Pablo Picasso, Peace and Freedom, 1952
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Il peggior distress piscologico? In sette anni, 105mila bambini reclutati e usati nei conflitti

I bambini sono il futuro di una comunità: nelle guerre etniche sono nemici da eliminare – fragilità umana, e distress psicologico, dal Secondo dopoguerra a oggi

Gli effetti dei conflitti armati sui bambini: i numeri da Gaza all’Ucraina e l’impatto sulla salute mentale

Sono oltre 260mila le violazioni gravi verificate sui bambini tra il 2005 e il 2020 in oltre trenta conflitti a livello globale. Più di 100mila bambini uccisi o mutilati in situazioni di conflitto armato. Oltre 90mila sono stati reclutati e utilizzati da parti del conflitto. Almeno 25mila sono stati rapiti. Circa 14mila vittime di stupri, sfruttamento sessuale, matrimoni forzati o altre gravi forme di violenza. I numeri del conflitto in Ucraina e a Gaza sono in evoluzione mentre si scrive.

Tra le regole che l’uomo si è imposto per delimitare la pratica della violenza bellica, l’esclusione di bambini dal coinvolgimento diretto: una norma la cui violazione è sempre stata condannata con unanimemente. Eppure, proprio a partire dall’età del massimo sviluppo tecnologico, il mondo ha assistito a quasi duecento conflitti armati il cui prezzo, in termini di vite umane e sofferenze di ogni genere, è stato pagato da chi non indossava alcuna divisa: donne, anziani, bambini. Nelle guerre odierne, il 90% delle vittime sono civili.

I bambini sono il futuro di una comunità: per questo nelle guerre etniche sono nemici da eliminare

La ragione del maggiore coinvolgimento dei bambini nelle guerre va ricercata nella natura delle stesse. Non si parla più di conflitti internazionali, combattuti da eserciti regolari, bensì scontri armati per ragioni etniche, religiose, sociali o territoriali. Nella guerra etnica l’obiettivo primario non è la conquista del territorio bensì l’espulsione o l’annichilimento di un gruppo. Le generazioni più giovani sono considerate alla stregua di nemici in crescita. 

In Rwanda, prima dell’inizio del conflitto del 1994 tra autoctoni zairesi e banyarwanda, che ben presto si trasformò in una guerra di tutti contro i tutsi, Radio Mille Collines diffondeva tra gli hutu il messaggio che «per sterminare i topi grossi, bisognava ammazzare i topi piccoli». In poche settimane, 300mila topi piccoli furono uccisi. 

Il coinvolgimento dei bambini nei conflitti odierni: tra il 2005 e il 2022 oltre 105mila bambini sono stati reclutati e usati 

Il coinvolgimento dei bambini nei conflitti odierni non si limita alla loro inclusione fra gli obiettivi strategici. Adolescenti, ragazzi e bambini sono spesso utilizzati nelle operazioni militari. 

Tra il 2005 e il 2022 oltre 105mila bambini sono stati reclutati e usati nei conflitti. È stato documentato l’impiego di bambini soldato nei conflitti armati in Afghanistan, Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, India, Mali, Myanmar, Nigeria, Libia, Filippine, Pakistan, Somalia, Sudan, Siria, Yemen. 

I bambini soldato sono parte integrante di eserciti governativi, gruppi paramilitari, fazioni armate irregolari, tra cui ribelli e terroristi. La loro età media è inferiore ai 13 anni. Uno dei fattori che ha permesso il crescente utilizzo dei bambini come soldati è stato il mutamento delle caratteristiche tecniche delle armi da guerra. Per utilizzare le armi premoderne occorreva molta forza e l’allenamento di un adulto, mentre oggi il perfezionamento tecnologico consente anche ai bambini di partecipare attivamente alle guerre.

La fragilità umana dei bambini diventa risorsa nel post guerra fredda: l’età dei kalashnikov, armi in mano ai soldati bambino

Il kalshnikov AK-47, di fabbricazione russa, è un’arma robusta che pesa solo 3 chili. Basta una leggera pressione sul grilletto per rilasciare una raffica di proiettili in grado di uccidere in un raggio di oltre 400 metri. Un manipolo di bambini oggi è in grado di avere la stessa potenza di fuoco di un intero reggimento di fanteria napoleonica.

