Lampedusa, Baia delle Acque Dolci, relitto di un'imbarcazione utilizzata dai migranti
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La realtà distopica di Lampedusa tra migranti e turisti in vacanza

Da un lato i turisti in vacanza, le gite in barca, le luci della festa paesana e la gente che la sera affolla via Roma, dall’altro migliaia di migranti arrivano in imbarcazioni di recupero e annegano in attesa di un porto

Record di sbarchi a Lampedusa, la situazione in Europa: Germania e Francia chiudono le porte

A Lampedusa tutto dipende dal vento. Se c’è Maestrale i pescatori non escono in mare, si può fare il bagno solo nelle calette a Sud dell’isola e non arrivano i migranti. Appena si calma il vento ricominciano gli arrivi. In questi giorni si è registrato un record di sbarchi. Centododici sbarchi in ventiquattro ore. L’hotspot di contrada Imbriacola, il centro accoglienza che i lampedusani chiamano con il suo nome, carcere, registra presenze mai viste. Mentre le persone rischiano la loro vita e muoiono in mare, i turisti affollano le strade di Lampedusa e si godono le vacanza nelle acque cristalline delle sue spiagge.

In queste stesse ore Francia e Germania chiudono le porte all’Italia. La Francia ha espresso la volontà di blindare il confine tra Mentone e Ventimiglia a causa di un aumento dei flussi. La Germania ha bloccato la selezione dei richiedenti asilo dall’Italia, ovvero il meccanismo di solidarietà volontario, che serve ad alleggerire la pressione sui paesi di primo approdo, Italia, Grecia e Malta.

La decisione della chiusura presa dalla ministra tedesca dell’Interno Nancy Faeser, sarebbe giustificata come reazione al governo italiano, che non avrebbe rispettato il regolamento di Dublino. I migranti che la Germania ha accolto dall’Ottobre 2022 sono stati circa un migliaio a fronte degli oltre centomila arrivi sulle coste italiane. A fronte di ciò il governo italiano ha sospeso il rimpatrio delle persone rispedite in Italia perché loro primo approdo in Europa. 

Lampedusa, il molo Favaloro: la guardia di finanza contro i migranti, i barchini in coda, il neonato annegato nelle operazioni di soccorso

Migliaia di migranti in poche ore. Cento barchini in attesa di attraccare. Le file serrate della Guardia di Finanza contro persone inermi, con nulla in mano. In poche ore l’isola è andata al collasso. Il caos regna. Nella notte un’imbarcazione partita da Sfax si è ribaltata, rovesciado in mare le quarantacinque persone a bordo tra cui una madre minorenne originaria della Guinea e il figlio. Il neonato di soli cinque mesi è morto annegato. L’hotspot di Lampedusa ha una capienza massima di quattrocento persone. Gli sbarchi di migranti a sulle coste lampedusane sono iniziati venti anni fa. In vent’anni questa è la struttura migliore che il governo italiano è riuscito ad organizzare per far fronte alla situazione. In vent’anni tutti i governi italiani non hanno investito per rendere il territorio di Lampedusa più attrezzato non ad un’emergenza ma ad uno stato di fatto. Le criticità di questi giorni dimostrano ancora una volta che tutte le politiche italiane in materia di immigrazione, il piano Mattei, i rapporti con i paesi del Nord Africa sono fallimentari. 

Lampedusa l’ex base NATO, le caserme dismesse e l’attacco missilistico libico contro Lampedusa

Girando Lampedusa si notano edifici costruiti, dismessi e abbandonati: centrali elettriche, il desalinizzatore costruito e mai messo in funzione, la base dell’aeronautica militare ora dismessa e vuota. La base Loran, fu fino al 1994 gestita dalle forze armate statunitensi. Nel 1986 la Base fu teatro della crisi diplomatica tra Italia e Libia. Il 14 aprile 1986, gli Stati Uniti d’America con l’operazione “El Dorado Canyons” sferrarono tre attacchi aerei sulla Libia, al fine di eliminare il presidente Muʿammar Gheddafi. Il giorno seguente, secondo le cronache, di risposta Gheddafi lanciò due missili che avrebbero dovuto colpire la base militare del sistema di radionavigazione Loran della NATO. I militari italiani affermarono di non aver mai trovato resti dei missili lanciati dalla Libia. Oggi la Regione Sicilia vuole trasformare l’ex base Loran, inutilizzata da decenni, in un centro studi internazionale per la pace. A seguire l’opera di riqualificazione del sito sarà l’architetto Stefano Boeri. La regione pensa di realizzare anche un auditorium, un museo con un archivio digitale per ospitare opere e «atti performativi e narrazioni sul tema dei grandi flussi migratori e delle loro interrelazioni con le grandi sfide del cambiamento climatico e della povertà. Previsti anche un sistema di laboratori e luoghi di studio e residenza per studiosi, ricercatori, artisti e testimoni della grande fenomenologia delle migrazioni che saranno ricavati dal riutilizzo dei fortini militari dismessi che perimetrano l’isola». L’esigenza di raccontare le migrazioni è più grande di quella di imparare a gestirle. 

