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A Room of One's Own di Virginia Woolf, edito da The Hogart Press casa editrice fondata da Virginia e Leonard Wolf – prima edizione
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La mostra che racconta Virginia Wolf e i giovani che si ribellarono al perbenismo borghese

A Palazzo Altemps, Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life celebra lo spirito che animò il gruppo Bloomsbury, ideata e curata da Nadia Fusini in collaborazione con Luca Scarlini 

Nadia Fusini, curatrice di Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life

«Stare insieme è la felicità, mentre triste, mesta e disperata è la solitudine. Soltanto nell’incontro potrà realizzarsi una vita piena e felice». È forse questo verso di Shakespeare da Pene d’amor perdute che descrive al meglio i protagonisti del gruppo di Bloomsbury: Virginia Woolf, Vanessa Bell, Thoby Stephen, Duncan Grant, Clive Bell, Roger Fry, Leonard Woolf, Lytton Strachey, John Maynard Keynes. «Un gruppo di giovani che si liberano della struttura patriarcale – racconta Nadia Fusini, curatrice della mostra Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life, a Palazzo Altemps, fino a febbraio 2023. 

Il gruppo di Bloomsbury: una comune di giovani che si liberano della struttura patriarcale

«Fanno una comune di gente della stessa età, una cosa nuova: non ci si muoveva dalla casa paterna se non per sposarsi, se femmina, o per andare a lavorare nell’Impero delle colonie, se maschio. Loro trovano uno spazio altro, soltanto loro, molto più modesto rispetto alle case tardo-vittoriane del tempo. Sono giovani con una gran voglia di vivere». Da qui il titolo della mostra a loro dedicata: «Inventarsi la vita vuol dire questo: non recitare secondo lo spartito che mi è stato dato – spiega Fusini. «Vivere in un ambiente paritario, senza la legge del padre e della madre fa sì che questi ragazzi amino in modo nuovo, accettando le diversità. Un’esperienza importante per una generazione che viene dall’epoca vittoriana, un’Inghilterra patriarcale di bianchi e aristocratici».

Un percorso di cinque tappe per le stanze di Palazzo Altemps 

Inventing life è un percorso in cinque tappe che si dipana per le stanze di Palazzo Altemps e attraversa il periodo forse più felice della vita di Virginia Woolf. È il 1904 e i fratelli Stephen dopo la morte dei genitori si trasferiscono da Kensington al civico 46 di Gordon Square, nel quartiere Bloomsbury di Londra. Una casa pronta ad accogliere amici e amanti che potranno dedicarsi ciascuno alla propria arte. 

A Bloomsbury viene spazzato ogni conformismo sociale ed egoismo borghese

«Compiono un miracolo – sostiene Fusini – Questi ragazzi riescono a rompere i codici perbenisti del tempo pur essendo inseriti nel sistema che sta loro sempre più stretto. Leonard Woolf, per esempio, lavora per l’Impero, nella Compagnia dell Indie, fa parte della stessa struttura di potere che poi critica aspramente. È gente di sinistra, democratica, con un profondo senso della giustizia. Per il gruppo, la vita va vissuta da tutti con pari dignità: le donne non sono schiave e gli omosessuali hanno il diritto di amare. Riconoscono all’altro il diritto di essere quel che è».

Dalla pittrice Vanessa Bell a suo marito Clive, critico d’arte; da John Maynard Keynes fino a Dora Carrington

Tra i nomi più ricordati Clive Bell, futuro critico d’arte e marito di Vanessa, pittrice, ma anche John Maynard Keynes, grande economista che sosteneva che bisognava frequentare molti più artisti che burocrati, e Dora Carrington, personaggio che inquieta la stessa curatrice: «C’è qualcosa di autodistruttivo nel suo modo di essere. Mi ha sempre colpito questa ragazza così piena di talento che distrugge i quadri che crea perché non crede abbastanza in se stessa. C’è una frase di Virginia Woolf geniale e commovente. Lei scrive: ‘Io sono così insicura dei miei doni’ quando ormai è una scrittrice affermata. Dora Carrington, come Woolf, è insicura dei suoi doni. C’è un grande sentimento di pudore nella sua libertà».

L’Hogarth Press, fondata da Virgina e Leonard Wolf; l’atelier di Roger Fry e l’Omega Workshop di Vanessa Bell e Duncan Grant

La terza stanza della mostra ricostruisce la storia della Hogarth Press, la casa editrice fondata da Virginia e Leonard. La quarta è dedicata a Roger Fry e al suo atelier, che fece scoprire all’Inghilterra la pittura francese, mentre la quinta all’Omega Workshops diretto da Vanessa Bell e Duncan Grant. In questo modo la mostra riesce a dar conto della comunione d’interessi, dei talenti che andavano mescolandosi  per le stanze di Bloomsbury.
Fusini racconta che se Virginia Woolf scrive La stanza di Jacob, Mrs Dalloway e Gita al faro, è perché vede Cézanne, e lo vede grazie a Roger Fry e con gli occhi di Fry. Lo sguardo dell’uno ricade sempre sull’altra, lo influenza, lo potenzia, lo risveglia. Così Roger Fry viene ritratto da Vanessa, Clive Bell da Fry, Fry da sé stesso, e Virginia scriverà su di lui una biografia. L’uno negli occhi e nelle parole dell’altra, l’uno che si fa altro. 

