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Sextortion in Italia: una minaccia digitale in crescita e il cortometraggio di Mattia Lo Bosco

Cosa significa sextortion – il cortometraggio di Mattia Lo Bosco presentato a Venezia 80 racconta danni e impatto sociale del fenomeno, definito dalla fusione delle parole “sex” sesso e “extortion” estorsione

Cos’è la Sextorsion – una parola che nasce dalla fusione di fusione tra sesso ed estorsione per indicare un  fenomeno digitale sempre più diffuso in Italia e nel mondo

La sextortion è un fenomeno digitale giovane, ma che sta raggiungendo proporzioni allarmanti in tutto il mondo e anche in Italia. La parola nasce dalla fusione tra “sex” (sesso) e “extortion” (estorsione) e si riferisce a un tipo di ricatto online in cui i truffatori manipolano vittime vulnerabili per ottenere immagini o video sessuali compromettenti, per poi minacciare di diffonderli pubblicamente a meno che non venga soddisfatta una richiesta di denaro o qualsivoglia beneficio. Il processo dietro la sextortion è profondamente insidioso, perché sfrutta la vulnerabilità di persone che vengono indotte a condividere materiale intimo dopo essere state rassicurate e sedotte all’interno di un contesto sempre più di fiducia. Le vittime iniziano quindi a trovarsi intrappolate in un vortice di paura, umiliazione e stress emotivo, spesso incapaci di condividere la loro esperienza per paura di essere giudicate o per il timore dell’esposizione pubblica, la ritorsione sociale e le conseguenze successive.  

Le statistiche del Sextorsion in Italia indicano un aumento dei casi: chi è vittima delle manipolazioni online

Le statistiche sul fenomeno della sextortion in Italia sono allarmanti e indicano un aumento preoccupante di casi riportati. Secondo la Polizia Postale, infatti, solo nel mese di agosto ci sono state oltre un centinaio di segnalazioni a danno di minori e adulti, condizionate da un gioco fatto di ricatti, richieste di denaro e minacce. Questi dati, tuttavia, potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg, visto che molte vittime si sentirebbero a loro volta impaurite o umiliate per arrivare a denunciare quello che hanno subito. Potrebbero pensare di farlo mesi dopo, o forse anni, addirittura mai. 

Un altro dato da sottolineare, nel contesto di una riflessione più ampia del fenomeno, è l’età delle vittime: la sextortion non risparmia nessuno, ma sembra colpire in particolare i giovani e soprattutto gli adolescenti della Gen Z, che possono essere più suscettibili alle manipolazioni online. WhatsApp, i social media e le app di incontri sono diventati, inevitabilmente, terreni fertili mentre le autorità italiane stanno intensificando gli sforzi per combattere la sextortion attraverso controlli più fitti e operazioni specifiche. Oltre ad essere fondamentale che le persone acquisiscano consapevolezza e competenza digitale per proteggersi da questa minaccia sempre crescente, lo è altrettanto riflettere però anche sugli impatti psicologici e sociali del fenomeno. 

Sextorsion, cosa fare. Gli effetti sulla salute mentale: vergogna, ansia e isolamento sociale

Gli effetti psicologici della sextortion possono essere devastanti e duraturi. Le vittime spesso sperimentano un profondo senso di vergogna, ansia costante e un crescente isolamento sociale. La paura persistente dell’esposizione pubblica e la minaccia di avere la propria intimità diffusa online possono causare un’incredibile pressione psicologica. Disperazione, colpevolizzazione di sé stesse e sfiducia nelle proprie capacità di riprendersi: questi sono solo alcuni dei sentimenti provati dalle persone nei periodi successivi all’esperienza subita. La salute mentale può essere ulteriormente compromessa a causa dell’incapacità di condividere la situazione con amici o familiari per timore di giudizi o del rilascio del materiale. Ciò può portare a un senso di solitudine profonda, isolamento emotivo e alla mancanza di una rete di supporto essenziale per la guarigione. 

In alcuni casi estremi, le vittime possono sviluppare pensieri suicidi a causa del disagio insopportabile e della sensazione di non avere via d’uscita. La sextortion non è solo una minaccia alla privacy, ma rappresenta anche un serio rischio per la salute mentale delle persone coinvolte. È fondamentale che le vittime di sextortion cerchino immediatamente supporto psicologico e professionale. Organizzazioni specializzate e consulenti esperti possono offrire assistenza emotiva e legale per aiutare le vittime a superare questa traumatica esperienza. Inoltre, l’educazione pubblica sulla sextortion e la diffusione di informazioni sulle risorse disponibili per le vittime possono svolgere un ruolo cruciale nel garantire che coloro che ne sono colpiti non debbano affrontare questa sfida da soli.  

