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Snob, Pop, Trash - ottobre 2023
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Nuove definizioni: dallo snob si passava al pop e oggi si arriva al trash

Tre concetti aggiornati al 2024: definire cosa sia snob, cosa sia pop e cosa sia oggi il trash – tra ironia e leggerezza, partendo da Proust fino alla pulizia voluta da Pier Silvio Berlusconi

Che cosa vuol dire essere snob oggi? Definizione e significato della parola snob e dello snobismo

Il significato di snob comprende sia un’accezione inclusiva, ovvero sentirsi parte di una cerchia selezionata e selettiva, sia un’accezione esclusiva, nel senso di escludere da tale cerchia chi non ne porta i requisiti di appartenenza. Lo snobismo mantiene un’accezione negativa. C’è un tocco di auto compiacimento nel definirsi snob, anche quando vorremmo sdrammatizzarci – quando tali ci dichiariamo, appariamo comunque un poco posticci, coinvolti nello stereotipo.

Posso riprendere Robert Hughes e la sua cultura del piagnisteo, quando scriveva che lo snobismo è un desiderio di trovarsi circondati da persone che hanno lavorato con lo stesso impegno. Hughes porta come esempio lo sport: se ti alleni tutti i giorni a tennis avrai voglia di giocare con chi è forte come o più di te – di certo non con chi tocca palla una volta al mese. Si può applicare la stessa teoria a campi intellettuali, ma qui c’è il rischio di una superbia che può essere ridicolizzata: gli architetti che vogliono frequentare chi ha raggiunto traguardi condivisi rischieranno di essere poi superati, se non umiliati, da un giovane che arriva con un’estetica inedita. 

Snob, sine nobilitate, Proust, Madame Verdurin, i Guermantes, la Regina di Napoli e l’imperatrice Eugenia

Lo snobismo diventa inutile quando si basa sulla supposizione di una classe sociale, ricadendo sulla definizione originaria di snob – quel sine nobilitate dei personaggi di Proust a Parigi un secolo e mezzo fa. Tra ironia ruvida e pungente, Madame Verdurin sognava di poter avere il fondo schiena della Regina di Napoli posato nel proprio salotto – mentre in altre stanze, le amiche di Oriane Guermantes non trovavano desiderabile la presenza dell’imperatrice Eugenia. 

Oggi, un criterio per la definizione di snob è la ramificazione dei contatti sociali e mondani, coerente con i criteri più tradizionali, quali il supponibile conto in banca e la storia che alcuni cognomi richiamano. Il criterio della ramificazione dei contatti comanda nelle cerchie di città, a Londra, Parigi e a Milano, così come a New York – città infestate da addetti alle pubbliche relazioni – e conferma il sommario valore negativo che la parola snob mantiene, e la lotta allo stereotipo che ne consegue.

Definirsi snob oggi che significa? 

Definirsi snob significa sentirsi parte di una comunità elitaria, di una cerchia dove non tutti sono ammessi. Lo snobismo può catalizzare un senso di appartenenza che produce orgoglio, un motivo di vanto. Se i criteri che definiscono tale appartenenza sono il premio di un movimento sociale, o ricercano una qualità etica – lo snobismo diventa un motore d’ambizione auspicabile. Se diversamente i criteri sono futili e pretestuosi, come appunto le pseudo amicizie coltivate con un’agenda – lo snobismo è trascurabile.

Mettiamola in parole più semplici. Viviamo in una civiltà persa in retorica digitale, dove la conta dei cuoricini rossi sotto una propria foto occupa buona parte dei pensieri sia dei millennial sia dei boomer – per reazione, ogni desiderio di appartenere a un circolo che tale idiozia rifiuta, è degno di plauso.

Che cosa vuol dire essere pop oggi? Definizione e significato della parola pop e di ogni cultura popolare

Si può definire Pop tutto quanto trova riscontro su un grande pubblico. Il riscontro può essere indifferentemente positivo o negativo – ma la diffusione, per precisione, non può essere soltanto ampia, deve essere anche trasversale, ovvero coinvolgere diversi ceti sociali e diversi strati anagrafici. 

