Cartier, Serpente, commissionato da Maria Felix, 1968
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I coccodrilli di Maria Felix: riusciamo ancora comprendere un delirio estetico?

La complessità di una storia tra Parigi e il Messico, lungo il Novecento, dagli anni Venti ai Sessanta: appunti di estetica visitando la mostra di Cartier a Città del Messico

Maria Felix, La Dona, l’attrice – vestiva Balenciaga e comprava i gioielli di Cartier

Una ciocca di capelli grigi rimane nascosta in video e in foto – tranne che in Dona Barbara: per il suo ruolo in questo film, Maria Felix è La Dona. Riuscì a mescolare il pop e lo snob in Messico come in Italia Mina avrebbe potuto, ma non lo fece. Suo padre discendeva dagli Indios, Diego Rivera perse la testa per lei e chiese il divorzio da Frida Khalo. Maria Felix recitò per Luis Bunuel, recitò i testi di Jean Cocteau – non recitò per Visconti in Senso perché la legge italiana proibiva ad attrici straniere di lavorare a più di un film all’anno. Vestiva Dior e Balenciaga, comprava gioielli di Cartier.

Maria Felix e le pantere di Cartier disegnate da Jeanne Toussaint, in mostra al Museo Jumex

Una donna ricca, per la sua carriera e per i suoi matrimoni, l’ultimo dei quali con il banchiere francese Alex Berger. Maria Felix viaggiava tra il Messico e la Francia – a Parigi, da Cartier, comprava i gioielli disegnati da Jeanne Toussaint. Comprava le pantere, quelle che le piacevano nella boutique di rue de la Paix e quelle che commissionò. Voleva pantere in pose diverse, stanche e docili, oppure aggressive. Dopo la morte del marito nel 1974, Felix senti il bisogno di esprimere la sua sensibilità messicana, di raccontare l’immagine del Messico che portava nel sangue: chiese a Cartier di realizzare due coccodrilli, in oro, platino e pietre. Voleva che fossero oggetti che potevano essere indossati, ma che fossero anche elementi di decoro per il tavolo di un ricevimento mondano.

Maria Felix, i coccodrilli e i serpenti: Cartier Design. A Living Legacy

Cartier realizzò per Maria Felix una cintura composta con monete d’oro, pesos messicani. Orecchini come serpenti che si reggevano entrando nel padiglione come sono oggi due earpods. Il serpente è lungo circa 50 centimetri: ha la testa che si solleva – Maria Felix voleva che il serpente fosse lì per attaccarti. Capitò che lo vide esposto appoggiato su un cuscino: se ne lamentò con Pierre Rainero, ne rimase offesa: il serpente doveva aggredirti, non restare comodo. Esiste un video dove Maria Felix prende questo serpente e, tenendolo per la coda, lo fa girare sopra la sua testa: è una prova di come la maestranza orafa riuscì a produrre un manufatto tanto flessibile da essere abile alla rotazione violenta. Il dorso del serpente è coperto di squame di diamante, mentre sul ventre, dove le spire sono più sottili e lisce sul suolo, la pelle del serpente è un reticolo di frammenti di smalto, rossi, verdi e neri. Maria Felix riuscì ad evolvere il suo gusto personale a espressione di un costume culturale del Centro America: ritrovò i modi, le maniere del Messico e incontrò l’atteggiamento di Cartier in gioielleria. In quegli anni, l’atteggiamento di Cartier era l’atteggiamento della direttrice dello studio creativo: Jeanne Toussaint. L’intera mostra al Museo Jumex di Città del Messico appare come un dialogo tra queste due donne.  

Cartier, Maria Felix e Jeanne Toussaint

La prima pantera fu un regalo che le fece Louis Cartier: una pantera fu lavorata, incisa e composta in diamanti su un porta sigarette di lacca nera. Louis Cartier era innamorato di Jeanne Toussaint, ma non la sposò: Jeanne Toussaint prese la direzione dello studio creativo nel 1933. Riportò in auge l’utilizzo dell’oro giallo dopo platino; il movimento fu il centro della sua ricerca artigianale, uno stimolo a cercare nuove soluzioni che spiegava alle maestranze muovendo le braccia per dare esempio pragmatico dell’effetto che voleva ottenere. Usò la giada, il turchese, l’ametista, il topazio segnando l’era di un’alta gioielleria con pietre semipreziose – oltre a firmare i pezzi che oggi sono la storia di Cartier. In mostra a Città del Messico ci sono i rubini di Lydia Deterding, moglie di Henry Deterding che fu presidente della Royal Oil (sarebbe diventata la Shell): lo chiamavano il Napoleone del Petrolio. Un’altra parete è dedicata a due spille: nella prima spilla, l’uccellino è dentro la gabbia, nella seconda spilla, l’uccellino è fuori dalla gabbia. Jeanne Toussaint fu arrestata dalla Gestapo: questa spilla divenne un simbolo di resistenza francese contro l’oppressione nazista.

