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The End of Aging
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Vivere per sempre non è sostenibile: The End of Aging

Nella Basilea delle compagnie farmaceutiche, la mostra The End of Aging dell’ex chimico quantistico Michael Schindhelm, compagno di studi di Angela Merkel, guarda al desiderio umano di non invecchiare

The End of Aging di Michael Schindhelm alla Kulturstiftung Basel H. Geiger

Cosa succederebbe se vivessimo il più a lungo possibile? Chi può permettersi di farlo? Saremo mai pronti a sostenere un sistema sanitario con pazienti ultracentenari? Intorno a questi interrogativi ruota The End of Aging, mostra partorita da Michael Schindhelm – ex chimico quantistico, compagno di studi della signora Angela Merkel, scivolato nel mondo del teatro prima e delle arti visive dopo – per la Kbh.G- Kulturstiftung Basel H. Geiger di Basilea, aperta al pubblico fino al 21 luglio 2024. 

Basilea – città di aziende farmaceutiche e ricerca scientifica

Oggi, più che raggiungere l’immortalità, si cerca di non invecchiare. Obiettivo: non far decadere il corpo. Non si sta parlando di botox e chirurgia estetica. Si parte dalla scienza: al di là degli espedienti narrativi per catturare lo spettatore escogitati da Schindhelm – creatore «e non curatore» della mostra, si definisce lui stesso – c’è il contributo di un parterre di scienziati e accademici non nuovi agli studi sull’invecchiamento del mondo umano e animale: biologi, genetisti, oftalmologi, epidemiologi. Anche la scelta di portare la mostra a Basilea è un’estensione del gene scientifico della mostra. Non è solo perché Schindhelm e la città hanno una lunga storia alle spalle – è stato direttore del Theater Basel per 10 anni, dal 1996 al 2006 – ma anche per il numero di aziende che ospita e che operano tra biologia, farmaceutica, biotecnologia e così via. In inglese le chiamiamo Life Sciences companies

«Ce ne sono più di 800 a Basilea», su una superfice di poco meno di 24 km², spiega Schindhelm, a partire dai colossi Novartis e Roche. La città, tela bianca per esperimenti sull’allungamento della vita, ne beneficia anche a livello economico: il giro d’affari che portano si aggiunge al flusso continuo di soldi che storicamente ha animato Basilea. La stessa galleria è stata fondata nel 2019 dall’ormai scomparsa Sibylle Geiger, costumista, scenografa e filantropa svizzera – trapiantata in Toscana – e nipote del magnate della farmaceutica Hermann Geiger. Caso vuole poi che davanti alla galleria ci sia l’ospedale universitario e a pochi passi una residenza per anziani.

The End of Aging – la Kulturstiftung Basel H. Geiger tra cyberpunk e Resident Evil

Raphael Suter, direttore di Kulturstiftung Basel H. Geiger, è abituato a trasformare i suoi spazi a ogni nuova mostra. Questa volta la galleria è diventata un ospedale abbandonato. Superfici di metallo e piastrellati bianchi si affastellano per evocare la sensazione di sterilità ospedaliera. In versione un po’ Resident Evil, un po’ cyberpunk. Un rimando agli anni ’90, epoca in cui Schindhelm ha iniziato a interessarsi al discorso sull’invecchiamento appassionandosi ai cyborg dell’immaginario artistico. All’ingresso per terra c’è qualche tartaruga: «Possono vivere fino a 250 anni, ma il loro corpo smette di invecchiare intorno ai 50», spiega Schindhelm. Il tetto della prima stanza cade a pezzi, sulle pareti campeggiano graffiti. Non solo per indicare che gli ospedali, in questo futuro in cui non ci sono malattie e quindi nemmeno malati da curare, non servono più. Sono lì anche perché in un certo senso, dice Schindhelm, anche la street art è un’allusione all’eternità: è un modo per lasciare un segno di sé che va oltre il singolo momento. C’è una sorta di cimitero, c’è uno schermo con la lista delle divisioni interne all’ospedale. L’ultima si chiama Unlimited Lives – vite infinite: «Esisteva davvero, l’ho trovata su Internet», sottolinea il creatore della mostra.