La sextorsion come abuso di potere, un fenomeno sociale sottovalutato. la definizione dell’l’International Association of Women Judges

Chi si dedica alla sextortion è spesso un abile manipolatore. Utilizzando una serie di tattiche per ottenere il controllo, tra cui la creazione di profili falsi su social media o siti di incontri per stabilire un legame apparentemente genuino, guadagna così la fiducia della vittima e inizia a chiedere immagini o video sessuali compromettenti. Una volta in possesso di questo materiale, passa quindi alla fase di ricatto in cui minaccia di diffondere le immagini o i video a familiari, amici o colleghi a meno che la vittima non adempia alle sue richieste, che di solito consistono appunto in denaro o ulteriori contenuti sessuali. Questo ciclo di ricatto può trascinarsi per settimane o addirittura mesi, causando un grave stress emotivo alle vittime. 

Nel 2012, l’International Association of Women Judges ha definito la Sextorsion come “Un abuso di potere con lo scopo di ottenere benefici e favori sessuali”, ma nonostante rappresenti ormai una minaccia diffusa a livello globale, raramente viene inclusa nelle definizioni legate al reato di corruzione, una falla legislativa che tende a compromette la comprensione legale e pragmatica di questo problema, oltre a rendere più lungo il percorso investigativo.

Una delle ragioni principali per cui gli abusi legati alla sextortion rimangono ampiamente sotto riportati è la paura che le vittime hanno di subire vergogna e stigmatizzazione, come accade per i casi di stupro

Le donne spesso esitano a denunciare tali crimini, soprattutto in contesti culturali o sociali in cui la sottomissione al dominio maschile è predominante, come sottolineò in un report Transparency International nel 2016. Un altro aspetto preoccupante è la mancanza di ricerca adeguata per identificare strategie efficaci che possano mitigare gli effetti della sextortion. Nonostante esista un’ampia abbondanza di dati che riesce a mettere in luce l’ampio impatto di queste tipologie di corruzione sulle donne, la ricerca specifica in questo campo risulta ancora carente, probabilmente a causa della giovane età del fenomeno o della sottostima di esso. Questa lacuna di conoscenza si traduce, quindi, in un utilizzo di indici inadeguati che dovrebbero avere lo scopo di misurare la portata reale del fenomeno, portando i legislatori a decidere politiche pubbliche serie ma che ad oggi sono risultate poco efficaci.

A voce nuda: il cortometraggio di Mattia Lo Bosco presentato a Venezia ha come protagonista Andrea Delogu e illumina sugli effetti della sextorsion

“A Voce Nuda”, diretto da Mattia Lo Bosco, è un cortometraggio che getta luce sui profondi effetti psicologici e sociali della sextorsion. L’opera prima di Lo Bosco, prodotta da Rai Cinema e One More Pictures, è stata presentata all’80° Mostra del Cinema di Venezia dopo aver vinto il contest “La realtà che NON esiste” nel 2022 che gli ha dato appunto la possibilità di approdare al Lido come proiezione speciale. Il corto, che ha come protagonista Ginevra Francesconi nei panni di una giovane studentessa appassionata di musica vittima di estorsione sessuale, ha visto anche la partecipazione di Andrea Delogu e Mr.Rain. 

Ha commentato Lo Bosco: «Sono contento che la Biennale ci abbia dato la giusta valorizzazione. Stiamo parlando di una tematica sempre più attuale, richiesta espressamente dal bando del concorso a cui abbiamo partecipato, a differenza delle edizioni precedenti che prevedevano un tema a piacere. L’obiettivo del concorso era, infatti, quello di raccontare e analizzare il fenomeno della sextorsion attraverso una sceneggiatura che avrebbe poi avuto la possibilità di essere prodotta e presentata al Lido. Così, io e lo sceneggiatore Nicolò Bottero abbiamo deciso di scrivere questa storia insieme ponendoci come primo obiettivo quello di creare un personaggio che avesse un’ambizione e costruire un percorso narrativo efficace all’interno del corto. Il nucleo centrale del progetto è sicuramente la lezione di musica, dove la professoressa Ambra – interpretata da Andrea Delogu – parla con Ginevra, nel film Camilla, di quello che le è accaduto: un dialogo che si svolge per tutto il film ma si intervalla con flashback e pensieri personali della ragazza che guidano lo spettatore in maniera molto funzionale alla delicatezza del contesto».

Sessualità e rispetto – A voce nuda di Mattia Lo Bosco: riflessioni sulla sextorsion e la rinascita

A voce nuda, oltre che analizzare il fenomeno della sextorsion, può essere il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle conseguenze sociali di chi subisce l’inganno. Un aspetto che lo stesso regista ha voluto sottolineare, attraverso un linguaggio quasi claustrofobico e soffocante, dove ogni persona diventa un potenziale nuovo truffatore, la fiducia verso ognuno inizia a calare e la sempre più crescente ansia sociale rappresenta l’emblema di una grave condizione complessiva che può portare anche alla perdita delle proprie ambizioni. Condizione che, attraverso la sua struttura narrativa, ci fa sentire parte delle sofferenze e della ripartenza della giovane protagonista.