Lampedusa, il ruolo delle ONG negli sbarchi: il caso della Mare Jonio bloccata dal Governo Meloni

Come riporta Il Corriere della Sera quest’anno oltre 80000 persone sono sbarcate in Italia con mezzi propri,  39000 sono state recuperate da mezzi di salvataggio, solo 5000 sono le persone recuperate dalle ONG. Nei giorni scorsi il governo Meloni per motivi burocratici aveva obbligato la nave ONG Mara Jonio a non soccorrere i migranti in mare, obbligando l’equipaggio a lasciare a terra tutte le attrezzature per i salvataggi al contrario pena l’arresto. La nave Mare Jonio, fa riferimento alla Ong Mediterranea saving humans ed è l’unica nave con bandiera italiana che effettua soccorsi in mare. Sarebbe forse più facile gestire i momenti di crisi se i governi italiani iniziassero a collaborare con le ONG invece che remare loro contro. 

Lampedusa la porta d’Europa: l’opera di Mimmo Paladino in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo

Fino a qualche giorno fa regnava la calma, o meglio la calma apparente che è sempre un’attesa. Calato il vento si agita la vita. Quando tira il vento i migranti a Lampedusa non esistono, non si vedono, sono come i fantasmi, le barche non arrivano. Non si sa nulla, quello che si sa lo si sente al telegiornale. I volontari della croce rossa li si incontra a fare colazione al bar, la polizia al supermercato. Sono tutti al centro accoglienza, lontano dal paese nascosto verso ponente dopo la Spiaggia dell’isola dei Conigli, la spiaggia più bella d’Italia. L’unico posto in cui si vedono sbarcare o essere imbarcati per i trasferimenti è il molo Favaloro. Un’isola di 20 km quadrati, seimila abitanti, circa centomila turisti l’anno. Quest’anno sono passati da Lampedusa oltre 100.000 migranti, il doppio dell’anno scorso. Dopo gli sbarchi degli ultimi giorni il centro accoglienza ospita circa 7000 persone, più degli abitanti. Lontana 61km dalla Tunisia (5 ore circa in barca) e 116km dalla Sicilia, Lampedusa è la Porta d’Europa, un uscio senza infisso destinato a far passare il vento attraverso. Porta d’Europa è anche il nome del monumento dedicato ai migranti nel punto più a sud dell’isola. L’opera realizzata da Mimmo Paladino e commissionata dalla onlus AMANI e da Arnoldo Mondadori Mosca, è stata inaugurata a giugno del 2008 per onorare la memoria delle migliaia di migranti deceduti e dispersi in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa.  

La dualità distopica di Lampedusa: Citroen Mehari, panelle, calette e sbarchi incontrollati

