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Un labirinto di duecentomila bambù: FMR

Mostre temporanee e duecentomila bambù: Laura Casalis racconta Franco Maria Ricci – il rilancio della rivista FMR e le attività del Labirinto della Masone 

Un labirinto di oltre duecentomila bambù: l’ultimo progetto di forestazione di Franco Maria Ricci

Il Labirinto della Masone – inaugurato nel maggio 2015 a Fontanellato – sottende in sé una precisa idea di dedalo secondo Franco Maria Ricci. L’importanza di smarrirsi qui si configura come una promenade, mai uguale a se stessa, che tende verso una città ideale rinascimentale, il suo centro. 

Afferma Laura Casalis, «l’idea di labirinto implica molte accezioni, può essere metafisico o inquietante, ma Franco lo intendeva come una possibilità unica di dar nuova vita a questo terreno agricolo in suo possesso. Lasciare qualcosa di unico. Un giardino a forma di dedalo che certamente risente della lunga frequentazione con Jorge Luis Borges. Metafora della vita, dell’inconscio, di salvezza. Il labirinto di Ricci è dolce, pacifico. Evoca quiete. È un percorso che attrae tutte le età e offre al suo interno una collezione d’arte, mostre temporanee, un bookshop, un bar, un ristorante e la possibilità di pernottare. È bello tornare, tutto attorno al labirinto cambia».

Manca una filiera italiana che sappia lavorare il bambù. L’impegno del Labirinto della Masone

Otto ettari impegnati per realizzare un concreto esempio di forestazione a inizi Duemila. La piantumazione di oltre duecentomila bambù – una pianta che non si ammala – oggi anche sempre più impiegata nella produzione di carta. 

«È una pianta rustica che cresce velocemente, assorbe CO2 e si muove elegantemente. Ricci ne rimase affascinato quando un giardiniere giapponese ne piantò una specie nel nostro giardino a Milano. Purtroppo in Italia non esiste una filiera specializzata per il bambù. Abbiamo istituito dei concorsi per incisori di bambù e attiviamo periodicamente dei corsi per imparare come produrre carta a partire dal bambù, oltre a promuovere conferenze che si focalizzano sull’impiego architettonico di questa pianta. Alcuni pavimenti degli edifici presenti all’interno del Labirinto sono  inoltre realizzati in bambù». 

Progetti futuri per FMR e presso il Labirinto della Masone

A seguito della pausa invernale, la riapertura del Labirinto della Masone è prevista il 10 febbraio 2024 e la nuova stagione presenterà nuovi progetti, anche per Franco Maria Ricci Editore. 

«Inaugureremo una mostra sulla Musca Depicta. Quaratanni fa pubblicammo un omonimo testo in cui André Chastel ha catalogo la presenza di mosche nella pittura. Quadri fiamminghi, tele di carattere sacro, nature morte: stiamo dando nuova vita al testo selezionando opere legate al tema della mosca nell’arte che verranno esposte al pubblico. Perseguiremo poi con una mostra sulle ceramiche di Bertozzi & Casoni; mentre il nuovo numero primaverile di FMR sarà dedicato alla botanica e all’idea di giardino». 

Lampoon intervista Laura Casalis Ricci, direttore editoriale e artistico di FMR 

Laura Casalis e Franco Maria Ricci si conoscono a Milano negli anni Settanta. Ricci è già editore e al tempo il lavoro di una casa editrice era interamente analogico. Prettamente manuale. Telefonate all’intellighènzia parigina, fotografie sviluppate in camera oscura, fattorini incaricati delle fotocomposizioni, ritocchi chimici, bozze create con forbici e colla. Ciò che fu – un ricco catalogo generale e 163 numeri della rivista più bella del mondo, come la definì Jacqueline Kennedy – rivive oggi. Nel dicembre 2020 la casa editrice ha infatti riacquisito il marchio FMR, e il primo numero della nuova rivista d’arte è uscito nel dicembre 2021. La rinascita di FMR si fonda sulla visione estetica e intellettuale di Franco Maria Ricci. 

«Ho incontrato Ricci nel 1975. Prima di lui conobbi i suoi libri. Era già editore: stava lavorando ai primi titoli della collana I segni dell’uomo e aveva terminato il Manuale Tipografico dedicato a Giambattista Bodoni. Io venivo dagli Stati Uniti dove da cinque anni mi occupavo di disegni per tessuti. Carta azzurra, seta nera, tavole applicate, tutto ciò che caratterizzava i volumi FMR era così in controtendenza rispetto al minimalismo piatto del tempo. Dopo un primo incontro per amicizie comuni, ci rivedemmo per caso in aeroporto due volte. Prendevamo lo stesso volo». 

