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Dipendenza affettiva e amore tossico – il libro di Alice Urciolo, La verità che ci riguarda

Amore, sessualità e rispetti: La verità che ci riguarda è il nuovo romanzo di Alice Urciolo – una disamina onesta su un amore che riesce a diventare dipendenza tossica

La verità che ci riguarda – 66thand2nd, 2023 – è il secondo romanzo di Alice Urciolo – Una storia di sessualità e rispetto, di dipendenza affettiva: quella di una relazione tossica

La verità che ci riguarda – 66thand2nd, 2023 – è il secondo romanzo di Alice Urciolo, che nel 2020 con Adorazione, l’esordio edito sempre da 66thand2nd, è stata semifinalista al premio Strega, e che da anni lavora anche come sceneggiatrice – ha scritto Skam, per Netflix, e Prisma, per Amazon. È la storia di Milena, prima ragazzina che abita in un piccolo paese di provincia e poi giovane donna che si trasferisce a Roma per frequentare l’università. Una storia di sessualità e rispetto e di dipendenza affettiva: quella di una relazione, malsana – oggi si dice tossica – che intraprende con Emanuele, giornalista bello e sicuro di sé. È anche la storia della madre di Milena, e di come la donna, una donna forte, risoluta, cada preda di Tiziano, della sua Chiesa della Verità. Tra verità taciute per amore, altre incomunicabili per natura, tra richieste d’aiuto mute, altre gridate a orecchie sorde, il nuovo romanzo di Urciolo è una disamina onesta dei dolori che ciascuno di noi si porta dentro.

Mattia Insolia intervista Alice Urciolo sul suo secondo romanzo La verità che ci riguarda

Mattia Insolia

La trappola di Emanuele in cui cade Milena corre su un binario parallelo a quella di Tiziano in cui cade la madre della ragazza – seguono pure delle tappe simili. Le due, tra l’altro, cercano anche di salvarsi a vicenda, però con scarsi risultati, soprattutto all’inizio. Quale delle due trappole è nata per prima, nel suo immaginario, Urciolo?

Alice Urciolo

Quella di Emanuele in cui finisce Milena. Questa personaggia, infatti, l’avevo già in mente quando stavo finendo di scrivere Adorazione – volevo parlare di dipendenza affettiva, e Milena ha fatto capolino in quel periodo. La verità che ci riguarda, da un punto di vista tematico, è una prosecuzione del mio esordio.

Sessualità, rispetto e abuso: l’analisi linguistica dei rapporti di venti coppie che hanno vissuto situazioni di violenza domestica, e si focalizza sullo stile di comunicazione dell’abusatore

Mattia Insolia

La dipendenza affettiva è il centro della storia. Declinata in forme diverse e raccontata traverso strade che portano in direzioni differenti, è il fulcro di La verità che ci riguarda che racconta quanto di noi stessi siamo disposti a sacrificare sull’altare di una persona capace di manipolarci – e pronta a sfruttare la fragilità umana di chi ha di fronte.

Alice Urciolo

Ho letto libri sul tema e ho scoperto che l’esperienza di una persona che è vittima in una relazione tossica è simile a quella che cade preda di una setta religiosa. I meccanismi di manipolazione sono più o meno gli stessi: all’inizio c’è il love-bombing, per cui la vittima è sommersa di amore e attenzioni, poi, pian piano, questo affetto è tolto e dato a intermittenza, così da provocare un attaccamento e lì arriva la confusione, e la vittima non può far a meno di chiedersi cos’abbia fatto di sbagliato per non ricevere più l’affetto iniziale, arriva l’isolamento, il carnefice s’impegna attivamente a far allontanare la sua vittima dagli amici, gli affetti, così da poterla avere tutta per sé, rimanendo il solo e unico centro della vita dell’altra, di fatto indebolendola. Quello che più mi interessa, della faccenda, è il linguaggio: la lingua, in relazioni del genere, è lo strumento principale. L’ho capito leggendo un saggio che cito sempre, Lo stile dell’abuso di Raffaella Scarpa – Treccani 2021. 

