Stefano Simontacchi, The Prism
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Tra realtà e subconscio: gli spigoli umani di un avvocato, Stefano Simontacchi

In conversazione con Stefano Simontacchi, in arte The Prism, che presenta la mostra Project Revelation, a cura di Marco Senaldi – spiritualità creativa e pensiero laterale

Le origini di The Prism

Quando ha maturato l’esigenza di esprimersi attraverso un approccio creativo? Come nasce il progetto The Prism?

«Non vivo l’approccio artistico-spirituale come un bisogno. C’è stato un processo di annullamento dell’ego e di canalizzazione, ovvero meditazione, che è partito venti anni fa con una ricerca focalizzata a indagare il senso della vita. Ho un’impostazione accademica a livello professionale e mi sono inizialmente avvicinato a queste tematiche – cosa c’è oltre il materico, i campi energetici – con un approccio razionale. Sono partito con Carlos Castaneda per arrivare ai testi di Helena Blavatsky; mi ha anche accompagnato in questo percorso un amico fisico, allievo di Emilio Del Giudice. Sono rimasto colpito dal concetto di sincronicità avanzato da Jung. Allo stesso tempo, proseguivo le pratiche meditative e iniziavo a percepire forme, colori, associazioni che poi disegnavo su tavoletta grafica, tela o carta. Le donavo a conoscenti che ne traevano beneficio nell’osservarle. Gli stati d’animo giungono dal fare esperienza, muovono energia e condizionano la nostra realtà». 

Il potere della letteratura con Stefano Simontacchi

C’è una lettura in particolare che ha mosso il suo interesse per lo sciamanesimo e la spiritualità? 

«Compro circa venti libri alla settimana. Fuori da una connotazione dottrinale, trovo illuminanti i Vangeli, sia dal punto di vista numerologico che per i termini precisi che contiene. Un altro testo è Io sono di Saint Germain, ermetico. Una copia è esposta in mostra. Sono affascinato dai testi di Alejandro Jodorowsky, come Psicomagia: una terapia panica, e anche da alcuni dei suoi progetti cinematografici». 

Stefano Simontacchi: meditazione e ricerca creativa 

In occasione del suo intervento a TedxTreviso 2022, si è soffermato sulla triade fiducia, gratitudine, amore. Questi tre elementi tornano all’interno della sua ricerca artistica? 

«È una disposizione alla base del mio lavoro. Da un punto di vista creativo però non scelgo di realizzare un’opera ispirandomi a questa triade in particolare. Tutto ha inizio con la meditazione, le immagini che visualizzo le traduco poi in disegno che diventa opera». 

Considera il meditare una forma d’arte? 

«Sì. Potremmo anche pensare all’arte come figlia della meditazione». 

La mostra Project Revelation e lo studio della percezione del sé  con Stefano Simontacchi

Se la guarigione passa attraverso la maturazione di una consapevolezza del sé, perché parlare di arte terapia potrebbe essere riduttivo rispetto all’intento della mostra Project Revelation

«Il riscontro dei visitatori è positivo e alcuni lasciano commenti in cui esprimono tutta la loro sorpresa e gratitudine per aver fatto un’esperienza significativa dal punto di vista spirituale. Vorremmo comprendere ciò attraverso un approccio maggiormente accademico: siamo in contatto con dei neuroscienziati che si dedicano allo studio della percezione del sé e dei neuroni a specchio. Il fine sarebbe quello di attivare, all’interno della mostra, un esperimento in cui si utilizzano termocamere capaci di rivelare le zone del corpo dove si accumula calore, ovvero un preciso stato emotivo, oltre a impiegare caschetti per l’elettroencefalogramma e ad infrarossi. È stato provato come l’interazione con l’ambiente esterno sia in grado di modificare la percezione del sé. Vorremmo capire scientificamente che effetto hanno le opere su alcuni volontari». 

Il processo di creazione e vendita delle opere

«Alcune opere nascono su tavoletta grafica per poi essere trasferite su dei light box retroilluminati a led. Ci sono voluti circa cinque anni per capire come realizzare al meglio questo passaggio. Ciascun light box pesa settantacinque chili ed è realizzato artigianalmente con tre strati di plexiglas. Successivamente si è impiegato il metallo, ottenendo quattro tipologie di light box di color argento, oro, cromate con un effetto a specchio e satinate. In altri casi il processo ha inizio da dei miei disegni su tela. Impiego tempo per realizzarli, si tratta di un lavoro simile a quello del miniaturista». 

«Rispetto alla vendita delle opere, sono coadiuvato da Claudio Meli e Cloe Piccoli, ma al momento ho scelto di non collaborare con nessuna galleria. Ai collezionisti piace l’idea di ‘percorso’: spesso acquistano non una ma più opere con il fine di collocarle in una successione meditata in un preciso ambiente. Con il progetto The Prism innanzitutto privilegio i rapporti umani e la collaborazione che nasce nel condividere una visione comune». 

