Dettaglio opera di Antonio Marras, dalla mostra 'Nulla dies sine linea'
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Tutte le arti, un’unica arte: la curiosità – in conversazione con Antonio Marras

Da piccolo sognava di fare il ballerino, ecco perché non sta mai fermo. Intinge la matita nel caffè per acquerellare, Antonio Marras si definisce possibilista, non esclude nulla – danza, teatro, cinema, moda

La direzione creativa di Antonio Marras per La bellezza ritrovata a Firenze è il racconto di una moda etica

Venti donne che stanno affrontando la malattia oncologica hanno sfilato davanti al pubblico di Santa Maria Novella, Firenze, per raccontare una storia di coraggio. Accanto a loro, altre donne del mondo della politica, dello spettacolo e della comunicazione che hanno portato in scena gli abiti disegnati sotto la direzione creativa di Antonio e Patrizia Marras: le creazioni sartoriali sono state elaborate a partire da un abito o un accessorio che le donne hanno individuato perché denso di ricordi di momenti vissuti durante la loro vita. Declinazione etica della moda – Antonio Marras ha dato vita a tuniche su cui sono stati applicati frammenti degli abiti delle donne trasformando gli abiti originali in altri capi che riprendono vita. 

Proponiamo qui di seguito un’intervista ad Antonio Marras, pubblicata sul numero 18 di Lampoon: una conversazione sul suo universo artistico, in cui moda, teatro, danza, pittura e altri arti si intersecano. 

Intervista ad Antonio Marras – oltre la moda, il teatro e la danza

Da piccolo Antonio Marras sognava di fare il ballerino, me l’ha confessato sul finire dell’intervista e ho capito perché non sta mai fermo, non lascia passare un giorno senza prendere in mano una matita. «Ho un ricordo preciso della mia infanzia. Quando tornavo da scuola in TV c’era un programma che si chiamava Maratona d’estate. Vittoria Ottolenghi, critica di danza, giornalista e scrittrice, mostrava stralci di spettacoli e li commentava. Per la prima volta ho scoperto Nureyev, poi ho visto Lindsay Kemp e Café Müller di Pina Bausch e ho compreso che esisteva un’altra dimensione, un’altra stanza». Quando ho aperto la porta me lo sono trovato di fronte, seduto a un tavolo di legno fra alberi, piante e nani da giardino. Scribacchiava su un foglio di carta con la traccia dell’intervista: «Eccoti, stavo studiando le tue domande» – mi ha detto stringendomi la mano – «Ti devo ringraziare. Spero di riuscire a rispondere, sai un sacco di cose che io non so».

La moda, il cinema, la danza, il teatro, la pittura – Antonio Marras si racconta

Tratta con la stessa modestia ogni cosa che fa: chiama ‘stracci’ gli abiti che lo hanno reso celebre, ‘scarabattole’ le sue terracotte. Con autoironia battezza il suo spazio NonostanteMarras, come se quella nicchia verde, fiabesca – una dimensione parallela in mezzo a Milano – fosse un prodotto accidentale scampato al sabotaggio del suo stesso autore. «Il mio modo di procedere è anomalo. Io non ho paura, mi immergo, mi incontro e mi scontro con qualsiasi cosa incroci il mio cammino con una gran dose d’incoscienza. Ho una passione per il cinema, la danza, la pittura. Trasferisco da un contenitore all’altro, sui miei tavoli mescolo le cose, guardando dei tessuti mi può nascere un’idea per un dipinto e viceversa. Tutto nasce da tutto». 

Antonio Marras: lo spettacolo di teatro e danza in quindici scene 

Ha aperto un’agenda e ha cominciato a sfogliarla in cerca di una pagina bianca, era piena di disegni e acquerelli, fra un appuntamento e un altro: «Ti dispiace se disegno mentre chiacchieriamo?». Ha intinto la matita nel caffè per acquerellare, l’ha posata sul foglio con un movimento sicuro, nodoso. Abbiamo parlato del suo spettacolo di teatro-danza in quindici scene, Mio cuore, io sto soffrendo. Cosa posso fare per te? Partito dalle ex cantine Folonari di Brescia, arrivato al Teatro Massimo di Cagliari e al PAC di Milano, poi all’Elfo Puccini nel settembre 2019: «Ho modificato lo spettacolo tutte le volte che l’ho rimesso in scena. A differenza della sfilata, il teatro è replicabile, rivedibile». Nel maggio 2020 è approdato a La MaMa Theatre, New York. 

