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Fabio Fazio
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La politica non ha cacciato Fabio Fazio dalla Rai, ma ciò che rappresenta

Fabio Fazio non ha mai voluto pungolare un suo ospite, in particolare quelli politici; ma è la scelta degli argomenti trattati in Che Tempo che Fa ad essere mal vista da chi oggi è al governo

Il commento di Aldo Grasso su Fabio Fazio: cacciarlo è un errore

Tra i vari commenti riguardanti l’addio alla Rai di Fabio Fazio e di Che Tempo Che Fa, come spesso accade è Aldo Grasso ad aver centrato il punto: in questa vicenda ciò che sorprende di più è che, nei fatti, Fazio non è mai stato un personaggio ‘scomodo’, tutt’altro: «A volte troppo ossequioso e melenso nel porre le domande, a volte prigioniero di quel perbenismo culturale che piace molto alla sinistra sentimentaloide e corretta, a volte un po’ marzullesco», scrive Grasso, che conclude: «Però cacciarlo è un errore che solo gli incapaci e gli scarsi possono commettere».

Il caso Fazio e l’editto bulgaro di Berlusconi nel 2002: analogie e differenze

Il mancato rinnovo del contratto di Fazio ricorda per certi versi quanto accaduto a Santoro, Biagi e Luttazzi, protagonisti loro malgrado di quello che è passato alla storia come ‘l’editto bulgaro’: il 18 aprile 2002, durante una visita ufficiale a Sofia, in Bulgaria, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in conferenza stampa attaccò l’uso ai suoi occhi ‘criminoso’ della televisione pubblica da parte dei giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e del comico Daniele Luttazzi, colpevoli  durante le loro trasmissioni di riservare alcune critiche al presidente del Consiglio. Berlusconi, tornato a Palazzo Chigi da meno di un anno, sentenziò con fare perentorio che la nuova dirigenza Rai non avrebbe più permesso il ripetersi di simili situazioni. Nel giro di poco tempo Biagi, Santoro e Luttazzi furono estromessi dai palinsesti della Rai, nonostante conducessero trasmissioni di successo.

Fabio Fazio: non un personaggio scomodo; la mancanza della follow up question

Che Tempo Che Fa è il programma più visto di Rai Tre ed è indubbia la qualità del format e dei temi trattati, spesso taciuti altrove. Riprendendo le parole di Aldo Grasso però, Fazio non è mai stato scomodo, a differenza di personaggi come Santoro, Luttazzi e, su tutti, Enzo Biagi. Fazio ha intervistato in egual misura e con la stessa deferenza politici della sinistra e della destra – e oggi suonano premonitrici le parole che del ministro della Cultura Sangiuliano, che ospite il 26 marzo 2023 della trasmissione di Rai Tre sottolineò come in Rai ci fosse «ancora qualche piccolo Stalin, qualcuno che sta ancora con il colbacco».

Qui sta il punto: anche in quella occasione, come in tutte le altre e con qualsiasi altro ospite, Fazio non ha mai fatto quella che si chiama follow up question, quella domanda che cerca di andare in profondità a fronte di una risposta evasiva dell’intervistato: non un modo per mettere in difficoltà, ma il tentativo di giungere a un’informazione più completa possibile. Fazio non è questo tipo di conduttore, non lo è mai stato, e le sue interviste sembrano sempre ruotare attorno alla necessità di non scomodare troppo gli ospiti, di qualsiasi schieramento, di tutte le religioni. Come quando intervistando Papa Francesco nel febbraio 2022, decise di non rivolgere neanche una domanda sui casi di abusi sessuali commessi, in tutto il mondo, nella Chiesa cattolica. La condiscendenza è il carattere distintivo delle interviste ‘alla Fazio’, tanto che Nanni Moretti lo schernì per il fatto che presentava come ‘il migliore’ tutti i suoi ospiti. Bono Vox lo chiamò addirittura Mr. Valium

Fabio Fazio e Che tempo che Fa via dalla Rai: tra spoils system e sostituzione culturale

La Rai è da sempre terreno di conquista dei vari governi che si avvicendano. La potenza comunicativa e la pervasività della televisione pubblica è qualcosa a cui nessun partito ha mai rinunciato, premurandosi viceversa di posizionare più persone di fiducia possibile. È talmente una consuetudine che ormai neanche in campagna elettorale si utilizza più lo slogan ‘Fuori la politica dalla Rai’. È la cosiddetta pratica dello spoils system, nata negli Stati Uniti d’America addirittura nella prima metà dell’Ottocento.