«La soddisfazione più grande è quella di aver potuto raccontare un fenomeno di cui purtroppo in Italia si parla poco. Alcuni lo confondono con il revenge porn, ma stiamo parlando di due cose diverse: nella maggior parte dei casi la sextorsion avviene al di fuori delle relazioni e con persone che non si sono mai incontrate dal vivo. Da questo punto di vista, venire a farlo a Venezia ha dato un enorme contributo alla diffusione dell’opera e di ciò che vuole raccontare. Soffermarsi su una giovane musicista è stata una scelta personale che ci ha aiutati a costruire un personaggio che navigasse tra i suoi sogni e le sue passioni, ma al contempo anche tra le paure e le debolezze provocate da quello che ha subito. La struttura narrativa ha aiutato a immedesimarci nella storia di una giovane ragazza che perde la forza di inseguire i suoi sogni a causa di una grave esperienza nella sua vita. Una situazione vissuta, purtroppo, da tanti giovani come la stessa Camilla. Questo è il motivo per cui abbiamo scelto di concentrarci su come questa ragazza abbia superato il trauma, piuttosto che sul fenomeno in sé. Ripartire dopo uno shock di questo tipo e riprendere la propria strada è sempre la cosa più difficile: a farne le spese sono sempre le nostre motivazioni e gli stimoli a continuare quello che stavamo facendo prima che il nostro mondo venisse stravolto».  

Ambra, Camilla e la sextorsion in A voce nuda di Mattia Lo Bosco: voci che parlano a tutti, con lo stesso obiettivo

La voce e le emozioni di Camilla e Ambra hanno come punto di forza la capacità di parlare a tutti, compresi gli adulti e quindi i genitori delle potenziali vittime, trasmettendo il valore dell’educazione e riflettendo su una condizione prima di tutto culturale che coinvolge non solo il fenomeno della sextorsion, ma tutti i reati legati all’abuso sessuale e la violenza sulle donne. 

«Il personaggio di Ambra, a differenza di Camilla, parla più agli adulti e in particolare alle figure genitoriali. È una persona comprensiva che a un certo punto, seppur a fin di bene, si mostra molto dura nei confronti della sua allieva. Un modo per far esplodere la rabbia che ha dentro e tornare a trasformare le sue emozioni in musica buttando fuori quello che non riesce più ad esprimere. Il rapporto tra i rispettivi personaggi è un altro punto di riferimento che abbiamo voluto inserire per metterci nei panni anche delle persone che sono attorno alla vittima, inevitabilmente influenzate dalle sue sofferenze e dai cambiamenti che questa persona vive nel periodo successivo al trauma. Il grande talento di Ginevra, in questo senso, è stato di grande aiuto per mostrare al pubblico quello che muta dentro di noi e davanti ai nostri occhi dopo un’esperienza di abuso, la sensazione di disagio che si può provare e che pochi possono capire e avere la forza di supportare e accompagnare nel processo di guarigione».  

Il corto di Mattia Lo Bosco vede la partecipazione anche di Mr. Rain, interprete della canzone “Supereroi” – la musica per superare gli effetti della sextortion 

Il corto di Mattia Lo Bosco vede la partecipazione anche di Mr. Rain, interprete della canzone “Supereroi” che viene cantata da Camilla durante le prove con Ambra, nei panni di sé stesso. Metabolizzare le proprie sofferenze sembra essere il motore del coraggio di Camilla, che dopo un lungo periodo di difficoltà trova il coraggio di ripartire e continuare a cantare la canzone, libera finalmente dai pensieri ossessivi, le debolezze indotte e la pressione offuscante che la seguiva come un’ombra.

«Ho sempre pensato che Supereroi fosse la canzone giusta per rappresentare questa storia, oltre che per diffonderla a quante più persone possibili. Un brano che grazie alle sue parole sembra quasi parlare di questo fenomeno ma al contempo porta con sè un messaggio talmente universale da risultare efficace se si parla di tutte le tematiche difficili che condizionano le giovani generazioni. Sono molto contento di aver lavorato con lui e che questa canzone sia stata l’armonia che guida Camilla verso il suo percorso di ripresa. La sofferenza è sicuramente un elemento che ci porta ad essere “artisticamente” più impetuosi e produttivi, ma allo stesso tempo non credo che il dolore sia di per sé un aiuto, bensì la sua metabolizzazione. Sono convinto, e questo è un altro punto di vista che la storia vuole sottolineare, che il meglio di quello che possiamo offrire arrivi solo dopo aver superato e metabolizzato un trauma, accettando il passato e trovandoci finalmente pronti per affrontare il futuro».  

Mattia Lo Bosco, regista

Nato a Milano nel 1993, nel novembre 2018 Mattia Lo Bosco ha ottenuto la laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media all’Università IULM di Milano. Durante il percorso accademico scrive e dirige tre cortometraggi indipendenti e un breve documentario.  Dopo l’Università si trasferisce a Roma e qui ha diverse esperienze sul set come assistente e successivamente come aiuto regista. A maggio 2021, il suo racconto dal titolo Ogni notte non siamo già più viene pubblicato nella raccolta Oltre, edita da Biblion Edizioni. A maggio 2022, il suo racconto dal titolo In buona compagnia viene pubblicato nella raccolta A casa prima del buio, edita da Biblion Edizioni. Nel 2023, vince il contest La realtà che non esiste con la sceneggiatura del cortometraggio A voce nuda di cui cura anche la Regia e che viene presentato come Evento Speciale al Festival del Cinema di Venezia.

Matteo Mario

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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