IMMAGINI

La prima mostra personale di Antonio Marras alla Triennale di Milano nel 2016

Tutto ha avuto inizio dalla sua prima mostra personale, alla Triennale di Milano, nel 2016: «Ha segnato un momento della mia esistenza, non era una mostra di abiti. Ho trovato il coraggio di rivelare una parte di me che era sconosciuta ai più, la più intima, privata, anni di lavori, una superficie espositiva di milleduecento metri quadri. La curatrice, Francesca Alfano Miglietti, mi ha bacchettato perché la maggior parte dei lavori non era datata. L’ho chiamata Nulla dies sine linea, non deve passare un giorno senza tracciare una linea, dalla frase di Plinio il Vecchio. È anche il titolo della lectio magistralis che ho tenuto all’Accademia di Brera quando mi hanno conferito la laurea honoris causa» – ha aggiunto, con un po’ di esitazione.

Acquerelli, disegni, installazioni con materie prime di recupero – l’universo artistico di Antonio Marras

Mi ha mostrato il catalogo della mostra, con gli acquerelli, i disegni, i lavori sul pugilato, sport preferito del padre («Ho ancora in mente i rumori, il suono del gong»), le installazioni fatte con materie prime di recupero: giacche da carcerati, gonne tradizionali sarde, sottovesti cucite insieme a tessuti di vecchia telina per modelli, le garze e i punti di sutura della moglie Patrizia, quando fu operata, pupazzi dismessi degli amichetti del figlio Efisio, quando era piccolo, usati per riprodurre un’aula scolastica nell’installazione Chi ha paura della maestra?, e ancora, vecchie cornici e scatole porta-icone russe: «Qui c’è una perversione maggiore. Di solito hai un’opera e la incornici, io ho fatto il contrario, ho preso queste cornici, oggetti abbandonati che non avevano più un perché, e ho adattato, stravolto le mie opere per provare a rianimarle». Da una rete usata come setaccio dagli operai realizza La trappola dei sogni con Maria Lai, artista sarda, sua mentore: «Se ho avuto il coraggio di non vergognarmi dei miei pasticci lo devo a lei, che mi ha preso per mano e mi ha condotto in questo universo. Un giorno mi ha detto: ‘Ti ho lasciato bambino e ti ho ritrovato un artista’, una frase che è diventata il mio scudo».

Antonio Marras, uno show ispirato a Pina Bausch, tra teatro e danza

È il 2008, Luca Ronconi lo vuole come costumista per Sogno di una notte di mezza estate. Conosce la gente del teatro, incontra Marco Angelilli: «Definirlo coreografo è riduttivo, è una persona che lavora sui movimenti e riesce a mettere in scena le mie paturnie». Porta la danza sulle passerelle, con la sfilata autunno-inverno 17/18, ha omaggiato Eva Mameli e Pina Bausch: «La sfilata mi ha consentito di amalgamare ogni cosa che mi smuove e m’ispira. Quando si è trattato di reinventare il concetto di sfilata, ho allestito uno show ispirato a Pina Bausch. Sul palco c’erano performer, ballerini, modelli e modelle che si muovevano rievocando il suo stile. Ho fatto lo stesso nella mostra, l’ho costellata di personaggi che indossavano le collezioni, muovendosi fra le installazioni e le opere. Mi piace innestare – è il verbo che preferisco».

Antonio Marras: la collaborazione con il gallerista Massimo Minini

Grazie alla mostra in Triennale s’imbatte nel gallerista Massimo Minini. Le opere di Marras invadono la sua galleria a Brescia. Nella presentazione, Minini riferisce l’episodio del loro primo incontro, quando Marras, pressato dai giornalisti che lo stavano intervistando per una TV giapponese, non avendolo riconosciuto lo ‘liquida’ chiedendogli di lasciare un biglietto da visita. «La mostra era pronta prima del previsto, così Minini mi ha chiesto cos’altro mi sarebbe piaciuto fare. Gli ho detto che avevo da sempre in mente una performance dal titolo: Mio cuore, io sto soffrendo. Ha riposto: ‘Cosa posso fare per te? Di Rita Pavone’. Era fatta»

Coinvolge ballerini e attori – Ferdinando Bruni, Mauro Cardinali, Federica Fracassi, Giovanni Franzoni, Francesco Marilungo, Marco Vergani. Chiama la top model Simonetta Gianfelici, la cantautrice sarda Elena Ledda e Vincenzo Puxeddu, ballerino e specialista di terapia della danza alla Sorbonne che ha subìto l’amputazione di una gamba, conosciuto per caso a una festa in Sardegna. La produttrice, Valeria Orani, decide di portare lo spettacolo fino a New York. 

