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Dal braille alle stelle: l’arte accessibile ed inclusiva per non vedenti di Fulvio Morella

La bellezza non deve essere un canone estetico fruibile solo da individui normo vedenti: il braille è un linguaggio oltre il segno che aiuta a guardare oltre l’apparenza attraverso il tatto

Unire l’arte al Braille: un linguaggio oltre il segno, la vita come esperienza tattile

Il codice Braille ha migliorato la vita di ciechi e ipovedenti. Dalla sua invenzione avvenuta agli inizi del XIX secolo fino ad oggi i cambiamenti nell’istruzione e in campo sociale di tutti i soggetti con riduzioni visive totali o parziali sono evidenti. «L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) quantifica in 285 milioni la popolazione con problemi visivi. Circa 39 milioni sono ciechi, le restanti ipovedenti. In Italia circa il 2,2% della popolazione soffre di patologie legate alla vista, e lo 0,3% sono affette da cecità totale. Bisogna poter contare su un sistema di lettura e scrittura condiviso a livello internazionale. Il linguaggio Braille ha permesso ai soggetti disabili un livello di qualità della vita che probabilmente non si sarebbe mai raggiunto senza». Il braille è un linguaggio oltre il segno perché permette ai non vedenti attraverso un processo tattile di fare esperienza della realtà e vedere quello che con gli occhi non realizzano, dal generale al particolare. L’alfabeto, basato su simboli definiti ed universalmente riconosciuti, ha dato la possibilità di rendere fruibile la bellezza anche a chi non la può apprezzare direttamente con lo sguardo. 

Trascrivere la bellezza in codice braille 

Tra i non vedenti il concetto di bellezza esiste: la facoltà di appagare il proprio animo attraverso i sensi è stata riconosciuta e rappresenta per tutti i disabili visivi una delle capacità percettive più sensibili. Già nel 2009 Liku Maria Takahashi, un’artista giapponese, aveva compreso il modo per trasmettere il piacere dell’arte a chi la bellezza di un quadro non può apprezzarla guardandolo con gli occhi. Il Metodo Maris ideato dall’artista è una forma di pittura multisensoriale accessibile a chiunque, aldilà delle capacità visive ed è il primo sistema in grado di raccontare attraverso elementi tattili, olfattivi e visivi una tela. Le opere vengono realizzate con l’ausilio di granelli di sabbia con dieci diverse granulometrie corrispondenti a dieci varianti di colori e dieci fragranze diverse. È un sistema che rispecchia a pieno il metodo del codice alfabetico adottato per la lettura e la scrittura, riuscendo a rendere accessibile il mondo dell’arte.

L’arte accessibile a tutti di Fulvio Morella si completa solo se le persone si aiutano

Dal 2019 Fulvio Morella riflette sulla bellezza che deve essere guardata anche con le mani, sia dai normodotati sia dai disabili visivi: le opere d’arte devono essere toccate e percepite attraverso il tatto, devono scorrere sotto i polpastrelli e sotto i palmi per comprenderne la coscienza di vita e bellezza. Blind Wood, il progetto nato a seguito di queste riflessioni, ha determinato una crasi tra scultura e braille come elemento portatore di significato e allo stesso tempo estetico. Morella costruisce le sue opere scolpendo il legno per sottrazione perché con la tornitura riesce a definire un’idea di dentro e di interiore. Su ogni scultura viene impressa una frase in codice braille strettamente connessa all’opera, cosicché chi legge il braille sappia ciò che sta guardando. 

«È una stratificazione di idee integrative e correttive. Nel senso che dal semplice oggetto tattile da toccare mi sono chiesto ‘perché non ci mettiamo il braille?’, ma non il braille inteso come la targhetta museale con la scritta ‘Colosseo’, bensì un pensiero, qualcosa chiaramente collegato all’opera che non fosse solo il titolo e l’anno di realizzazione. Un messaggio che chi vede l’opera visivamente non sappia riconoscere e chi sente il braille, invece, sappia ciò che vede. Mettendo insieme i due, quindi almeno due persone che si aiutano, si riesce ad avere il senso compiuto e intero dell’opera: visivo l’apparenza, e simbolico il messaggio che c’è dietro» spiega Fulvio Morella.

