Bones and All, Taylor Russell e Timothée Chalamet courtesy Yannis Drakoulidis Lampoon
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Come Guadagnino racconta l’adolescenza attraverso il rapporto fra corpi e musica

Il perdersi dei protagonisti di Guadagnino in una situazione di attesa, in un tempo dilatato, li mette di fronte alla consapevolezza di essere mutevoli, in divenire

L’adolescenza protagonista della filmografia di Guadagnino

Nella filmografia di Luca Guadagnino, l’adolescenza e la formazione dei suoi personaggi rappresentano un tema ricorrente, un unicum in cui convivono estetica, paura e musicalità. Nel quale i corpi in trasformazione narrano l’evolversi della natura umana. L’accettazione di sé e del mondo che li circonda in un ambiente nuovo da scoprire, nel quale anche una caserma militare può diventare il centro del mondo, come in We Are Who We Are, e una torrida e oziosa estate italiana rappresentare il manifestarsi di un nuovo amore, come in Call Me By Your Name.

Il perdersi dei protagonisti di Guadagnino in una costante situazione di attesa, in un tempo perennemente dilatato, li mette di fronte alla consapevolezza di essere mutevoli, in divenire. Come analizzato dal giornalista Raphael Abraham sul Financial Times: «Sembra che Guadagnino si diverta a mettere in risalto eroi così ambivalenti tra loro alle prese con la propria metamorfosi, nei quali le incertezze sulla propria identità si manifestano in ogni singolo elemento della propria sfera personale».

«Quando sei giovane, fingi di potercela fare. Ti comporti come senti di essere fino a quando, si spera, le persone ti vedono in quel modo», ha detto Timothée Chalamet alla sceneggiatrice Lindsey Bahr in merito alla lavorazione di Bones and All. «Ma sotto c’è tutta l’insicurezza, il disprezzo di sé, il terrore, la paura. Quando sei un adolescente o una persona che non si è ancora completamente formata, hai un senso di meraviglia, paura e visione annebbiata»

La musica dell’adolescenza definisce chi siamo

La musica è l’aspetto ricorrente che unisce i personaggi di Guadagnino con il loro processo formativo e che interagisce con gli avvenimenti, andando oltre la sfera intima e personale dei protagonisti. Dall’amore alla violenza, fino all’accettazione del sé in un mondo nuovo che non si comprende appieno. 

Per Daniel Levitin, autore del saggio This Is Your Brain on Music: The Science of a Human Obsession, la musica della nostra adolescenza è fondamentalmente intrecciata con le nostre vite sociali. «Stiamo scoprendo la musica da soli per la prima volta quando siamo giovani, spesso attraverso i nostri amici. Ascoltiamo la musica che ascoltano come un distintivo, come un modo di appartenere a un certo gruppo sociale. Questo fonde la musica con il nostro senso di identità».

Petr Janata, psicologo dell’Università della California-Davis, aggiunge in un articolo su Slate, che in gioco potrebbe esserci l’ urto della reminiscenza. Il fenomeno per il quale ricordiamo così tanto della nostra vita da giovani nella fase adulta in modo più vivido rispetto ad altri anni, e come questi ricordi perdurino nel tempo. 

Secondo questa teoria, tutti noi abbiamo un copione culturalmente condizionato che serve, nella nostra memoria, ad aiutarci a narrare le nostre vite e che passa inesorabilmente dal momento in cui diventiamo noi stessi. 

La memoria sonora di Luca Guadagnino

Così come per il compositore americano Steve Reich, la memoria sonora del treno che prendeva da bambino con la sua governante per raggiungere Los Angeles da New York tra il 1939 e il 1942 diventa ispirazione per raccontare l’esperienza degli ebrei che in quegli stessi anni in Europa, viaggiavano su treni ben differenti; allo stesso modo il regista italiano riesce a cucire sui propri personaggi il proprio vissuto personale.

In Call Me By Your Name, Love My Way degli Psychedelic Furs è stata inserita direttamente da Guadagnino nella sceneggiatura scritta da James Ivory. Il testo di questa canzone rappresenta un inno per coloro che sono nati negli anni settanta e Oliver, lo stagista americano alla ricerca di sé stesso, riesce a entrare davvero nel suo mondo solo ascoltandola.

Bones and all – il testo di Love My Way 

Il testo di Love My Way sottolinea, attraverso la musica, la ricerca di Oliver per un nuovo tipo di amore non ancora accettato. Come detto dallo stesso regista: «ci sono brani che significano per noi, nella nostra vita, un ricordo, un momento, o uno scopo. E in tal caso, è un obiettivo. È sia memoria che obiettivo».

E ancora, nello stesso film, è come se il giovane Elio, eseguendo Bach al pianoforte, lo usasse come arma di seduzione, parlando con Oliver per la prima volta. Le note diventano il dialogo interiore tra Elio e sé stesso, e tra Elio e Oliver. Attraverso la musica Elio può finalmente guardare nitidamente la sua vita e scoprire chi è.