Le strade del paese sono affollate di turisti, per lo più giovani coppie. La sera si cammina in Via Roma, si balla il Hully Gully in piazza, si mangiano pane e panelle e si ascoltano i concerti e karaoke che animano la via centrale. Per girare l’isola ci si impiega a tirarla lunga un’ora. I turisti sfrecciano in motorino nonostante le strade siano dissestate e piene di buche. Le Citroen Mehari, nate come ‘spiaggine’ per attraversare le dune, colorare e affittate ai vacanzieri popolano l’isola e si adattano al paesaggio brullo e desertico. Quando cala il sole si va guardare il tramonto a ponente e fare aperitivo ai food truck disseminati lungo la via. Quando i barcaroli ti portano a fare il giro delle calette via mare quello che vedi è una discarica di relitti di piccole imbarcazioni arroccati sugli scogli, copertoni come salvagenti, taniche di benzina. Tra un caletta e un relitto, tra la Tabaccara e la Baia dell’Acqua Dolce ti fermi a fare bagno. Il mare come una piscina. Guardi i pesci, fai le foto galleggiando, ti godi la vacanza, ti tuffi lì dove uno poco prima di te è morto. Decine e decine di barche popolano le calette e le spiagge sono affollate di turisti, principalmente italiani. A Lampedusa non c’è molto per svagarsi, non c’è il cinema, non ci sono centri commerciali, c’è un campetto da calcio ma nessuna squadra da sfidare. Il 90% dei lampedusani oggi vive di turismo, fino a cento anni fa l’occupazione principale era la pesca. La vita scorre tranquilla sotto il sole tutta l’estate, si lavora, si fattura e poi si riposa andando in crociera. Questa è la vita di chi vive a Lampedusa. Diversa è la sorte per chi ci arriva da oltremare. 

A PortoM il collettivo Askavusa: l’esposizione di Oggetti Migranti

Davanti al Molo Favaloro, teatro delle immagini di questi giorni, c’è PortoM, un luogo che unisce la cultura siciliana, l’opera dei Pupi e l’attivismo a tema migrazioni. A PortoM il collettivo Askavusa, fondato dal cantautore e attivista lampedusano Giacomo Sferlazzo, espone alcuni degli oggetti rinvenuti sulle imbarcazioni e poi buttati in discarica: padelle, portafogli, biberon, latte in polvere, teiere, tappeti, giubbotti di salvataggio. Gli oggetti raccontano storie, le storie di chi li ha posseduti e di chi li guarda. Mostrarli è dare loro vita, da spazzatura a simbolo. Mostrarli è anche identificarli, additarli, questo è un salvagente. Lo stesso fanno i media con l’uomo; questi sono migranti, questi sono clandestini e queste altre (noi bianchi) sono persone. Dare dignità ai loro oggetti è ricordare che le loro storie sono reali, hanno un peso specifico, il peso peso degli oggetti che sono rimasti. Il lavoro del Collettivo Askavusa parte da due domande: “Perché le persone sono costrette a lasciare il proprio paese?” e “Perchè la maggior parte della popolazione mondiale non può viaggiare in maniera regolare senza rischiare la vita e senza essere criminalizzata?”. Da queste due domande si articolano gli spazi di PortoM con cui i visitatori sono chiamati ad interagire. Tra gli oggetti recuperati dai barconi anche una statuetta in legno raffigurante la Madonna con il Bambino, recuperata negli anni 2000 e probabilmente proveniente dall’Etiopia. Ora conservata al Santuario della Madonna di Porto Salvo. 

Il Santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa: da secoli un luogo in cui accogliere cristiani e musulmani

Il Santuario della Madonna di Porto Salvo è un luogo simbolo di incontro pacifico tra uomini di culture e religioni diverse. Un luogo dove ognuno poteva pregare il proprio Dio e dove i naviganti riposavano e venivano a rifornirsi di viveri e dove chi passava lasciava, in segno di carità, cibo per i naufraghi e i pescatori sfortunati. Le prime testimonianze storiche datate tra il 700 e l’800 d.C. riportano esistenza di un eremitaggio di origine islamica al tempo dell’invasione araba della Sicilia. In una delle grotte del Santuario era sepolto un santone arabo e vi viveva una piccola comunità di eremiti. Il culto della Madonna nell’isola di Lampedusa ha un’origine remota, la presenza in una grotta del Vallone della Madonna di un’immagine di Maria viene fatta risalire al tempo delle Crociate. Nel 1254 il Re francese Luigi IX, nel suo viaggio di ritorno dalla Settima Crociata, si fermò a Lampedusa approdando a Cala Madonna.

