Gianluca Nativo, Polveri Sottili, Mondadori 2023
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La Milano delle grandi case editrici attira ma delude: Intervista a Gianluca Nativo

Gianluca Nativo, scrivere come secondo lavoro: «Una volta mentre ero in classe un ragazzino mi ha chiesto perché non scrivevo soltanto, e un altro ha detto: ‘Perché non se lo può permettere’».

Gianluca Nativo, scrivere come primo o secondo lavoro: per essere scrittori a tempo pieno bisogna poterselo permettere economicamente

Per un attimo la storia di Michelangelo a Milano sarebbe dovuta continuare con il suo ingresso nel mondo dell’insegnamento, così come è capitato a Gianluca Nativo, che a Milano scrive e insegna in una scuola media. Scrittore e insegnante, come Alessandro D’Avenia o Stefania Auci. 

Dice a riguardo: «Una volta mentre ero in classe un ragazzino mi ha chiesto perché non scrivevo soltanto, e un altro ha detto: ‘Perché non se lo può permettere’. Ho iniziato un discorso folle contro tutta la classe. La verità è che quella battuta aveva toccato un mio nervo scoperto. Non so dire se la scrittura sia il mio primo o secondo lavoro. La scuola e la scrittura sono due lavori diversi».

«Questo anno ho avuto il coraggio di prendere un part-time, posso scrivere un po’ di più, e questa scelta è arrivata dopo tanto tempo. La scuola mi serve molto perché ho paura di fare lo scrittore che si identifica troppo col proprio libro. Per me, prima di essere scrittore, resto un essere umano, e so che una persona può riconoscersi in un mio libro e rimanerci male. La dimensione umana per me è imprescindibile. Cerco quella persona, cerco un confronto. Questa identificazione totale tra autore e opera può farti andare fuori di testa. La scuola è fatta di relazioni, tante altre cose che mi distanziano dai miei due libri». 

Polveri sottili, di Gianluca Nativo, edito da Mondadori: cosa significa essere giovani e vivere nelle grandi città europee oggi

Polveri sottili è un buco nel muro. Un buco nelle case borghesi di una Napoli borghese, negli appartamenti in affitto per gli studenti di Londra e di Milano. Nelle stanze che Nativo racconta si muovono Eugenio, specializzando in Medicina, e Michelangelo, che forse vuole scrivere, un giorno, ma ancora non lo sa. Sono innamorati, si prendono e si lasciano, si rincorrono per l’Europa, si ritrovano, si cercano, si dimenticano per un po’ ma mai del tutto. La loro è una storia che fa i conti con la distanza e con le difficoltà con cui si scontrano nelle città che abitano. Eugenio che è ambizioso sembra adeguarsi senza troppa fatica al passo di Londra. Michelangelo, ragazzo di campagna, invece incespica nella grigia Milano, dove gli è stato offerto uno stage in ambito editoriale.

Gianluca Nativo da Napoli a Milano – l’editoria di oggi attraverso le parole di Michelangelo, protagonista del libro Polveri Sottili

Nativo, originario di Napoli, da anni vive a Milano: «Milano accoglie. Soprattutto dal punto di vista editoriale. È sempre stata la capitale dell’editoria. A Roma non esiste una vera e propria filiera mentre a Milano sì, e questo offre un’offerta lavorativa più ampia. Quando si arriva a Milano però si svela tutto, scopri le grandi case editrici, i loro difetti, la verità su tutto. Ci soffri, ma cresci. Milano non è una città per romantici. In Polveri la racconta Michelangelo, che è un romantico, e quindi pare essere una città molto brutta, ma in realtà è molto accogliente. Spesso arrivarci senza rete e senza lavoro può essere disorientante. Da un lato ti abbraccia, dall’altra ci si perde molto facilmente».

Gianluca Nativo: come si diventa scrittori e scrittrici in Italia tra editoria indipendente e social media 

In un pezzo di qualche anno fa, Claudio Giunta, aveva stilato un percorso in cui evidenziava le fasi della carriera di uno scrittore o una scrittrice in Italia: laurea in Lettere, primi racconti, primo romanzo, collaborazione a un quotidiano, secondo e terzo romanzo, reportage di viaggio, morte. Questa è la storia di molti. Lo ricorda anche Gianluca Nativo, da poco in libreria con il suo secondo romanzo, Polveri sottili, pubblicato da Mondadori. 

