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Rita Puig-Serra Costa: ostrica e perla simbolo di un’infanzia traumatica

Anatomy of an Oyster la metafora della formazione della perla per indagare un passato annebbiato – archivio familiare e documentazione scientifica nel libro autobiografico di Rita Puig-Serra Costa

Rita Puig-Serra Costa. l’artista si interroga sul tema della memoria familiare – morte, fortuna, infanzia, traumi, abusi

L’ultimo lavoro della fotografa di Barcellona Rita Puig-Serra Costa si intitola Anatomy of an Oyster (2023) e fa parte delle più recenti pubblicazioni della casa editrice torinese Witty Books. Il progetto personale, come tutta la ricerca dell’artista, si sviluppa intorno al tema dell’identità e della sua relazione con la memoria familiare, la morte, la fortuna.

Racconta Rita Puig-Serra Costa: «attraverso i miei progetti, mentre cerco di recuperare le vicende del passato, approfondisco e ricostruisco la mia esistenza: ricordo persone, sentimenti, situazioni e, soprattutto, esperienze. Li unisco per creare una narrazione coerente. Il mio interesse è quello di scavare nelle esperienze che si estendono oltre le parole». 

Le immagini sono in grado di evocare conoscenze più profonde delle parole, soprattutto l’interazione che si crea tra più immagini, su più livelli di significato, può svelare nuovi racconti. Partendo da un dettaglio personale, spesso angosciante e doloroso, legato alla sua famiglia, la fotografa spagnola Rita Puig-Serra Costa cerca di trovare risposte a una condizione universale. Scatta le sue immagini da molto vicino, entrando nel dettaglio di tutti gli elementi scelti, come se riuscire a raggiungere quella vicinanza fosse un esercizio di introspezione e profonda concentrazione per affrontare le risposte  e le memorie che emergeranno. 

Il processo creativo del libro fotografico Anatomy of an Oyster di Rita Puig-Serra Costa

La forma del fotolibro è stata la scelta più adatta per raccogliere il percorso fotografico dell’artista.  Anatomy of an Oyster (2023) è iniziato nel 2017, da subito con l’idea di terminare in una pubblicazione. Non appena definito l’argomento di cui parlare, Rita Puig-Serra Costa sceglie come elementi simbolici la perla e l’ostrica. 

«Ho cominciato a fotografare ostriche nonostante non trovassi nessuna perla. Quindi mi sono messa alla ricerca di un allevamento di ostriche da cui potessi documentare il processo di formazione della perla, e sono partita per l’Indonesia dove ho potuto osservare e fotografare l’intera genesi».

Anatomy of an Oyster – l’irregolarità ruvida della perla racconta la fragilità umana

La scoperta della formazione della perla è corrisposta a un percorso di recupero di ricordi. Contemporaneamente infatti, Rita Puig-Serra Costa ha cominciato ad analizzare l’archivio familiare, album, diari, documenti. Tornare indietro significa rivivere un periodo di sofferenze e abusi che, con questo libro, l’artista decide di affrontare per la prima volta. 

«Ho deciso di contattare la persona che aveva abusato di me, chiedendogli di scattare immagini macro del suo corpo – le sue mani, i suoi occhi. Ho rivisitato la casa dove tutto era accaduto».

Queste macro immagini di verità sono alternate alle fotografie delle perle barocche, caratterizzate da una forma irregolare, non sferica, ruvida. La distanza da cui sono fotografate permette di apprezzare tutti i loro movimenti, le luci, le ombre, le imperfezioni che le rendono ancora più uniche.

La biografia nascosta di Rita Puig-Serra Costa attraverso un’ostrica

Anatomy of an Oyster si presenta dunque come una narrazione intrecciata di storie differenti: l’intima connessione con le memorie d’infanzia, le violenze familiari, la perdita della madre ed infine, la storia di come si crea una perla dalla sua ostrica. La perla è metafora della storia della fotografa spagnola, la sua formazione avviene quando un corpo estraneo penetra nella conchiglia ostrica senza la possibilità di essere espulso. 

