Fininvest – Mediaset non c’era ancora –, Canale 5 e Italia 1. “Corri a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta!”, jingle e ritornelli ipnotici, un rap di maggiorate in hot pants, bling bling e vecchie glorie riesumate ad hoc. Una corte di fedelissimi quanto i dióscuri Confalonieri e Dell’Utri, gli officianti della dottrina berlusconiana. Sono Corrado, Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, fatti risorgere dal viale del tramonto e imposti quali padri nobili dell’empireo tv negli orari più domestici e seguiti. 

Quel decennio ruggente degli anni Ottanta moltiplica la portata simbolica di Berlusconi

Silvio Berlusconi impone il suo sorriso telefunken e i granitici doppiopetti blu Caraceni corredati da cravattoni Marinella come una sorta di New Deal. L’esempio di un successo da ottenere a ogni costo. Niente di più lontano dalla sofisticazione capricciosa e snob dell’avvocato Agnelli, peraltro cliente di Caraceni e anch’egli anch’egli quasi sempre in doppiopetto e cravatta oversize. King Silvio incarna l’uomo della porta accanto. Ha venduto scope elettriche door to door da ragazzo ed esordisce come crooner da crociera con l’amico Fedele Confalonieri. La sua parabola esistenziale è una specie di miracolo e la sorte sembra aiutarlo molto. Nel 1961 dà il via alla sua attività da agente immobiliare fondando la Cantieri Riuniti Milanesi srl insieme al costruttore Pietro Canali. Due anni dopo vara l’Edilnord Sas con il banchiere Carlo Rasini e Carlo Rezzonico. Nel 1964 progetta a Brugherio una città modello da 4000 abitanti e nel 1972 a Segrate nasce Milano 2.

Silvio Berlusconi è un character alla Alberto Sordi che però di tapino non ha un bel niente. Nella vita ce l’ha fatta e ha saputo arrivare fino in cima. Enzo Biagi affermava laconico che se solo avesse avuto un filo di tette, Silvio Berlusconi avrebbe fatto anche la soubrette. Gli yuppies meneghini di quegli anni sventati e gioiosi, ormai sbiaditi nella memoria, guardavano a Silvio come a un faro, o meglio, un idolo. I suoi eccessi, la genialità dell’azzardo e le sue estrose sregolatezze si impongono quale dimensione letteraria e corredo di un’affermazione inarrestabile. Nemmeno Tangentopoli riuscirà a fermarlo. Un po’ come il Cristo trasportato in elicottero che apre la Dolce Vita di Fellini, la cui ombra si proietta mistica e minacciosa su Roma. Berlusconi, tra luci e ombre, è paragonabile soltanto a mattatori della politica quali Bettino Craxi, amico e testimone di nozze, riferimento e patron degli esordi e il Divo, il misterioso Giulio Andreotti dall’imprendibile essenza gesuitica. 

Le case di Berlusconi sono patinate residenze da rotocalco

Simpatico gaffeur, esplode in invettive da stadio o da bar dello sport, sorride, indulge nei trapianti e nella chirurgia plastica quanto in un make-up che via via lo trasforma in una maschera surreale come un ologramma. Tappezza le rocce sarde di moquette di prato inglese.

A Villa San Martino ad Arcore, acquistata dalla marchesa Anna Maria Casati Stampa di Soncino nel 1973, si diceva che ai primordi del suo successo si accomiatasse dagli ospiti donando loro una flûte da champagne in argento Cartier che recava incisa la data della visita. La dimora settecentesca diventa sua con la proprietà circostante per 750 milioni di lire, per tramite dell’avvocato Cesare Previti, che fino all’emancipazione della nobildonna rimasta orfana tragicamente da bambina, era stato il suo tutore legale. Nel 1983 la Cariplo accettò l’immobile come garanzia per un prestito valutandolo circa 7 miliardi di lire. 

Dal 2013 al dicembre 2020 Silvio Berlusconi ha risieduto ufficialmente a Roma presso il seicentesco Palazzo Grazioli in via del Plebiscito, dove già aveva abitato saltuariamente dal 1995. Dal 2021 si installa a Villa Grande, detta anche Villa Zeffirelli, in quanto appartenuta in precedenza dal regista, amico personale del Cavaliere ed ex membro di Forza Italia, situata tra l’Appia antica e l’Appia Pignatelli. 

L’estetica di Silvio Berlusconi

Personalità centrali di una tragicommedia di potere sontuosa e grottesca. Gente così in Italia non ce n’è più. Si sono manifestati tentativi d’imitazione, tracimati in una dimensione di farsa strapaesana. Berlusconi possiede tutte le caratteristiche necessarie ad alimentare una mitologia e a tracciare un’epica chiaroscurale. Affronta processi e scandali impavido come la bandana da pirata che inalbera durante la visita di Tony e Cherie Blair in Costa Smeralda, a Villa Certosa. 

Stupisce con bon mot grossolani e divorzi miliardari, si compra il Milan nel 1986 e nel 1990 acquisisce la maggioranza delle azioni del Gruppo Mondadori, spericolata manovra che gli causa il contenzioso. Scrive e spesso intona romantiche canzoni in napoletano assieme al chitarrista e chansonnier partenopeo Mariano Apicella. Si mette a pulire con un fazzoletto la poltrona di Travaglio durante un talk show televisivo e manda a quel paese con uno sberleffo guascone Lucia Annunziata, che via, proprio simpatica e imparziale non è. Non tutto, ma di tutto. 

Cesare Cunaccia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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