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Italo Calvino nella sua casa di Parigi
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I fiori di Sanremo: il merito è anche dei genitori di Italo Calvino

Cento anni dalla nascita di Italo Calvino – in Palomar raccontava le sue radici, il rapporto con la natura, l’influenza dei genitori e una visione anti-antropocentrista derivata da una cultura ampia, libera e scientifica

Il centenario della nascita di Italo Calvino: Palomar osservare il mondo e la natura con rigore scientifico 

Palomar è il nome di un osservatorio astronomico statunitense e anche il nome del protagonista del romanzo di Italo Calvino, pubblicato da Einaudi nel 1983. Palomar indaga il rapporto con il mondo partendo dall’osservazione, come un palombaro s’immerge nella superficie delle cose. Il libro è costruito con rigore matematico, i racconti si dividono in aree tematiche e in sotto capitoli mantenendo tra loro un rapporto di proporzioni. Si legge nelle note al testo «Le cifre 1, 2, 3, che numerano i titoli dell’indice, siano esse i prima, seconda o terza posizione, non hanno solo un valore ordinale ma corrispondono a tre aree tematiche, a tre tipi di esperienza e d’interrogazione che, proporzionati in varia misura, sono presenti in ogni parte del libro. Gli 1 corrispondono generalmente a un’esperienza visiva, che ha quasi sempre per oggetto forme della natura; il testo tende a configurarsi come una descrizione. Nei 2 sono presenti elementi antropologici, culturali in senso lato, e l’esperienza coinvolge, oltre ai dati visivi, anche il linguaggio, i significati, i simboli. Il testo tende a svilupparsi in racconto. I 3 rendono conto d’esperienze di tipo più speculativo, riguardanti il cosmo, il tempo, l’infinito, i rapporti tra l’io e il mondo, le dimensioni della mente. Dall’ambito della descrizione e del racconto si passa a quello della meditazione»

Palomar, che possiamo vedere come alter ego di Italo, indaga il mondo partendo dall’analizzare minuziosamente il reale naturale per poi arrivare attraverso il linguaggio al tentativo di comprensione dell’io umano in rapporto all’universo e alla natura di cui è parte e non è al di sopra. Palomar pensa che i suoi pensieri siano incomunicabili, fatica a esternarli ma si sente in affinità con l’universo. Quando Palomar è in contatto con la natura, quando osserva le stelle o il riflesso della luce sulle onde si sente parte di un tutto, parte dell’universo. Dai racconti emerge la visione anti-antropocentrista di Calvino, che considera l’uomo non come forma prima della natura ma come un pezzo di mondo. 

Italo Calvino e Palomar: l’osservazione del reale e l’interpretazione della società attraverso ciò che non è tangibile, il linguaggio e il pensiero

Il libro si apre con Palomar sulla spiaggia, contempla il mare, o meglio analizza un’onda. Cerca di distinguere una sola onda concentrandosi su di essa, ma ogni onda è legata all’onda che la precede e a quella che la segue e dividerle è impossibile. L’anatomia dell’onda è descritta nelle pagine seguenti con il tipico rigore di un trattato scientifico. Palomar si avvale dell’osservazione, come fosse uno scienziato che studia il reale con la stessa dedizione che Calvino vedeva nei suoi genitori intenti a studiare e catalogare tutte le piante del loro giardino. Calvino in questo libro parte dal metodo di analisi che gli era familiare, l’analisi scientifica, per poi scostarsi dalla visione che gli era forse inconsciamente stata inoculata dai genitori per dedicarsi al linguaggio, il suo filtro di analisi e comprensione del mondo. S’interroga sul linguaggio degli uccelli, si domanda se il linguaggio degli uomini e dei merli possa essere accomunato, se gli uomini e i merli possano capirsi attraverso i suoni o attraverso il silenzio che intervalla i suoni. L’unione di osservazione della natura e di analisi del linguaggio, di quelle che sono le radici di Calvino e di quello che invece Calvino è, anche in contrapposizione alla visione familiare, ci fa giungere alla visione che Calvino ha dell’universo e del senso della vita dell’uomo in rapporto all’universo di cui è parte. 