La stessa alchimia è ripercorribile anche nello sviluppo del rapporto tra i due giovani Fraser e Caitlin,  protagonisti della serie We Are Who We Are, dove la musica di Devonté Hynes (Blood Orange), perfetto connubio tra classicismo e sperimentazione, tende sia a mostrare la dilatazione del tempo e dello spazio nella caserma statunitense di Chioggia, archetipo di un’America immaginaria, sia ad accompagnare la loro metamorfosi, le loro incertezze sulla propria identità di genere.

Il ballo come espressione di un corpo in trasformazione

Il processo musicale per Guadagnino non si limita unicamente alla mera sonorizzazione ma si sviluppa anche attraverso il ballo come espressione di un corpo in completa trasformazione. Molteplici sono le sequenze dove i suoi protagonisti, intenti a godere del proprio spazio attraverso la danza, diventano immagine e veicolo del messaggio che vogliono comunicare.

Dall’iconica scena di A Bigger Splash, nella quale Ralph Fiennes balla sulle note di Emotional Rescue dei Rolling Stones in una sorta di danza di seduzione, all’epifania di Oliver sulle note di Love My Way, fino alla danza selvaggia accompagnata da Emilia Paranoica dei CCCP in We Are Who We Are,, il ballo è linguaggio non verbale scelto da Guadagnino per esprimere il costante evolversi della narrazione.

A conferma di ciò Samantha Rounds, del Department of Dance dell’Università dell’Oregon, nella sua tesi dal titolo, Dance as Communication: How Humans Communicate through Dance and Perceive Dance as Communication, scrive:  «La comunicazione attraverso la danza non è guidata dalla musica ma piuttosto dal corpo e dall’anima. La danza coinvolge tutto il corpo, e il corpo può essere un potente agente di comunicazione. Significativamente, la danza gioca un ruolo più importante nella comunicazione in quanto costituisce espressione attraverso movimenti fisici che non dipendono da elementi vocali e suoni».

Bones and All, un road movie dell’esistenza

In Bones and All i corpi dei protagonisti Maren e Lee, in completa evoluzione, trasmettono la loro musicalità attraverso lo scorrere del paesaggio in cui si perdono per sopravvivere, sancendo così la metafora del viaggio come percorso formativo. Arrivare fino all’osso, vivere costretti ad «assaggiare» il tutto, è questo il senso della loro ancora breve esistenza. 

Il romanzo di Camille DeAngelis, da cui è tratto il film, ispira Guadagnino a indagare il legame conflittuale tra i limiti imposti dalla società e la propria identità che può essere estrema, rinnegata, inaccettabile, addirittura inumana.

Trent Reznor e Atticus Ross per Guadagnino

La musica originale composta da Trent Reznor e Atticus Ross, inizialmente scarna e ridotta all’osso – proprio come ciò che per i protagonisti conta davvero – di una chitarra acustica, raggiunge sul finale un’esplosione orchestrale. La musica cresce seguendo la formazione di Maren: «you made me it feel like home».

In un mondo che disprezza la loro diversità e ne ha paura, il cannibalismo di Bones and All diventa la metafora per illustrare la comune sensazione di non essere compresi, di sentirsi diversi, di vivere allo stato puro delle cose e per questo ai margini di un mondo dell’amore che non accetta mostri.

Secondo il pedagogista e docente Franco Cambi nel suo saggio Il viaggio come esperienza di formazione: «Il viaggio sigilla la formazione poiché porta a compimento un iter culturale, un processo di socializzazione, acquistando pratica del mondo, facendo esperienza di situazioni diverse. Delinea il tipo di processo della formazione propria dell’individuo moderno che deve vivere se stesso come, appunto, processo e volersi/pensarsi dentro un percorso di costruzione personale aperta, nel quale la dimensione-avventura occupa uno spazio centrale e svolge una funzione essenziale»

I precedenti film di Guadagnino

Ritorna così in Guadagnino l’esperienza del viaggio come costruzione dell’animo umano, come accadeva nel suo primo film The Protagonists, nel quale il cammino intrapreso conduce alla morte insensata o nel cortometraggio Fiori Fiori Fiori!, in cui lo stesso regista viaggia da Milano a Palermo dopo la fine del lockdown per ritrovare la sua infanzia.

In questo odisseico romanzo di formazione Guadagnino pone, come spiegato dal critico cinematografico Scott Foundas in occasione di un’intervista one to one al Walker Art Center di Minneapolis,  «lo specchio della realtà che ingrandisce e distorce, come la casa dei divertimenti dei nostri ricordi e della nostra immaginazione. Ogni gesto e tocco, ogni soffio di brezza estiva, reso importante, indelebile, che cambia la vita; la bellezza di tutto ciò resa è più intensa del fatto che sappiamo che rappresenta un tempo che non durerà».

Federico de Feo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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