The Passenger, la capitale del desiderio di Michele Masneri
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Si può, e si deve, criticare Milano: Michele Masneri racconta The Passenger

La collana The Passenger, della casa editrice Iperborea, raccoglie inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che analizzano luoghi e città andando oltre il loro status

Michele Masneri, Contro Milano: la serie di articoli su Il Foglio

Milano: nel 2016, era vietato parlarne male. Qualsiasi discorso Milano-centrico doveva essere predisposto con una certa acquiescenza, un veloce scambio di sguardi che seguiva un sorrisetto, come a sigillare l’accordo che quella fosse la città perfetta in cui vivere: era un attimo che l’interlocutore potesse finire per ricordarti che, se non te la facevi andare bene, potevi sempre ritornare da dove sei venuto. Era l’anno dopo l’Expo, la trasformazione, il prima e il dopo. Io ho conosciuto solo il dopo. A cambiare la narrazione di Milano, il pensiero unico sulla città perfetta, ha contribuito nel 2019 l’autore Michele Masneri pubblicando una serie di articoli su Il Foglio, il più celebre dal titolo Contro Milano. Se oggi possiamo prendere in giro gli acronimi dei suoi quartieri – NoLo, per citarne uno – e lamentarci del costo degli affitti, è anche grazie a Masneri. 

«Milano è un Dyson che aspira tutto quello che c’è intorno»

«Milano ha l’horror vacui e si prende tutto: è appena finita Bookcity, la settimana del libro, ma poi c’è piano city, e calcio city, e la settimana del mobile e della moda, e la photo week e la game week e digital week e la art week. Non tutte sullo stesso livello, ma comunque nulla sfugge all’idrovora milanese, il salone del libro tenta di resistere, le Olimpiadi non ce l’hanno fatta» scrive Masneri. «Milano è un Dyson. Aspira tutto quello che c’è intorno» si legge nel suo pezzo sulla espansione di Milano che «finisce per aspirare e polverizzare le città attorno».

Il volume dedicato a Milano della collana The Passenger, edita da Iperborea

Nel 2022 l’autore è stato invitato a prendere parte al volume dedicato a Milano di The Passenger. Pubblicata dalla casa editrice Iperborea, The Passenger è una raccolta di saggi, inchieste e reportage dedicata ai luoghi, a formare «il ritratto della vita contemporanea di un paese e dei suoi abitanti» come si legge sul loro sito.  Tra le ultime uscite ci sono i volumi dedicati alla California, a Barcellona, all’oceano. La natura di questi volumi non è mai celebrativa, anzi: si pongono l’obiettivo di analizzare i lati, tutti, di città e luoghi diventati status. Così, gli interventi che compaiono in The Passenger Milano offrono uno sguardo diverso e autocritico: non una guida da sfogliare in preparazione a un viaggio, ma analisi di coscienza per tentare di comprendere cos’è andato storto nel processo di costruzione del sogno della città perfetta. 

Il verbo laorà, i parchi della periferia, i money transfer, Paolo Cognetti e Milano che ti educa ad andartene

Scopriamo così che il dialetto milanese è l’unico che per dire lavoro usa il verbo laorà. Percorriamo la Milano verde in un capitolo dedicato alla cintura dei parchi periferici della città. Mettiamo un piede nel quartiere arcobaleno di Porta Venezia. Nadeesha Uyagonda ci racconta dell’importanza dei negozi di money transfer che fanno sentire un po’ più a casa anche chi a Milano non ci è cresciuto. Di sentimenti e di appartenenza parla anche l’autore Paolo Cognetti (vincitore del Premio Strega 2022 con Otto montagne) nato e cresciuto a Milano, verso cui alza le spalle scrivendo: «Milano ti educa ad andartene, ti prepara fin da piccolo. Non ti fagocita come Roma, non ti avvinghia a sé come Napoli, non ti coccola come Bologna o Firenze, non ti fa mai sentire qualcuno ‘che proprio non potrebbe vivere da un’altra parte’. Se sei cresciuto a Milano puoi abitare a San Francisco o a Ginevra o a Bucarest senza fatica, tanto non ti sei mai sentito a casa nemmeno a casa tua».

Al di là del pensiero unico su Milano città dei sogni

Non è solito che una casa editrice, nell’immaginare un volume dedicato ad una città, chieda un contributo ad un autore mai benevolo nei confronti di quel luogo: al sintagma Masneri–Milano saremmo soliti metterci un ‘contro’ in mezzo. «In questo volume di Passenger il mio è uno degli interventi più a favore di Milano. Sono stato il più buono» spiega l’autore. «Vorrei fosse chiaro che non sono un odiatore di Milano. Tre anni fa però, in un momento dominava il pensiero unico su Milano città dei sogni, Milano città senza difetti, mi ero permesso di sottolineare qualcosa di negativo che tutti pensavano ma nessuno diceva». Oltre all’immagine di Milano come aspirapolvere che continua a brandizzare e a impacchettare qualsiasi tipo di evento, nei suoi articoli Masneri ha dipinto la città come una bolla che, nonostante si vanti di essere la più europea e internazionale d’Italia con le sue agenzie pubblicitarie, uffici stampa e pr, non paga i suoi lavoratori, ha un problema con i tassisti e il numero dei reati denunciati più alto d’Italia. 