The End of Aging di Michael Schindhelm
The End of Aging di Michael Schindhelm
Nella Basilea delle compagnie farmaceutiche, la mostra The End of Aging dell’ex chimico quantistico Michael Schindhelm
Nella Basilea delle compagnie farmaceutiche, la mostra The End of Aging dell’ex chimico quantistico Michael Schindhelm
Life Sciences companies – ce ne sono più di 800 a Basilea, su una superfice di poco meno di 24 km², spiega Schindhelm
Life Sciences companies – ce ne sono più di 800 a Basilea, su una superfice di poco meno di 24 km², spiega Schindhelm

Da lì inizia un percorso mentale diviso in due: prima la finzione, poi la scienza. Ci sono una Control room, una Surgery room e una Lab room, dove sotto luci soffuse o nell’oscurità vengono proiettati filmati che puntano a smuovere lo spettatore. In uno di questi c’è il rapper svizzero Black Tiger, che in un lungo monologo si lamenta dell’immortalità raggiunta dopo tanti sforzi: niente ha più il senso di prima, ora che l’emozione delle cose mortali è svanita. In un altro si vede una giovane attrice giapponese. Ha 14 anni e non ne dimostra uno in più, ma nella finzione ha ormai superato i 100. Molti video sono splittati in due: «Il Doppelgänger è un simbolo di eternità», spiega Schindhelm.

Si finisce nella Recovery Room. Una «doccia fredda» per tornare alla realtà dopo aver abbandonato i tre ambienti post-apocalittici di prima. Gli spettatori possono sdraiarsi su lettini da ospedali arancioni, con a fianco delle flebo dove però non ci sono aghi ma cuffie da indossare per ascoltare il documentario di 65 minuti che viene proiettato sui muri della stanza. È suddiviso in 15 capitoli, in cui gli scienziati rispondono a diverse domande. Come vogliamo morire? Invecchiare è considerabile una malattia da trattare? Si è davvero allungato il tempo di vita? 

La scienza riuscirà a vincere l’invecchiamento? Non ci sono risposte

È tutto un interrogativo dentro la «commedia nera» di Schindhelm. Risposte non se ne trovano. Nemmeno gli scienziati sono del tutto d’accordo l’uno con l’altro. C’è chi non crede neppure che oggi il tempo di vita si sia allungato rispetto al passato. Alex Schier, direttore del Biozentrum dell’Università di Basilea, sembra convinto che in futuro la tecnologia potrà aiutarci a invecchiare «con gentilezza», grazie ad esempio alla robotica e all’intelligenza artificiale. Altri sono più dubbiosi. Markus Rüegg, neuroscienziato e professore di neurobiologia, anche lui all’Università di Basilea, parte dall’assunto per cui l’uomo – così come tutta la natura – non è fatto per l’eternità. La sfida per lui è piuttosto come invecchiare rimanendo in salute. Fiona Marshall, presidente del centro di ricerca biomedica di Novartis, sottolinea come avanzando con l’età nel corpo iniziano ad accumularsi proteine difettose. Invecchiando, il processo di espulsione dall’organismo delle cellule andate a male si inceppa e le proteine di scarto iniziano a ucciderle. È un meccanismo, spiega in sintesi, che si riscontra ad esempio con l’Alzheimer.