È l’analisi linguistica dei rapporti di venti coppie che hanno vissuto situazioni di violenza domestica, e si focalizza sullo stile di comunicazione dell’abusatore: telefonate, messaggi, conversazioni, uno studio durato vent’anni. In tal senso, l’esempio più chiaro è l’uso dei pronomi: l’abusatore non dice noi, dice io e te – così facendo, mette distanza, le entità non sono coinvolte in una stessa relazione ma continuano a essere parti separate. Ecco, questi meccanismi vengono messi in atto sia nelle relazioni sentimentali sia nei legami di gruppo delle sette religiose.

I temi del nuovo romanzo di Alice Urciolo: La verità che ci riguarda – amore, sessualità e rispetto, religione, relazione tossica, disturbi alimentari

Mattia Insolia

Tiziano, a capo della setta religiosa a cui prende parte la madre di Milena, parrebbe cosciente del potere che ha sui suoi fedeli, lo esercita in maniera quasi scientifica perseguendo i propri scopi. Emanuele sembrerebbe fare lo stesso con Milena, gestendo la relazione senza curarsi dei sentimenti di lei, pensando unicamente a sé stesso. Ciò che viene fuori è che nelle azioni di individui del genere ci sia una contezza pressoché assoluta: sanno quel che fanno.

Alice Urciolo

Non credo esista una regola, a riguardo. Piuttosto, penso che alcuni siano ben consapevoli del male che stanno facendo, del danno che stanno arrecando alla persona che hanno di fronte, mentre altri no. Alcuni hanno coscienza di essere dei burattinai, altri sono semplicemente troppo assorbiti dal proprio ego, dalle proprie necessità e smanie. Alcuni possono anche rendersi conto di avere una parte tossica dentro loro stessi e intraprendere un percorso che li porti a essere delle persone migliori, altri vanno avanti così per sempre.

Mattia Insolia

Certi pezzi della nostra vita siamo capaci di abitarli solo in retrospettiva, di elaborarli dopo averli vissuti. C’è un dettaglio, nel romanzo, che mi ha colpito che ha a che fare con questo aspetto della vita di ciascuno. Milena, lo confida a un’amica, pare non esser in grado di ricordare con esattezza ciò che lei ed Emanuele si dicono quando litigano. Ricorda la discussione, sì, ricorda i temi, però non le parole pronunciate da lui: quelle le rimuove.

Alice Urciolo

È un meccanismo della mente, serve a proteggerci: dimenticare è un tentativo di salvaguardarci, noi e la nostra stessa identità – che in relazioni del genere è sempre sotto attacco. Quando ci troviamo in una relazione tossica il nostro Io, a conti fatti, è continuamente soggetto all’esercizio di demolizione operato, e in modo continuato, dall’altra persona. La mente, per cercare di evitare che il processo venga portato a compimento, si chiude, rimuove, taglia e cuce. Non è raro tra le persone che hanno subito un trauma, anzi è molto comune. Arriva un momento, però, in cui questa censura non è più una strada percorribile.

Che cos’è la Chiesa della Verità nel romanzo di Alice Urciolo, la dipendenza affettiva

Mattia Insolia

Un altro pilastro della storia è la religione, sia per la madre di Milena che entra nella setta di Tiziano, sia per Milena stessa che, trasferitasi a Roma per frequentare l’università prende una stanza in affitto in una struttura gestita dalla Chiesa – dalle suore.

Alice Urciolo

La presenza della religione nel romanzo ha diverse ragioni. Anzitutto, volevo raccontare l’amore e la dipendenza affettiva in diverse declinazioni, compresa quella in cui l’altro sembra quasi una divinità – e c’è uno sbilanciamento forte, che si viene a creare, parallelamente, sia nella storia di Milena con Emanuele sia in quella della madre con Tiziano. Poi, avendo deciso di raccontare la setta confrontarmi con la religione è venuto da sé. In Italia ci sono tantissime sette, davvero molte, non ne abbiamo contezza ma è così. La maggior parte è di tipo para-cattolico e non ha niente a che fare con l’idea, molto americana, che oggi ne abbiamo – con il santone che si fa bruciare vivo assieme ai propri adepti, e che compie riti sorprendenti. Quelle nel nostro Paese adottano i testi cristiani, predicano il Dio cristiano prendendo però le distanze dalla Chiesa, che dicono essere corrotta – come fa Tiziano nel romanzo, con la sua Chiesa della Verità. 

