Nella sua storia, oltre ad avere dato scena ad arte e cultura, il Teatro dal Verme ha saputo essere luogo di conversazione, confronto e avanguardia.
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Stefano Boeri dialoga con Maria Grazia Chiuri al Dal Verme di Milano: Green Obsession

Stefano Boeri ha firmato la più attuale icona milanese, il Bosco Verticale – Maria Grazia Chiuri è la prima donna a disegnare Dior: l’incontro tra due esponenti del vero potere culturale tra Milano e Parigi

Teatro Dal Verme, Milano – 150 anni di attività

Il 30 settembre, il direttore Maurizio Salerno ha invitato Stefano Boeri e Maria Grazia Chiuri sul palco del Teatro Dal Verme a Milano. La conversazione è stata parte del programma del 150° anniversario del teatro, ed è stata introdotta da un messaggio di benvenuto da parte dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi. Nella sua storia, oltre ad avere dato scena ad arte e cultura, il Teatro Dal Verme ha saputo essere luogo di conversazione, confronto e avanguardia. 

Il ruolo di una scenografia – per la moda, per l’architettura

Maria Grazia Chiuri: «Le sfilate sono momenti di arte visiva. La scelta dello spazio per una sfilata condiziona la sfilata stessa – mi piace definire le sfilate momenti di arte collettiva. La nostra attenzione è quella di far vivere un momento in due dimensioni: primo, per le persone che sono sul posto ad assistere; secondo, con immagini attraverso streaming per milioni di spettatori. La difficoltà è usare un linguaggio che possa permettere — sia dal vivo, sia con la diretta video — la partecipazione del pubblico. Chi partecipa è parte dello spettacolo tanto quanto chi lo produce». 

‘Produttori di scenografie urbane’ – un rimando a Paolo Portoghesi

Stefano Boeri: «Non posso che ricordare la visione sulla scenografia urbana che dobbiamo a uno storico architetto quale Paolo Portoghesi. Nel 1980 a Venezia per la Biennale, Portoghesi presentò Strada Nuovissima, invitando gli architetti della sua scena attuale a disegnare le facciate lungo le corderie dell’Arsenale. Inaugurò una visione dell’architettura che non era quello che pensavano i razionalisti moderni e i funzionalisti. Fu in quel momento che per molti nacque il postmoderno. Nacque un’idea di uso dello spazio come calco per manifestazioni di vitalità sociale»

Genius Loci, le maestranze e un futuro nel verde

Carlo Mazzoni: «Uno dei concetti più attuali, se vogliamo provocatori – nella sua accezione di challenge, di sfida – è la filiera corta. Si parla di craftcore, nella moda – Maria Grazia, pensando alle tue collezioni cruise: sostenere le tradizioni locali, supportare gli artigiani nei loro luoghi, esaltandone le particolarità. Dando valore a questo, possiamo dire che la globalizzazione è davvero finita?»

Maria Grazia Chiuri: «Io prima di Dior non avevo mai fatto collezioni Cruise. Ho sentito quasi un dovere lavorare in loco, in Puglia, con i talenti che ho trovato nella regione. La stessa cosa è successa in Spagna per la collezione presentata a Siviglia. C’è il rischio di far diventare la moda un concetto troppo nazionalista: dobbiamo saper difendere le nostre specificità ma allo stesso tempo saper riconoscere che ci sono maestranze in altri luoghi. Io lavoro con l’India per i ricami, dove vive una tradizione che ha lo stesso valore che si trova negli atelier di Parigi e di Milano. C’è bisogno di un atelier globale, per tralasciare il racconto poco credibile che vuole le abilità creative allocate tradizionalmente negli stessi posti».

Carlo Mazzoni: «Stefano Boeri, anche presidente della Triennale oltre che al suo lavoro costante e coerente di architetto, più ancora che un comunicatore, è un divulgatore. Il Bosco Verticale è un modo di progettare, prima anche che un edificio – forse un manifesto culturale?»

Stefano Boeri: «Faccio un lavoro che è basato sullo spazio, su un calco che viene costruito nel tempo per rispondere alle esigenze e alle evoluzioni umane. C’è un rapporto tra la vita e la durata degli spazi. Genius Loci è riconoscere una traccia negli spazi che persistono per secoli – anche evolvendosi, la traccia resiste e rimane. Col verde, tutto questo, più veloce e più cangiante. Il verde ha un ciclo di vita diverso da quello del cemento o del ferro, poiché il verde è vivo». 

