Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Furore, il brano di Paola e Chiara portato a Sanremo 2023, frame dal video del singolo
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Dozzinali o intelligenti? Paola & Chiara, col senno di poi

Da Non è la Rai a Raffaella Carrà – Paola e Chiara Iezzi sono tra le poche italiane ad aver costruito tormentoni che hanno passato la prova del tempo – ma noi non ce n’eravamo accorti

Paola & Chiara – nove album e 26 anni di carriera

Arena di Verona, 11 settembre 2000, Festivalbar. È tutta l’estate che l’Italia batte le mani al ritmo della canzone che vince il premio per il tormentone radiofonico. Vamos a bailar di Paola & Chiara resta per dieci settimane il brano più trasmesso. Un invito a ballare e alla spensieratezza: Se qualche volta ho creduto che fosse impossibile, ora mi sento rinascere senza te. Ventitré anni dopo, chiunque fosse abbastanza grande da guardare la televisione in quel periodo ancora ricorda le parole del brano. Eppure, l’Italia non è mai stata gentilissima con Paola & Chiara. La storia musicale del Tricolore è stata scritta da così tanti poeti e intellettuali che riconoscere l’impatto della canzonetta a volte sembra far loro uno sgarbo. Come se una tradizione artistica potesse lasciar spazio solo al cantautorato. Vade retro tutto quello che ricade sotto l’etichetta del ‘pop commerciale’.

Paola e Chiara nella rassegna del Guardian

Nel 2012, il Guardian passa in rassegna il panorama musicale di sette Paesi per capire quali sono ‘i suoni dell’Europa’. C’è anche l’Italia. Lucio Battisti, Fabrizio de André, Adriano Celentano, Goblin e Profondo Rosso. Sono i primi nomi della lista. Poi c’è Giorgio Moroder, per non dimenticarci che prima dell’elettronica c’era la dance e che la dance è nata qua. Sbucano a sorpresa anche Paola & Chiara. Paola & Chiara? 

Le classifiche dei giornalisti lasciano sempre il tempo che trovano. Dietro una penna c’è un uomo e ogni uomo ha i suoi gusti. Quando si guardano le cose da fuori però si vedono meglio. Ci voleva il britannico Guardian per la rivelazione che a molti italiani è arrivata durante l’ultimo Festival di Sanremo, dove Paola & Chiara sono arrivate dopo dieci anni di assenza dalle scene. La musica italiana è anche la musica pop e la musica pop italiana è anche Paola & Chiara. È dal 1997 che le sorelle Iezzi cantano: 26 anni. L’ultimo album, Per sempre, è il nono. Come è possibile, se sono solo canzonette. 

Paola & Chiara, gli esordi: dalla vittoria alle nuove proposte di Sanremo 1997 a Vamos a Bailar 

Dopo un rodaggio da coriste degli 883, Paola & Chiara affrontano da sole il grande pubblico per la prima volta a Sanremo 1997. La categoria è quella delle nuove proposte, la canzone è Amici come prima. Sono molto diverse da quello che sarebbero diventate di lì a poco. Le camicette che indossano sono abbottonate il giusto da lasciar scoperto l’ombelico, il trucco è praticamente inesistente. Vincono. Il primo album ha un titolo che ha il sapore della provocazione: Ci chiamano bambine. Ai tempi Chiara aveva 24 anni, Paola 23. Quante volte in futuro avrebbero dovuto ribadire, almeno artisticamente, di non chiamarle bambine. 

Nel 1998 esce un nuovo disco, Giornata storica, che alle sorelle non porta granché. Poi, all’inizio del nuovo millennio, il giro di boa. Il terzo album – Television – è trainato dalla più forte canzonetta italiana di quell’epoca. Vamos a bailar diventa il prototipo del tormentone estivo che per ragioni apparentemente inesistenti scavalca il tempo. Era il 2000, siamo nel 2023. ‘Ho voluto dire addio al passato, io’ – riconosciamo il brano già dal verso di apertura. Dalle prime note, addirittura. Chi si ricorda le canzoni del 2022, 2021, 2020, 2019, 2018? 

Gli anni d’oro – Viva el amor! e Festival

Più di tutto, senza alcun tipo di pretesa – se non quella di divertirsi – le sorelle Iezzi erano due ragazze come moltissime altre. Niente di più e niente di meno. Pancia scoperta, jeans, gonne e canottiere, ciuffi di capelli sugli occhi. Non provavano a essere altro. Questo le rendeva insopportabili agli occhi dei più: mancavano i presupposti per essere riconosciute come artiste fuori dal tormentone. Vuote, sciocche. Sembrava dovessero finire dopo Vamos a bailar. Sempre da Television usciva invece Viva el amor!. Ancora una canzone semplice, immediatissima. Viva el amor, per sempre la nostra speranza. Viva el amor, non voglio più questa tristezza, cantavano. Nel 2002 ci sarebbe stata Festival. Apri un varco di luce sui miei occhi, risvegliami, chiedeva Paola prendendo la parola per prima. Un altro regalo alle discoteche, quelle aperte solo d’estate. Musica mordi e fuggi, si diceva. Il rispetto della critica continuava a non arrivare.

L’estetica delle esibizioni di Paola  Chiara

A guardarle oggi, le esibizioni di Vamos a bailar e Festival – quattro minuti al massimo – concentravano insieme tutto un filone superpopolare che aveva caratterizzato la fine degli anni ’90 e un altro che iniziava a formare i 2000. Una mora e una bionda, intanto. Un po’ alle Veline di Striscia la notizia. Non quelle di adesso che non conosce nessuno, ma quelle del 1999: Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia. Ai tempi le trovavamo anche sui giornali. Poi le coreografie. I balletti di Paola & Chiara, o meglio gli stacchetti, in stile Non è la Rai, non erano certo eseguiti con la tecnica di chi balla per mestiere o per passione. Il video, con la regia di uno che avrebbe poi vinto un premio Oscar, tale Luca Guadagnino, era pieno di riferimenti sessuali. In un brano il cui testo non li sfiorava nemmeno da lontano. Qualcuno può pensare ai primi anni da lolita di Britney Spears, un altro nome che a sua insaputa è diventato simboli tra i più incrollabili di tutta la musica pop.