«Quando avevo vent’anni ero ossessionato da quel progetto di narrativa italiana che era Minimum Fax. – racconta Nativo – Leggevo i racconti di Valeria Parrella e Paolo Cognetti, poi li vedevo passare al romanzo con grandi editori. Oggi è saltato tutto. Sono cambiati i progetti dei piccoli e medi editori, Roma non gode della stessa importanza di un tempo. Ora, per chi vuole intraprendere una carriera letteraria, c’è l’incognita dei social. Possono essere un ottimo strumento, e penso ad alcuni profili di giovani scrittrici che guardavo in questi giorni: c’è un forte entusiasmo, pubblicano unboxing, pubblicano i loro romanzi. È un modo di comunicare tutto nuovo»

Muoversi nel mondo editoriale d’oggi con Gianluca Nativo: gli scrittori esordienti hanno un crollo emotivo dopo il primo romanzo

«Non esiste forse più una vera e propria carriera in ambito letterario. Forse esiste è solo un adeguarsi. Uno scrittore deve sapere già che il mondo e il contesto in cui si muove è complicato. Questo non significa che sia escludente. È una faticaccia, può dissuadere. C’è un articolo del Times che dice che il 90% degli esordienti ha avuto un crollo emotivo dopo la pubblicazione del primo libro. A me non è capitato ma sono rimasto comunque scottato. Il mio esordio ha avuto un percorso editoriale molto felice, fino alla pubblicazione». 

«Il mio libro è finito a caso nelle mani giuste. Mi è stata fatta un’offerta ed è andato in stampa. È capitato al momento giusto nel posto giusto. Mentre lo scrivevo, in maniere clandestina, non pensavo alla pubblicazione. Quando è uscito mi sono scontrato con la dimensione pubblica di quel che avevo scritto. Ci sono i lettori, e i lettori sono molto intelligenti: leggono, danno un parere, ti scontri con il loro pensiero. È comunque un’esperienza formativa, anche se può essere difficile da affrontare, a meno che tu non sia un mitomane. Io ho capito che è in quello scarto tra la dimensione pubblica e quella privata che si gioca la partita». 

La difficile e malpagata carriera degli scrittori, con Gianluca Nativo: Perché scrivere un secondo romanzo?

I racconti non vendono più, le collaborazioni ai giornali sono mal pagate, gli anticipi sui romanzi scarni. Scrivere è allora un atto d’amore e di coraggio. Forse di megalomania. Già se lo chiedeva Giunta, e continua a essere un quesito forse senza risposta: perché, persa l’urgenza del primo romanzo, in questo mondo cattivo, perché trascorrere giorni e notti, fine settimana, albe e tramonti, giorni di mare e di montagna davanti a uno schermo o sulla pagina? Perché continuare a scrivere?

«Ho scritto un secondo libro per dimostrare, forse a me stesso, di essere capace di costruire una narrazione meno legata al giovane scrittore che racconta il suo mondo. Ho preso le distanze da ciò che sono e che so, ho costruito personaggi. Quando l’ho scritto sentivo attorno a me presenze fantasmatiche: erano i lettori. Perché il secondo libro sai che deve uscire in qualche modo ma sai anche che ora la gente ti conosce. Scrivevo in punta di piedi, timoroso di quel che stavo facendo. Non avevo paura di qualcosa o qualcuno, ma sapevo di scontrarmi con un pubblico che già mi conosceva. O almeno, una parte di pubblico editoriale».

Polveri sottili il secondo romanzo di Gianluca Nativo: Scrivere è riscrivere, il lavoro editoriale e l’importanza del lavoro degli editor

Dietro alle storie che più ci appassionano, nascoste nelle pagine che sfogliamo e sporchiamo e sottolineiamo, tra le righe, dentro ogni punto e in tutte le virgole, ci sono milioni di parole mai scritte. Chiacchiere e correzioni. Ci sono paragrafi strappati, storie soppresse, personaggi ammazzati. C’è il lavoro attento di chi delle pagine e delle parole se ne prende cura e lavora nell’ombra, senza quasi mai comparire. Eppure, l’editor, rimane una figura fondamentale per il successo di un’opera. 

Racconta Gianluca Nativo: «Quando ho fatto leggere una prima versione di Polveri Sottili alla mia editor mi ha detto: ‘Questo non è il tuo secondo libro’. Ho iniziato a riscriverlo. La prima stesura era tutta dal punto di vista di Michelangelo, uno dei due protagonisti, era troppo impietosa. Michelangelo era bloccato. Per questo il romanzo si è risolto con Eugenio, un personaggio pieno di intraprendenza, d’iniziativa. Un personaggio che si muove. È vero che forse oggi si parla spesso d’immobilità, ed è vero che è una questione generazionale. È anche un tema ampio che si può declinare in tanti modi ».

Gianluca Nativo 

Nato a Mugnano di Napoli nel 1990. Gianluca Nativo vive e insegna a Milano. Ha pubblicato racconti su riviste letterarie come “Nuovi Argomenti” e “Altri Animali”, un suo racconto è stato tradotto per “The Stinging Fly”, la rivista irlandese diretta da Sally Rooney. Il suo primo romanzo, edito Mondadori, è “Il primo che passa”. Il suo ultimo libro è “Polveri sottili” (Mondadori). 

Nicolò Bellon

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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