Milena, crescendo, smette di credere e trasferitasi a Roma si è già allontanata dalla religione. Ci sono, poi, due elementi autobiografici che hanno a che fare con questo discorso. Una parte del romanzo è ambientato a Vallecorsa, paese d’origine di mia madre in cui le Suore Adoratrici hanno molto peso all’interno della comunità. Ecco, volevo raccontare quel tipo di rapporto che lega abitanti di posti piccoli come Vallecorsa agli ecclesiastici. Una parte invece è a Roma, dove Milena prende una stanza a nolo in un istituto religioso, cosa che molte mie coetanee hanno fatto per frequentare l’università. Le stanze in posti così sono belle, ben tenute e soprattutto costano poco; prima di scrivere il romanzo ho passato dei giorni, una settimana circa, in un istituto del genere: stupendo.

Il disturbo alimentare, l’anoressia, nel romanzo di Alicce Urciolo La verità che ci riguarda

Mattia Insolia. Milena, da ragazzina, soffre di anoressia. I suoi disturbi alimentari sono, com’è chiaro, fonte di grande preoccupazione per i genitori e sua madre, nel tentativo di farla star bene, si rivolge a Tiziano – versando persino dei soldi, chiedendo la grazia per la figlia.

Alice Urciolo. Milena ha un problema con la propria identità, tant’è che a Roma cambia nome, e prende a presentarsi come Mìlena. La famiglia in cui è cresciuta non le ha mai fatto mancare niente da un punto di vista materiale, ma emotivamente ha sempre sentito delle grosse assenze, dei bisogni emotivi che i genitori non hanno mai saputo ascoltare, colmare. Ed è in questi vuoti e in queste mancanze che si è potuto insinuare Emanuele. Per questo ho voluto inserire il disturbo alimentare, l’anoressia: credo che le persone tossiche nella nostra esistenza riescano a entrare solo quando trovano un terreno fertile, uno spazio in cui poter attecchire e crescere. Lo spazio vuoto di Milena è l’assenza creata dal mancato ascolto dei genitori, quello della madre di lei, in cui riesce a insinuarsi Tiziano, è la malattia della figlia. Spesso, infatti, questi spazi sono creati anche dal dolore che scorgiamo nelle persone a cui teniamo: possiamo avere il fianco esposto pure se la sofferenza non riguarda noi direttamente. 

La scrittura e il processo creativo per Alice Urciolo, intervistata da Mattia Insolia

Mattia Insolia. Lei scrive per molto tempo fu il desiderio la cosa più solitaria della mia vita. I desideri, imbibiti di paure, smanie, però, io credo siano quanto di più profondo e viscerale appartenga all’uomo, e per questo quanto di più solitario, indicibile esista. I desideri sono alla base della grande incomunicabilità in cui siamo tutti calati, un pezzo fondamentale della fragilità umana di ciascuno e che nel romanzo è molto presente.

Alice Urciolo

Credo che il desiderio sia, spesso, ciò che ci separa da chi abbiamo attorno e, per quanto ci si possa sforzare, solo di rado riusciamo concretamente a fare sì che le spinte di questo tipo si facciano collante. All’origine di un meccanismo del genere credo ci sia la vergogna. Siamo cresciuti in una cultura di stampo cattolico, dove la vergogna è molto presente e utilizzata spesso come una sorta di leva. Non commettere atti impuri, non avere pensieri impuri, ci ripetevano. Noi da bambini e bambine non lo coglievamo, il significato di queste parole, ma dentro di noi hanno lavorato e hanno fatto sì che il desiderio s’impregnasse di vergogna. Crescendo, per fortuna, capiamo che non c’è proprio nulla di cui vergognarsi. L’incomunicabilità va a inserirsi in questo quadro: non credo sia una componente imprescindibile dell’umano, ma della nostra società. Spesso, infatti, mi chiedo che persone saremmo se fossimo cresciuti in una società, in un ambiente in cui i nostri bisogni emotivi fossero stati ascoltati, e soddisfatti.

