Performance Marta Cuscuna, SET UP 2023
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SET UP, Punta della Dogana: danza, musica live, visual art e teatro a Palazzo Grassi

Mauro Baronchelli, Enrico Bettinello e Riccardo Benassi raccontano la quarta edizione di SET UP del festival tipologie di performance in uno dei luoghi d’eccellenza dell’arte contemporanea

La quarta edizione di SET UP tra gli spazi di Palazzo Grassi, a Punta della Dogana, Venezia

Un festival può definirsi ‘riuscito’ quando chi vi ha partecipato non solo torna a casa soddisfatto, con qualcosa in più – esperienze, la conoscenza di artisti che prima non aveva intercettato e di persone affini per passioni o per gusto sfiorate in quello spazio-tempo –, ma non vede l’ora che venga annunciata l’edizione successiva. La voglia di prenotare un biglietto anche con mesi di anticipo fidandosi dell’incognita line up, pur di esserci di nuovo.  Per molti di coloro che si sono ritrovati quest’anno tra gli spazi di Palazzo Grassi, a Punta della Dogana, Venezia, per la quarta edizione di SET UP è stato un po’ come tornare a casa, nella stessa scenografia di mattoni, legno e cemento che solitamente ospita arte contemporanea, alla scoperta di suggestioni tra loro estremamente diverse eppure in una perfetta convivenza. 

SET UP, dal 2016 un festival che mescola performance: coreografie, musica live, artisti visual e teatro

Il festival, che mescola diverse tipologie di performance, nasce nel 2016 ed è tornato nelle notti del 3 e 4 febbraio 2023, dopo un’edizione 2020 che ha preceduto di poche settimane il blocco dell’Italia intera con lo scoppio della pandemia. Portando esperienze coreografiche, musica live, artisti visual e di teatro all’interno di un flusso che continua dalle 20 alle 2 del mattino, SET UP anche quest’anno è stato scandito da una scaletta in cui le discipline si alternano da uno spazio all’altro: non la guida di un algoritmo, ma uno studio ragionato e cesellato di pesi, misure e intensità da parte di organizzazione e curatori, che hanno lavorato alla rassegna in tempi record, a partire da settembre.

Mauro Baronchelli, direttore operativo di Palazzo Grassi, Punta della Dogana

Come spiega Mauro Baronchelli, direttore operativo di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, «La programmazione di quest’anno è ancora più eterogenea degli anni scorsi e per la prima volta abbiamo ospitato anche un artista visivo, Riccardo Benassi, intuizione della collega Francesca Colasanti: all’inizio ero perplesso per la natura del lavoro, che invece ha funzionato molto bene in questo contesto e in quel punto della serata», cioè allo scoccare della mezzanotte, prima del dj set conclusivo, per risvegliare i corpi e le coscienze attraverso visual, testi e musica. Dopo quattro edizioni, i curatori – di cui Enrico Bettinello fa parte dall’inizio insieme, da quest’anno, a Terraforma, che ha portato i set di Nkisi, Carmen Villan e Toulouse Low-Trax – sanno come guidare il pubblico: «Sappiamo che alcune proposte in alcuni dei tre spazi funzionano e altre no e che ci sono alcune logiche di trapasso che non sono sempre identiche, ma che devono tenersi tra di loro». Come in un piano narrativo, o in un viaggio per tappe. 

SET UP, Baronchelli: il nostro è un pubblico eterogeneo, rispettoso e attento alle varie performance 

SET UP è un evento per poche centinaia di persone, 400 a serata. Come spiega Baronchelli, sarebbe impossibile allargarlo. «L’evento, nel senso più etimologico del termine, è una cosa che succede in un determinato momento, in un posto preciso, chi c’è ha il piacere di esserci e chi non c’è ci sarà magari la prossima volta, più pronto». Il pubblico, per quanto eterogeneo, è sempre coerente: quello veneziano più curioso e intergenerazionale, gli studenti di vent’anni con il loro entusiasmo, chi lavora o ha lavorato in diversi ambiti, fino ai settant’anni, e ancora chi arriva dal resto d’Europa. «Un pubblico eterogeneo, rispettoso e attento, che ha piacere di bere al bar ma anche di seguire le diverse performance e di spostarsi nei diversi spazi, attento e pronto per seguire le varie performance e non solo per fare festa», spiega Baronchelli. 

Enrico Bettinello, curatore SET UP Festival: per noi tutti gli artisti meritano la stessa attenzione, a prescindere dalla loro fama

SET UP si propone e si rivela come un progetto capace di «coagulare una comunità composta da tante anime», dice Enrico Bettinello. Anche per gli artisti diventa un’esperienza unica, qualsiasi sia la loro fama. «Per statuto vogliamo che i nostri ‘figli’ siano tutti uguali: lo sono anche per grandezza del font quando li inseriamo dentro la comunicazione, ognuno risplende a seconda di quanto l’altro figlio lo fa risplendere,» aggiunge Bettinello. «Non ricordo negli anni ricordo una performance, un concerto o dj set che non abbia colpito il pubblico perché c’era stato qualcosa di più sorprendente prima o dopo. Una delle cose che preferisco di questo festival è che la ricchezza del programma sta soprattutto nelle relazioni che si creano artistiche ed emozionali tra gli artisti».

