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Mattia Insolia e il suo Cieli in fiamme: la mia generazione è incazzata ma senza voce

Intervista a Mattia Insolia, autore del romanzo Cieli in fiamme, edito Mondadori: in Italia non possiamo avere ancora narrazioni che affondano le radici nella letteratura degli anni Sessanta

Cieli in fiamme: manifesto esistenziale di due generazioni, Millennial e Z

Cieli in fiamme si può definire, allora, come un manifesto esistenziale di una generazione, o meglio, di due: quella dei Millennial e quella della Generazione Z (i nati tra 1997 e il 2012). Niccolò, uno dei protagonisti del libro, ha 18 anni ed è perennemente irrequieto, come tanti ragazzi della sua età. Questa inquietudine prende forme diverse, a volte costruttive, altre distruttive: violenza gratuita, consumo eccessivo di droga, atti discriminatori e di bullismo dettati da una rabbia cieca e bestiale, quasi incontrollabile. Niccolò diventa la rappresentazione della rabbia di una generazione a cui è stata tolta la possibilità di sognare e la certezza di un futuro stabile, ma anche l’energia istintiva, incontenibile, strabordante dell’essere giovani

Insolia: scrivo perché mi sento tradito dalla vita, se non avessi trovato la scrittura sarei probabilmente in carcere

Dalla rabbia può scaturire anche la violenza. «La rabbia ha a che fare con la soverchieria. Nicolò e Teresa si arrabbiano perché sentono di dover essere delle persone che non corrispondono alla loro vera natura. Da questa frustrazione nasce il sentimento della rabbia, che esplode poi in violenza. La stessa madre di Teresa, Maria, è una persona violenta e manesca: perché si sente tradita dalla vita, una figlia che non corrisponde alle sue aspettative. Quando ci sentiamo traditi dalla vita ci arrabbiamo – dice Insolia – e scaturisce la violenza. Io scrivo perché mi sento tradito dalla vita, ma se non avessi trovato la mia salvezza nella scrittura, oggi probabilmente sarei in carcere».

La fluidità della giovinezza, Mattia Insolia: la letteratura e la narrativa che trattano del contemporaneo hanno il dovere di riportare la realtà per quella che è

La fluidità è un altro tema caro alle nuove generazioni, che emerge con forza dal racconto, attraverso la figura e le scelte, anche in ambito sessuale, di Niccolò. Il protagonista non vuole etichettarsi né essere etichettato: gli piace andare a letto tanto con le donne, quanto con gli uomini. Un concetto che il padre non riesce a comprendere a pieno: «Non sarebbe un problema, per me, se fossi gay», dice al figlio, dopo aver scoperto che aveva avuto un rapporto sessuale con un altro ragazzo, la sera precedente. Per parlare del presente è necessario conoscerlo, immergersi in esso e un giovane autore come Mattia Insolia, che la contemporaneità la vive, può farlo.

«La letteratura e la narrativa che trattano del contemporaneo hanno il dovere di riportare la realtà per quella che è», afferma Insolia. «Non possiamo avere ancora narrazioni che affondano le radici nella letteratura degli anni Sessanta. A oggi – continua – fatico a trovare testi con queste caratteristiche in Italia, anche se le cose stanno iniziando a cambiare. Per esempio Gli spatriati di Mario Desiati, vincitore del premio Strega nel 2022: un romanzo coraggioso e attuale».

Dopo l’esordio con Gli affamati, il nuovo libro di Mattia Insolia: Cieli in fiamme, edito da Mondadori – un romanzo di anti-formazione

Già impostosi nel panorama editoriale italiano con il suo esordio letterario, Gli affamati (2020), lo scrittore Mattia Insolia torna in libreria con il suo nuovo romanzo, Cieli in fiamme, edito da Mondadori. Classe 1995, originario di Catania e trapiantato a Milano, Insolia vanta uno stile di scrittura riconoscibile, seppur agli inizi della sua carriera. I temi cari all’autore, le relazioni familiari, la giovinezza, il senso di colpa, la violenza, già incontrati ne Gli affamati, tornano ora nel nuovo libro, dove le vite dei protagonisti si intrecciano tra loro. Cieli in fiamme potrebbe essere considerato un romanzo di anti-formazione, un testo che non ha la pretesa di insegnare o nascondere messaggi didascalici, ma che si fa umile portavoce delle contraddizioni, delle paure e della violenza di cui è intrisa la società contemporanea.

