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Tram di Milano secondo Zanuso
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Il design dei tram di Milano: quelli storici e quelli del futuro, immaginati con AI 

Il design della rete tranviaria, delle sue vetture e infrastrutture ha plasmato l’identità di Milano. Immaginando i tram del futuro – come fossero progettati da Zanuso, Colombo, Archizoom

Il design dei tram di Milano: diciassette linee e centosettanta chilometri di percorsi – vetture, pensiline, luci 

Il tram di Milano, con le sue attuali diciassette linee che percorrono centosettanta chilometri di binari, incarna l’anima del trasporto pubblico meneghino. Risalendo alla fine del Diciannovesimo secolo, quando i primi tram trainati da cavalli iniziarono a solcare le strade della città, il tram ha subito un’evoluzione  tecnologica e d’aspetto, mantenendosi al centro del paesaggio urbano.

Il design della rete tranviaria, delle sue vetture ed infrastrutture ha plasmato – e continua a plasmare – l’identità della città. Dalla scala architettonica dei depositi tranviari come quello di via Messina, alla micro-scala delle lampade del tram Ventotto, fino alle campagne pubblicitarie ed eventi che animano la pelle e gli interni delle vetture durante la Design Week ed altre occasioni, tutto racconta del savoir faire design milanese ancorandosi al tema dei trasporti pubblici. 

Design dei tram di Milano e architetture storiche: dai depositi alle pensiline

Partendo dalla scala più ampia, quella  architettonica, si incontrano i depositi dei tram di Milano, anch’essi appartenenti al patrimonio della città. Tra questi, il deposito Messina, che ospita circa centocinquanta tram di varie tipologie e modelli, è una testimonianza significativa dell’architettura industriale milanese in ferro e vetro di inizio Novecento. Costruito nel 1912 nei pressi della fabbrica Carminati & Toselli, produttrice di molte vetture tra cui la serie 1500, ed ampliato nel 1925-27, il deposito ha recentemente subito un restauro conservativo che ha preservato la sua struttura originale in ferro e vetro. Il deposito Messina è un cult in città: la  scorsa Fashion Week è stato scelto da Matteo Tamburini come location per il suo debutto alla direzione creativa del brand Tod’s. Un altro deposito invece, precisamente ex-deposito di tram a cavallo, nel quartiere Paolo Sarpi, è stato invece riconvertito, modificando integralmente la sua funzione originaria: è ora la sede dell’ADI Design Museum-Compasso d’Oro, inaugurato nel 2021. L’insediamento del museo ha trasformato i cinquemila metri quadrati di archeologia industriale in spazi espositivi e di conservazione per la cultura del design e del prestigioso premio Compasso d’Oro, vinto fra l’altro anche da progetti che condividono la paternità di ATM, come la metropolitana M1 di Albini, Helg e Noorda del 1964.

Passando invece alla scala dell’arredo urbano, le quasi duemila pensiline interattive presenti sulla linea sono state progettate dall’archistar Norman Foster ed installate nel 2006 in occasione del settantacinquesimo anniversario di ATM, offrendo riparo dai capricci del meteo ed integrandosi con armonia nel tessuto urbano. Realizzate in acciaio, vetro e poliestere antigraffiti, le fermate smart offrono informazioni sull’orario dei mezzi, aggiornamenti sul traffico e sugli eventi cittadini, migliorando l’esperienza di attesa dei mezzi pubblici.

Le vetture: innovazione tecnologica, un racconto della città su ruote

Nelle officine ATM Teodosio riposa una vettura che rappresenta una delle prime serie di tram ad aver solcato le strade di Milano: la Serie Edison. Introdotti nel 1893, questi tram bidirezionali a due assi, con cassa di legno e terrazzini aperti, segnano l’inizio del percorso di evoluzione e riforma nel design delle vetture tranviarie. Successivamente, le Serie 600 e 700 si uniscono al panorama urbano, avviando un ciclo di continua sperimentazione e rinnovamento. La Serie 1500 emerge come simbolo della città, seguita da una serie di innovazioni strutturali e materiali incarnate nelle Serie 3000, 4000 e 5000. Nel corso dei decenni, numerosi altri modelli si susseguono, ciascuno con un design unico; la peculiarità di questa storia di innovazione tecnologica e design risiede nell’attuale compresenza, lungo la rete di linee milanesi, di varie di queste vetture: dalle Serie 1500, evocatrici di un’atmosfera déco, alle Serie 4900, testimoni silenti degli eccessi della Milano da bere, fino alle Serie 7000-7500, che raccontano la metropoli degli ultimi decenni.

