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L’Italia rivolta all’indietro: le inutili strette del governo sulla canapa

Canapa made in Italy – il Ministro Piantedosi avvia un processo di maggiore controllo e regolamentazione del settore canapicolo italiano, lo scontro tra governo e associazioni di canapicoltori italiani

Il Ministro Piantedosi: nuovi controlli sulla coltivazione della canapa industriale 

Le nuove strette del governo, dettate dalle linee guida del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi circa la coltivazione di canapa industriale, si sono scagliate sugli imprenditori di canapa italiani. Dal sedici febbraio scorso tutti i prefetti sono stati incaricati di aumentare i controlli su chi opera nel settore. 

Le indicazioni attuali si rifanno a quelle del 2019 di Matteo Salvini. Saranno più frequenti ricognizioni di tutti gli esercizi e rivendite del territorio, verifica del possesso delle certificazioni di esercizio e analisi sui prodotti finalizzate a scongiurare situazioni di detenzione e commercializzazione di prodotti che non rientrano nei limiti delle normative antidroga.

L’appello mosso dall’associazione di categoria Imprenditori Canapa Italia e da molti altri protagonisti del settore quali Meglio Legale contestano lo scopo e l’effetto di questi controlli, in quanto sono svolti per la tutela della salute pubblica nonostante l’assenza di effetti psicotropi all’interno della canapa light.

Le leggi riguardanti la canapa influenzano anche chi lavora nel settore tessile e cartario

Se ci sono regolamenti restrittivi sulla coltivazione o il commercio della canapa, ciò potrebbe limitare la disponibilità di materia prima per l’industria tessile. D’altra parte se ci sono leggi favorevoli che promuovono l’uso della canapa tessile, ciò potrebbe aumentare la disponibilità di materia prima per l’industria tessile.

Normative complesse e restrittive potrebbero richiedere alle aziende di dedicare maggiori risorse per costi aggiuntivi oltre alla difficoltà nel comprendere e nel seguire tutte le disposizioni. Un eccesso di regolamentazione o normative sfavorevoli ostacola la competitività della canapa tessile e rallentano lo sviluppo del settore.

Alo stesso modo limitazioni sulla produzione e il commercio possono influire sulla capacità delle aziende di sfruttare il potenziale della canapa tessile come materiale sostenibile.  Monitorare le normative permette di adattarsi alle eventuali modifiche per garantire il corretto sviluppo della filiera della canapa tessile.

Meglio Legale fa appello al Ministero degli Interni: la commercializzazione di CBD non va criminalizzata

Se da parte del governo questi controlli sono interpretati come preventivi alla commercializzazione di prodotti illegali dall’altra presuppongono che gli imprenditori violino di principio la legge. La risposta dei canapicoltori lascia intendere che non accettano che una risorsa quale la canapa con le sue potenzialità economiche, venga criminalizzata.

Meglio Legale, l’associazione coordinata da Antonella Soldo che si batte per la legalizzazione della Cannabis sativa L, ha lanciato un appello al Ministero dell’interno, a Francesco Lollobrigida Ministro dell’agricoltura e ad Adolfo Urso Ministro del Made in Italy. Il nodo sta nella legge 242/2016 che non esplicita, ma non nega la possibilità di usare il fiore della pianta di canapa.

La coltivazione di canapa con un alto contenuto di CBD può essere limitata da diverse normative e leggi imposte dai governi di vari paesi in relazione all’utilizzo finale

Tuttavia questi limiti possono includere anche i livelli massimi di THC che si sviluppano insieme a tutti gli altri cannabinoidi quali il CBD nella pianta e nel resto dell’infiorescenza, autorizzazioni e licenze delle quali è spesso richiesta un permesso e controlli sulla produzione e vendita. Per questo motivo tutte le diverse realtà di canapicoltura saranno soggette a controlli sia che si tratti di canapa tessile che di infiorescenza.

Etichettatura e confezionamento sono processi da rispettare: i prodotti contenenti CBD devono essere etichettati in modo chiaro e accurato, includendo informazioni sulla concentrazione di CBD, i possibili effetti collaterali, le istruzioni per l’uso e altre informazioni pertinenti.