Mattia Insolia

Non riusciamo a comunicare le parti più profonde e nascoste di noi stessi, forse perché convinti che siano le più oscure, e marce. Milena, incastrata in una relazione tossica, non è in grado di mettere a parole quello che sta vivendo. Urciolo, lei cosa non riesce a dire, comunicare?

Alice Urciolo

Crescere, per me, è stato un tentativo continuo d’illuminare le parti di me che percepivo fossero al buio, trovare parole nuove per descriverli, questi spazi e questi bui, per poi portarli alla luce, e nel mondo esterno. La vergogna che mi ha precluso, a volte, di comunicare le mie zone profonde non aveva a che fare con il fuori, ma con il dentro: la vergogna che sentivo era anzitutto provocata dallo sguardo che avevo su me stessa – non temevo di mostrarmi agli altri, ma di vedermi. È una delle ragioni per cui ho cominciato a scrivere: può suonare paradossale, e lo so, ma quel che non riesco a dire provo a scriverlo. In questo senso, la scrittura mi ha aiutata.

Alice Urciolo ha scritto tre stagioni di Skam, per Netflix, Prisma, per Amazon, e due romanzi

Mattia Insolia

Urciolo, lei è sia romanziera sia sceneggiatrice – ha scritto tre stagioni di Skam, per Netflix, Prisma, per Amazon, e due romanzi. L’aiuto che le dà la scrittura, in tal senso, le arriva sia dalla narrativa sia dalla serialità?

Alice Urciolo

Con i romanzi di più, e in un modo più diretto e naturale. La narrativa è molto più solitaria e intima, sei tu, sola, con la pagina bianca e i personaggi che pian piano prendono vita, una storia che si muove da panorami sentimentali di cui conosci soltanto tu i confini. Sceneggiare un film o una serie comporta un tipo di lavoro diverso, coinvolge parti diverse, e spesso scrivi con altri. Io, ad ogni modo, quando lavoro da sceneggiatrice devo trovare la strada per afferrare la materia narrata, farla mia: devo lavorarla anche da un punto di vista personale, scovare un aggancio che me la faccia sentire vicina.

Alice Urciolo: gli studi e la formazione: scrivere un romanzo e scrivere una sceneggiatura. 

Mattia Insolia

La differenza tra quel che è materia narrativa e quel che è seriale, ormai, parrebbe combaciare sempre di più. Come lavora alle due? Si sente più una romanziera adesso o una sceneggiatrice?

Alice Urciolo

Sono sempre stata una forte lettrice, la prima serie tv l’ho vista a ventun anni. Nel periodo universitario ho frequentato un master di scrittura a Perugia, dove ho potuto lavorare su delle tecniche di narrazione cui altrimenti non mi sarei manco potuta avvicinare. Finito quello, ho cominciato a lavorare per una casa di produzione, quella che produce Skam, appunto, e lì prima ho lavorato come editor per quattro anni – un periodo incredibilmente formativo – poi, quando si è presentata l’occasione di scrivere, ho sceneggiato una stagione della serie. Adorazione, il mio esordio alla narrativa, è arrivato solo dopo, faccenda che, a voler essere onesta, ha sorpreso prima di tutto me: fin da bambina, quando immaginavo cosa avrei fatto da grande, mi figuravo come una scrittrice, come una romanziera, e che la prima cosa che abbia mai firmato è una sceneggiatura mi ha molto impressionata.

Dal romanzo al film, o serie tv: Alice Urciolo 

Mattia Insolia

Le piacerebbe sceneggiare uno dei suoi due romanzi?

Alice UrcioloAdorazione è in produzione, ma non l’ho sceneggiata io – non ho voluto farlo, e sono felice della squadra scelta; ho pianto, quando ho conosciuto gli attori. La trasposizione di un romanzo in serie o film, per forza di cose, implica che certi dettagli vengano sacrificati così che la storia possa funzionare attraverso un mezzo diverso da quello del libro. Ho pensato di non poterlo fare io, questo lavoro: sono troppo affezionata al romanzo. Ciò che mi interessa è raccontare storie, storie che, emotivamente, abbia abitato io e traverso cui possa lambire altri, storie che anzitutto comunichino con me stessa, storie capaci d’inserirsi, oggi, nella lunghissima conversazione che è la letteratura.

Mattia Insolia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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