Il premio Nobel Venki Ramakrishnan – «Sconfiggere l’età è prerogativa dei ricchi»

C’è poi chi si concentra su alcuni esperimenti di successo nel posticipare il più possibile la morte degli esseri viventi. Il biologo molecolare Michael N. Hall menziona una molecola in particolare – la rapamicina – che nel 2009 si è scoperto riuscire ad allungare la vita dei topi. Ci sono persone che sperano che possa aiutare anche l’uomo a farlo, ma nessuno ci ha mai provato davvero. Insomma, dice Schindhelm: «Negli ultimi 20 anni abbiamo imparato molto sull’invecchiamento. Ma siamo ancora in fase descrittiva, non siamo capaci di manipolarlo davvero. Forse potrà succedere prima con gli animali. C’è una pillola che promette di allungare del 30% la vita dei cani di grosse dimensioni, che tendono a morire prima di quelli più piccoli. È così per tutti gli esseri viventi. Chissà cosa potrebbe succedere con l’uomo».

Nel documentario c’è anche il Premio Nobel per la Chimica Venki Ramakrishnan: è vero che si stanno sviluppando strumenti – forse – capaci di invertire il processo di invecchiamento, ma una pillola magica per farlo non esisterà mai. È lo stesso che parlando del suo libro Why We Die – The New Science of Aging and the Quest for Immortality ha evidenziato come vivere più a lungo sia prerogativa dei ricchi. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti chi detiene il 10% della ricchezza ha un’aspettativa di vita migliore degli altri. Percentuale che si allarga guardando alla ‘vita in salute’, quella trascorsa senza complicazioni. I più facoltosi, dice, stanno investendo molto nella ricerca per fregare il nostro orologio biologico. Succederà che i benefici della scienza toccheranno prima loro, poi si allargheranno agli abitanti dei Paesi in cui vivono, quelli più ricchi. Aumentando le diseguaglianze con il mondo povero.

Michael Schindhelm – dall’URSS e Angela Merkel al Teatro di Basilea

La fascinazione di Schindhelm per il mondo della biofarmacia non nasce con The End of Aging. Qualche anno fa ha lavorato a Revolution in Medicine. Project BioNTech, documentario sulla «straordinaria impresa» che è stata arrivare in tempo record a un vaccino contro il Covid, quello di Pfizer-BioNTech. Anche lì il suo interesse non si fermava alla scienza: «Sono diventati miliardari con questa scoperta». Nato a Eisenach, oggi vive nel Ticino svizzero. È cresciuto nella Germania dell’Est, ha studiato chimica quantistica nell’URSS. Poi è tornato a Berlino Est, dove la sua strada ha incrociato quella di Angela Merkel al dipartimento di chimica teoretica dell’Accademia delle Scienze. Non gli piaceva:

«Non era possibile lavorare nella scienza in un posto dove le riviste estere erano vietate e non c’era scambio di informazioni». Allora si buttò nella traduzione di testi russi per teatro. Gorki, Čechov, Gogol: quella era la lingua che conosceva. Da lì si appassionò al mondo teatrale e alla fine approdò al Theater Basel, il teatro comunale di Basilea. È stato presidente dell’Orchestra sinfonica di Basilea, direttore generale della Fondazione dell’Opera di Berlino e consulente culturale per diverse organizzazioni internazionali, tra Europa, Asia (la moglie è singaporiana) e Paesi del Golfo. In parallelo alla sua attenzione per il mondo scientifico ha sviluppato un’attenzione particolare per le tematiche colonialiste. La sua prossima mostra, Roots, aprirà il 30 agosto, ancora alla KBH.G. Utilizzerà il caso di Bali come espediente per una riflessione sull’identità culturale nel mondo globalizzato.

Kulturstiftung Basel H. Geiger

La Kulturstiftung Basel H. Geiger è stata fondata nel 2019 da Sibylle Piermattei-Geiger, morta nel 2020, insieme al marito Rocco Mattei. Ospita due o tre mostre all’anno.

Never Sleep
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The End of Aging
The End of Aging
The End of Aging di Michael Schindhelm alla Kulturstiftung Basel H. Geiger
The End of Aging di Michael Schindhelm alla Kulturstiftung Basel H. Geiger

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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