Con la fine della guerra fredda, tonnellate di armi leggere sono diventate disponibili a prezzi irrisori. La loro fabbricazione è continuata a ritmi sostenuti, in particolare nell’ex blocco sovietico. La diffusione del fucile d’assalto sovietico in ogni parte del mondo e il suo impatto sul livello dei conflitti a partire dal 1990 sono stati tali da arrivare a definire questo periodo «età dei kalashnikov».  In Mozambico su 15 milioni di armi stimate 6 milioni sono AK-47. In questo paese, inoltre, il kalashnikov è rappresentato sulla bandiera nazionale e, per un determinato periodo di tempo, è stato utilizzato come forma di valuta. 

Distress psicologico: la fragilità umana dei bambini migranti e richiedenti asilo provenienti da paesi in conflitto

Se non uccide, traumatizza: la guerra sta avendo un impatto anche sulla salute mentale e sul benessere dei minori. Si stima che un milione e mezzo di bambini siano a rischio depressione, ansia, disordini da stress post traumatico e altri problemi di salute mentale.

In Bosnia Erzegovina ci sono oltre un milione di persone che soffrono di problemi psichici dovuti alla guerra. Molti sono bambini e adolescenti. La seconda generazione dei profughi dalla ex-Jugoslavia è formata da giovani con sintomi quali incertezza per il futuro, paura di ciò che non si conosce, perdita della fiducia nell’altro, ansia, attacchi di panico e depressione. Anche coloro che non hanno vissuto direttamente gli assassini, sentono egualmente il peso della guerra. Provengono da famiglie che hanno visto i propri vicini di casa, quelli con cui avevano vissuto in pace per anni, trasformarsi in nemici capaci di commettere crimini.

I bambini che hanno combattuto, che hanno conosciuto la guerra come condizione di vita, spesso non vogliono la pace, perché non la conoscono. La temono come qualsiasi altra cosa sconosciuta. Vivono in in uno stato di fragilità fatto di mancanze: senza famiglia, genitori, casa, istruzione, scuola. Indagini svolte sui soggetti coinvolti nella Seconda guerra mondiale hanno registrato conseguenze dannose, in termini di benessere psicologico, a breve e lungo termine. Problemi di adattamento sono stati riscontrati in gruppi di adolescenti nel secondo dopoguerra.

Gli effetti del trauma bellico sui bambini: dal silenzio alla rabbia e alla vendetta

Più recentemente gli studi si sono concentrati sull’analisi del distress psicologico in bambini migranti e richiedenti asilo provenienti da paesi in conflitto. L’incidenza di disturbi psicologici registrata è significativamente più alta rispetto a campioni simili di bambini e adolescenti che non hanno vissuto esperienze traumatiche.

I bambini hanno difficoltà a verbalizzare le loro emozioni, esprimendole in genere attraverso irrequietezza, agitazione, scoppi di rabbia, paura del buio, problemi del sonno, incubi e paura dell’abbandono. Gli adolescenti, invece, avendo acquisito la capacità di astrazione, pongono maggiore attenzione a tematiche quali religione ed etica, che influenzano la loro risposta a eventi traumatici. Possono reagire ritirandosi da amici e famiglia o minimizzando le loro preoccupazioni acquisendo un atteggiamento che si traduce in un costante “va tutto bene”. Possono comparire rabbia e desiderio di vendetta. 

Il futuro dei bambini in guerra si chiama violenza?

I bambini cresciuti nella violenza considerano la guerra un modo di vivere permanente. Rappresentano pertanto nuove reclute potenziali. A causa della loro immaturità fisica ed emotiva, i bambini sono facilmente controllabili e, soprattutto, condizionabili: con la paura e la violenza possono essere indotti a ubbidire ciecamente e costretti a commettere i crimini più atroci o le azioni più incoscienti. Nel corso della guerra Iran-Iraq, in cui si è fatto largo uso delle mine antiuomo, i ragazzi sono stati utilizzati per individuare, con il proprio corpo, i campi minati e aprire così la strada alle squadre d’assalto. 