«La madreperla che ricopre l’interno dell’ostrica ricoprirà alla fine anche questo corpo estraneo e creerà la perla. Questo processo di formazione serve come difesa e strategia di sopravvivenza della perla». La scelta di Rita di associare la propria esperienza personale alla vita della perla-ostrica risiede in molteplici ragioni: lo stesso concetto di strategia di difesa della perla si avvicina ai meccanismi di sopravvivenza e dissociazione che si innescano in chi subisce un abuso sessuale. 

La difficoltà di raggiungere la perla formatasi tra i vari strati interni dell’ostrica ricorda la stessa fatica nel far riemergere i ricordi traumatici sepolti negli strati di memoria. Serra riporta le parole del regista Federico Fellini secondo cui tutte le opere d’arte sono autobiografie, così come la perla è autobiografia dell’ostrica, che sembrano pensate apposta per il suo progetto. Da subito in Anatomy of an Oyster si intreccia alla documentazione scientifica un’autobiografia nascosta, la perla-ostrica qui è il simbolo di informazioni recondite. «La perla annidata nella conchiglia è simile ad una ciste metaforica che ho cercato di localizzare, assimilare, e infine estrarre». Come qualunque brutto ricordo.

Rita Puig-Serra Costa e l’archivio 

Tornare nei luoghi del passato è stata una necessità dell’artista, la volontà di ricostruire una narrativa, «di riconnettermi con la mia dissociazione». Per raggiungere questo nuovo stato di consapevolezza, la fotografa spagnola è tornata negli stessi luoghi di quando era piccola, alla ricerca di documenti, immagini, oggetti che attivassero la sua memoria. L’archivio è un elemento fondante nei suoi progetti, il primo strato solido su cui costruire la storia. Rita stessa si definisce una “detective” che insegue meticolosamente gli indizi, le tracce. Il suo archivio è fatto anche delle testimonianze di vecchi amici d’infanzia con i quali si era confidata delle violenze subite, come se fossero i custodi temporanei dei suoi ricordi. 

«I ricordi traumatici possono restare nascosti sotto un velo di amnesia, soppressi dalla nostra psiche come meccanismo di difesa. Ma il nostro corpo conserva i suoi ricordi e non li dimentica mai, ecco perché mi sono rivolta verso l’interno scavando nel mio corpo alla ricerca di indizi. Avevo bisogno di scavare nelle profondità dell’oscurità per affrontarla direttamente».

L’uso del testo che accompagna le immagini ha la stessa valenza dell’archivio riconducendo la parte più simbolica e concettuale del progetto a quella più terrena. È inoltre, un’ulteriore presa di coraggio perché solo attraverso il testo si riesce a verbalizzare quello che non si è osato raccontare fino a quel momento. 

Rita Puig-Serra Costa si confessa alla madre

Il progetto Anatomy of an Oyster è fatto di elementi che si stratificano: uno di questi, già percepibile nella pubblicazione del 2014 Where Mimosa Bloom (Éditions du LIC), è il ricordo e omaggio alla madre Yolanda, mancata quindici anni prima. 

Il libro inizia con una citazione di John Bowlby che dice: “ciò che non può essere comunicato alla madre, non può essere comunicato a se stessi”. La fotografa confessa come non sia mai riuscita a raccontare alla madre le drammatiche esperienze sofferte da piccola. La forma del libro, scelta anche per il progetto precedente, che si adatta alla narrazione e rappresentazione fotografica, è stato il primo modo per stabilire un contatto con la  sua mamma. Anatomy of an Oyster invece, attraverso la metafora, è stata la volontà di raccontarle (e raccontare a se stessa) tutta la verità. 

Come per la ciste ostrica, la verità è recuperata, metabolizzata e infine espulsa nella sua forma per niente regolare ma anzi modellata dai traumi dell’esistenza.

Rita Puig-Serra Costa

Rita Puig-Serra Costa è nata nel 1985 a Barcellona (Spagna). Dopo un’educazione in campo umanistico e Letterature comparate si sposta verso il design grafico e, non troppo tempo fa, verso la fotografia (intorno al 2013). Trainata da un amico che in quel periodo stava concludendo i suoi studi in fotografia, Rita decide di dedicarsi all’arte visiva. Oggi è impegnata tra lavori commissionati e progetti personale dove indaga il tema dell’identità.

Claudia Bigongiari

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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