dettaglio Thundi, Big River, 2010, Sally Gabori, Foto Valentina Negri
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Il riscatto della comunità Kaiadilt nei quadri di Sally Gabori per Fondation Cartier

Triennale in collaborazione con la Fondation Cartier e la comunità Kaiadilt, presentano la prima mostra personale in Italia dell’artista aborigena australiana: origini, cultura e riscatto

Mirdidingkingathi Juwarnda Sally Gabori, 1924 Mirdidingki, Isola Bentinck, Australia

Quella di Sally Gabori è una storia di riscatto culturale. La comunità aborigena Kaiadilt trova voce dopo anni di esilio, attraverso le tele dipinte da Sally Gabori negli ultimi anni della sua vita. Gabori diviene portatrice di una tradizione lontana e custode della memoria collettiva di un popolo a lungo oppresso. Mirdidingkingathi Juwarnda Sally Gabori nasce intorno al 1924 a Mirdidingki sulla piccola Isola Bentinck, al largo della costa settentrionale dell’Australia, nella comunità aborigena dei Kaiadilt. Il suo nome, in lingua Kayardilt indica, come da tradizione, il luogo di nascita e il proprio antenato totemico – nel suo caso Juwarnda, il delfino. La sua vita segue i ritmi dell’isola e delle sue risorse. Gabori, come la maggior parte delle donne della comunità, si occupa della pesca e della tessitura di cesti in fibre naturali, elementi chiave della sua vicenda e formazione, che tornano nei suoi quadri. 

Il riscatto della cultura aborigena attraverso la pittura di Sally Gabori

La Fondation Cartier pour l’art contemporain è la prima a promuovere fuori dalla terra australiana l’arte di Sally Gabori con una mostra, inaugurata l’estate scorsa a Parigi, e ora a Milano alla Triennale, concepita in collaborazione con la famiglia e la comunità Kaiadilt. 

L’esilio della comunità Kaiadilt

Nel 1948 la vita di Sally Gabori e quella della sua comunità è stravolta a causa di una serie di calamità naturali che rendono inaccessibile l’acqua potabile. Gli ultimi sessantatré residenti di Bentinck, tra cui Sally Gabori e la sua famiglia, sono trasferiti sull’isola di Mornington dai missionari presbiteriani. Quello che doveva essere un temporaneo spostamento diviene un esilio, che li allontana dalla loro terra, dalla loro tradizione e cultura. Vietato parlare la loro lingua madre.  

Il ritorno all’isola natia e l’incontro con la pittura 

Dovranno aspettare fino agli anni Novanta, quando, ottenuto il riconoscimento dei loro diritti di proprietà terriera, i Kaiadilt possono tornare sulla loro isola. La mancanza di cure mediche e di sostegni finanziari, tuttavia, costringono i Kaiadilt a tornare sull’isola di Mornington, quella dell’esilio. In quel momento Sally Gabori, già anziana, scopre la pittura. Visita lo studio d’arte Gununa a Mornington, e prova a dipingere per la prima volta. È il 2005. Fino alla sua morte, avvenuta nel 2015, non si ferma più, e compone più di duemila tele. La ricorda così Bruce Johnson McLeen, Deputy Director of the National Gallery of Australia, e studioso dell’artista: «Nel 2005, quando ha cominciato a dipingere, venni chiamato da un gallerista locale sull’isola di Mornington per vedere ciò che creava. Quando vidi i suoi dipinti, ne rimasi sconvolto dalla potenza, e mi sentii subito connesso alla sua arte e ai suoi lavori». 

Sally Gabori: le tele come mappatura dei luoghi familiari 

Quello di Sally Gabori è un linguaggio figurativo che non presenta somiglianze con altri correnti estetiche. Fino a quel momento gli aborigeni non avevano mai avuto la possibilità di esprimere la loro cultura attraverso la rappresentazione di simboli ornamentali o attraverso canali espressivi come l’arte. 

Gabori comincia a rappresentare quei luoghi che dopo tanto tempo era riuscita a rivedere: i paesaggi della sua infanzia, legati ai ricordi della famiglia e della comunità. Ne ricostruisce il ricordo – «è la mia terra, il mio cielo, è ciò che sono io. Non era mai stata sviluppata una tradizione pittorica aborigena prima – afferma McLeen – non aveva preconcetti perché non aveva una tradizione da seguire. La mostra che presentiamo qui è suddivisa non in modo cronologico ma per temi – i luoghi che Sally ha rappresentato. Luoghi dove è vissuta la sua famiglia, i posti dei suoi ricordi, con paesaggi aridi, poco fertili, sabbie calde che bruciano». 

Il rapporto tra la cultura Kaiadilt e la natura; il ricordo della violenza subita nelle pennellate

Circa trenta tele esposte, provenienti da collezioni private e pubbliche australiane ed europee, ricompongono la cultura Kaiadilt con riferimenti a luoghi e storie lontane dall’Occidente. Libertà formale, grandi pennellate, colori vivaci e materici riportano le variazioni di luce e il ricordo della violenza subita dalla comunità aborigena che ha lottato per il riconoscimento della sua terra.  Nell’astrattismo di Sally ci sono riferimenti biografici o topografici ben precisi, ogni tela corrisponde a una zona dell’isola: si vede il mare con le trappole per i pesci, le sabbie gialle delle spiagge e le rocce rosse, le mangrovie e le saline; l’isola Bentinck con i colori del tardo pomeriggio, la laguna di Nyinyilki, e Thundi, il luogo dove nacque suo padre e Dibirdibi, il luogo da lei più spesso rappresentato. Emerge il rapporto di rispetto tra gli aborigeni e la loro terra, e l’utilizzo delle tecniche di preservazione del paesaggio sviluppate da loro; c’è un messaggio sul ripensare al rapporto con la natura e ci racconta con il linguaggio dell’arte come questa prospettiva vada ripensata da noi oggi. 

Dalle piccole tele alle opere collettive; l’eredità di Sally Gabori; la  Sally Gabori Estate

All’inizio di questa carriera artistica, iniziata all’età di ottantuno anni, Sally Gabori dipinge tele di piccole dimensioni e pennelli sottili, poi, dal 2007 le tele diventano monumentali, documentate anche dal filmato di Inge Cooper del 2009 presentato in mostra. Coinvolge altre artiste Kaiadilt, tra cui anche le sorelle, le nipoti, le figlie Amanda ed Elsie, nell’esecuzione delle tele, in un lavoro corale di omaggio alla loro terra, e ognuna di loro diviene testimone e custode di un pezzetto dell’eredità culturale. Dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2015, la famiglia ha fondato il Sally Gabori Estate che lavora alla diffusione e alla valorizzazione della sua arte, e anche la Queensland Art Gallery di Brisbane e la National Gallery of Victoria a Melbourne hanno presentato una retrospettiva del suo lavoro. 

Foundation Cartier e Triennale

La prima mostra di Sally Gabori si potrà visitare presso la Triennale a Milano fino al 14 maggio. Si tratta della quinta mostra presentata all’interno del partenariato tra Foundation Cartier e Triennale. 

Valentina Negri 

Sally Gabory, Nyinvilki- main base, 2009, Foto Valentina Negri.
Sally Gabory, Nyinvilki – main base, 2009, Foto Valentina Negri.
Sally Gabori, Dibirdiri Country 2011, Foto Valentina Negri
Sally Gabori, Dibirdiri Country 2011, Foto Valentina Negri

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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