Cose che non si raccontano, Antonella Lattanzi
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Antonella Lattanzi, il racconto di una donna: cosa vuol dire abortire in Italia oggi

In un ospedale cattolico, Antonella Lattanzi rischia di morire dissanguata dopo il raschiamento – Cose che non si raccontano, Einaudi, è un romanzo autobiografico sul desiderio inconfessabile di essere madre

Ospedalizzazione e violenza ostetrica – Antonella Lattanzi

In un ospedale cattolico, mentre Antonella Lattanzi rischia di morire dissanguata dopo il raschiamento, una dottoressa commenta senza mezzi termini che se l’è meritato. Quando chiede dell’acqua dopo l’operazione le viene portata in un biberon. O, ancora, si trova a condividere la stanza, subito dopo aver perso i suoi bambini, con donne incinte pronte a partorire. Gli stessi raschiamenti sono effettuati in sala parto, tra nascite, urla e vagiti. Le donne accanto a lei che si vedono negati in alcuni centri diritti come l’aborto volontario. Sembra incredibile ma facendo un giro nei pronto soccorso ginecologici ci si rende facilmente conto che un’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto imprescindibile per cui dobbiamo ancora oggi vigilare e lottare. Parlarne è necessario. 

Antonella Lattanzi, Cose che non si raccontano edito da Einaudi

Cose che non si raccontano è il titolo all’ultimo libro di Antonella Lattanzi pubblicato da Einaudi. Cose che custodiamo senza una vera ragione nel segreto delle nostre vite, troppo spaventose per guardarle e parlarne insieme ad altri. «Se consegni le tue cose più profonde a qualcuno, poi fanno più male. Perché da quel momento esistono», scrive nelle prime pagine. Se non le diciamo, le cose che fanno più male rimangono nascoste e arginate da dighe nella nostra testa. Ma con questo libro la scrittrice di origini pugliesi e romana di adozione, già autrice di Questo giorno che incombe (HarperCollins Italia, candidato al Premio Strega nel 2021), decide di sciogliere ogni indugio e raccontare una storia vissuta in prima persona fatta di lutto e aborti, perdite e ferite che non si rimarginano, sangue che scorre come un presagio funesto. 

Non è facile trovare le parole per raccontare una storia dove non c’è niente di semplice, dove tutto sembra andare storto, anche l’inimmaginabile. «Durante l’iter in ospedale avevo assistito a episodi di violenza ostetrica e vissuto sulla mia pelle abusi fisici e psicologici che si perpetrano ogni giorno sul corpo di noi donne e non volevo tacerli. Volevo ricordarli e raccontarli perché diventassero una questione di tutti. Dopo il mio aborto avevo la sensazione di aver perso tutto, non riuscivo ad avere nella testa nient’altro e il libro è diventato un’urgenza. Ho deciso di raccontare questo dolore per elaborarlo ma soprattutto perché diventasse di tutti. Non avevo mai scritto in prima persona, questa volta la situazione lo ha richiesto» racconta Antonella Lattanzi.

«Il lavoro al libro – racconta Antonella Lattanzi – è stato un percorso di sofferenza. Ho dovuto riprendere in mano tutte le cartelle cliniche, riguardare i messaggi con il mio compagno e con le poche amiche che erano al corrente della mia gravidanza. Dovevo uscire dalla testa della donna che sono oggi e rientrare nella testa di una donna che aveva ancora un barlume di speranza, una donna che invidiavo tantissimo perché aveva provato tutta la gioia di essere incinta».