Quanto detto prima riguardo il carattere ecumenico della conduzione di Fazio, fa pensare però che le ragioni del mancato rinnovo del suo contratto non riguardino tanto la persona, quanto ciò che rappresenta Che tempo che Fa: quella cultura italiana che spesso i membri dell’attuale governo hanno definito elitaria, colpevole di non occuparsi delle cose che ‘interessano il Paese’, di elevarsi sopra il popolo. Non a caso nel corso degli anni Matteo Salvini, ogni qual volta a Che tempo che Fa venivano trattati argomenti come quello dei migranti bloccati sulla nave Diciotti a Catania, per fare un esempio, si affrettava a pubblicare sui social foto in cui palesava tutto il suo disinteresse, preferendo magari un bel reality show. 

Perché ha ragione De Bortoli quando parla di ‘errore editoriale’

Per una parte di politica non sembra Fabio Fazio a essere ‘scomodo’, quanto i temi e gli argomenti che porta in televisione con Che Tempo Che Fa – dimostrando in questo tutta la sua bravura. Ad esempio ha cominciato a parlare di emergenza climatica fin dal 2003, con gli appuntamenti fissi di Luca Mercalli; ha dedicato una rubrica settimanale all’arte, tenuta dal professor Flavio Caroli; prima di tutti ha dato spazio a Roberto Saviano. Nel novembre 2009 andò in onda una speciale infrasettimanale di Che Tempo Che Fa, con una puntata monografica dedicata a Roberto Saviano. Intitolata Dall’inferno alla bellezza, nella puntata per due ore lo scrittore napoletano raccontò la forza della parola, attraverso storie come quella dell’autore nigeriano Ken, impiccato a Lagos per la sua tenace opposizione alle compagnie petrolifere, o di Anna Politkovskaja, uccisa perchè scomoda al regime russo; e ancora di Varlam T.Salamov o di Miriam Makeba, morta a Castel Volturno dopo un concerto per ricordare dei fratelli africani uccisi dalla camorra.

Più recente lo speciale insieme alla senatrice Liliana Segre intitolato Binario 21, andato in onda su Rai Uno in occasione della Giornata della Memoria e in cui la senatrice ha ricordato i giorni della sua deportazione, a 13 anni ad Auschwitz. Che Tempo che Fa è ciò che dovrebbe essere il servizio pubblico, come ha dimostrato durante la pandemia di Covid, rifuggendo da facili allarmismi e sguaiate polemiche. Ha ragione Ferruccio De Bortoli quando dice che il mancato rinnovo di Che Tempo che Fa è soprattutto un errore editoriale. 

Fazio via dalla Rai: perché è un errore aziendale

Se la televisione di oggi non basa la ricerca del successo sulla qualità, preferendo guardare agli ascolti, la decisione di lasciare andare Fabio Fazio risulta quantomeno azzardata. Il Sole 24Ore riporta le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel: Che Tempo Che Fa nel 2023 ha prodotto un ascolto medio di 2,4 milioni di spettatori per uno share dell’11,8 per cento; è il programma più visto della terza rete Rai che ha una media di prime time dell’1,4 milioni e uno share del 7 per cento. Sono questi dati a smontare qualsiasi polemica riguardante i costi della trasmissione e il cachet di Fazio.

La Rai non comunica gli introiti pubblicitari dei singoli programmi ma il Corriere della Sera scrive che: «A fronte di una spesa di 450 mila euro gli incassi arrivano al milione». Cifre per le quali qualsiasi azienda brinderebbe, eccezion fatta per la Rai, dove gli umori dei partiti valgono più dei bilanci. In passato anche la Corte dei Conti si era dovuta esprimere in merito, dopo un esposto per danno erariale presentato dall’allora deputato Pd Michele Anzaldi. La Corte archiviò l’inchiesta, non ravvisando alcun danno. 

Non escludo il ritorno: il precedente addio di Fazio alla Rai per La7

Il passaggio di Fabio Fazio dalla Rai a Discovery conclude un percorso durato oltre quarant’anni. Fazio ha esordito nel 1982 come imitatore in una trasmissione radiofonica Rai, passando alla tv l’anno successivo. Nel corso di questi quarant’anni è stato il volto di trasmissioni di grande successo, da Anima Mia a Quelli che il Calcio, incluse quattro edizioni del festival di Sanremo.

Che Tempo che Fa va in onda dal 2003, ma c’è una curiosità: nel 2001 ci fu un primo addio alla Rai da parte di Fazio, per andare a condurre un talk show su La7, all’epoca nata da poco ma con l’aspirazione di rompere il duopolio Rai-Mediaset. A pochi giorni dall’inizio però il programma fu cancellato per motivi mai chiariti. Fra penali e buonuscita Fazio ottenne 28 miliardi di lire, poi tornò in Rai per dar vita a Che Tempo Che Fa. Vista la facilità con cui cambiano i governi in Italia, e con loro la dirigenza RAI, chissà che anche questo addio non contempli un ritorno.

Giuseppe Francaviglia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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