Paola e Chiara – i riferimenti a Raffaella Carrà e Non è la Rai 

Paola & Chiara prendevano un po’ di qua e un po’ di là per costruire il loro suono e la loro immagine. La loro proposta a molti è sempre sembrata dozzinale. Ma era anche intelligente. Pop-dance a la Sabrina Salerno con Boys Boys Boys, incursioni in spazi musicali latini negli anni di Ricky Martin. Sul palco erano sempre accompagnate da quei tre o quattro ballerini che accarezzavano la loro testa, le loro spalle. Lo stesso aveva fatto Raffella Carrà, che anzi era stata la prima in Italia a portare lascivia e civetteria sul palco durante il Tuca Tuca, bollato come scandalosissimo nel 1971. Con l’onore che le spetta, oggi nessuno si permetterebbe di parlare male di Raffaella Carrà. Ma cosa c’era in Pedro, A far l’amore comincia tu, Tanti auguri e Ballo ballo se non la leggerezza e l’intento di far divertire il pubblico?

La separazione e le critiche

Dopo Festival, tra il 2004 e il 2013, escono altri quattro album: Blu, Win the Game, Milleluci, Giungla. Specialmente nell’ultimo periodo, è come se il duo si fosse spento. Nel 2013, un anno dopo il riconoscimento d’Oltremanica del Guardian, annunciano la separazione. «Il pop dance – aveva spiegato Chiara – all’estero è una realtà e un business, qui non si capisce perché siamo le uniche a farlo. Lo avete notato, vero? No, ecco». Nel 2022 era stata Paola a parlarne. «È stato lo stress per il lavoro, per non essere capite, per essere rifiutate da tutte le radio sempre. Abbiamo fatto dieci anni da indipendenti che sono stati abbastanza hardcore, ogni singolo che portavamo in radio ci veniva tirato in testa». Per restare negli anni d’oro di Paola & Chiara: nel 2002 usciva Can’t get you out of my head di Kylie Minogue. Non è che il monotono e incredibilmente ripetitivo la-la-la che ne ha fatto la fortuna fosse esattamente poesia. Eppure, nessuno in Australia, il Paese di Minogue, si sognerebbe di degradarlo a spazzatura. 

Furore, il Festival di Sanremo 2023, Per sempre

Intanto arrivano i social. Nel momento più lungo del loro silenzio, è come se il pubblico si fosse accorto che Paola & Chiara non erano poi così male. La nostalgia degli anni 2000, quando tutto sembrava così trash e adesso sembra cultura, è scoppiata. Festival e Vamos a bailar avevano tradito il loro destino e avevano passato la prova del tempo. Continuavano a rimbalzare da una pagina Instagram all’altra. Ormai le sorelle Iezzi erano diventate icone a loro insaputa, forse perché non ci hanno mai provato davvero. Il popolo chiedeva il ritorno. Rinvigorite, si presentano all’Ariston nel 2023. Con una proposta furba, calcolatissima. Ancora una volta intelligente. Senza cadere nello stereotipo, bisogna riconoscere che a sostenere Paola & Chiara c’è soprattutto la comunità Lgbtqia+. Specialmente la parte rappresentata dalla ‘g’. Loro lo sanno. 

Arrivano sul palco con Furore. Se nel 2000 cantavano Vamos a bailar – Andiamo a ballare – oggi esortano a Ballare ancora, ballare come se fosse l’ultima canzone. La canzone è quella che sapevano di dover portare ai fan. Pop, disco, anni ’90. L’estetica anche. Glitter, ovunque, anche sui volti. I ballerini, come nel 2000. Loro tecnicamente esperti, le sorelle un po’ ingessate. Come nel 2000. Una sera abito di paillettes, una in metallico, una in pizzo. Sempre Dolce & Gabbana, e chi se no per le Iezzi? Alla serata dei duetti portano un medley dei loro successi. Hanno addosso una canotta con i rispettivi nomi e il titolo del nuovo album. La grafica ricorda molto le canottiere indossate da Madonna con i nomi di Britney Spears e Kylie Minogue ai tempi di Music. I giornali scrivono di loro come del ‘duo più amato degli anni ‘90’. Sì, 26 anni dopo. Attenzione però. Poco tempo fa sono inciampate nel primo scivolone da artisti in primo piano in quest’epoca. Per la promozione del secondo singolo da Per Sempre, Mare Caos, si sono vestite da indiane, con tanto di penna in testa. Un putiferio: scoppia la polemica per cultural appropriation. Non sono gli anni ’90.

Paola e Chiara

Chiara Iezzi nasce a Milano nel 1973, un anno prima della sorella Paola. Entrambe muovono i primi passi nella musica giovanissime. Dopo un periodo da coriste per gli 883, partecipano come duo a Sanremo Giovani nel 1996. L’anno dopo vincono nella sezione del Festival dedicata alle nuove proposte. Il grande successo arriva nel 2000 con Vamos a Bailar. Restano attive fino al 2013, quando decidono si sciogliersi. Nel 2022 annunciano il ritorno sulle scene. Partecipano a Sanremo nel 2023, con il brano Furore. Poco dopo esce il loro nono album in studio, Per sempre.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X