Il tram Carrelli: color giallo-crema, legno e velluto rosso

Le vetture “serie 1500”, note anche come Ventotto o Carrelli, hanno origine in seno alla riforma tramviaria di inizio Novecento, mirando ad aumentare la capacità di trasporto e riducendo costi e  tempi di percorrenza. Il progetto, realizzato dagli ingegneri D’Alò e Cuccoli che si ispirano alle vetture americane Peter Witt, riscontra un successo che permane fino ad oggi, con oltre un centinaio di unità tutt’ora in servizio.

I primi esemplari, in esercizio a partire dalla fine del 1927, presentano una livrea color nocciola e crema, sostituita in breve tempo dal verde a due tonalità ( vagone e veronese), mentre negli anni settanta si adotta quella arancione ministeriale. Nel 2008 viene infine re-introdotta la cromia giallo e crema, ancora in uso oggi, omaggio ai primi prototipi.

Anche gli interni dei Carrelli hanno subito negli anni diverse trasformazioni, mantenendo intatto però il loro charme tutto milanese: la versione originale, riportata allo stato d’origine in un esemplare custodito nelle officine Teodosio, presenta la livrea giallo-crema, due sole porte, un banchetto centrale per il bigliettaio e lo scompartimento posteriore di prima classe con panche imbottite rivestite di velluto rosso. Intorno al 1939, l’aggiunta di un’ulteriore porta nella parte posteriore determina la rimozione del salottino; rimane tuttavia integro, a distanza di quasi un secolo, il sapore déco delle panche in legno e delle lampade, quasi identiche a quelle che illuminavano i passeggeri dei primi tram della serie.

La pelle del tram, pubblicità in movimento e Design Week

Non solo gli interni, ma anche le livree dei tram sono oggetto di design: una moltitudine di “pelli”, temporanee e non, pubblicitarie e non, riveste tutti i lati e spigoli delle vetture e modifica così costantemente il paesaggio urbano in movimento. Ad esempio, nel 2021  la linea 1 si è dotata di una vettura non convenzionale, tutta bianca: a celebrare l’étoile della danza Carla Fracci, da poco scomparsa, che con quello stesso tram, guidato ogni giorno dal padre Luigi, raggiunse Piazza della Scala per la sua prima audizione; a segnare uno stretto legame tra la cultura meneghina, le persone che la vivono e i suoi trasporti.

Diverse sono invece le iniziative, installazioni, eventi che durante la Design Week hanno modificato integralmente  l’aspetto, talvolta pure la funzione, del tram milanese, tra cui: nel 2017, Poetic Tram Ride di Kingsley Ng che trasforma la vettura in una camera oscura, proiettando, attraverso un’apertura che funziona da foro stenopeico, le immagini rovesciate della città; nel 2018 è la volta di Cristina Celestino e del suo Tram Corallo, modello Carrelli, un salotto bon ton su rotaie; progetti che dimostrano come il tram possa diventare anche uno scheletro con cui sperimentare, arricchendo ulteriormente il tessuto culturale della città.

Maestri del design: Zanuso, Archizoom, Colombo

La mostra Italy: The New Domestic Landscape, curata da Emilio Ambasz per il Museum of Modern Art di New York City nel 1972, segna un punto di svolta nel panorama del design italiano. Presentando una collezione di centosessanta oggetti per la casa, divisi in tre categorie, la mostra mette in luce sia il trionfo che il design italiano aveva goduto fino ad allora, sia la necessità di una riflessione critica sul fenomeno. Tra i progetti esposti, spiccano il televisore Doney di Marco Zanuso e Richard Sapper, caratterizzato da una fusione raffinata di tecnologia e forma, e la Total Furnishing Unit di Joe Colombo e Ignazia Favata, che propone una serie di strutture modulari per cucina, lavanderia, soggiorno e camera da letto. 