Cosa lega il Santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa alla statua della Madonna di Trapani 

Un altro episodio, della fine del XIII secolo, racconta di Cavalieri Templari provenienti dalla Terra Santa che trasportavano una statua della Vergine. A causa di una violenta tempesta trovarono riparo sull’isola di Lampedusa e promisero che avrebbero lasciato la statua nella prima città cristiana che avrebbero raggiunto. Uno dei Crociati scolpì nel santuario una statua simile all’originale e la lasciò a ricordo dello scampato pericolo. Arrivarono a Trapani e lasciarono lì la statua. Nel 1657 lo scrittore Maggio Francesco parla dell’isola di Lampedusa dove «la bellissima statua della Madonna di Trapani che fu scolpita in Cipro l’anno 730 a da Gerusalemme fu trasferita da alcuni cavalieri templari della città di Pisa, correndo tempesta il naviglio che la portava, si salvò in Lampedusa e che di essere ivi stata la statua di Nostra Signora ne serba la memoria infino a oggi una piccola chiesetta cui anche i barbari sogliono venerare». Oggi nel Santuario di Trapani è esposto una quadro del 1653 raffigurante l’immagine della Madonna con sotto l’isola di Lampedusa. L’iscrizione sotto il quadro dice che è un voto fatto da Giulio Tomasi, Principe di Lampedusa, alla Madonna che si era fermata nella sua isola. Tutte le testimonianze nei secoli sul santuario della Madonna di Porto Salvo lo raccontano come un luogo di culto sia per cristiani che per musulmani. Un luogo che accoglieva le genti indipendentemente dalla religione, un luogo dove trovare ristoro, un luogo d’incontro tra culture. 

A Lampedusa i migranti ballano in Via Roma alla festa della Madonna di Porto Salvo

Lampedusa è sempre stata un porto salvo. Un luogo che accoglie. Accoglienti lo sono anche i lampedusani, che in questi giorni hanno portato cibo e aiuti all’hotspot che era rimasto senza cibo. Alcuni hanno distribuito anche cibo per le strade a chi era affamato. Le immagini di questi giorni ritraggono anche alcunni migranti, volontari e lampedusani che ballano insieme alla festa patronale della Madonna di Porto Salvo. Nessuno ha sollevato polemiche. Ballare è la cosa più istintiva, quando sei giovane, sei vivo e hai superato un viaggio che poteva portarti alla morte e invece forse ti sta portando ad una nuova vita. 

Lampedusa e la Liguria, la storia dello schiavo e del quadro: Andrea Anfosso l’uomo che raggiunse la Liguria da Lampedusa usando il quadro raffigurante la Madonna come vela

Un’altra storia che gira attorno al Santuario della Madonna di Porto Salvo è quella di Andrea Anfosso.  Nel 1602 Anfosso, marinaio cristiano di Castellaro Ligure, fu fatto schiavo dai saraceni e relegato in Africa. Fu portato a Lampedusa per tagliare legna nella boscaglia, allora l’isola aveva una fitta boscaglia, oggi è prevalentemente brulla. Per fuggire si nascose nel santuario dove trovò un quadro raffigurante la Madonna col bambino Gesù e Santa Caterina Martire. Anfosso ebbe l’ispirazione di costruire una zattera e utilizzare il quadro come vela. Riuscì ad arrivare in Liguria e arrivato nel suo paese d’origine a Castellaro, fece costruire una cappella in onore della Madonna. La cappella, Santuario di Nostra Signora di Lampedusa, si trova vicino a Sanremo e riporta ancora oggi la raffigurazione del viaggio di Anfosso.

Ogni mare ha un’altra riva: le parole di Cesare Pavese per il monumento ai migranti al cimitero nuovo di Lampedusa 

A Lampedusa, vicino a Cala Pisana, nel cimitero nuovo c’è un monumento ai migranti; delle croci fatte con il legno delle imbarcazioni. C’è la tomba di Yusuf Alì Kanneh, il neonato di sei mesi morto in mare durante un naufragio nel 2020. Anche lui originario della Guinea come il neonato che è morto annegato la notte del 12 settembre 2023. Al memoriale per i migranti in cimitero c’è anche una citazione di Pavese, da Il Mestiere di Vivere che dice: «Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò». Nella vita ci siamo sentiti tutti almeno una volta sulla riva sbagliata. Il mare unisce i paesi che separa.

Domiziana Montello

Il monumento La Porta d'Europa, di Mimmo Paladino
Il monumento La Porta d’Europa, di Mimmo Paladino
Decorazioni per la festa paesana per la Madonna di Porto Salvo, Lampedusa
Decorazioni per la festa paesana per la Madonna di Porto Salvo, Lampedusa
Monumento ai migranti morti in mare con la citazione di Cesare Pavese, Lampedusa, cimitero nuovo
Monumento ai migranti morti in mare con la citazione di Cesare Pavese, Lampedusa, cimitero nuovo

 

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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