Baba, Mohamed Maalel, Accento edizioni 2023
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Autofiction: Ahmed doveva chiamarsi Marco, oppure Ventura, come voleva la nonna

L’esordio di Mohamed Maalel: «Da bambino mi sentivo italiano quando addentavo un panino con la mortadella, e tunisino quando partecipavo ai matrimoni a in estate»

BABA, romanzo di formazione di un italo-tunisino 

Suo padre Taoufik decise che sarebbe stato Ahmed, che in arabo significa ‘lodatissimo’ ed è il sinonimo di Muhammad, il nome del profeta tanto rispettato. La storia di Ahmed comincia così, cinque minuti dopo essere venuto al mondo, con il primo scontro tra le due anime che lo abitano: quella italiana, da parte di madre, e quella tunisina, per il seme paterno. È una storia di crescita e perdono, di viaggi in macchina e per mare, una storia fatta di sigarette accese e nascoste, caffè e atti di coraggio e ribellione. 

Ahmed Maalek condivide molto, ma non tutto, con Mohamed Maleel che di Ahmed racconta vita, disgrazie e miracoli nel suo romanzo di esordio BABA. Racconta Mohamed Maalel: «Ho perso mio padre lo scorso anno a febbraio. Dopo due settimane ho iniziato a scrivere. Può essere considerata autofiction, perché prende spunto da gran parte del mio vissuto. Ho utilizzato Ahmed, e non il mio nome, per poter raccontare questa mia storia andando a riflettere su ciò che mi è successo senza cascarci troppo dentro. Con Ahmed mi sono allontanato da me stesso. Senza di lui, forse, avrei raccontato una storia a metà».

Lampoon introduce Mohamed Maleel, autore del libro BABA, pubblicato con Accento Edizioni

Nasce dalle ceneri di un uomo, la storia di Ahmed che è Mohamed. A febbraio dell’anno scorso le prime parole gettate su pagina e dopo l’estate il romanzo già era concluso. «L’avevo chiuso in un cassetto», confessa Maleel. «Spinto da amici e dal mio compagno, ho poi deciso di dargli una possibilità. Secondo gli altri avevo scritto una storia che poteva portare a una riflessione importante sulla figura dell’italo-tunisino. È una storia che da voce a un figlio di doppia cultura, una cosa che in Italia ancora non si era sentita. Non ho mandato il libro a nessun altro al di fuori di Accento. Se non fossero stati interessati, l’avrei richiuso nel cassetto. Sarebbe rimasta una storia che in ogni caso mi aveva aiutato a superare un periodo difficile. Poi Matteo B. Bianchi (direttore editoriale di Accento) l’ha letto e mi ha detto che era un libro urgente. Questa storia ha trovato un suo posto». 

Mohamed Maleel: un rapporto padre-figlio tra l’amore e la violenza

BABA è un romanzo di formazione che segue traiettorie mai banali: ora racconto di crescita di un italo tunisino omosessuale in cerca di un posto, di un affetto, di un’identità precisa e afferrabile, ora ritratto di famiglia non convenzionale. La madre Paola, dolce italiana innamoratasi giovanissima dell’uomo giusto e sbagliato, del diverso, dello straniero. Il padre Taoufik, capace d’ogni violenza e atti di tenerezza commoventi: un cornetto al cioccolato regalato al figlio, ogni mattina per colazione, e le pietre più belle per la donna che ancora ama.

A riguardo, racconta Maleel: «Un figlio non può essere un padre, e gli è facile attribuire a un genitore delle colpe. Nello scrivere BABA ho cercato di avvicinarmi a mio padre, ritrovando quella violenza che personalmente ho vissuto e negli anni ho consapevolizzato. L’ho compresa ma non giustificata, nessuna violenza deve mai essere giustificata e può essere perdonata solo quando si capisce che dall’altra parte c’è un senso di colpa. Nel libro, il padre capisce, a un certo punto, di essere stato cattivo. Così come nella vita si arriva a un perdono finale, con i tempi lenti che tale perdono richiede». 