Prosegue la Sig.ra Casalis, «Ricci stava in casa editrice fino a mezzanotte. Lo raggiugnevo dopo il lavoro e iniziai sempre più a comprendere le fasi che ne caratterizzavano il mestiere, consultando anche l’archivio. Tutto allora si faceva manualmente. Selezionava temi precisi, non già affrontanti da altri, poi prendeva il telefono e chiamava, ad esempio, Roland Barthes e gli commissionava testi per un libro dedicato a un soggetto di suo interesse. In quegli anni stava lavorando anche a Il bestiario di Aloys Zötl (1831-1887), tintore e pittore austriaco che passò il tempo libero a dipingere animali, creando per loro un universo ad acquerelli. Sul piano fotografico, si lavorava in camera oscura. Franco era molto esigente e sempre alla ricerca di simmetria». 

Chi legge FMR? Il tentativo di essere una rivista intergenerazionale e l’online

È cambiato il pubblico che legge FMR e come oggi si può educare a riconoscere e cercare il bello? 

«Franco Maria Ricci ha voluto far perno sulla curiosità. Il pubblico cambia continuamente ma il meravigliarsi non ha epoca né età. Molti dei nostri abbonati storici sono tornati ad esserlo con il rilancio della rivista. È in generale un pubblico colto e abbiente ma voglio guardare anche alle generazioni che non conosco FMR; è la vera sfida della rivista. Progressivamente iniziamo ad avere anche lettori giovani, tanto che stiamo valutando di aprire una versione online di FMR che garantirebbe un accessibilità diversa dal cartaceo». 

Una rivista su misura: FMR ovvero l’eleganza come corrispondenza tra il dato visivo e i suoi contenuti

Editoria come arte e libro come abito. Alla scelta del tessuto, alle misurazioni e alle prove che pretendono il risultato finale, corrispondo il donner à voir, la seta, la fascinazione per l’estetica neoclassica. La distinzione delle pubblicazioni FMR si iconicizza per scelte di senso che hanno come garante lo sguardo, e anche il tatto. I libri di Ricci sono come sintetici abiti su misura sfogliabili. Tutti gli aspetti del processo di creazione editoriale sono meditati e si armonizzano tra loro. La loro leggibilità, condensata in contenuti ricercati e autorevoli, va di pari passo alla ricerca di un bello morigerato dove il nero è amico. Cercare una connessione tra l’attività editoriale di Ricci e la moda non appare dunque una forzatura. Come ricorda la Sig.ra Casalis, «Franco Maria Ricci è stato amico di molti couturier», tanto da aver creato Luxe, calme et volupté (1982-1992); ispirata al verso baudelairiano, questa collana ha reso omaggio alle creazione di Jeanne Lanvin, Roberto Capucci, René Gruau, Trussardi, Armani, Salvatore Ferragamo, Valentino (con testi di André Leon Talley) e al teatro secondo Versace. 

«Credo che il segreto stia nella armonica corrispondenza tra ciò che si vede e ciò che si legge. L’eleganza dei libri di Ricci corrispondevano alla sua visione. Non c’era affettazione nelle scelte. Il nero è stato da sempre suo alleato. Il non colore che fa brillare tutti gli altri». 

Franco Maria Ricci e il collezionare opere d’arte, una selezione eterogenea

La collezione di Franco Maria Ricci segue il criterio dell’eclettismo nella sua composizione. È oggi visitabile all’interno del Labirinto della Masone. 

«Ricci aveva occhio. Sapeva individuare qualità e originalità. Mentre come bibliofilo era rigorosissimo, spaziava tra i periodi della storia dell’arte. Prediligeva la scultura e quadri legati a Parma, come testimonia alcune tele del Cinquecento. Spesso legava il collezioniamo alla sua attività editoriale. Non conobbe, ad esempio, Ligabue ma gli dedicò una monografia e si aggiudicò tre sue opere tra cui Testa di tigre del 1957. Acquistò anche presso la Galleria W. Apolloni un marmoreo busto di grandi dimensioni di Adolfo Wildt, Vir temporis acti del 1913. La collezione è viva, mi impegno nell’alimentarla. Ultimamente, ho acquistato una Sacra Famiglia di Bartolomeo Schedoni, pittore modenese del primo Seicento e adesso sto meditando su una scultura settecentesca». 