Il caos (non) calmo della famiglia

Anche per chi lo desidera, non è mai il momento giusto per fare un figlio. In Italia il problema della natalità è da anni al centro della discussione politica in maniera ambivalente, con campagne che cercano di incentivare la natalità sempre più in caduta libera, che non si accompagnano ad azioni concrete a supporto della genitorialità. Prima vogliamo vivere, viaggiare, lavorare. Dobbiamo fare i conti con la precarietà delle posizioni contrattuali sul lavoro e con l’incertezza economica e del futuro. Abbiamo veramente spazio dentro di noi per volere veramente un figlio? Il desiderio di diventare madri o genitori è un insieme di forze contrastanti e opposte che non riguarda solo la procreazione, il nostro essere madri, padri, figli ma un campo emotivo più esteso, in cui si trovano spesso a convivere speranze e frustrazioni, infelicità e aspirazioni, paure e senso di realizzazione.

Cose che non si raccontano: maternità e desiderio con Antonella Lattanzi

A volte il desiderio di maternità può arrivare feroce e chiedere attenzione. Quando quella richiesta si fa insistente può essere tardi, qualcosa può andare storto e trasformare il desiderio in paura e sofferenza. Antonella Lattanzi vuole fare la scrittrice da sempre, la sua è un’ambizione assoluta, senza scampo. Tenere insieme lavoro e famiglia per una donna non sembra essere possibile. Per questo a vent’anni, per due volte, interrompe volontariamente la gravidanza. Non è il momento giusto, deve ancora fare esperienze e crescere nel lavoro che ha scelto e che ama. Quando anni dopo però si sente pronta, con un compagno al suo fianco, è il suo fisico a non esserlo. Inizia così a inseguire il suo desiderio in un iter brutale di ostinazione, ossessione, medicalizzazione. Sono gli anni della pandemia, delle mascherine e degli ospedali in tilt per i pazienti da Covid. Lattanzi si sottopone a terapie per la procreazione assistita, punture, ecografie, innesti, ricoveri e monitoraggi. Il suo corpo sembra non riuscire ad ospitare la vita che vorrebbe e alla quale ha rinunciato da giovane. Compaiono la rabbia, l’invidia per chi partorisce con facilità, i sensi di colpa. Un turbinio di sensazioni brucianti e senza argine. 

Donne, lavoro e maternità con Antonella Lattanzi

Molte donne non hanno una voce per raccontare tutto quello che ruota intorno all’essere o al non essere madri. Antonella Lattanzi ha la sua scrittura e decide di parlare di ciò che normalmente viene taciuto. Di desideri che svaniscono e aspettative tradite. «Ho sempre desiderato avere un figlio fin da giovane ma, essendo una donna ambiziosa e non avendo alle spalle una famiglia che potesse sostenermi economicamente, sapevo perfettamente che avrei dovuto dare la precedenza alla scrittura. Il nostro, quello culturale, è un lavoro precario dove non esistono ferie, malattie, maternità. Se ti ritrovi a casa con un figlio, una volta che sei scomparsa per un anno, sei scomparsa per sempre in questo settore». 

Nel nostro Paese, il divario tra uomini e donne nella partecipazione al mercato del lavoro è ancora evidente. Nell’industria culturale la presenza di rappresentanti di genere femminile è forse più ampia che in altri settori ma rimangono poche le donne che ricoprono ruoli apicali e di potere. Se guardiamo all’editoria, l’attività delle donne ha carattere spesso ancillare e discontinuo. Accanto alle scrittrici ci sono schiere di traduttrici, correttrici e addette alla revisione che rimangono nell’ombra, svolgono un lavoro domestico, spesso sommerso da diversi punti di vista. A segnare la presenza femminile nelle stanze dell’editoria sono il carattere ibrido e opaco del lavoro editoriale, il più delle volte svolto all’ombra di figure maschili e di rilievo, la scarsa visibilità e, a coronamento, il numero esiguo dei dati di questo fenomeno che abbiamo a disposizione. 