Dal braille alle stelle: Fulvio Morella 

Nell’estetica di Morella i punti che creano le lettere di questo codice sono stati sostituiti delle stelle. In questa trasformazione i corpi celesti non vengono considerati come elementi estetici, ma come linee guida fondamentali per guardare aldilà del buio. L’arte di Fulvio Morella risiede nel tentativo di scavare nell’apparenza per arrivare all’essenza della realtà. Il risultato è una forma di ermetismo estetico che si dispiega nella sua profondità allo spettatore che si mette alla prova. La sfida che l’artista ci propone è quella di non fermarsi alla magia della geometria, abbracciando un’esperienza pluri-sensoriale, quasi olistica (vista, gusto, tatto). 

Romanitas, l’eterno ritorno in mostra al GAGGENAU di Roma

‘Romanitas’, l’insieme delle qualità proprie degli antichi romani, diventa la migliore rappresentazione possibile dell’essere umano, in bilico tra gravitas – l’impegno civico – e vanitas – l’edonismo – tra l’essere forza della natura e oggetto dell’ineluttabile passare del tempo. L’apertura si è tenuta nel giorno in cui ricorre la XVI Giornata Nazionale del Braille, per rendere omaggio e ricordare l’importanza dei progressi di inclusione sociale e lavorativa che questo sistema ha portato. La mostra curata da Sabino Maria Frassà e promossa da CRAMUM ospita le nuove opere tattili dell’artista, che, come tema principale, evidenziano le filosofie di Friedrich Nietzsche intrecciate alla Storia dell’Antica Roma. La mostra sarà visitabile presso il GAGGENAU DesignElementi di Roma fino al 31 luglio.

Sipario di stelle l’elogio al tempo circolare e un’immersione totalizzante 

Il percorso espositivo si apre e si conclude con l’opera Sipario di stelle, che divide come se fosse un vero sipario due mondi, facce della stessa medaglia. È la prima opera tessile dell’artista: un tessuto nero opaco firmato Lelievre Paris ricamato in filo bianco con centinaia di stelle che compongono una clessidra, emblema del tempo ciclico, in cui è racchiuso un segreto messaggio visibile al tatto, ovvero una frase del filosofo tedesco Nietzsche tratta da La gaia scienza ‘L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!’ Sipario di stelle rappresenta un’opera programmatica, metafora stessa dell’esistenza umana colta nella sua duplicità tra limiti e possibilità, tra polvere e stelle.

Oltrepassando il sipario il visitatore accede alle altre opere esposte e si ritrova ad essere individuo attivo e centrale in un’esperienza totalizzante: a comandare non sono più gli occhi, bensì le mani. La performance è volta ad integrare tutti i sensi, sia per facilitare la comprensione di un punto di vista differente sia per valutare un nuovo modo di concepire l’arte. Chi partecipa a questo esperimento performativo è interrogato riguardo al colore percepito in associazione alla forma, alla temperatura e alla consistenza di un’opera. Il risultato è il tentativo di collegare la parte cosciente della psiche con quella incosciente, rievocando ricordi ed emozioni. Il colore, se percepito attraverso il tatto, è infatti collegato alle nostre esperienze passate: magari il tavolo su cui facevamo colazione da bambini, i banchi di scuola o la porta della camera da letto nel buio.

Fulvio Morella 

Fulvio Morella, nato a Grosio- Sondrio –  nel 1971. La ricerca artistica di Fulvio Morella è la conseguenza di una continua ricerca – artistica e tecnica – sulla materia lignea e sull’interazione tra il legno e gli altri materiali. Forme geometriche, curve prive di eccessi e di fronzoli sono invece i segni distintivi della sua ricerca visiva. Nulla è un caso e la tensione alla perfezione e alla pulizia delle forme è una costante nelle sue opere. Per perseguire tale ambizione, da anni la ricerca visiva è solo l’ultimo anello di un lungo processo di sperimentazione e progettazione non solo materica, ma anche strumentale: fondamentale per l’artista è in primo luogo lo studio e la realizzazione di strumenti di lavoro all’altezza dell’obiettivo di superare i limiti della materia e della storia del legno. Da qui la necessità di ideare, progettare e spesso realizzare personalmente anche gran parte dell’attrezzatura impiegata.

CRAMUM

Cramum è un progetto non proft che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema”, la parte migliore del latte in latino. Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nel 2015.

Noemi Soloperto

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L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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