Il desiderio di avvicinarsi sempre più al vero

«Praticavano la loro arte in un continuo rapporto con la realtà – racconta Fusini – Discutevano, stavano insieme per comunicare, dibattere. Hanno attraversato vari modi di avvicinare la realtà. Virginia fin da bambina sognava di fare la scrittrice, mentre Vanessa la pittrice. Ma questo loro fare era sempre motivato da una domanda: come si può conoscere la realtà? Come la si rappresenta? È meglio dipingerla o è meglio scriverne?».

Ardeva in loro il desiderio di avvicinarsi sempre di più al vero. Tanto che sentirono di dover modificare i modi e le forme di esistenza attorno a loro, mutando lo sguardo, inventando una lingua. Racconta a riguardo Fusini: «Penso a quel saggio di Virginia Woolf dove racconta l’incontro con una vecchia signora in treno: Mrs Brown. Virginia si chiede come potrebbe raccontare questa vecchia signora: descrivendone l’esteriorità o l’interiorità? Inventa così una tecnica per entrare nella mente di questa donna qualsiasi che ha comunque diritto di essere pensata» 

I giovani di Bloomsbury cambiano il gusto del tempo

«Quello che noi chiamiamo modernismo – la scrittura di Virginia, Mansfield, Joyce – tende al desiderio di catturare una dimensione interiore» racconta Fusini. «C’è qualcosa, nell’altro che incontro, che non posso raccontare attraverso il lavoro che fa o quanto guadagna. È un cambiamento epocale, straordinario. Cambia la velocità del tempo, cambia la città. Tutto si muove, tutto corre».

Giovani che incarnano lo spirito del tempo, che inseguono il bene e il bello. Intellettuali e artisti sempre impegnati nel concreto. Socialisti e liberali, che sognano una società senza classi, in un mondo senza torri di avorio per gli artisti: «Vivono tra due guerre. Il senso della vita, il senso della morte, sono questioni che li riguardano veramente. Per esempio, uno dei nipoti di Virginia muore nella guerra di Spagna. Sono persone impegnate nel senso politico più alto, intellettuale, morale, che compiono un esercizio d’intelligenza straordinario. Si avvicinano all’esperienza dell’altro. La vita è questo: avere paura di morire, di annegare». 

La mostra del 1910 alle Grafton Galleries che presentò all’Inghilterra il post impressionismo francese

Esercitano un grado di empatia ormai dimenticato, allontanandosi sempre più dall’idea dell’artista egoriferito. Bloomsbury non smette mai di ricercare l’altro e nell’altro ricercarsi. Ed è ancora Fry, già stimato critico e pittore, che accompagna il visitatore fino al concludersi del percorso, con il ricordo della mostra che organizzò nel 1910 alle Grafton Galleries presentando l’arte contemporanea francese e coniando l’epiteto  ‘post impressionismo’. Per il pubblico britannico, ancora affezionato ai temi e ai toni dell’epoca vittoriana, fu la prima occasione per conoscere alcuni dei più importanti esponenti della scena europea, tra cui Cézanne, Gauguin e van Gogh e per Virginia si tratterà di un’esperienza visiva fondamentale tanto che scriverà: On or about December 1910, human character changed.

In Bloomsbury c’è la gioia di sentirsi vivi, senza idoli o ideologie

Cambiano le forme, cambiano le anime. L’arte diventa intensificazione della presenza umana nel mondo. Per i ragazzi e le ragazze di Bloomsbury soltanto chi vive crea. Per questo: society is the happiness of life. Aggiunge Fusini: «Sono giovani che vogliono il bene e il bello e lo cercano nell’esperienza concreta della loro esistenza, vogliono amarsi senza regole, vogliono scrivere romanzi a ritmo, e per pubblicarli creano le loro case editrici. Artisti e imprenditori. Adorano fare per gli altri. Fare perché gli altri facciano. C’è la gioia della creazione, dell’incontro. La gioia di sentirsi vivi, senza idoli o ideologie. Vale il qui e ora. Senza egoismi».

La mostra Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life celebra la vita prima della guerra, prima che la malattia  si impossessi dell’anima di Virginia fino a disfarle i nervi, prima del mattino del 28 marzo 1941 quando, stremata, sente di aver perso ogni controllo delle parole, e allora si alza e cammina fino alle rive dell’Oise.

Nadia Fusini

Scrittrice e studiosa di letteratura inglese e comparata, ha curato e tradotto le opere di Virginia Woolf in Italia nei due volumi della collana dei Meridiani di Mondadori, nel 1998. Nel 2006 per Mondadori di Woolf ha scritto la biografia, “Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf”, riedito da Feltrinelli all’inizio di quest’anno. Nel marzo del 2019, per Donzelli ha tradotto le lettere di Virginia Woolf a Vita Sackville-West nel carteggio “Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio.” È la Presidente della Italian Virginia Woolf Society.

Nicolò Bellon

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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