Cartier e il Messico: l’esposizione disegnata da Frida Escobedo

Il primo gioiello che appare nell’esposizione è una spilla che mima gli scaloni della Piramide del Sole, un diamante e lo smalto nero (1915). L’allestimento firmato dallo studio Escobedo riprende le pareti delle piramidi messicane, studiando le fotografie di reportage di Josef Albers a Tenayuca nel 1937. La mostra è un percorso ombroso, dove i fasci di luce si scontrano sulle scanalature orizzontali che riprendono gli scalini dei templi. Come specchi, tra queste pareti costanti, si aprono i quadri che concentrano la luce sui gioielli. Frida Escobedo è un architetto messicano, e come tale si presenta: aggiunge il riferimento all’alto piano sul quale sorge la città la cui cattedrale fluttua su un lago, le montagne, i canyons, la stratigrafia del suolo. Un risultato brutalista, Escobedo definisce.

Il patrimonio di Cartier, la mostra a Mexico City: Cartier Design. A Living Legacy al Museo Jumex

Il nucleo della collezione del Patrimonio di Cartier fu definito nel 1993. Apparve il risultato del lavoro di un dipartimento d’archivio che insieme ai pezzi della manifattura orafa, aveva raccolto le informazioni storiche e sociali. Si delineava l’idea di un museo permanente di Cartier, da aprire al pubblico. Dal 1993 a oggi, la collezione è stata esposta 38 volte nel mondo: ogni volta, è stata presentata secondo una curatela indipendente che potesse trovare un proprio taglio narrativo. Per Cartier Design. A Living Legacy al Museo Jumex, la curatrice Ana Elena Mallet ha colto la frazione tra Maria Felix e Jeanne Toussaint, creando una conversazione sulla domanda che persiste: come può una selezione di gioielli riuscire a raccontare la produzione di oltre un secolo? 

Lo stile di Cartier: dalla ghirlanda all’Art Nouveau: le prime stanze della mostra a Città del Messico

Le ghirlande sono un rimando all’epoca Luigi XVI. Siamo nei primi anni del Novecento, ma le innovazioni di stile non sono ancora state scelte. Louis Cartier presenta gioielli che sono ancora elementi decorativi: incutono rispetto e privilegio. Un collier raggiunge lo spessore proprio a una fascia di rango a Versailles. Un ferma capelli per la nuca si attacca sopra il collo a bloccare il lavoro di acconciatura – è il manufatto che segna il passaggio dalle ghirlande ai primi riscontri dell’art Art Déco, quando la geometria inizia a incontrare le forme organiche. L’oggetto è un ornamento per lo chignon e mostra lo stacco tra quello che era un gioiello decorativo e un gioiello di ricerca. Louis Cartier compose una libreria disponibile ai creativi del tempo, dove attenzione fu data all’architettura e poco alla gioielleria. 

Cartier, Pierre Rainero – la visita privata al Museo Jumex per Cartier Design. A Living Legacy

Negli anni Venti ci si riferiva allo style moderne in francese – solo negli anni Cinquanta entrò in uso il termine Déco. «A causa della Prima Guerra Mondiale le esposizioni internazionali furono interrotte – alla ripresa del commercio e dei viaggi, si incontrarono stili diversi per i quali oggi usiamo il termine Art Déco» spiega Pierre Rainero, direttore del Patrimonio, dell’Immagine e dello Stile di Cartier che apre le porte alla prima visita privata alla mostra al Museo Jumex: «Tutte le innovazioni in manifattura e in tecnologia che erano state condotte negli anni della guerra, furono presentate successivamente al loro rodaggio, così che gli anni Venti apparvero in una varietà inedita per la tradizione. Non si può definire uno stile Art Déco, ma un periodo Art Déco, essendo l’Art Déco composta da molti stili diversi tra loro».

Il periodo dell’Art Déco e la cuspide degli Anni Venti – Cartier, una collana di ametista e l’accostamento tra il verde e il blu

Nel periodo dell’Art Déco, si trovano le tiare con base in acciaio, lavorate in platino, diamanti e smalto nero, come quella del 1914 per Lady Avery. Solo pochi anni dopo, alcuni clienti tornarono per fare aggiungere smeraldi e scegliere gioielli a colori. Nel 1926, le donne abbandonano il corsetto: la forma del corpo si allunga e le collane scendono lungo il profilo e nella valle dei seni. Un sautoir di ametiste appartenne a Gladys Deacon, la duchessa di Marlborough che successe a Consuelo Vanderbilt. Fu creato il primo orologio da polso per una donna. Geometria e volumetria diventano i codici per Cartier: quando stai trasformando qualche cosa ne stai, per logica, individuando la forma primaria. Louis Cartier mescolò il blu e il verde che per il gusto occidentale di quegli anni era quasi un tabu, mentre appariva come accostamento consueto nella cultura islamica. Il blu e il verde erano smeraldi e zaffiri – ma anche giada e turchese in un pendente del 1913: «Un anno da tenere a mente» si sofferma Pierre Rainero di fronte alla spilla – «per la sincronia con l’evoluzione dei periodi artisti dell’arte di Picasso». Un orologio da tavolo – il Mystery Clock – segna il tempo per il ministro delle finanze José Yvoes Limantour nel 1921.

Carlo Mazzoni

Ferma capelli, Cartier Paris, 1902
Ferma capelli, Cartier Paris, 1902
Maria Felix in un'immagine scattata da Lord Snowdon nel 1980
Maria Felix in un’immagine scattata da Lord Snowdon nel 1980

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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