Gli alberi di Sicilia con Coloco per una sfilata di Dior a Parigi

Maria Grazia Chiuri: «Per la sfilata di Dior primavera 2020, volevo usare alberi nella scenografia – e allo stesso tempo ripiantarli. Ho collaborato con Coloco su questo progetto – (collettivo di paesaggisti, urbanisti e botanici che procede su progetti di piantumazione, nda) – per la forestazione di aree depauperate. Vorrei continuare su questa direzione, collegare i progetti dedicati l’heritage di Dior ad attività contemporanee, come può essere il sostegno a una rigenerazione territoriale. Oggi un’azienda di moda deve attivarsi affinché questo legame si concretizzi. La medesima attività è stata condotta a Shangai quando abbiamo presentato in Cina la stessa sfilata: abbiamo piantato gli alberi dopo averli presentati nella scenografia»

Teatro Greco di Siracusa per le Troiane di Euripide – i legni della tempesta Vaia

Carlo Mazzoni: «Tra gli impegni al cambiamento che a volte appaiono utopie, c’è questo, che appare semplice, fattibile e concreto: piantare alberi. Stefano Boeri è a capo del Comitato Scientifico di Forestami, per piantare almeno tre milioni di alberi a Milano. Stefano, tu definisci il tuo lavoro anche come Green Obsession».

Stefano Boeri: «A maggio del 2019 lavorammo all’allestimento per il Troiane di Euripide a Siracusa. Abbiamo creato portato sul palco del Teatro Greco centinaia di abeti, recuperati tra quelli schiantati dalla tempesta Vaia dell’ottobre 2018. Abbiamo creato una specie di tempio di tronchi caduti. Per il lavoro di architetto, per il mio percorso a oggi, volevo dare un mio commento a quella tragedia – che tra l’altro oggi appare ancor più di attualità assoluta. Il legno trasportato a Siracusa ha poi avuto una sua vita, è stato dato agli artigiani locali. Inoltre, sempre a Siracusa, abbiamo piantato un bosco come parte del progetto di scenografia teatrale».

Imprenditoria etica e confort zone

Carlo Mazzoni: «Una volta si faceva una città per una città, una sfilata per una sfilata, uno spettacolo per uno spettacolo. Adesso ogni attività commerciale, comunicativa, ogni commissione, deve presentarsi con un messaggio preciso nella sua traccia positiva. Ogni intervento, sforzo, ogni impegno economico, deve lasciare qualcosa che vada oltre il suo oggetto focale. Maria Grazia, da quando hai iniziato a lavorare in Dior, hai subito manifestato l’intenzione di divulgare un tuo pensiero».

Maria Grazia Chiuri: «Arrivando alla direzione di Dior, ero uscita dalla mia comfort zone – è stato come se prima non ne fossi mai uscita. Sono andata via da Roma, lasciando il mio ruolo da Valentino, quando avevo 52 anni. Mi sono ritrovata in un posto che non era la mia città. La richiesta era di confrontarsi con un’altra cultura. Quando accettai non avevo realizzato cosa rappresentasse Dior per la Francia; l’Italia ha un rapporto diverso con la moda e non mi aspettavo che la moda costituisse per i francesi un elemento così profondamente culturale. La moda in Italia è nata con il prêt-à-porter a Milano, in un incontro tra aspetto creativo e industriale, da industrial design. In Francia è nata con la couture, con Dior, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale».

Stefano Boeri e Maria Grazia Chiuri: un confronto tra Milano e Parigi, da Elio Fiorucci alla digitalizzazione, fino ai videogiochi

Carlo Mazzoni: «Possiamo dire che entrambi i vostri profili possono ben rappresentare le due città scenario del vostro lavoro – Maria Grazia Chiuri a Parigi è la prima donna a capo della casa di Dior – Stefano Boeri a Milano, con il Bosco Verticale, Forestami e certamente la Triennale».

Stefano Boeri: «Parigi è una città capitale. Milano è una metropoli più piccola, una dimensione densa. Parigi possiede ampiezza di respiro. Per ogni due eccellenze presenti a Milano, a Parigi ce ne sono moltiplicate per dieci, e ciascuna di esse per categoria di sfera culturale. Ci sono state figure che hanno avvicinato le città. Elio Fiorucci apre nel ’67 a Milano e da lì nasce una storia che Milano non ha più saputo ripetere. Fiorucci ottenne un’attenzione che si diffuse da Parigi, a Londra, fino a New York. Riuscì a mettere insieme Keith Haring, Andy Warhol e Gianni Versace. Nacque una spinta unica, e noi spesso ci dimentichiamo di quel negozio in Piazza San Babila, la sorpresa di trovare combinazione di forme, colori e spazi»

Maria Grazia Chiuri: «Quel negozio definì quel momento per la moda del mondo. Oggi ogni brand possiede il proprio linguaggio. Anche l’influenza dei nuovi media ha cambiato molto il mondo della moda»

Carlo Mazzoni: «La sfera digitale rischia di compromettere la sincerità di una professione. La digitalizzazione può diventare uno specchio che si sostituisce alla realtà».

Stefano Boeri: «Noi stiamo lavorando sui videogiochi come modalità espressiva, reagendo al rischio di una passività ipnotica. Si ragiona sulla prontezza di una possibilità narrativa. L’arte, la cultura e la moda possono aiutarci a far sì che anche questo strumento diventi uno strumento attivo, che renda problematica la percezione, e non ti porti a subire la forza di questo intrattenimento»

Teatro Dal Verme, Milano – programma per il 150° anniversario

Moderata da Carlo Mazzoni, la conversazione tra Maria Grazia Chiuri e Stefano Boeri ha avuto luogo venerdì 30 settembre sul palco del teatro. 

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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