Gli andamenti demografici ridisegnati dal diffondersi dell’AIDS stanno creando una riserva di orfani, un gruppo particolarmente suscettibile di essere trasformato in un ingranaggio della macchina bellica. Avendo visto morire i propri genitori ed essendo costretti a provvedere a se stessi, molti di loro ritengono di non avere niente da perdere con il reclutamento in gruppi armati. Altri sono reclutati a seguito di un indottrinamento religioso che li spinge ad agire per perseguire la causa della cosiddetta “guerra santa”. Altre volte le motivazioni possono essere legate a un ideale di giustizia sociale o politico, come è successo in Sudafrica durante l’apartheid e in Palestina durante le due fasi dell’Intifada. Se particolarmente alienati, possono essere influenzati da organizzazioni terroristiche.

Schiera di bambini senza nucleo familiare sono destinati a un futuro di violenza

In tutto il mondo sono circa 37 milioni le persone con virus Hiv/Aids, di cui quasi 2 milioni sono bambini con meno di 15 anni. Le zone più colpite sono: Africa Subsahariana, Caraibi, Medio Oriente e Africa settentrionale, America Latina, Europa dell’Est e Asia centrale, Estremo Oriente e Pacifico. Si contano oltre 600mila decessi l’anno. In Italia sono circa 4mila l’anno le nuove diagnosi di Hiv. 

Nei paesi poveri, i bambini orfani o malati spesso non hanno accesso alle cure, possibilità di nutrirsi adeguatamente, accesso all’istruzione. Vivono in assenza di una guida parentale con evidenti carenze affettive. In Africa, il futuro stesso del paese è minacciato da questa schiera di bambini senza nucleo famigliare, ovvero senza la cellula base dentro la quale iniziare la socializzazione primaria. Bambini che hanno subito dei gravi traumi sono abbandonati a se stessi.

L’abbandono dei bambini è il segno più drammatico del mutamento antropologico che il virus dell’Aids ha portato dentro la società e le culture africane, le quali non riescono più ad assorbire l’urto del fenomeno. Gli orfani dell’Aids sono i nuovi paria delle società del continente: sono gli intoccabili senza diritti né dignità. Ciò ha portato all’insorgere di fenomeni sociali prima sconosciuti nel tessuto sociale del continente: bambini di strada. Gang di bambini con il fardello della droga ed esposti alla violenza. 

Bambini e guerra – per una bliografia di riferimento sul tema

B. Maida, L’infanzia nelle guerre del Novecento, Einaudi, Torino, 2017.
M. Giro, Guerre Nere. Guida ai conflitti nell’Africa contemporanea, Edizioni Angelo Guerini e Associati, Milano, 2020.
P. Ferrara, C. Di Sipio Morgia, M. Zona, I traumi psicologici da disastri. Una ferita che colpisce la mente stravolgendo la routine del quotidiano, Pediatria, numero 8 – novembre 2022.
L. Zanoni, A. Rossini, Srebrenica, oltre il trauma, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, 20 aprile 2005.
M. Spagnuolo Lobb, P. Migone, M.L. Manca (a cura di), La psicoterapia in tempo di guerra, Commissione Riviste della FIAP – Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia. Febbraio 2023.
D. Sirna, La vendita delle armi e sistemi di difesa europei nel mondo, IARI – Istituto Analisi Relazioni Internazionali, 23 giugno 2023.
B. Piovano, Il contributo della psicoanalisi al problema della guerra, SpiWeb – Società Psicoanalitica Italiana, gennaio 2014.
G. Carrisi, Kalami va alla guerra, Ancora, Milano, 2006.
L. Bertozzi, I bambini soldato, Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2003.
C. Gervasoni, Lo sfruttamento militare dell’infanzia. Il problema dei bambini soldato nella saggistica in lingua italiana, DEP – Deportate, esuli, profughe, n° 9 / 2008.
G. Sapelli, Ucraina anno zero. Una guerra tra mondi, Edizioni Angelo Guerini e Associati, Milano, 2022.
J. Janning, I sessant’anni dell’Europa: un lungo cammino verso la pace, European Council on Foreign Relations – ecfr.eu, 29 marzo 2017.
Report on the Human Rights Situation in Ukraine 1 February – 31 July 2023, United Nations Human Rights – Office of the High Commissioner, 4 October 2023.
J. L. Touadi, Come gli orfani vivono la loro situazione: con quali prospettive?, Intervento al Convegno AIDS 2007, AAMEP – Associazione Amici Monsignor Emilio Patriarca – Onlus.

Irma Galgano

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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