Normalizzare il modo critico di descrivere la Milano post Expo; il Covid e il mito dell’eccellenza andato in crisi

Quando ha scritto il primo articolo per il Foglio era il 18 novembre 2019, ed era una risposta al Ministro Provenzano che aveva definito Milano come una città che «attrae ma non restituisce quasi più nulla di quello che attrae». È ancora d’accordo con quello che ha scritto? «Sì. Quelle sono critiche che oggi più o meno fanno tutti, sulla città che parallelamente al suo sviluppo diventa sempre meno sostenibile per i giovani. All’epoca quella critica aveva la stessa portata di una bestemmia in chiesa. C’entra la pandemia di Covid, che, almeno all’inizio, ha colpito duramente la città nel suo orgoglio» riflette Michele Masneri. «Ricordiamo le difficoltà che si sono avute con le vaccinazioni, le prenotazioni che non funzionavano, la tragedia delle migliaia di morti. Il simbolo dell’efficienza è andato in crisi. Dopo il Covid il discorso su Milano è diventato meno monodimensionale, più critico».

Lo sguardo straniero 

Nato a Brescia, Masneri vive stabilmente a Roma, dopo una breve pausa a San Francisco durante la quale ha scritto gli articoli raccolti in Steve Jobs non abita più qui (Adelphi, 2020), riflessioni sulla Silicon Valley come il luogo del futuro tra magnati dei media, app, start-up e wealth-gap. Crede sia un vantaggio non aver mai vissuto in maniera continuativa nella città per poterla osservare e poterne scrivere? «Vengo spesso a Milano, ci passo tempo; da una parte la conosco meglio, dall’altra magari ho quel distacco dello straniero che mi permette di notare cose che chi ci abita magari non nota».

Il possibile seguito di Contro Milano: la vocazione internazionale che si scontra con una realtà da paesino 

Se dovesse scriverlo oggi, un seguito di Contro Milano, avrebbe due argomenti già pronti. «La questione urbanistica e il caro vita. Milano è troppo piccola per il ruolo che si è data, dunque le persone ormai cercano casa a Monza, a Lodi, a Vigevano. Questo è interessante: attraverso l’espansione della zona periferica, Milano diventerà finalmente ‘grande’; finora ha dimensioni che non la rendono una metropoli. L’altro tema è il caro vita: in questo caso il problema non è Milano ma l’Italia. Milano è la più europea delle città italiane, ma poi un trentenne guadagna milleduecento euro a partita Iva come nell’ultimo paesino sperduto del Sud Itala, e dunque a Milano non riesce a vivere, o vive male. Il problema è italiano, ripeto, solo che a Milano avviene il cortocircuito che rende manifesta la questione»

Michele Masneri su The Passenger Milano: La capitale del desiderio

Venendo al suo intervento all’interno del volume di The Passenger, si intitola La capitale del desiderio e sviscera film come Susanna Tutta Panna del 1953, le commedie dei Vanzina, i Totò e Peppino ambientati nel capoluogo lombardo, fino ad arrivare a due romanzi pubblicati lo scorso anno nella Milano degli schermi, degli influencer e della ricerca della casa, per riconfermare Milano come la città ideale per la vita delle merci e per desiderarle. I romanzi in questione sono Il profilo dell’altra di Irene Graziosi (e/o edizioni) e Corpi minori di Jonathan Bazzi (Mondadori). «Due libri usciti di recente ambientati nella città e che hanno Milano come set. In entrambi è presente il filone della ricerca della casa e lo straniamento urbanistico». Esiste ancora, secondo Masneri, un filone narrativo che racchiuda il romanzo milanese oggi? Entrambi i romanzi vedono i corpi dei protagonisti farsi piccoli e astiosi nei confronti della città: è ancora l’odio il motore narrativo della città, come negli anni Settanta accadeva nei libri di Luciano Bianciardi o di Umberto Simonetta? «Mi piacerebbe leggere un romanzo su Chiara Ferragni o su un influencer che viene a Milano a cercare fortuna. Quello sì. Riguardo all’odio, mi sembra una parola un po’ forte. Diciamo che Milano ha suscitato sempre sentimenti contrastanti: basta pensare a Bianciardi, di cui proprio nel 2022 è ricorso il centenario della nascita».

Nadeesha Uyangoda e le comunità straniere a Milano, la scena trap di San Siro raccontata da Ivan Carozzi e la solidarietà della città

Leggendo il volume su Milano di The Passenger è possibile scoprire qualcosa che ancora non si sapeva: dal viaggio nella Milano verde di Lucia Tozzi fino a quello all’interno delle comunità sino-discendenti di Milano che stanno dietro ai ristoranti e locali della città. Anche Masneri ha scoperto qualcosa di nuovo grazie a questo volume: «Mi è piaciuto il pezzo di Nadeesha Uyangoda che parla delle comunità straniere di Milano, e poi la scena trap di San Siro raccontata da Ivan Carozzi. Ecco, i trapper a San Siro mi mancavano». C’è infine un aspetto che nei commenti ai suoi articoli su Milano la gente gli rimproverava spesso, e cioè di non aver affrontato il tema della caritas e di quello che significava per la città. «È vero, in questo Milano è molto calvinista, sicuramente c’è più solidarietà rispetto ad altre città italiane, anche più senso di comunità»

Michele Masneri

Nato nel 1974 a Brescia vive a Roma nel rione Monti. Ha lavorato ad Amburgo e a Parigi in organizzazioni internazionali. Scrive di economia, case, cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Rivista Studio. Addio, Monti è il suo esordio in narrativa. I suoi ultimi libri sono Steve Jobs non abita più qui, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’era Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto

Francesca Faccani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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