Molti paesi richiedono test  di laboratorio indipendenti per verificare la sicurezza, la qualità e la concentrazione del CBD nei prodotti. Questi test vengono effettuati per garantire la conformità con i limiti imposti dalla legge.

La produzione e la vendita di prodotti a base di canapa contenenti CBD possono essere soggette a regolamentazioni specifiche per garantire che il prodotto sia conforme agli standard di sicurezza e qualità.  Tutte queste regolamentazioni sono spesso implementate per proteggere i consumatori, garantire la tracciabilità dei prodotti e prevenire l’uso improprio o il commercio illegale di sostanze.

Canapa in Italia: il punto di vista del Ministero degli Interni sulla legge 242/2016

Secondo quanto considerato dal Gabinetto del Ministro degli Interni veniva impropriamente pubblicizzato come consentita dalla legge 242/2016 la vendita di derivati e infiorescenze di canapa.

A causa di questo fenomeno si è assistito ad una crescita esponenziale del relativo mercato in esercizi commerciali dedicati o misti. In realtà tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze quanto potenzialmente destinate al consumo personale. Viene quindi considerato anche il CBD (cannabidiolo) una sostanza dannosa in quanto psicotropa e stupefacente attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione.

Il governo per controllare ulteriormente il mercato, ha ritirato l’emendamento alla delega fiscale che avrebbe istituito il monopolio per la rivendita presso i tabaccai tagliando fuori i negozi che già la stavano vendendo e parificando le tasse con quelle molto alte del tabacco.

Le discrepanze tra realtà e linee guida del governo sulla canapa industriale 

Da febbraio 2023 ad oggi sono state circa duecento le richieste d’aiuto rivolte all’Associazione Meglio Legale da parte degli imprenditori interessati dalle iniziative delle forze dell’ordine. 

La discrepanza con il testo unico degli stupefacenti genera incertezze interpretative e mette la filiera della canapa italiana in una posizione di svantaggio rispetto alle altre economie. Le restrizioni sono un’ulteriore disincentivo alla promozione della coltivazione in Italia secondo quando riportato dall’associazione di categoria stessa.

Queste difficoltà sono da aggiungersi alle barriere all’ingresso poste dal sistema complesso e dispendioso di licenze, ai bassi contenuti di THC e alla concorrenza sleale che la politica italiana ha favorito nei confronti dell’importazione di prodotti a base di canapa da altri paesi.

La mancanza di ricerca e sviluppo sono segno della mancanza a monte di miglioramenti di processo e di bassi investimenti pubblici.

I limiti di THC nei prodotti a base di canapa e la loro competitività sul mercato

I limiti massimi di THC (tetraidrocannabinolo) imposti dalle varie politiche nazionali influiscono sul mercato stesso della canapa. In alcuni paesi i limiti massimi sono imposti all’1% di 0,4 punti percentuali in più rispetto alla nostra legge. 

Gli effetti diretti sulla domanda e l’offerta in questo settore sono molteplici. La conformità legale permette di non incorrere in sanzioni legali tra cui la confisca della merce, multe o addirittura l’accusa di traffico di sostanze illegali.

Occorre prevenire il rischio di problematiche legali selezionando le varietà consentite in modo da controllare i livelli di THC presenti.

Oltre ad un fatto di comunicazione con il cliente e il consumatore finale, i limiti di principio attivo legali sono legate alla competitività del prodotto e alle tendenze di mercato. Differenti limiti di THC influenzerebbero la domanda del prodotto stesso. Il mercato dei prodotti a base di canapa è in continua evoluzione e le analisi di mercato ne comprendono le dinamiche del settore per sviluppare un prodotto competitivo e rispondere alle esigenze dei consumatori. 

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni di categoria canapicole 

Una sentenza del Tar del Lazio ha tuttavia accolto il ricorso presentato dalle associazioni di settore e ha annullato il decreto sulle piante officinali che limitava la produzione di canapa a semi e fibre. Secondo il Tar non si possono limitare gli usi della canapa ad alcune parti a causa di un principio attivo senza dati scientifici a supporto della tesi.

