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Bob Verhelst
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Anche un oggetto prodotto in serie può avere un’anima ruvida

La filosofia di Eileen Gray, le forme del Bauhaus, le pennellate di Mirò e le scenografie del teatro contemporaneo – in conversazione con il designer belga Bob Verhelst, la collaborazione con Serax

Bob Verhelst: dal teatro alla moda, dall’arte al design

L’approccio di Verhelst al mondo del design, di cui si definisce ancora un neofita, è il risultato di una carriera poliforme. Inizialmente si è formato nell’ambito della moda all’Accademia reale di Belle Arti di Anversa, con designer come Ann Demeulemeester, Dries Van Noten e Martin Margiela. Successivamente, ha deciso di specializzarsi come costumista teatrale prima all’Accademia di Belle Arti di Varsavia, sotto la guida dello scenografo Jozef Szjana, poi all’Ente Morale di Roma. Ha quindi collaborato con diversi teatri europei, tra cui il Raamtheater di Anversa, il Burg- und Akademie Theater di Vienna e il Teater Wielki di Varsavia. 

Bob Verhelst ha poi portato la sua esperienza in scenografia nel mondo della moda e dell’arte. Ha progettato vetrine per Hermès, Viktor & Rolf, Cartier e L’Oréal. Ha curato l’evento inaugurale del MoMu di Anversa nel 2002 e la scenografia per Margiela, les années Hermès, esposta nel 2017 ad Anversa, Parigi e Stoccolma.

Con Serax, Verhelst ha dato forma a una evocazione teatrale. Fred è una poltrona che rievoca l’immagine di un trono in una scenografia di stampo moderno. Qui, una struttura monolitica in legno dipinto sorregge cuscini a contrasto realizzati con tessuti di produzione belga. 

Sculptural confluence part 1: Bob Verhelst per Serax

Il brand belga di design Serax ha presentato al pubblico la prima parte di Sculptural confluence, una collezione di arredi per interni firmata dal designer Bob Verhelst. In occasione del recente Salone del mobile, Serax ha allestito gli spazi del Teatro Arsenale, in via Cesare Correnti tra il civico 7 e l’11 – dal 1978 un centro di iniziative artistiche e teatrali.

Poltrone, tavolini, lampade e vassoi dalle forme geometriche, con linee ruvide e spigolosità, sebbene non manchino nemmeno elementi tondeggianti. Vi si alternano diversi materiali, dal legno alla ceramica, al tessile. I colori sono generalmente matte e spaziano da tinte brillanti a tonalità della terra.

Scopo della collezione è adottare un approccio caro tanto a Serax quanto al designer belga: la funzionalità che si armonizza con l’arte e l’estetica. Senza seguire alcun concept. Bob Serax: «Non amo la parola “concept”. Quando disegno le mie creazioni seguo un processo impulsivo. Ogni pezzo è il prodotto di un preciso momento e mood. Insieme diventano una collezione». 

Questa volontà di creare libero da preconcetti e standard predefiniti si traduce per Verhelst in un approccio ruvido all’arte e al design: «Per me ruvidità significa essere coraggiosi, autentici, essere onesti, verso se stessi e il proprio lavoro».

Anche lo spazio è indefinito, eppure Verhelst è convinto che i suoi pezzi finiranno nel posto giusto: «E nelle mani delle persone giuste. Persone capaci di apprezzare e comprendere il mio lavoro».

Bob Verhelst: «La moda non è un’arte ma penso da scultore»

Bob Verhelst considera tutte le sue esperienze concatenate e complementari: «Il mio background teatrale mi ha aiutato a lavorare come scenografo. Lavorando nel mondo della moda ho capito come presentare un abito in un museo». Questa abitudine di lavorare con la materialità, con stoffe e oggetti tangibili, si riflette nell’approccio al design: «Quando disegno un oggetto o un arredo, sento che il lavoro grafico è per me più una sorta di influenza, penso più da scultore che da designer». 

Collaborare con Hermès e Cartier ha insegnato a trovare il giusto equilibrio fra la sua visione artistica e quella dei diversi marchi con cui di volta in volta dialoga: «Come prima cosa ho sempre cercato di capire quale fosse il DNA del brand, il messaggio di una mostra o di una campagna pubblicitaria. Una volta familiarizzato col loro mondo, comincio a progettare, ma lo faccio a modo mio. Alla fine, i nostri due mondi finiscono automaticamente per fondersi. Sia l’identità del marchio sia la mia firma sono facilmente riconoscibili».   

Ci sono confini, comunque, che per Verhelst restano netti, come quello fra moda e arte: «Non considero la moda un’arte, si tratta di una professione completamente diversa. Certo, questi due mondi a volte si avvicinano molto e possono perfino influenzarsi a vicenda. Tuttavia, per me resteranno sempre due mondi differenti».

Serax, la presentazione al Teatro Arsenale in Via Cesare Correnti, Milano
Serax, la presentazione al Teatro Arsenale in Via Cesare Correnti, Milano

La lezione del Bauhaus: anche la produzione in serie ha un’anima

Verhelst non segue i trend. Nella sua produzione, non da ultima Sculptural confluence, ci sono piuttosto richiami a scuole e artisti del passato. Nei suoi tavolini multifunzionali per Serax si coglie l’influenza della designer Eileen Gray. I tavoli Bent e Julius, per esempio, giocano con i volumi e le ombre per ricreare l’illusione ottica di più tavolini contigui di diversa altezza. In realtà, si tratta di un pezzo unico che si presta a utilizzi differenti. Basile può essere utilizzato sia come sgabello sia come tavolino da caffè. 

