Stai usando Tinder?, tavola dalla graphic novel Non so chi sei, Cristina Portolano
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Sfatiamo un mito: l’amore ai tempi delle app di dating non è diverso da quello del passato

Match, chat, scambi online: oggi gli incontri passano soprattutto dalle app di incontri: siamo sicuri che l’amore ai tempi delle app sia così diverso?

Cristina Portolano e la graphic novel Non so chi sei

Quando chiamo Cristina Portolano, mi risponde al telefono da Bologna. È a casa, sta riposando, tra pochi giorni nascerà la sua prima figlia, Annamaria. Nel 2017 è uscita per Rizzoli Lizard la sua graphic novel Non so chi sei, una storia che parla di app di dating e incontri online, a partire da Tinder. Sono passati cinque anni dalla pubblicazione ma ancora oggi mi sembra che l’arte, in questo caso il fumetto e l’illustrazione, siano i mezzi più efficaci per entrare in un discorso articolato, che impegna sociologi, influencer, esperti di digital, psicologi e che riguarda in qualche modo tutti noi: come la rivoluzione digitale ha influito sul nostro modo di intendere la sessualità, i rapporti romantici e la nostra idea di amore. 

Dopo la consacrazione del matrimonio come contratto sociale e culturale, Tinder è stata la più grande rivoluzione nella sfera dell’accoppiamento 

Tinder, «uno dei due grandi cambiamenti che hanno modificato l’accoppiamento del genere umano negli ultimi quattro milioni d’anni», secondo Justin García del Kinsey Institute for Research on Sex, Gender and Reproduction, compie dieci anni ed è ora di fare un bilancio. Se il primo cambiamento sociale sarebbe avvenuto tra 10.000 e 15.000 anni fa, quando l’agricoltura ci ha resi sedentari e il matrimonio è diventato un contratto sociale e culturale, il secondo, secondo Garcìa sarebbe arrivato proprio con le app per flirtare, «che hanno trasformato la ricerca del partner sessuale in un processo simile all’ordinazione del cibo o alla prenotazione di un volo low cost»

Pensare di non poter trovare un partner intelligente e sensibile online è un pregiudizio 

«Ti stupirò ma Tinder lo consiglio a tutti, amiche e amici», racconta allegra Cristina Portolano. «Se vuoi un dettaglio divertente e reale, io e il mio compagno stiamo insieme da cinque anni e ci siamo conosciuti proprio su Tinder. Credo che ciò che fa la differenza nell’uso delle app di dating stia sempre nel come uno decide di approcciarsi allo strumento. Spesso siamo vittime di pregiudizi. Sia nostri che altrui. Pensare che non troveremo nessuno di intelligente e sensibile online è già predisporsi al fatto che questo accada realmente»

Non so chi sei, cinque anni dopo

Se dovesse riscrivere oggi Non so chi sei forse Cristina Portolano insisterebbe su aspetti diversi. All’epoca, oscillando sul confine sottile tra fiction, autobiografia e indagine sociale il fumetto tratteggiava, evitando moralismi, la vita di una giovane donna appena uscita da una relazione sentimentale di lungo corso, che cercava di riscoprire in maniera diversa la propria sessualità, passando dall’incontro con uomini conosciuti online. «Ho iniziato a usare Tinder anni fa», racconta Cristina Portolano. «Poi, tornata da un viaggio in America, avevo scoperto che nei fumetti internazionali già si parlava di dating app e ho deciso di raccontare un anno di incontri con perfetti sconosciuti. Il fumetto è stato una sorta di strumento di autoanalisi. Per me ma anche per la protagonista. Un modo per raccontare sesso, piacere, frustrazione». Con leggerezza ma senza alcun intento di ridicolizzare quell’esperienza, Cristina Portolano è riuscita a raccontare la complessità delle scelte che oggi ci spingono a utilizzare questi strumenti per conoscere persone nuove. 

Dai messaggi su mIRC in chat tematiche fino alle app di oggi

«Sono figlia di una generazione che ha usato da subito mezzi tecnologici. A 14 anni scambiavo messaggi su mIRC in chat tematiche e da quell’esperienza vengono molti degli amici che ancora oggi frequento. Credo che si tratti di strumenti che fanno da ponte. Le relazioni, invece, si costruiscono sempre nello stesso modo». Ai tempi del capitalismo, della frammentazione individualista e del post pandemia, le nostre abitudini amorose sono sicuramente cambiate e anche il nostro modo di innamorarci e fare sesso, ma è possibile ritenere ancora salvo il sentimento ancestrale che guida le nostre scelte più intime.