Il gruppo Archizoom Associati, invece, sconvolge le aspettative presentando una stanza grigia vuota, con un altoparlante che diffonde la voce di una bambina, sfidando così la concezione tradizionale di spazio domestico. Attraverso la sua varietà di progetti e idee, la mostra offre una panoramica ricca e stimolante del design italiano, mettendo in luce la sua complessità e vitalità. L’ evento ha sottolineato l’importanza storica dei tre designers, fra l’altro tutti inclusi nella collezione del Museo del Design Italiano presso la Triennale di Milano con opere iconiche come la poltrona Tube di Joe Colombo, il televisore Algol di Marco Zanuso e Richard Sapper, il divano Superonda e la sedia Mies di Archizoom Associati.

Dall’avanguardia del design italiano alle immagini AI

La generazione di immagini concettuali attraverso l’intelligenza artificiale è un processo articolato, che in questo caso trae ispirazione dalle audaci idee di Joe Colombo, Marco Zanuso e Archizoom Associati. Questi pionieri della cultura del design hanno lasciato un’impronta indelebile con le loro visioni radicali e innovative, qui reinterpretate e trasformate in immaginari interni per i tram di Milano. Attraverso una ricerca approfondita e una selezione attenta dei riferimenti, le immagini generate rispecchiano l’approccio dei designer, svelando un potenziale rivoluzionario dell’intelligenza artificiale, che si manifesta plasmando visioni di design passato, presente e futuribile. Le parole chiave svolgono un ruolo cruciale nel processo di selezione e curatela delle immagini, offrendo un orientamento fondamentale per garantire coerenza e rilevanza: una volta scelte, le immagini attraversano un percorso di trasformazione che include tecniche di upscaling per migliorare i dettagli e interventi di post-produzione tramite Adobe Lightroom e Photoshop.

Tram di Milano secondo ArchizoomTram di Milano secondo Archizoom
Tram di Milano secondo Archizoom

Archizoom associati

Archizoom Associati è stato uno studio di architettura e design fondato nel 1966 a Firenze da un gruppo di giovani architetti, tra cui Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello, Massimo Morozzi e Dario Bartolini. Il loro lavoro influenzò il movimento radicale italiano degli anni ’60 e ’70, con progetti innovativi che sfidavano le convenzioni tradizionali dell’architettura e del design. Tra i loro progetti più celebri vi è No-Stop City, una visionaria proposta di una città senza fine, o il celeberrimo divano Superonda. Anche se lo studio si sciolse nel 1974, il suo impatto sull’architettura e il design contemporanei rimane significativo.

Joe Colombo

Joe Colombo, pseudonimo di Cesare Colombo, nasce nel 1930 e scompare prematuramente nel 1971. La sua carriera è segnata da una straordinaria capacità di anticipare tendenze e di innovare nel campo del design industriale e dell’arredamento: Colombo è famoso per le sue creazioni futuristiche e funzionali, che riflettono il suo interesse per la tecnologia e per le esigenze pratiche della vita moderna. Tra i suoi progetti più celebri si annoverano la sedia Universale del 1965, caratterizzata da una forma semplice ed essenziale, e il sistema di arredo Total Furnishing Unit del 1970. 

Marco Zanuso

Marco Zanuso, architetto e designer, nasce a Milano nel 1916. Attivo principalmente nel secondo dopoguerra, è noto per il suo approccio innovativo al design industriale. Collaborando con aziende italiane come Arflex, Olivetti, Brionvega e Kartell, spesso in collaborazione con il collega Richard Sapper, ha progettato mobili e prodotti iconici che combinano funzionalità ed estetica. Tra le sue opere più note vi sono la poltrona Lady per Arflex, la calcolatrice Divisumma 18 per Olivetti, la radio Cubo ed il televisore Algol per Brionvega. 

Tram di Milano secondo Joe Colombo
Tram di Milano secondo Joe Colombo

Alla luce delle immagini AI che reinterpretano gli interni dei tram di Milano, è possibile aprire un dialogo all’incrocio tra l’avanguardia del design italiano e le potenzialità di rivoluzione delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Occorre ricordare che queste immagini sono frutto di sperimentazioni e speculazioni, non volendo rappresentare progetti reali. Pur stimolando la riflessione sul potenziale della tecnologia nel modellare il nostro ambiente urbano, esse non costituiscono una realtà tangibile né cercano di imporre una verità su come i tre designers avrebbero concretizzato un simile progetto. Il processo di generazione delle immagini, guidato da keywords e curatela attenta, evidenzia l’intersezione tra la creatività umana e l’intelligenza artificiale, aprendo nuove frontiere nell’esplorazione del design contemporaneo.

Laura Carugati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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