Beppe Fenoglio alla scrivania, foto di Aldo Agnelli, archivio Centro Studi Beppe Fenoglio Lampoon
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Beppe Fenoglio: vita letteraria di uno scrittore partigiano

Nel centenario della nascita dello scrittore di Alba, la mostra Canto le armi e l’uomo ricostruisce il caso letterario Beppe Fenoglio e la sua importanza filologica

Beppe Fenoglio, cento anni dalla nascita – la mostra alla Fondazione Ferrero

La carabina M1-30 di fabbricazione americana e la Olivetti Studio 44 – la sua ultima macchina da scrivere – aprono la mostra Canto le armi e l’uomo, ospitata dalla Fondazione Ferrero e dedicata ai 100 anni della nascita di Beppe Fenoglio, scrittore partigiano nato ad Alba nel 1922. «Mi è toccato in sorte di avere un papà straordinario, uno scrittore che ha avuto fama. Casa nostra si è riempita subito di studiosi.

Nel tempo mi sono resa conto di essere, sì, orfana ma di avere una presenza nel tempo costante. In questo centenario parlo solo di lui tutti i giorni. La mia mamma mi aveva abituato a parlare forte con lui, quindi gli parlo forte ogni mattino, davanti alla sua fotografia», ricorda Margherita Fenoglio, che aveva solo due anni quando il papà Beppe morì nel 1963, a quarantuno anni di cancro ai polmoni.

Fenoglio scrittore – il curatore della mostra Canto le armi e l’uomo Luca Buffano

L’obiettivo della mostra è seguire lo sviluppo del Fenoglio scrittore, come racconta il curatore  Luca Buffano: «Le sale si articolano secondo la biografia letteraria di Fenoglio, che rispetto alla biografia civile è più lunga. Abbiamo cercato di portare la problematicità dei testi e dei cicli narrativi nello spazio espositivo». Ogni sezione prende il nome di un alter ego: Alba/Beppe; L’esordio/Ettore; Il paese/Agostino; Valdivilla/Jerry; Epos/Johnny; Romance/Milton; Anglofilia/Heathcliff; La fine e l’inizio/Charlie. 

Il rischio di una mostra bibliografica è la staticità. Per questo il linguaggio multimediale aveva bisogno di incontrare la filologia e adeguare gli spazi espositivi, spiega Buffano. Secondo Danilo Manassero, architetto e responsabile dell’allestimento «questa mostra non è minimalista perché è complessa, il tema vero non è nel numero degli elementi ma nell’interconnessione degli stessi. Se potessimo mettere degli occhiali e vedere questa mostra sarebbe un insieme di fili rossi, che collegano le varie sezioni». Tra gli elementi esposti, libri, film, musica, teatro cari allo scrittore di Alba, dai libri elisabettiani fino ai classici del western e Rocco e i suoi fratelli, locandina del film di Luchino Visconti, del 1960.

L’Olivetti di Beppe Fenoglio

«Sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano». La passione di Fenoglio era scrivere. Se la sua Olivetti ha incrociato la resistenza partigiana, non è stato un caso perché al centro della scrittura fenogliana c’è la passione per il romanzo civile.  Per la mamma, invece, scrivere non era un mestiere, lei lo voleva laureato. Costretto dal bisogno familiare, lo scrittore iniziò a lavorare come corrispondente estero nella ditta Marengo, dove si occupava  delle esportazioni del Vermut bianco. Una storia raccontata nella prima sezione della mostra, con le parole di uno scambio tra la sorella minore Marisa e la madre: «Vado da Rotellini in via Maestra ad affittare una macchina da scrivere…per Beppe…vuole scrivere. Scrivere libri» «Allora siete diventati tutti matti». 

L’emancipazione attraverso la conoscenza e la cultura assume un significato duplice nella vita di Fenoglio, per riverberarsi sui suoi personaggi. Fin dagli anni del ginnasio ad Alba aveva sviluppato attrazione per  il mondo della letteratura inglese, nella vita, nel costume, nella lingua, particolarmente dell’Inghilterra elisabettiana e rivoluzionaria: «viveva in questo mondo, fantasticamente ma fermamente rivissuto, per cercarvi la propria formazione, in una lontananza metafisica dallo squallido fascismo provinciale che lo circondava», scrisse della sua passione il filosofo Pietro Chiodi. 

I «racconti della cosidetta pace», invece,  li aveva definiti in una lettera all’amica Giovanna Cresci datata 27 ottobre 1949. Nacquero così le prime storie di argomento paesano e, subito dopo, il romanzo breve La malora, in cui il giovane protagonista, Agostino Braida, rievoca in prima persona i suoi tre anni trascorsi da servitore presso la cascina del Pavaglione. È il secondo libro di Fenoglio, pubblicato nell’estate del 1954 al termine di una problematica vicenda editoriale non molto dissimile da quella del primo volume, nella stessa collana «I gettoni» diretta da Elio Vittorini.

L’opera prima di Fenoglio parla di guerra

Lo stesso nome scelto per la mostra richiama l’epoca classica, l’Eneide – Canto le armi e l’uomo – ma «non è un’ode alle armi: Fenoglio è l’unico scrittore del quale si sente tra le righe l’odore della polvere da sparo», spiega Bufano. Il suo esordio letterario avvenne – dopo varie bocciature, correzioni, e riscritture – con un’ampia raccolta di racconti intitolata, per volontà dell’editore, I ventitré giorni della città di Alba. Il libro d’esordio fu il prodotto di due bocciature e dello smembramento del romanzo La paga del sabato e della sua fusione, con un titolo imposto.

Il rapporto burrascoso tra lo scrittore partigiano e la sua prima casa editrice viene messo in evidenza nella mostra, come spiega il suo curatore: «Nel mostrare questa problematicità dei testi abbiamo cercato di dare più voce possibile a Fenoglio sfatando certe critiche giornalistiche. Dopo la definitiva bocciatura de ‘La paga del sabato’ da parte di Elio Vittorini, Fenoglio decide di ricavare il racconto  dai primi capitoli. Solo a quel punto Vittorini disse, potresti fare un racconto a partire dal Capitolo 7 che diventerà ‘Nove lune’».

Ci si può chiedere perché oggi sia attuale parlare di uno scrittore della Resistenza. Potrebbe imporlo l’attualità – una guerra al centro dell’Europa – ma la modernità di Beppe Fenoglio è aver contribuito a raccontare la guerra nei fatti, con i punti di vista dei suoi alter ego, dalla volontà ferrea antifascista del partigiano Johnny, fino al sentimentale Milton di Una questione privata. Sottrarre la guerra al mito, riportarla nell’ordine dei fatti, proprio come la mostra a lui dedicata tenta di restituire l’opera complessa e sfaccettata dello scrittore di Alba.

Canto le armi e l’uomo. 100 anni con Beppe Fenoglio

La mostra Canto le armi e l’uomo. 100 anni con Beppe Fenoglio, è aperta al pubblico da sabato 15 ottobre 2022 a domenica 8 gennaio 2023. Il nuovo progetto espositivo dedicato all’esperienza letteraria e di vita dello scrittore e partigiano albese Beppe Fenoglio (1922 – 1963) è ospitato dalla Fondazione Ferrero. La mostra è a cura di Luca Bufano, tra i principali studiosi dell’opera fenogliana, e  si inserisce nel complesso delle iniziative previste dal programma Beppe Fenoglio 22 in occasione del centenario della nascita dell’autore.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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