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Una scena di Finalmente l'Alba
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Finalmente L’Alba: Massimo Martellotta racconta la soundtrack

Per un film classicamente manierista serviva un’orchestra di 50 elementi: il polistrumentista Massimo Martellotta racconta la genesi delle musiche di Finalmente l’Alba 

Finalmente l’Alba, il film di Saverio Costanzo si basa in parte su una storia di cronaca nera italiana intervista a Massimo “Max” Martellotta

Finalmente L’Alba, uscito nelle sale italiane il 14 febbraio 2024, è un film che si ispira in parte al caso Montesi. La vicenda, accaduta nel 1953, ruota attorno alla figura di una giovane – Wilma Montesi – che stava cercando di farsi un nome nel cinema. Dopo un provino a Cinecittà, fu ritrovata senza vita sulla spiaggia di Ostia, annegata nel mare di fronte a Roma. All’epoca il caso fece scalpore, tanto da scatenare l’ennesima guerra tra i principali partiti politici italiani, anche perché tra i nomi di possibili indagati e colpevoli spuntarono fuori figli di ministri della DC. Depistaggi, false testimonianze, rumori di corridoio: le voci del coro furono talmente tante che, a oggi, il misfatto rimane irrisolto. 

Il titolo del film Saverio Costanzo suggerisce che questa storia potrebbe avere un esito diverso,più roseo, a termine di quella notte della Roma post-bellica. Nel cast, tra gli altri, Lily James, conosciuta ai più come la Cenerentola dell’ultima trasposizione della Disney, Willem Defoe e Joe Keery (lo Steve Harrington di Stranger Things). Per un film così classicamente manierista, serviva una musica adeguata che riflettesse la moda dell’epoca. Serviva cioè un’orchestra di cinquanta elementi. C’è da immaginarsi la faccia che ha fatto Massimo “Max” Martellotta, polistrumentista conosciuto tra le tante cose per l’avventura con i Calibro 35, quando la produzione del film lo ha contattato chiedendogli di comporre per un ensemble orchestrale di tali dimensioni. 

Claudio Biazzetti intervista Massimo “Max” Martellotta: scrivere musica per un’orchestra di 50 elementi, per Finalmente l’Alba

Tutti d’accordo, però, che scrivere musica per una band come i Calibro 35 e farlo invece per un’orchestra di 50 elementi non è la stessa cosa. «Sì, qui era tutto un altro discorso» racconta al telefono il musicista romano trapiantato a Milano ormai da più di vent’anni. «Tempo fa avevo già fatto un disco che si chiama One Man Orchestra, un album completamente orchestrale. È stato quel progetto a fare da ponte di passaggio, a dare il La alle colonne sonore. Nel film si trovano anche tante musiche cosiddette non originali, quindi prese da altri in licenza. Qui il regista voleva una colonna sonora speciale per alcuni momenti della narrazione. È un film che si snoda nella Cinecittà degli anni Cinquanta, citando alcuni stilemi del cinema. Senza spoilerare, a un certo punto del film servivano un’orchestra e un certo linguaggio di scrittura di quel periodo. Cinquanta elementi di orchestra non capitano tutti i giorni».

La musica sinfonica è qualcosa di più che complesso da scrivere e arrangiare. Il lavoro di squadra però qui torna utile. «È una tavolozza di colori. Io ho una formazione classica. Ho studiato 12 anni di pianoforte da ragazzino, per poi passare alla chitarra e al resto. Mi sono sempre divertito con le simulazioni al computer, infilando sempre e volentieri degli archi, com’è già successo coi Calibro. Il mio orecchio mi ha sempre aiutato. Aiuta molto anche la figura dell’orchestratore, che traduce per orchestra ciò che tu hai scritto. Se io scrivo quasi completamente a orecchio, nel modo più realistico possibile, poi l’orchestratore, Emanuele Bossi, scriveva su spartito le parti per i musicisti. È una figura che c’è nelle produzioni un po’ più grandi. Il compositore è preso a dialogare con il regista per avere feedback e suggerimenti, mentre l’orchestratore poi traduce il tutto».