Italo Calvino: La madre Eva Mameli Calvino gli diede nome Italo, perché nato in terra straniera, a Cuba, non voleva che il figlio perdesse il contatto con le proprie radici

Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, Cuba in bungalow in mezzo al giardino come era tradizione per le donne del luogo. Il padre era Direttore della Stazione Sperimentale di Agricoltura di Santiago de las Vegas, vicino a L’Avana, e la madre lo seguì lì per aiutarlo negli studi di ricerca. I Calvino tornarono in Italia nel 1925 trasferendosi a Sanremo, città del padre. Italo, raccontò di non aver ricordi del periodo a Cuba, e si sentì sempre appartenere a Sanremo. «Sono cresciuto in una cittadina che era piuttosto diversa dal resto dell’Italia, ai tempi in cui ero bambino: Sanremo, a quel tempo ancora popolata di vecchi inglesi, granduchi russi, gente eccentrica e cosmopolita. E la mia famiglia era piuttosto insolita sia per Sanremo sia per l’Italia d’allora: scienziati, adoratori della natura, liberi pensatori […] mio padre, di famiglia mazziniana repubblicana anticlericale massonica, era stato in gioventù anarchico kropotkiniano e poi socialista […] mia madre […] di famiglia laica, era cresciuta nella religione del dovere civile e della scienza, socialista interventista nel ’15 ma con una tenace fede pacifista». Racconta Calvino alla rivista milanese Il paradosso nel 1960. Crescere in un’Italia fascista ma in una famiglia colta, libero pensante, atea e priva delle sovrastrutture della società influenzò la visione di vita di Italo Calvino che poi troviamo nella sua letteratura. Da un lato la realtà, la pesantezza delle cose quotidiane, dall’altro la fantasia, la fiaba, la natura e la leggerezza delle cose immaginate. 

Chi era Eva Mameli Calvino: madre di Italo Calvino e prima donna ad ottenere la cattedra di libera docenza di botanica in Italia

«Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva». Italo Calvino descrive sua madre nel libro La strada di San Giovanni, come una donna dedita e studiosa. Una donna dall’aspetto minuto e delicato ma anche una donna anticonformista e rivoluzionaria per l’epoca. Nata Giuliana Luigia Evelina Mameli, conosciuta come Eva, nacque a Sassari nel 1886 in una famiglia medio borghese. Il padre era ufficiale dei carabinieri e cugino Goffredo Mameli, autore dell’Inno d’Italia. Una famiglia di ampie vedute che voleva che tutti i loro cinque figli avessero le stesse possibilità sia che fossero maschi che femmine. Eva frequenta il liceo, al tempo potevano accedervi solo studenti maschi. Nel 1905 si diploma in Fisica e Matematica all’università di Cagliari. Dopo la morte del padre, Eva raggiunge il fratello Efisio, che era docente di Chimica organica all’Università di Pavia. Eva prosegue i suoi studi e si laurea in Scienze Naturali nel 1907. Lavora all’università come assistente di botanica e nel 1915 ottiene la libera docenza, prima donna in Italia a conseguire il titolo. Allo scoppio della guerra Eva Mameli diventa crocerossina, e alla fine del conflitto riceverà due medaglie d’onore: Medaglia d’argento al merito della Croce Rossa Italiana e Medaglia di bronzo al valor civile. Nel 1919 è insignita anche del premio per le scienze naturali dell’Accademia Nazionale dei Lincei. 

Eva Mameli e Mario Calvino: il matrimonio dei genitori di Italo Calvino un sodalizio amoroso e lavorativo, l’impegno umano e  i viaggi in Messico e ai Caraibi e le ricerca di botanica 

Mario Calvino era Direttore della Stazione agronomica sperimentale di Santiago de Las Vegas ad aprile del 1920 tornò in Italia per cercare un assistente che lo aiutasse con gli studi e per cercare moglie. Trovò in Eva Mameli la candidata ideale. Alcuni dicono che si conoscessero già in ambito accademico da convegni precedenti di botanica altri che Mario Calvino si presentò a sorpresa a Pavia da Eva Mameli con una proposta di lavoro e una di matrimonio. Comunque avvenne il loro primo incontro, ad ottobre si sposarono e subito dopo si imbarcarono a Southampton sul transatlantico Aquitania, alla volta dell’America e dei Caraibi dove trascorsero cinque anni. 

Mario Calvino, padre di Italo Calvino: gli studi, il caso diplomatico con la Russia e la fuga in Messico