I dati dell’Associazione Italiana Editori del 2019 relativi alle nuove assunzioni registravano che nel 64,9% dei casi si trattava di donne ma che solo il 22,3% occupano ruoli strategici contro il 77,7 per cento dei maschi secondo i dati dell’Osservatorio su donne e uomini nell’editoria 2018. Sono numeri sconfortanti che sembrano lontani dall’essere invertiti e che determinano la scelta di molte a non fare figli o a rimandare la maternità in attesa di una stabilità lavorativa ed economica che potrebbe non arrivare mai.

La crioconservazione e l’informazione che manca nel libro di Antonella Lattanzi: Cose che non si raccontano

Il libro di Antonella Lattanzi non è però solo una storia privata ma un appello alla conoscenza di aspetti sociali e scientifici legati alla maternità. «Si dovrebbe fare più informazione tra le ragazze giovani», raccomanda. «Per esempio sarebbe utile spiegare che gli ovuli possono essere congelati per poi usarli quando ci si sente effettivamente pronte. Se qualcuno mi avesse consigliato in questo senso da ragazza, forse non mi sarei trovata nella situazione che ho raccontato nel mio libro». Di pari passo ci vorrebbe un discorso che punti anche a promuovere l’accessibilità di pratiche di questo genere, ancora estremamente costose come la crioconservazione. Congelare gli ovuli come ‘riserva di fertilità’ richiede ancora cifre non a disposizione di tutti, soprattutto giovani coppie o donne. «Parlando con uno dei medici che mi ha seguito durante il mio percorso alla ricerca di una gravidanza, è emerso che la scienza in questi anni ha fatto moltissimi passi avanti per quello che riguarda la procreazione assistita e la fecondazione ma niente si è potuto fare per prolungare la fertilità delle donne oltre il tempo che la natura ci ha dato». L’orologio biologico non è un’invenzione e non cammina al passo con i tempi. Secondo studi pubblicati sul British Medical Journal per le donne infatti il lasso di tempo ideale per avere figli va dai 20 ai 34 anni, mentre per gli uomini sarebbe indicato non andare oltre i 40 anni. L’Italia, secondo l’Eurostat, è al primo posto per numero di figli nati da donne con più di 50 anni, mentre la tendenza generale, che va di pari passo con quella europea, è quella di avere il primo figlio intorno ai 33 anni (dati Istat). La scelta di quando mettere al mondo dei figli è estremamente personale e non deve far sentire nessuno giudicato ma secondo Antonella Lattanzi bisognerebbe iniziare a sfatare il mito che a quarant’anni abbiamo sempre la possibilità di procreare. Non è impossibile ma è molto difficile. 

La voce delle donne: Antonella Lattanzi rompe il silenzio 

Con Cose che non si raccontano Antonella Lattanzi non narra solo un’esperienza personale e drammatica ma riesce a interpretare una storia universale. Pur descrivendo una storia eccezionale e cruda, questo romanzo riesce a parlare in modo vero, e profondamente attuale, di tutte le donne – madri e non madri – che in momenti diversi della loro vita si sono chieste: Desidero un figlio? Qual è il momento giusto? Dovrò rinunciare a me stessa, alle mie ambizioni? Perché tutte restano incinte e io no? Dubbi che riguardano chiunque si trovi ad affrontare il tema della maternità desiderata o no, nelle diverse fasi ed età della propria vita. 

Antonella Lattanzi

Antonella Lattanzi è nata nel 1979 a Bari e vive a Roma. Il suo primo romanzo è Devozione del 2010 al quale hanno fatto seguito Prima che tu mi tradisca (finalista al Premio Stresa 2013) e Una storia nera nel 2017, vincitore del Premio Cortina d’Ampezzo. Attiva anche nella televisione (ha collaborato al programma Le invasioni barbariche) e nella carta stampata (collabora con Tuttolibri de La Stampa e con Il Venerdì de La Repubblica). Nel 2021 pubblica per HarperCollins il romanzo Questo giorno che incombe, presentato al Premio Strega da Domenico Starnone e vincitore del Premio Letterario Elio Vittorini e del Premio Scerbanenco.

Rosa Carnevale

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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