Franco Maria Ricci anticipatore del gusto corrente. La monografia su Domenico Gnoli con introduzione di Italo Calvino

Le scelte antesignane di Franco Maria Ricci nella selezione editoriale dedicata agli artisti si confermano attraverso vari esempi. Uno in particolare, se si tine conto della recente “riscoperta” grazie alla curatela di Germano Celant e all’attività di Fondazione Prada, è la monografia dedicata a Domenico Gnoli del 1983. Il volume è curato da Vittorio Sgarbi e corredato da un’introduzione di Italo Calvino. 

«Gnoli visse molto in America ed era già morto quando Franco conobbe sua madre, Annie de Garrou, a Roma. Grazie a lei, Ricci conobbe le opere di Gnoli e decise di avviare una ricerca sulla sua produzione artistica. Si tratta di un testo che conferma anche la grande amicizia tra Ricci e Calvino. Il nostro storico collaboratore Mariotti ha definito questo lungo sodalizio come “gli anni Ricci di Calvino”. L’attività editoriale di Franco smosse nello scrittore un forte interesse per la culturale visuale tanto che per il primo numero di FMR Calvino contribuì con un testo sul Codex Seraphinianus. Luigi Serafini aveva individuato Ricci come editore ideale per questa enciclopedia. Non saper che aspetto avesse, si procurò una sua fotografia e lo aspettò in macchina sotto alla casa editrice. Quando individuo Ricci si presentò dicendogli “non mi conosce ma sono tre anni che lavoro per lei”. In meno di due anni abbiamo pubblicato il Codex in due volumi». 

L’attività più recente di Franco Maria Ricci Editore guidata da Laura Casalis. Le pietre secondo Roger Caillois

Le pubblicazioni recenti confermano la costante ricerca tesa ad approfondire un sapere di nicchia, come il rapporto tra pietra e poesia secondo lo scrittore surrealista Roger Caillois. È stato recentemente presentato il testo Scritto nella pietra, a cura di Stefano Salis, che si sposa alla mostra Storie di Pietra. 200 capolavori da Guido Reni a Damien Hirst passando per Rodin e Picasso presso Villa Medici.Muovendo dal misterioso ma affascinante collegamento tra due universi apparentemente lontani, quello di minerali e quello dell’arte, che sembrano specchiarsi l’uno nell’altro, Scritto nella pietra presenta le più belle pietre della collezione di Caillois e racconta la personalità di questo atipico intellettuale novecentesco, riproponendo i suoi saggi sulle pietre e inquadrando con testi di altri autori la sua figura, il clima culturale in cui visse, e certe rarità naturali. 

«A Parigi, pochi anni fa visitai il Museo nazionale di storia naturale di Francia. C’era una mostra dedicata al processo di lavorazione delle pietre. Parlando con il curatore, sono venuta a conoscenza del fondo su Roger Caillois, recentemente ampliato grazie a una donazione. In Italia i testi di Caillois non erano mai stati tradotti e così è iniziato il progetto editoriale che è coinciso con la mostra all’Académie de France a Roma»

Poesia visiva, racconto, taccuini e illustrazioni: Orhan Pamuk al Labirinto della Masone

Fino al 17 marzo, è visitabile la mostra dedicata allo scritto Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, e alla sua inedita produzione grafica. Da più di dieci anni Pamuk scrive e disegna quotidianamente taccuini, dodici dei quali sono esposti e commentati in un percorso scenografico tra le sale al termine della galleria del Labirinto, dove è esposta anche la collezione d’arte di Franco Maria Ricci. I taccuini, oltre a essere presenti in mostra, sono raccontati dall’autore medesimo in un documentario-intervista inedito, e approfonditi grazie a proiezioni immersive. 

«Abbiamo incontrato Pamuk a Istanbul sperando potesse scrivere un testo per FMR. A casa sua, siamo rimasti affascinati da moltissimi taccuini Moleskine su cui lo scrittore disegna ogni giorno. Una specie di ossessione che si ricollega al suo desiderio giovanile di diventare pittore. Si è scelto di organizzare questa mostra che si avvale di tecnologie digitali, come il videomapping». 

Laura Casalis, un breve profilo biografico 

Milanese, grafica di formazione, dopo alcuni anni di lavoro a New York, agli inizi degli anni Settanta ha conosciuto Franco Maria Ricci a cui è stata accanto per tutta la vita, condividendo il suo iter editoriale e la sua passione per il bello, confluiti, tra i molti progetti, in quella che è stata definita la rivista più bella del mondo: FMR. Vive a Fontanellato (Parma), ai margini del grande Labirinto della Masone – ultima “follia” di Franco Maria Ricci – di cui prosegue l’attività editoriale.

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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