Mattia Insolia: il rapporto con i miei genitori è ottimo, ma se penso alla famiglia mi viene sempre in mente una gabbia

«Non volevo scrivere un romanzo sul rapporto genitori-figli – svela Insolia -, ma è quello che ho fatto, a giudicare dalle domande e dai commenti più frequenti che mi sono arrivati sul libro. Pare che il mio rapporto con il concetto di famiglia sia problematico, anche se questo è strano: i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare niente e ci vogliamo bene – eppure, quando penso alla famiglia, mi viene sempre in mente una gabbia». Secondo Insolia, ognuno è modellato dalla società e obbligato ad assumere delle forme prestabilite, dal punto di vista del genere, della sessualità, dell’amore, della professione, ma anche della famiglia. «La famiglia è il primo anello di questo processo – spiega Insolia – per questo che la considero una gabbia». 

I protagonisti di Cieli in fiamme: Teresa e Niccolò, madre e figlio simboli di ribellione verso la famiglia e verso la società

La storia di Teresa e Niccolò, madre e figlio protagonisti di Cieli in fiamme, è una storia di ribellione alle forme che sono loro comandate: quella della famiglia nel primo caso, della società nel secondo. Tornata a casa, aveva nascosto tutto nell’armadio, in fondo, assieme alle bambole di quando era piccola, e di quelle buste si era scordata, si legge in un passo del romanzo: Solo molti mesi dopo, preparando il borsone per il Villaggio, le aveva trovate: da una parte le bambole, dall’altra i vestiti. E allora aveva capito due cose. Che non erano passato e futuro, quelli, ma pezzi di lei che con-vivevano; pure se uno pareva in coma. E che siamo tutti degli armadi. Armadi pieni di indumenti, vestiti e bambole, da cui pigliamo ogni giorno ciò di cui abbiamo bisogno: prima d’infilarci nel mondo apriamo il nostro, di armadio, e ne tiriamo fuori il travestimento di quello che dovremmo o vorremmo essere.

Insolia: «crescere ha che fare col ricevere tre, quattro pedate nel sedere che ti assestano e ti costringono a diventare una persona adulta»

Per l’autore crescere non è un processo lineare, ma la conseguenza di un trauma. «Diventare adulti non è il risultato di un processo che, attraverso una serie di esperienze, ti porta dal punto A al punto Z». Una volta divenuti adulti, si finisce per dimenticare ciò che ci siamo stati, da giovani. «Quando diventiamo adulti – dice Insolia – assumiamo delle forme che ci fanno dimenticare il periodo in cui avevamo la capacità di essere fluidi. Quando siamo ragazzi, possiamo essere tante cose nello stesso momento, cambiare idea o aspetto velocemente, anche in maniera abbastanza radicale. Una volta diventati grandi siamo costretti a prendere delle forme, assumendo un’identità che non è più sfaccettata, multiforme, ma è una cosa sola, fissa. Così facendo, ci si dimentica cosa voglia dire avere un desiderio che va in direzioni diverse, voler essere tante cose insieme, e si fa fatica a comprendere chi invece si sente così».

Incomunicabilità e incapacità di comprensione sono alla base del gap generazionale che viene a crearsi tra una generazione precedente e quella successiva. «Il gap generazionale non è presente solo oggi: ogni volta che avviene il passaggio di testimone tra una generazione e l’altra scoppiano delle piccole rivoluzioni, nascono incomprensioni e l’assenza di comunicazione. Questo avviene – sottolinea l’autore – perché la generazione che si è formata prima si dispone male rispetto a quella che si sta affacciando sul mondo, che non si accontenta delle briciole, ma vuole tutto».

I luoghi di Cieli in fiamme: provinciali, dimenticati, in cui il tempo scorre più lento

I luoghi giocano un ruolo importante nella narrativa di Insolia. Le due città in cui si svolgono i fatti sono principalmente due, Camporotondo e Paloma: entrambe non esistono nella realtà. Lo scrittore mette in scena la sua storia in realtà cittadine che si trovano ai margini della civiltà, luoghi provinciali, dimenticati, in cui il tempo scorre più lento: luoghi che caratterizzano ancora in gran parte l’Italia. «Camporotondo descrive bene quella distanza dai grandi centri abitati in cui abbiamo la sensazione che la vita avvenga veramente», dice l’autore.

«In questi posti è presente un sostrato, una parte più istintiva, che ha meno a che fare con le ‘regole’. Mi ricordo – aggiunge – che quando ero piccolo andavo spesso a casa dei miei nonni in campagna, in un paesino di seimila anime in provincia di Siracusa. Mentre scrivevo di Camporotondo nel libro, mi sono reso conto che stavo descrivendo proprio il luogo della mia infanzia. Un posto dove c’erano ulivi secolari, che hanno visto centinaia di persone nascere e morire e altrettanti fatti accadere, e dove trovavo spesso delle pietre con imprigionati all’interno fossili di conchiglie. Era come se il tempo, lì dentro, non riuscisse a entrare. Allo stesso modo, le persone che vivono in posti come Camporotondo, dove il tempo si ferma, sono persone come Teresa, che si sono fermate a uno stadio istintivo dell’esistenza». Quando scrive, Insolia cerca di istituire un parallelismo tra lo spazio esterno e lo spazio interno, quello emotivo, del protagonista. Nel caso di Cieli in fiamme, Teresa si sente ai margini, lontana da dove brucia la vita. Allo stesso modo, Camporotondo è ai confini della civiltà, esclusa da avvenimenti della storia. 