Helen Fisher: non siti d’incontri ma siti introduttivi; il solo vero algoritmo è il tuo cervello

Helen Fisher è considerata una delle maggiori antropologhe al mondo e da oltre tre decadi analizza il rapporto tra innamoramento e attività cerebrali. «Non c’è dubbio – ha detto in un Ted talk del 2016 – che la tecnologia stia cambiando il modo in cui corteggiamo: mandiamo mail, messaggi, usiamo emoticon per esprimere emozioni, facciamo sexting, mettiamo mi piace a selfie, usiamo siti d’incontri. Ma l’amore è un tratto antichissimo dell’essere umano e non si modifica in qualità perché si modifica in quantità l’opzione di ricerca. Da più di 10 anni sono consulente di match.com e dico sempre loro che non sono siti d’incontri, ma siti introduttivi. Ti possiamo presentare varie persone ma il solo vero algoritmo è il tuo cervello. E la tecnologia non lo cambierà. La tecnologia non cambierà neanche le vostre scelte in amore. Fra un milione di anni l’amore continuerà ad essere lo stesso di oggi. Fra mille anni avremo ancora fame e sete. Siamo degli animali, almeno in certe regioni del cervello».

Marvi Santamaria: ghosting, idealizzazione e discriminazione, le app sono uno psecchio della società reale

Se non c’è alcun dubbio che le interazioni virtuali facciano ormai parte della nostra quotidianità, è vero anche che le app di dating hanno contribuito a rendere il panorama delle relazioni più complesso e sfaccettato, dando vita a dinamiche che non conoscevamo o esacerbando alcune vecchie abitudini. Marvi Santamaria, content creator e anima del blog Match and the city ha appena scritto un libro dal titolo Love, Sex e Web (Ed. Ledizioni) insieme a Rossella Dolce, psicologa clinica e Fiorenzo Pilla, analysis manager. Nel volume vengono passati al vaglio alcuni dei comportamenti più problematici legati all’uso delle app di dating. «Le dinamiche critiche più ricorrenti che si subiscono online – ci racconta Santamaria – riguardano il ghosting, cioè quando chi frequentiamo sparisce e tronca il rapporto senza spiegazioni; la tendenza a idealizzare chi è oltre lo schermo e farsi aspettative su incontri e relazioni che si scontrano poi con realtà differenti, peggiorate dal fatto che permane una grande difficoltà comunicativa tra le parti; ci sono poi anche forme di discriminazione verso determinate categorie di persone poiché sessismo, omofobia, grassofobia, abilismo, razzismo esistono già a livello sociale e le dating app fungono da specchio amplificatore»

Tamara Tenenbaum, l’Overload effect la continua comparazione del partner 

Tra i problemi più diffusi ci sono poi quelli legati all’overload effect, l’insoddisfazione perenne dovuta al pensiero costante che dietro il prossimo swipe possa esserci qualcosa di meglio che ci aspetta. Questo può portare non solo a forme di dipendenza da app ma anche a una superficialità e appiattimento con cui si vivono le relazioni, anche quelle di puro sesso. Lo spiega molto bene la filosofa argentina Tamara Tenenbaum nel volume La fine dell’amore. Amare e scopare nel XXI secolo (Fandango, 2022), citando a sua volta la sociologa Eva Illouz: «L’idea di poter ‘trovare qualcosa di meglio’, caratteristica data dall’enorme offerta e dalle molteplici possibilità del mondo contemporaneo, cospira contro la felicità di una coppia (e chi scrive aggiungerebbe contro la formazione della coppia stessa): ci troviamo continuamente a comparare il nostro partner non solo con coppie che conosciamo e crediamo di conoscere, ma anche con una specie di candidato ideale insuperabile che potrebbe essere lì fuori ad aspettarci. Illouz spiega tutto ciò con la deregolamentazione del mercato dell’amore».

Emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche

Gli algoritmi che Tinder e le altre app usano per farci incontrare la persona giusta sono sempre più sofisticati,  i filtri collaborativi applicano criteri ogni anno più elaborati ma niente, d’altra parte, è garanzia di soddisfazione. La reale compatibilità si continua a giocare sul campo, tra online e offline. «Di recente – dice ancora Santamaria – ho letto questa frase del biologo E. O. Wilson: ‘Il vero problema dell’umanità è che abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche’. Penso che inquadri benissimo i tempi che stiamo vivendo. Ancora una volta per me l’antidoto alla paura – che deriva da ignoranza e genera dolore su di sé e sugli altri – è una maggiore consapevolezza a livello affettivo, sessuale e digitale, che però è mancante dato che in Italia siamo carenti in campo educativo rispetto a queste sfere della vita umana».

Il futuro degli appuntamenti è quindi nel passato?

Se il mondo delle dating app e gli incontri online diventano spesso fonte di frustrazione, non sempre la soluzione è far finta che non esistano. «Il corteggiamento ‘tradizionale’ si è nutrito e ha portato avanti gli stessi stereotipi e tabù che viviamo oggi nella società super digitalizzata. Credo che il punto su cui agire non debba essere tanto il mezzo o la modalità per conoscere persone, quanto piuttosto i copioni non scritti, secolari che dominano le nostre relazioni», ci dice ancora Marvi Santamaria. 

Alla base di fallimenti e precarietà di relazioni ci sono delle dinamiche antiche che online non fanno altro che esacerbarsi. «Al contempo non voglio dire che i mezzi digitali siano privi di responsabilità: sicuramente incidono perché non sono contesti neutri e sono stati programmati da esseri umani seguendo le stesse logiche da cui originano i problemi relazionali e sociali. Quello della responsabilità delle piattaforme è l’altra faccia della medaglia di cui tener conto e rimane un capitolo aperto».

Vivere l’amore e le relazioni interpersonali in modo pieno e autentico è ancora possibile, nonostante la tecnologia, proprio perché i bisogni umani a cui queste obbediscono sono primari, immutati e ancestrali. Bisogna stare attenti però a mantenere un controllo sullo strumento. Del resto, le dating app sono state progettate con una logica di gamification. Proprio per questo c’è il rischio che inducano dipendenza, come accade con diverse forme di intrattenimento o gioco. Esattamente come i social, poi, hanno un impatto forte sull’autostima. Nella società della performance in cui viviamo, possono contribuire ad innalzarla ma anche a buttarci a terra quando le conferme non arrivano.

Educazione digitale e all’empatia 

Ciò che avviene socialmente online si basa sul vissuto e su schemi già sviluppati e consolidati nel mondo fisico, nel bene e nel male. Se per qualcuno quindi Tinder e le altre app di dating hanno effetti positivi e portano a incontri piacevoli, per altri potranno essere causa di esperienze deludenti. Per tutti servirebbe un’educazione digitale, una maggiore consapevolezza a livello affettivo, sessuale e comunicativa. E, come ha sottolineato la sociologa Sherry Turkle ne La conversazione necessaria, è sicuramente nell’interazione faccia a faccia che si gioca ancora l’educazione all’empatia che tanto necessitiamo. Oggi non sappiamo se le app di incontri, come le conosciamo, siano state create per restare o verranno presto sostituite o abbandonate. Non sappiamo ancora neanche come si possa farne un uso più adeguato, in termini sia personali che collettivi. L’unica cosa che sappiamo, è che il gioco delle relazioni, soprattutto amorose è il più complicato, da sempre.

Cristina Portolano

Cristina Portolano disegna storie a fumetti, è illustratrice, insegna educazione artistica alle scuole medie e tiene laboratori di disegno e arte murale. È nata a Napoli nel 1986. Dopo il liceo artistico, ha studiato a Bologna all’Accademia di Belle Arti. Ha pubblicato su Internazionale, Lo straniero, Hamelin, Illywords, Napoli Monitor, e per collettivi di autoproduzione come Ernest virgola, Delebile, Teiera, Squame. Ha vinto diversi premi ed esposto in Italia e all’estero in mostre personali e collettive. Vive e lavora a Bologna.

Marvi Santamaria

Siciliana, Social Media Strategist e Content Creator, dopo 7 anni di carriera in agenzie digital a Milano in cui ha lavorato come Social Media Manager e Strategist per grossi brand, nel 2021 è diventata freelance. È founder della community sulle dating app Match and the City e del Festival delle Relazioni Digitali. Scrive per Vice e Mashable.

Rosa Carnevale

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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