Nello show di Antonio Marras i performer danzano in un movimento fatto di scatti, cantano, sovrastano le note di Rita Pavone 

Si parla d’infanzia, di scuola, adolescenza, di amore, lavoro, si parla di età. «Le canzoni in apparenza semplici raccontano i sentimenti veri. Ho scelto il pezzo di Rita Pavone in una versione dal vivo arrangiata per orchestra. C’è questo beat, è come un battito cardiaco, una valvola mitrale che segna i vuoti e i pieni. È una canzone di dolore». Ogni momento racconta frammenti di esistenza, vissuta o rubata ad altri. Abiti da sposa vintage sono appena appoggiati ai corpi delle ballerine: «Un vestito da sposa dismesso racconta un’infinità di storie. Potrà essere adattato a un’altra fisicità, ma mai del tutto. Ho provato a fare quello che mi ha insegnato Maria Lai, ascoltare il silenzio delle cose. Mi sono chiesto cosa avesse spinto quelle spose a dare via il loro abito. Era finito lo spazio? Era finito l’amore?». 

Nel finale, i performer danzano in un movimento fatto di scatti, battiti fuori sincro, cantano, sovrastano le note della Pavone, stringono fra le mani un cuore: «L’urlo simboleggia un taglio, l’impossibilità di entrare in contatto con le persone. In quel momento gli abiti vengono strappati, tirati via. L’amore è una spinta che non puoi governare, questo è il cuore. Puoi decidere di muovere una gamba, una mano, un braccio, ma non puoi governare il cuore. Chi riesce a incanalare, a indirizzare i sentimenti, non li prova davvero».

Antonio Marras mescola passato e presente

Ha richiamato Pier, il suo cane, che continuava a inveire contro un albero. Si è lasciato scappare una risata: «Abbaia perché c’è un merlo e lo odia». Quando racconta di sé, proprio come nei suoi lavori, Antonio Marras mescola passato e presente, non capisci mai quale sia il prima e quale il dopo, e non ha poi tutta questa importanza, è passata più di un’ora e non me ne sono accorta. «Io ho bisogno di riempire spazi, di sporcare, di imbrattare, non mi stanco mai. Non ho un concetto del tempo, non guardo mai l’ora, non possiedo nemmeno un orologio. Ricordo una canzone della Vanoni che diceva: ‘Io qui vi devo confessare / Che io mi credo immortale / E devo ancora fare tutto / E devo ancora dire tutto / E gli anni non sono stati niente / Appena un gioco della mente’». Mi ha confidato, come per giustificarsi, che non ricorda mai nulla ma ha questa capacità di mandare a memoria canzoni e poesie, sin da piccolo. 

Antonio Marras, com’è iniziato tutto, con la moda: è una questione di incontri, se avesse incontrato qualcuno del cinema, oggi starebbe lavorando lì, racconta

«In realtà la cosa che avrei sempre voluto fare era danzare, ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo ai miei. Ricordo uno spettacolo della Bausch fatto con gli ultrasettantenni, è una delle cose più belle che abbia visto. C’è ancora tempo, non so cosa farò da grande – sono un possibilista, non escludo nulla». Gli ho chiesto com’è iniziato tutto, con la moda, mi ha risposto che è una questione d’incontri, che se avesse incontrato qualcuno del cinema, magari, oggi starebbe lavorando lì. «Mio padre aveva un negozio di tessuti, che poi fu trasformato nel primo negozio Fiorucci in Sardegna. Iniziai a lavorare per lui e un imprenditore mi chiese di disegnare la prima collezione. La chiamai Piano piano dolce Carlotta, un omaggio al cinema e al film di Robert Aldrich con Bette Davis. Come molte cose che avrei fatto in seguito, all’inizio pensavo che sarebbe stato one shot e invece ancora continua». Ancora continua, ha detto, come se si trattasse soltanto di un caso, un evento inspiegabile che nonostante lui e nonostante tutto si protrae nel tempo. Ha temperato la matita e si è rimesso a disegnare.

La bellezza ritrovata – Firenze 13 Ottobre 2023

Si tratta della seconda tappa de La bellezza ritrovata, la sfilata organizzata da Corriere della Sera-Buone Notizie in collaborazione con L’Oréal Italia, La Roche-Posay, L’Oréal Professionnel Paris e con la partecipazione di Lilt Firenze.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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