I rischi legati alla salute umana dipendono dalle quantità di THC effettivamente ingerite. Allo stato dei fatti, il consumo di foglie ed infiorescenze delle varietà di cannabis con un tenore di THC inferiore allo 0,3% non crea rischi per la salute pubblica tali da giustificare un divieto generale e assoluto della commercializzazione.

In questo periodo ad alimentare la polemica nei confronti del governo è stata la manifestazione di interesse per la produzione di canapa per scopi medici gestita dal Ministero della Difesa, che ha selezionato tre aziende già dedite alla coltivazione di canapa. Da parte di molti canapicoltori questa notizia è stata accolta come paradossale.

Sensibilizzazione o repressione: il braccio di ferro tra governo ed associazioni di canapicoltori

Questa campagna promossa dal governo Meloni vorrebbe avere l’effetto di sensibilizzare gli operatori commerciali chiamati a conformarsi alla direttiva. 

Il testo della nuova direttiva, in linea con la direttiva emanata da Salvini a maggio del 2019 cita sentenze a favore della proibizione della produzione di canapa, ignorando quelle a favore della sua promozione. 

Cassazione e Ministero dell’Interno hanno punti di vista differenti sul tema, in particolare la prima considera reato tutte le condotte di cessione, vendita e in genere commercializzazione al pubblico dei prodotti derivati dalla coltivazione di Cannabis Sativa L., salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante. Secondo la convenzione tossicologico-giuridica il limite sotto al quale non è riconosciuta efficacia drogante al THC è pari allo 0,5%.

L’Europa e il via libera alla commercializzazione di prodotti a base di CBD 

Il TAR oltre ad annullare il comma incriminato nel decreto ha riportato quanto sottolineato sia nella sentenza della Corte di Giustizia europea che francese che sottolineavano che i prodotti legali a base di CBD di uno stato membro devono poter circolare liberamente in tutta Europa.

Per la prima volta nella sua storia il Parlamento europeo ha proposto un dibattito sul tema canapa. A Bruxelles quasi il 50% dei settecento cinque membri eletti dal Parlamento hanno affrontato il tema di come fare per assicurarsi che per qualsiasi stato membro che desideri seguire questa strada sia supportato nel farlo. L’importanza della Commissione europea secondo quando espresso nell’evento presieduto dal politico irlandese Luke Flanagan, è quello di evitare che i paesi membri provino a mettere i bastoni fra le ruote a questo processo.

Il panorama dello scontro politico europeo in tema di coltivazione, vendita ed uso della canapa 

Nel 2020 la Commissione europea dopo una prima valutazione del CBD come stupefacente aveva stabilito che il CBD non è un narcotico e può essere considerato come alimento. L’EFSA aveva inoltre pubblicato un documento nel quale pur scrivendo di non aver concluso che il consumo di CBD sia pericoloso aveva sottolineato la necessità di eseguire nuovi studi in quanto le ricerche attualmente disponibili degli effetti del CBD sul fegato, sul tratto gastrointestinale, sistema endocrino, nervoso e sul benessere psicologico risultano insufficienti. 

EHIA – European Industrial Hemp Association

La EHIA (European Industrial Hemp Association) in riferimento alla decisione di paesi quali la Repubblica Ceca di Zdenek Nekula che alla fine di aprile aveva vietato la commercializzazione di prodotti a base di CBD. La EHIA ha richiesto chiarimenti in merito a questa posizione, presentando una domanda ai sensi dell’articolo 4 del regolamento comunitario sui nuovi alimenti.

L’associazione stessa ha identificato quasi 30 esempi dell’uso della canapa e degli estratti di cannabis nel corso dei secoli. Tra questi esempi c’era una ricetta di zuppa del cuoco personale di Papa Martino V nel XIV secolo. Il piatto romano conteneva succhi di fiori e fiori di cannabis mescolati con spezie tra cui zafferano, pangrattato e cipolla.

L’intento è quello di dimostrare l’utilizzo svariato da secoli in Europa e in Cechia per sminuire la pressione da parte dell’Autorità europea in merito alla sicurezza alimentare.

Il processo di apertura al mercato intanto è avanzato in paesi quasi Inghilterra e Francia.

Francesco Sponda

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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