La prima notte: l’opening di Leïla Ka, i live set di Carmen Villan, la performance di Marta Cuscunà, Charlotte Adigéry & Bolis Pupul, Riccardo Benassi e il dj set finale di Nkisi

Ecco che la prima notte: dopo l’opening di Leïla Ka, danzatrice e autrice francese che forse in pochi conoscevano, ma che ha sorpreso e conquistato con la sua performance nella prima sala all’ingresso, è stato il turno del live set di Carmen Villain, tra synth, tastiere e clarinetto, circondata da una folla seduta a terra in ascolto nel “cubo in cemento”, seguita dalla performance di Marta Cuscunà, che grazie a quattro corvi meccanici a cui ha prestato la sua voce ha mescolato drammaturgia e attivismo ecofemminista. Ancora, il live di Charlotte Adigéry & Bolis Pupul, i primi tre capitoli di sei della performance Dancefloorensick di Riccardo Benassi e il dj set finale di Nkisi, fondatrice del collettivo di musicisti della diaspora africana NON Worldwide. 

Le percussioni di Andrea Belfi, la danza del trio francese Mellina Boubetra, live set del producer tedesco Tolouse Low Trax, l’Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp e la dj tunisina Denna Abdelwahed

A inaugurare la serata di sabato 4 febbraio sono state le percussioni di Andrea Belfi, seguite dalla danza del trio francese Mellina Boubetra, dal live set del producer tedesco Tolouse Low Trax, dal post punk dei 12 elementi dell’Orchestra Tout Puissant Marcel Duchamp, con i capitoli finali della performance di Benassi e il dj-set conclusivo della dj tunisina Denna Abdelwahed. Tutto, come ogni anno, sold-out, ma quest’anno non a pochi giorni dall’inizio, bensì oltre un mese prima – «Io avevo paura ad aprire il frigo che venisse fuori qualcuno per chiedere un biglietto», scherza Bettinello. 

Ruggero Pietromarchi, direttore artistico di Terraforma e Threes Productions

Nell’aprire i suoi spazi, ristrutturati nel 2009 dall’archistar giapponese Tadao Ando e che solitamente ospitano i più grandi nomi dell’arte contemporanea, Palazzo Grassi non cerca tanto un’esclusività, ma il rispetto di limiti che non possono essere oltrepassati in virtù della location, che pure è in grado di offrire una certa intimità. Come sottolinea Ruggero Pietromarchi, direttore artistico di Terraforma e Threes Productions, realtà che in tutta Italia cerca di valorizzare le bellezze del Paese attraverso una reinterpretazione artistica contemporanea che sia di stimolo e di rivalutazione del paesaggio e del territorio, «SET UP è la trasformazione di uno spazio che nasce per ospitare le opere dei più grandi artisti internazionali, mentre ogni due anni lo fa sotto la veste performativa, e non è scontato trovarsi a ballare in uno spazio come questo. Venezia in sé è la cornice ideale per un progetto del genere, in un momento del calendario in cui non ci sono biennali e altri grandi eventi e proprio per questo mira ad essere una cosa autentica per i veneziani e per gli ospiti internazionali».

Riccardo Benassi: ogni performance, ogni evento e ogni opera è un frammento di un flusso

Come conferma Riccardo Benassi, intercettato poche ore dopo nel backstage prima di esibirsi per la seconda volta, «ogni performance, ogni evento e ogni opera è un frammento di un flusso. È condizionata da dove arrivi, cosa incontri e dove vai. Nel caso specifico di un festival arrivi sicuramente da un’altra proposta contenutistica che è artistica, ma nel caso di una mostra potresti arrivare da una giornata di lavoro che ha una determinata influenza su di te». Ciò che interessa a Benassi è proprio entrare nel monotono flusso quotidiano, e ha funzionato. 

La performance visiva e uditiva di Benassi: il pubblico che occupa un’area che non era destinata a loro e avvolgendo l’artista

«È successa una cosa che anche nelle altre performance che ho fatto non era mai successa, cioè che il pubblico ha deciso di occupare un’area che non era destinata a loro e mi hanno avvolto, delle persone mi hanno anche abbracciato, c’è stato un momento – ed è stato illuminante – in cui non capivo più cosa stava succedendo e mi sono accorto di non essere necessario». Una magia guidata dalla performance visiva e uditiva di Benassi, agevolata in parte dal fatto che il suo contributo, come quello di altri colleghi, non si svolge dalla pedana di un palco, ma da terra, allo stesso livello degli spettatori-fruitori e partecipanti, chiamati ad abitare lo spazio – e che indubbiamente si sentono liberi di e nel farlo, e di coinvolgere in questo anche l’artista.