La mostra Project Revelation presso Bank Space, in Via San Vittore al Teatro 3 di Milano

Come si snoda il percorso espositivo nelle sue sette tappe, anche alla luce della curatela di Marco Senaldi? 

«Ho visitato vari luoghi dove poter realizzare la mostra. Quando sono arrivato in questa ex banca ho pensato a un percorso in sette tappe. È il contesto che, rispetto alla sua conformazione, mi ha ispirato. Certamente il sette è anche il numero simbolico della fede, della spiritualità e dell’illuminazione. Tra le varie stanze, in quella denominata Rebirthing abbiamo registrato reazioni emotive intense. Si tratta della quarta, dove venivano scaricati al tempo i portavalori della banca. Qui ho cercato di ricreare un’ atmosfera di rinascita collegata all’idea di ingresso e uscita dall’utero materno, con nove opere che ricostruiscono i nove mesi di gestazione e guidando la respirazione dei visitatori con apnee così come quelle di un feto». 

Il potere del simbolo e del video all’interno di Project Revelation

«Sono stato influenzato dallo studio dei Sigilli di Re Salomone: una circonferenza contenente simboli. A livello sciamanico, questi sigilli sono impiegati per evocare determinati elementi o emozioni. La circonferenza serve per delimitare il campo di esperienza. Le mie opere cercano di guidare l’osservatore in un passaggio dal conscio all’inconscio anche attraverso sfumature cromatiche. Il fine è quello di spiazzare la parte razionale di chi guarda». 

Considerando anche il cortometraggio Project Revelation, quale valenza ha per lei l’immagine in movimento in qualità di medium creativo? 

«Con Malika Ayane in qualità di attrice e il regista Jacopo Farina abbiamo cercato di trasmettere che cosa si provi a visitare la mostra. Io mi sono occupato della sceneggiatura. Volevamo comunicare attraverso un medium vicino alle generazioni contemporanee il significato di Project Revelation. Il video è stato ampiamente visualizzato su YouTube e, inaspettatamente, l’80% delle persone ha scelto di fruirne dalla televisione. Questo significa avergli dedicato un’attenzione particolare, rispetto a guardarlo ad esempio mentre si è in metro o per strada». 

Stefano Simontacchi. Quanta spiritualità e quanta etica ci sono nel business

Tra esteriorità e interiorità: in che equilibrio sta questa esigenza creativa di crescita interiore – più ruvida, ovvero essenziale, primordiale – con la sua professione da legale? 

«Da tempo coltivo un approccio spirituale che non ho mai nascosto, anche sul lavoro. L’essere umano non è monodimensionale. Cerco coerentemente di vivere questa mia vocazione. Ad esempio, David Michael Solomon, amministratore delegato e presidente di Goldman Sachs, fa anche il dj. Invece di fare arte, compone musica». 

Da tempo si dedica anche allo studio dell’etica nel business. Quanta attenzione verso la sfera umana e spirituale avverte all’interno delle aziende? 

«Le nuove generazioni e l’esperienza della pandemia credo abbiano dato una spinta verso un cambiamento. Le aziende quotate, da un punto di vista formale, danno rilevanza a temi come la sostenibilità ambientale e sociale perché devono al fine di garantire determinati investimenti. I più giovani invece sono realmente sensibili a queste tematiche anche sul lavoro. Ci sono sempre più aziende che offrono ad esempio la possibilità di fare yoga o il supporto di uno psicologo. Non si è più disposti a fare di tutto per la carriera. C’è un movimento sempre più sensibile a una dimensione spirituale e umana che credo si compirà totalmente con il cambio generazionale. Credo poi che la contaminazione tra i campi dello scibile umano sia un valore enorme e in Italia siamo indietro. Si procede troppo per compartimenti stagni. Ho studiato prima per il dottorato e poi insegnato in Olanda, un mio professore era laureato in lettere con una specializzazione in letteratura russa, dopo si interessò alla giurisprudenza e raggiunse il vertice della carriera accademica in campo legale. Tutti mi chiamano ‘avvocato’ ma io non sono laureato in legge, mi sono successivamente specializzato nella materia ma sono laureato in economia. Mi relaziono alla giurisprudenza con un approccio economico. Insomma, allenare il pensiero laterale è alla base».

The Prism AKA Stefano Simontacchi

Personalità da anni ai vertici della professione legale e protagonista della vita economica italiana, ha ricoperto o ricopre il ruolo di consigliere di amministrazione in società e associazioni (tra le quali RCS, Prada, ISPI). All’attività professionale e imprenditoriale associa l’impegno etico, culturale e umanitario. È Presidente di Fondazione Ospedale dei Bambini Buzzi. Come The Prism ha sviluppato un percorso di approfondimento dello sciamanesimo e della spiritualità che trova sintesi nella sua espressione artistica. Questa sua prima mostra – Project Revelation – raccoglie le opere prodotte nell’arco dell’ultimo decennio.

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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