Tutte le volte che lo snobismo ha incontrato la cultura popolare, ha portato crasi tali da segnare la storia del costume. Negli anni Novanta, Elton John usciva con Lady Diana. Versace disegnava gli abiti per la copertina del disco di Mina. Anna Oxa vinceva Sanremo vestita Gucci di Tom Ford. Umberto Eco andava alla sfilata di Krizia. Naomi Campbell scendeva la scalinata di Trinità dei Monti per Canale 5 piangendo – era luglio del 1997 – il titolo del programma era così tanto pop che oggi sembra uno scherzo: Donna sotto le Stelle

Musica, televisione: il maestro Amedeo Minghi, da 1950 a Vattene Amore con Mietta a Sanremo

Ci sono riferimenti che più di altri danno il contesto alla cultura Pop: la musica, la televisione e lo stadio. In queste righe tralascio lo stadio, e mi soffermo sulla musica e soprattutto sulla televisione. In particolare sulla televisione, dove sarà più facile individuare il passaggio dal pop al trash.

Alla radio suona 1950 di Amedeo Minghi: la melodia e l’armonia scritte con rigore. A Minghi piace farsi chiamare maestro – sia dagli orchestrali sia dai presentatori sul palco. Ai tempi si diceva fosse superbia, un capriccio da snob. Quando si acconsentiva, sembrava si volesse concedergli la bravura tecnica a discapito di un talento: ovvero, puoi anche essere un maestro, ma la canzoni che scrivi sono quello che sono. Alla radio suona il ritornello di 1950 – sì, chini la testa, va bene, rispetto – il riferimento alla guerra, Serenella, e quel tragitto dal Conservatorio all’Università con una bicicletta che non va – ma chi siede vicino a me, dieci anni di meno di età, dice la canzone la conosco ma mi dice poco

L’apogeo di Amedeo Minghi rimane Vattene Amore con Mietta a Sanremo – il momento più pop, più dolce e meno ruvido, della tv popolare (sempre al netto di tutte le domeniche calcistiche). Sembra quasi un contrappasso che per un compositore così attento a sottolineare la dimensione accademica, sapersi indimenticabile per il tormentone che da trent’anni almeno è emblema di sdolcinatezza. Al contrappasso il maestro risponde non più con superbia, ma con vanità. Solo chi sa fare musica al suo livello, con la sua professione, riesce a scrivere un inciso che fa cantare tutta la nazione in una domenica di sole. 

Angelina Mango da Amici: i Jingle, da Emma ad Alessandra Amoroso; il confronto con X Factor da cui sono usciti Mengoni e i Maneskin; il caso di Mahmood

Angelina Mango si riferisce alla cultura musicale di suo padre al quale ogni critico dà plauso di firma autoriale e vocale – ma poi, Angelina Mango rischia di perdersi nel susseguirsi di jingle da sigla cartoon prevista da Amici (sembra esistano accordi contrattuali per monetizzare con canzoni commerciali la popolarità televisiva a scapito del percorso e della carriera di una giovane artista). 

Uno show televisivo deve porre sulla bilancia prima della qualità musicale, la validità dello spettacolo TV. Ovvero: uno show televisivo cerca l’indice di ascolto, non la costruzione di una carriera musicale.

I cantanti di Amici sono l’equivalente di quanto Cristina d’Avena era per noi nati a cavallo degli anni Ottanta – e Cristina d’Avena non si evolse mai da cantante di jingle a interprete autoriale. Da Emma ad Alessandra Amoroso, da Sangiovanni tornando a Riki – nessuno di questi riesce smarcare una canzone scritta a tavolino. I cantanti che escono da Amici appaiono stereotipi di seconda linea, sempre forti come tendenza ma mai in permanenza. 

Da X Factor questa demarcazione è meno netta. Da X Factor sono usciti nomi che hanno poi scritto alcuni passaggi che sono rimasti, da Mengoni ai Maneskin. Qualcuno vede pure Mahmood come espressione di X Factor, ma rimane prioritario il riferimento a Sanremo. 

Che cosa vuol dire essere Trash oggi? Definizione e significato della parola pop e di goni cultura popolare

Azzardo a definire trash tutte quelle espressioni che hanno come unico scopo quello di apparire. Di ottenere fama o celebrità. Non conta se questa celebrità duri 15 minuti, va bene, purché ci sia. Non importa che questa celebrità porti guadagno – i soldi chissenefrega, il fuoco è la celebrità per gli inviti a scrocco. Qualsiasi strategia è lecita. Per negazione, si può definire trash ogni espressione che esclude la decenza sociale, ovvero la dignità di un’educazione. La decenza non esiste dove esiste il trash.