Genesi della Soundtrack del film Finalmente L’Alba – Massimo Martellotta è arrivato a riprese iniziate

La produzione e il suo processo possono variare da film a film. Nel caso di Finalmente L’Alba, Martellotta è arrivato a riprese iniziate. «Io sono arrivato verso la fine della produzione. Qui, verso la fine delle riprese, è venuta questa idea e Bob Corsi, il music supervisor, mi ha chiamato. Mi ha chiesto: “Abbiamo bisogno di musicare questa scena fatta così, ti andrebbe di provare?” Doveva solo essere un momento, una scena, in realtà poi la mia musica è piaciuta. Ora nel film ci sono diversi di questi momenti musicati con l’orchestra.  Poi, nella soundtrack, c’è tanta bella musica presa un po’ da ovunque».

Capendo meglio la figura del music supervisor: ovvero, il coordinatore di tutto ciò che è musica in un film. «È la persona che, da progetto a progetto, fa da tramite tra il regista/produzione e tutte le persone che realizzano la musica. Che sia il compositore o che sia una licenza di un brano già scritto da altri, è tutto opera del music supervisor. Ovviamente c’è un tratto artistico in ciò».

Il film viene definito eccentrico, atipico. È quasi il sogno di una notte di una ragazza, ispirata a un caso di cronaca nera italiana. «È la storia di una notte nella Cinecittà degli anni Cinquanta. So che il regista si è ispirato al caso di Wilma Montesi, un caso che fece discutere all’epoca. Una ragazza viene accompagnata dalla sorella a fare un provino e si ritrova poi in una notte particolare a Cinecittà. Da qui il titolo Finalmente l’Alba, perché alla fine è quasi tutto incentrato su una nottata. Qui la mia musica ha una funzione quasi storica, però ogni tanto esce anche dalla questione didascalica per concedersi un pochino di narrazione. Io ne sono contento, mi sono divertito».

Finalmente L’Alba – Massimo Martellotta su come riprodurre in musica il clima della Roma Hollywoodiana degli anni Cinquanta

Si percepisce anche il linguaggio hollywoodiano, con citazioni che si intersecano tra i compositori cinematografici del passato. «È molto calato negli anni Cinquanta. Ci ho messo anche del lirismo. Mi piace fare delle cose che poi uno si ricorda. Il tema ricorre più volte nella colonna sonora. Ci sono parti più percussive, c’è poi un pezzo, Sul Set,  dove il pianoforte serve a far da sottofondo alla protagonista, proprio nel momento in cui viene “catapultata” nel mondo di Cinecittà, suo malgrado. Lì inizia una nottata particolare».

Al personaggio della ragazza si associa un tema musicale, espediente che si fa ricondurre al leitmotiv wagneriano. «In questi brani ho usato un tema incentrato sulla protagonista. Questo brano è in un pezzo di metacinema iniziale e poi esce anche dal metacinema. L’ho comunque declinato in molti modi, perché mi andava di dargli una certa riconoscibilità. Altre volte invece è andato sulla scena su indicazione della produzione, che mi diceva “Qua serve così, qua serve cosà”». 

Massimo Martellotta: l’avventura con i Calibro 35 e la carriera da compositore

La carriera da compositore è ormai lanciata per Massimo Martellotta. Era un destino quasi telefonato: i Calibro 35 nascono come omaggio alle colonne sonore dei film poliziotteschi anni Settanta. «Pian piano, nel tempo, sia coi Calibro che singolarmente, ognuno di noi della band si è messo a comporre per le immagini. Anche Enrico [Gabrielli, ndr] si è messo a scrivere qualche colonna sonora. Ci è sempre piaciuto, e non è un caso che a un certo punto siano nati i Calibro. Quando lavori come artista singolo, hai una velocità diversa, e un altro tipo di responsabilità. Fare una colonna sonora con i Calibro è simile ma meno impegnativo perché tendiamo a dividerci il lavoro da fare».

A Cinecittà i Calibro ci hanno anche suonato un omaggio a Morricone, versione live del disco Scacco al Maestro del 2022. Sembra quasi che la Hollywood romana abbia un potere magnetico verso la band e in particolare Martellotta, che finisce puntualmente per bazzicarci. «È buffo, perché ci sono capitato anche per un altro film a cui ho lavorato da solo, una pellicola di Sebastiano Mauri con Filippo Timi che si chiama Favola. Ho scritto qualche canzone originale insieme a Elisa Zoot ed è stata una delle mie prime esperienze nel cinema, proprio a Cinecittà. Avevano allestito parte del set lì, cosa che ormai non è più molto comune. Non solo, perché anche quello era ambientato negli anni Cinquanta. Quindi la colonna sonora era molto hitchcockiana come questa».

Claudio Biazzetti

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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