Questi arredi sono proposti in diverse tonalità, dal grigio pietra al nero carbone, passando per nuance calde come il rosso, l’arancio e il vinaccia. Il colore è dato con pennellate dense che ricordano le tele di Mirò, un altro dei modelli di Verhelst. 

Le linee e le forme proposte dal designer belga si richiamano poi allo stile del Bauhaus, di cui sposa anche la filosofia. La scuola di design fondata a Weimar da Walter Gropius nel 1929 si proponeva, infatti, di trovare un compromesso fra l’artigianalità e la produzione industriale in serie, che allora cominciava a dilagare. L’obiettivo di Bauhaus era creare oggetti che coniugassero estetica e funzionalità, arte e tecnologia, ma fossero allo stesso tempo alla portata dei più. Alle moderne esigenze della produzione di massa il movimento rispose con uno stile minimalista ed essenziale, fatto di elementi basilari, forme geometriche primigenie e razionali. 

In un’epoca in cui il consumismo ha portato la produzione di massa a crescere ulteriormente, Verhelst è ancora convinto dell’attualità della lezione di Bauhaus. Un oggetto può conservare un valore artistico anche se è prodotto in serie, quando dietro c’è una personalità. Più che all’autenticità e all’unicità, Verhelst guarda al moto dello spirito: «Un’opera d’arte o un oggetto di design devono innanzitutto far provare qualcosa a me. Che si tratti di un dipinto originale o di una serigrafia, di un mobile unico o di uno prodotto in serie, mi interessa non la sua autenticità, ma se è fatto bene e se mi emoziona».

Teatralità e umorismo trasformano oggetti quotidiani in arte

Verhelst resta uno scenografo anche quando lavora su oggetti di uso quotidiano. A suo dire, proprio la teatralità, se applicata al design, può trasformare oggetti comuni in opere d’arte. Le persone assumono un ruolo attivo, come se fossero attori sulla scena: «Mi piace l’idea che si possa trasformare un oggetto domestico d’uso pratico in un’opera d’arte. È il caso dei miei vassoi da portata, dei miei vasi o dei tavolini da caffè, che quando non vengono utilizzati possono sembrare delle sculture astratte. Voglio che le persone possano giocare con le mie creazioni e comporle in diversi modi, attenuando la seriosità di termini come “oggetto di design” o “opera d’arte”».

I vassoi cui Verhelst fa riferimento sono Yo-to, Cubit ed Endo, parte della collezione firmata per Serax. Realizzati in legno, giocano con le forme del cerchio e del quadrato per produrre diverse composizioni ed effetti ottici. Endo può anche essere appeso al muro e trasformato in opera d’arte. A decidere come comporla è la persona stessa, che partecipa così al processo creativo.

Il brand belga di design Serax ha presentato al pubblico la prima parte di Sculptural confluence, una collezione di arredi per interni firmata dal designer Bob Verhelst
Il brand belga di design Serax ha presentato al pubblico la prima parte di Sculptural confluence, una collezione di arredi per interni firmata dal designer Bob Verhelst

Design e manifatture sostenibili: l’importanza del fattore tempo 

Nell’addentrarsi nel mondo del design Verhelst si sta cimentando con diversi materiali: «Sto ancora scoprendo tutte le possibilità dei diversi materiali. Ho imparato molto sulla ceramica, mentre il legno, l’alluminio, la plastica e i materiali riciclati sono del tutto nuovi per me e sono impaziente di studiarli e lavorarci».

Perché si possa parlare di manifatture sostenibili in riferimento al mondo del design secondo Verhelst limitare il discorso ai materiali è riduttivo. Un ruolo chiave lo avrebbe il fattore tempo. A prescindere dal materiale con cui sono stati realizzati gli oggetti, infatti, se li sostituiamo continuamente per stare al passo con le mode non si può parlare di sostenibilità. 

Tuttavia, secondo il designer belga si comincia a intravedere un cambiamento: «Sempre più giovani designer abbracciano lo spirito dell’Arts and Crafts. Per esempio, Valentin Loellmann in Olanda o Rikkert Paauw a Bruxelles. Spero che le persone possano reimparare a comparare arredi e oggetti con l’intenzione di tenerli per sempre. Tutto ciò che ho comprato a partire dai diciassette anni è ancora in casa mia. Se li scegliamo bene e con amore, quegli oggetti ci accompagneranno per tutta la vita. Penso che bisognerebbe spendere un po’ di più e comprare un po’ meno».

Sculptural confluence, collezione di Serax firmata da Bob Verhelst
Sculptural confluence, collezione di Serax firmata da Bob Verhelst

Bob Verhelst

Bob Verhelst è un designer, artista, scenografo e costumista belga che ha collaborato con teatri, musei e maison, tra cui Hermès, Maison Margiela, Viktor & Rolf, Cartier e L’Oréal. Nel 2024 ha firmato una collezione di arredi e oggetti di design per il marchio belga Serax, intitolata Sculptural confluence

Per il lancio Serax ha selezionato una serie di sedute, tavolini da caffè, lampade e vassoi multifunzionali che si richiamano allo stile di Bauhaus e fondono il mondo del design con quello dell’arte, affidando all’utente un ruolo attivo nel processo creativo.

Debora Vitulano

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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