Mohamed Maleel: il racconto dell’Islam contro ogni stereotipo

La religione occupa uno spazio di rilievo nella formazione di Ahmed, così come l’ha occupata in quella dell’autore Mohamed Maleel che dice: «Ho cercato di evitare ogni stereotipo nel raccontare l’Islam. Ho preferito raccontare un Islam moderato e liberale, poco conosciuto, forse, in Italia. Le mie cugine e le mie zie che abitano a Tunisi sono donne libere di essere quello che vogliono. Anche se è vero che c’è stato un cambio di prospettiva molto forte dopo la primavera araba a cui è seguito un processo di ruralizzazione. Ogni forma di estremismo mi rimane però estranea: io sono cresciuto con papà che portava rispetto per ogni religione, e ha sempre cucinato per tutti gli amici che portavo a casa, indipendentemente dalla loro fede».

Il cibo come lessico famigliare e ponte tra culture nel romanzo BABA

Il cibo è onnipresente in BABA: melanzane, lasagne, riso patate e cozze, e il prosciutto senza grasso così che sembri pollo. Accanto ai piatti della tradizione italiana, e in particolare della cucina pugliese, la cucina araba. «Il cibo nel libro rappresenta un punto d’unione tra culture e connette padre e figlio: quando suo padre sa di essere stato violento regala al figlio un gelato, delle patatine, un croissant al cioccolato». Tra le pietanze, a prevalere è il couscous, per Maleel, piatto della memoria: «La ricetta del couscous perfetto è presente nel libro ed è la ricetta di mia madre. Una ricetta invidiata in Tunisia, forse perché lei utilizzava il buon olio pugliese, lo stesso che nonna mi spedisce ancora».

La multiculturalità nel romanzo BABA di Mohamed Maleel per Accento edizioni

La storia di Ahmed che è quella di Mohamed si muove su doppi binari: da una parte la Puglia, le donne di famiglia, la cucina di nonna, dall’altra Tunisi, che sta al di là del mare, terra di quel papà violento che gli vuole bene. 

«Da bambino mi sentivo italiano quando addentavo un panino con la mortadella a casa di nonna, e tunisino quando partecipavo ai matrimoni a Tunisi in estate. Ricevevo sia i regali di Natale che quelli da mio papà durante il Ramadan. Durante le medie hanno poi iniziato a insultarmi, e ho capito di essere diverso agli occhi degli altri. Per essere accettato ho iniziato a specificare da subito il fatto di essere italiano e mi sono portato addosso questa cosa per molti anni. Poi ho fatto mia questa dualità, questo vivere tra due culture. Scrivendo BABA questa consapevolezza è arrivata al massimo. Oggi, sono fiero di dire di avere due culture, e me ne vanto sia quando imito il dialetto andriese, sia quando imito il parlato di mio padre»

Mohamed Maleel – essere stranieri in Italia

«L’Italia è il paese dove sono nato. La Tunisia la visitavo in estate, era il paese di mio padre e delle mie zie. Oggi l’Italia continua a essere il mio paese, mentre in Tunisia non ci vivo più e l’ho vista cambiare molto, purtroppo, negli ultimi anni. Rimane comunque il razzismo che ho vissuto da bambino. Un evento recente: la casa editrice stava prenotando un B&B per un evento a Torino e la proprietaria ha preteso una mia fotografia per vedere chi fosse questo Mohamed».

Mohamed straniero per sempre, ancora una volta diverso. «Si diventa facilmente stranieri. Lo si è nel momento in cui non si è d’accordo con la violenza, la rabbia, le discriminazioni altrui. Vedo molti attivisti che cercano di lottare per maggiori diritti civili e umani e sono i primi a essere attaccati. Straniero è anche chi vuole proteggere, tutelare, integrare uno straniero. La situazione è difficile, con molti limiti imposti all’accoglienza e alla comprensione delle altre culture».

Mohamed Maleel

«Io chiamo terra qualsiasi posto dove mi sento a casa: Andria e Tunisi. Per me la terra è dove creo una casa. Ora sono a Palermo. Dopo la triennale a Bari volevo arrivare a un dottorato in Studi Culturali che si teneva a Palermo. Ora lavoro come giornalista qui. Forse, senza neanche accorgermene, sono arrivato qui per essere più vicino alla Tunisia». 

Si definisce metà orecchietta e metà couscous per le sue origini italo-tunisine. Quando non immagina possibili storie da raccontare, scrive per il Giornale di Sicilia. È stato uno degli analisti del programma Rai Tv Talk.

Nicolò Bellon

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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