Dare oggi una definizione di trash è più complesso, rispetto a snob e pop perché ne siamo circondati. Il trash ci appare in troppe variabili, con facce e rumori troppo diversi, per riuscire a fermarlo in una frase che riesca a descriverlo.

Dal Pop al Trash, dalle Televisione ai Social Media: Barbara D’Urso, col cuore – Pier Silvio Berlusconi e la pulizia di Mediaset

Il passaggio che conduce dal Pop al Trash aggancia la medesima matrice usata quando siamo passati dalla Televisione ai Social Media. È una semplificazione che forse potrebbe non essere intuitiva, ma analizzando qualche cronaca si può trovarne credito.

Alla conclusione di ogni puntata della sua striscia pomeridiana, Barbara D’Urso salutava le sue telespettatrici col cuore. Questa sua frase, con la mano battuta sul petto all’attacco della spallina dell’abito attillato, è diventata un tormentone quasi come il trottolino amoroso del 1990. Alla fine della scorsa stagione, D’Urso prometteva che ci saremmo rivisti a settembre, col cuore. Qualche giorno dopo, precisamente lunedì 11 giugno, moriva Silvio Berlusconi. 

Passarono alcune settimane. Pier Silvio Berlusconi, presidente di Mediaset, decideva che la televisione commerciale avrebbe smesso di essere trash. Pier Silvio Berlusconi appariva ruvido nonostante i suoi muscoli lucidi. Decideva che gli influencer non erano più graditi nei suoi studi. Dava avvertimento a chi monetizza sui social media la popolarità ottenuta tramite la sua televisione. Barbara D’Urso fu sostituita alla conduzione di Pomeriggio 5. In rete, apparve la satira più che ovvia – Barbara D’Urso e la sua sigla: ci vediamo a settembre, col cuore, Pier Silvio risponde: col cazzo.

Alfonso Signorini e Maria de Filippi: i vestiti senza mutande, da Giulia Salemi a Gemma Galgani

A definire il trash televisivo che ha invaso i canali Mediaset negli ultimi anni (e che fa a gara con la Rai) non è stata solo la dialettica di Barbara D’Urso. Per precisione, D’Urso è diventata icona di un ambiente trash milanese per i personaggi che accoglieva in studio, un insieme che a Milano popola gli eventi di alcune marche di moda. 

Forse ancora più abile di D’Urso in questa selezione di primati, è Alfonso Signorini – che però non è stato liquidato da Pier Silvio Berlusconi. Uno stereotipo trash lo incontravamo a Venezia, sul tappeto rosso del festival del cinema. Due ragazze sfilavano in abiti cuciti sopra l’inguine e indossati senza mutande – una di queste, Giulia Salemi, era opinionista per Signorini. Tornando in studio da Maria de Filippi, Tina Cipollari rovescia un secchio d’acqua su Gemma Galgani che, al netto della sua età di rispetto, per risposta imita la Salemi togliendosi le mutande sotto una gonna rossa. Per definire cosa sia trash, è evidente sia meglio darne casistica.

Belve, le interviste di Francesca Fagnani che perde credibilità quando intervista personaggi trash

Francesca Fagnani ha intervistato Raoul Bova ed è stata criticata perché la conversazione sembrava quella tra agnelli piuttosto che tra belve dal pelo ruvido. Le clip non avevano sostanza per diventare virali, e i numeri sui social media scendevano. La produzione ha chiuso l’episodio spiacevole dicendo che l’attore non si era prestato alla ferocia prevista. (Anche se una delle basi del giornalismo vuole la qualità di un’intervista come responsabilità dell’intervistatore e mai dell’intervistato). 

Per rimediare, la redazione di Belve ha cercato personaggi o caricature che potessero dare più carne al morso della Fagnani. Hanno chiamato Federico Fashion Style: è stato come se alla mandibola di una tigre fosse stato dato zucchero filato. Alla tigre non piace lo zucchero, e la mandibola morde a vuoto. Voglio dire, è Fagnani a perdere credibilità: lo zucchero filato porta le carie, e le zanne si crepano.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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