Colpa e senso di colpa per Mattia Insolia: sono i due motori immobili della mia esistenza

«La colpa e il senso di colpa sono i due motori immobili della mia esistenza», confessa Insolia. Il senso di colpa è uno dei motivi che attraversa tutto il romanzo. I personaggi sono schiacciati dal senso di colpa e spesso, come nel caso del padre di Niccolò, Riccardo, incapaci di elaborare la propria colpa, il male causato agli altri. «Quando non elaboriamo in modo corretto una colpa di cui ci siamo macchiati, finiamo spesso per aderire a quella versione di noi stessi, a trasformarci in dei mostri che non meritano perdono», spiega l’autore. Un errore che è rafforzato e giustificato anche dai pregiudizi diffusi nella nostra società: «Tendiamo ad annoverare nel gruppo dei mostri tutti quelli che hanno commesso un atto osceno, in realtà non si tratta di mostri, che sono esseri soprannaturali, ma di persone che hanno commesso degli atti mostruosi».

In Cieli in fiamme ritroviamo lo stesso linguaggio de Gli affamati: crudo, diretto, senza censure

Senza censure. «Come la realtà in cui viviamo», dice Insolia. La finzione letteraria permette però all’autore di mettere una distanza tra lui, i personaggi e la realtà che descrive. «Nel libro non parlo di me stesso, racconto le storie di personaggi fittizi. Questo sistema mi dà la libertà di poter andare oltre me stesso e di dire cose che non penso o che non potrei dire nella vita reale». Il problema, nella società di oggi, è imparare a distinguere ciò che è reale da ciò che è fantasia, frutto dell’immaginazione e della creatività altrui. «Oggi si è costretti a dover ribadire troppo spesso che determinati fatti o scene descritte nei libri, sono inventate», spiega l’autore. «Le persone fanno fatica a distinguere la realtà da ciò che leggono online e sui social. Per questo scrivere di argomenti forti e delicati è tutt’altro che semplice. Penso però ad autori e artisti del calibro di Bret Easton Ellis o Kubrick, a chi prima di me ha avuto il coraggio di raccontare e mostrare la realtà cruda, violenta, brutta, e svanisce qualsiasi remora. Certe realtà e situazioni esistono ed è giusto raccontarle».

Le diverse forme di rabbia nei romanzi di Mattia Insolia: sociale, animalesca, giovanile, passionale

La rabbia è un tema che ritorna nella produzione letteraria di Mattia Insolia. Un sentimento che, anche se in modi diversi, sembra fare da collante tra i protagonisti dei suoi romanzi, e che ogni volta assume forme diverse: rabbia sociale, rabbia animalesca, rabbia giovanile, rabbia passionale. «Secondo me la rabbia è uno degli elementi fondativi dell’uomo», dice lo scrittore. «Ho un rapporto molto complicato con la rabbia: per fare un esempio, di solito dico che sono arrabbiato, ma non rabbioso. Ho molta rabbia dentro di me, ma è raro che questa esploda all’esterno o assuma una forma concreta». In un monologo televisivo, Mattia Insolia ha dichiarato: «Il mio mostro è la mia rabbia». «Ho visto il furore che abita i ragazzi e le ragazze della mia generazione, – spiega – abbiamo tra i venticinque e i trent’anni e siamo incazzati. Ma anche convinti di non avere una voce». Una generazione – quella dei Millennial, nati tra 1981 e il 1996 – che lo scrittore definisce ‘paralizzata’. Una generazione «nata nel segno della crisi economica, ambientale, lavorativa. Destinata a non avere un futuro. Per questo siamo arrabbiati, crediamo di non avere un domani». 

Mattia Insolia

Scrittore e autore, Mattia Insolia nasce a Catania nel 1995 e si laurea in Lettere all’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul movimento letterario dei Cannibali italiani. Ha proseguito poi gli studi in Editoria e ha pubblicato racconti per antologie di vario genere. Negli anni ha scritto per diverse riviste di cultura e oggi collabora con Domani editoriale e 7 Corriere. Il suo ultimo romanzo è Cieli in fiamme (2022), edito da Mondadori.

Alessandro Mancini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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