Mario Calvino nasce a Sanremo da una famiglia mazziniana repubblicana e anticlericale nel 1875. Si laurea in Agraria a Pisa nel 1899. Nei primi anni del Novecento è impegnato nell’estendere i processi di floricoltura ad Imperia e in Liguria. Nel 1908 il suo nome è associato ad una caso di diplomazia internazionale detto “Caso Calvino”. La stampa dichiarò che il fallito attentato all’imperatore Nicola II era stato un giornalista italiano di nome Mario Calvino. Le indagini rivelarono che non si trattava di un italiano ma di matematico e astronomo russo Vsevolod Vladimirovič Lebedincev, esule anarchico rientrato in Russia sotto falsa nome, grazie al passaporto e alla tessera di giornalista di Mario Calvino. I documenti risultarono autentici ma Mario Calvino, padre di Italo, non seppe spiegare come Lebedincev ne venne in possesso ipotizzando un furto. Vista la situazione poco favorevole nei suoi confronti Calvino si recò in Francia e da lì si imbarcò per il Messico. Dopo alcuni anni in Messico dove divenne vicedirettore della “Scuola nazionale di agricoltura” messicana e direttore dei servizi agrari dello Yucatàn, nel 1917 al deteriorarsi della situazione politica messicana si trasferì a Cuba. Accettò l’incarico di Direttore della Stazione Sperimentale di Agricoltura a Santiago de las Vegas e lì lo raggiunse anni dopo Eva Mameli. 

Eva Mameli e Mario Calvino e il rientro in Italia. Se Sanremo è famosa per i suoi fiori lo dobbiamo anche ai genitori di Italo Calvino 

Nel 1925 i Calvino rientrano in Italia, a Mario Calvino era stata offerta la posizione di dirigente della stazione sperimentale di floricoltura intitolata a Orazio Raimondo, Eva ne fu vicepresidente. I Calvino furono i primi a portare in Italia le colture di diverse specie tropicali. Se oggi in Italia coltiviamo il Kiwi, il pompelmo e l’avocado è anche merito loro. Eva Mameli-Calvino dal 1926 diresse anche l’Orto botanico dell’Università di Cagliari fino al 1929 quando tornò stabile a Sanremo per conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari. Mameli fu pioniera della floricoltura e della tutela ambientale, fu la prima e l’unica donna attiva nel movimento per la conservazione della natura tra le due guerre. Insieme al marito studiarono a lungo la protezione degli uccelli utili all’agricoltura. 

Fondarono anche la rivista Il Giardino Fiorito. 

Italo Calvino a Sanremo: la villa Meridiana e la Strada di San Giovanni, il rifiuto del giovane Calvino del mondo naturale, l’impegno umano e civile dei Calvino

La Famiglia Calvino a Sanremo viveva a Villa Meridiana, una proprietà appena fuori il centro cittadino con tremila metri quadri di giardino sperimentale. Dove Calvino descrive la madre intenta ad etichettare pianta per pianta. La villa ospitava anche gli uffici della Stazione Sperimentale. Da Villa Meridiana partivano due strade una che portava in giù, al porto, al mondo cittadino e una che portava in sù alla campagna all’orto del padre Mario.

Come descrive nel libro la Strada di San Giovanni, il giovane Calvino viveva in contrasto con la passione, quasi ossessiva dei genitori per il mondo naturale, mentre lui era più attratto dalla gente, da ciò che accadeva in città. Quando si reca con il padre nell’orto, egli gli elencava ad alta i nomi scientifici e latini di tutte le piante che incontravano, trovando però residenza in Italo che non volle impararne nessuno. Ogni giorno Italo e il fratello Floriano accompagnavano il padre nell’orto, ma nessuno dei due volle imparare a lavorare la terra, si limitavano ad aspettare, osservare e aiutavano il padre a portare giù le ceste colme di frutta e verdura verso sera. 

«Per mio padre le parole dovevano servire da conferma alle cose; per me erano previsioni di cose intraviste appena, non possedute, presunte». Scrive Italo ne La Strada di San Giovanni. Per quanto Italo Calvino rifiutasse la visione del mondo dei genitori, il loro amore per la natura e il rigore scientifico ne fu comunque influenzato. Duarante la Seconda Guerra Mondiale, a Villa Meridiana i Calvino diedero  asilo a partigiani ed ebrei in fuga rischiando  più volte la fucilazione. Italo e Floriano si unirono ai partigiani e Mario Calvino fu imprigionato per quaranta giorni nel tentativo di scoprire dove si nascondessero i figli. Il nome da partigiano di Italo Calvino era “Santiago” tratto dal paese in cui era nato. Dall’esperienza della resistenza Calvino trassà l’ispirazione per il suo primo romanzo,  Il sentiero dei nidi di ragno. Dopo la morte del padre la madre Eva continuerà a dirigere la  Stazione Sperimentale di Floricoltura di Sanremo e a scrivere, pubblicare e impegnarsi per il nascente movimento ambientalista.

Domiziana Montello

Stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo
Stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo
Italo Calvino con i genitori Eva e Mario Calvino nel giardino di Villa Meridiana
Italo Calvino con i genitori Eva e Mario Calvino nel giardino di Villa Meridiana

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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