La differenza tra le architetture pensate per custodire oggetti e quelle per ospitare corpi

«Per me» continua Benassi, «è sempre fondamentale vedere la differenza che c’è in architetture pensate per custodire oggetti quando custodiscono corpi temporaneamente. Ogni architettura si meriterebbe un corpo, insieme ad un oggetto. Ogni architettura meriterebbe una celebrazione, insieme ad un feticcio. Il tempio esiste con la cerimonia, non per forza con l’icona, e quindi credo che questo sia il potenziale: delle persone che abitano questi luoghi con un certo tipo di contenuto oggettuale finalmente per un attimo lo vivono in maniera più transitoria, celebrativa, collettiva, in realtà anche rispetto alla mia posizione: io non ho un palco, sono sul pavimento. Forse ho creato le condizioni per cui quello che poteva succedere è successo e quindi ho partecipato anche fisicamente a quello che stava succedendo, circondato da corpi che partecipavano fisicamente e li avevo in estrema prossimità, persino in contatto». 

Il festival SET UP: comunità e stupore

Per Enrico Bettinello la parola con cui riassumere il festival è ‘comunità’, mentre Mauro Baronchelli sceglie ‘stupore’. Come ha confessato a Bettinello Charlotte Adigéry dopo la sua performance con Bolis Pupul, a un’ora dalla fine aveva ancora la pelle d’oca, quasi annichilita dall’energia che è tornata indietro dal pubblico. «Quasi tutti gli artisti che abbiamo chiamato quest’anno e che non hanno potuto partecipare per impegni pregressi, avrebbero voluto esserci. Ci hanno già detto di richiamarli per la prossima edizione». Ecco cos’è SET UP: non solo una sperimentazione degli spazi, votati per due giorni alla performance, o un’esplorazione dello spettacolo dal vivo, ma anche una scoperta delle modalità in cui artisti e spettatori partecipano gli uni negli altri, attraversando un evento che rimane impresso, insieme alla voglia di tornare. 

Mauro Baronchelli

Dal gennaio 2015 è direttore operativo, a Venezia, del complesso degli spazi d’arte contemporanea che fanno riferimento alla Francois Pinault Fondation: Palazzo Grassi, Punta della Dogana e Teatrino. In precedenza si è occupato di politiche culturali, in particolare per il Comune di Bergamo. A partire dal 2013, si è concentrato sul coordinamento del progetto di riapertura dell’Accademia Carrara, chiusa dal 2008 per lavori di restauro e riaperta il 23 aprile 2015. Ha lavorato al progetto di ristrutturazione e riapertura del Teatro Sociale di Bergamo.

Riccardo Benassi

Riccardo Benassi (Cremona, 1982) vive e lavora a Berlino, Cremona e online. Artista visivo, utilizza il testo e il suono per interrogare i limiti della tecnologia da una prospettiva esistenzialista, implementando il linguaggio poetico in installazioni time-based, video-essays, e interventi spaziali realizzati per commissioni pubbliche e private. Recentemente il suo lavoro è stato esposto a Palazzo Grassi/Punta della Dogana (2023); MAXXI, L’Aquila (2022); GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. È professore di Sound Design presso l’Accademia di Belle Arti Carrara in Bergamo dal 2013 e IUAV Venezia dal 2022, dal 2014 al 2016 è stato professore di Creative Practices presso il dBs College di Berlino ed è Guest Lecturer presso NABA – Milano dal 2019. 

Enrico Bettinello

È curatore, direttore artistico, docente, scrittore e progettista culturale, in particolare nell’ambito della musica e delle performing arts contemporanee. Dopo La lunga esperienza come direttore del Teatro Fondamenta Nuove, ha diretto lo IED di Venezia e insegna attualmente all’Università Ca’ Foscari di Venezia e al Master in Arts Management dell’Università Cattolica di Milano. È curatore per il Centro Santa Chiara di Trento (musica), NovaraJazz (residenze e progetti interdisciplinari), Pro-Helvetia (è creatore e direttore artistico del progetto New Echo System), Palazzo Grassi/Punta della Dogana, TBA21 Academy/Ocean Space. È responsabile della sezione jazz de Il Giornale della Musica e collabora con Radio3 Rai e con RSI Svizzera.

Alessandra Lanza

Riccardo Benassi, SET UP 2023 © Alessandra Lanza
Riccardo Benassi, SET UP 2023 © Alessandra Lanza
SET UP 2023 © Alessandra Lanza
SET UP 2023 © Alessandra Lanza

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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