La sacralità e il simbolismo delle fragranze di Filippo Sorcinelli
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Il profumo che ricorda l’incendio di Notre Dame de Paris è di Filippo Sorcinelli

Filippo Sorcinelli si racconta nel suo store Milano – dalla prima veste sacra per un amico a quelle per i papi Benedetto XVI e Francesco – fino al profumo ispirato alla grotta della resurrezione di Gesù

Il sacro come luogo dell’indagine artistica 

Musicista, sarto, profumiere e fotografo, Filippo Sorcinelli indaga l’aspetto del sacro con più di un solo mezzo espressivo: «Entrando in chiesa si annulla il proprio quotidiano. Si entra in un parco giochi di arte sacra. L’arte sacra – dai paramenti alle decorazioni, dai profumi alla musica – coinvolge tutti i sensi e trasporta in una dimensione spirituale. A cinque anni accompagnavo mia mamma nella chiesa del mio paese a Mondolfo, un borgo situato nella provincia di Pesaro Urbino. Mi lasciava lì e scorrazzavo tra la navata e la sacrestia, incantato dall’arte, dagli arredamenti, dall’odore di incenso e dalle scalette impolverate dove si trova l’organo». 

La musica come primo approccio al sacro

Filippo Sorcinelli si avvicina al mondo dell’arte e al sacro, inizialmente, attraverso la musica. «Una Domenica delle Palme, quando avevo circa dieci anni, partecipai a una gita, organizzata dal parroco della chiesa di Mondolfo. Ci recammo in una chiesa in cui i miei concittadini ogni tanto andavano a trovare il frate, molto conosciuto dalle mie parti. Prima della messa suonò l’organo e quella fu la prima volta che ascoltai un vero organo a canne. Mi sono sentito crollare a terra per un attimo e, una volta ‘risalito’, ho pensato di voler imparare a suonare quello strumento»

Un episodio che Filippo Sorcinelli descrive come un’epifania, un momento di crollo emotivo in cui ha esperito la ‘sindrome di Stendhal’. «Ho iniziato di lì a poco a studiare l’organo, prima privatamente e poi al Conservatorio Rossini di Pesaro – che ho frequentato mentre studiavo all’Istituto d’Arte – e, in seguito, mi sono iscritto al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma». Attraverso un percorso di studio, nel corso degli anni Filippo è diventato organista titolare presso le cattedrali di Fano, Rimini e San Benedetto del Tronto, arrivando a guadagnarsi anche una fama internazionale per le sue capacità di improvvisazione all’organo. 

Le vesti Sacre come forma d’arte

La storia di Filippo Sorcinelli nel mondo dei paramenti sacri inizia circa venticinque anni fa quando, di ritorno dai suoi studi romani, riceve una chiamata da un amico che ha deciso di prendere i voti: «Gli dissi di non comprarsi una casula – la veste utilizzata per celebrare la messa – perché gliel’avrei regalata io. Andai nel piccolo laboratorio sartoriale di Mondolfo dove lavoravano mia zia e mia sorella e, dopo un mese di studi, nacque la veste». In seguito decide di lanciarsi e sperimentarsi in un territorio nuovo e inesplorato e, nel 2001, fonda l’atelier LAVS, acronimo di Laboratorio Atelier Vesti Sacre, ma anche di lode – in Latino – che l’uomo rende a Dio attraverso l’opera delle proprie mani. L’atelier, con sede a Santarcangelo di Romagna, è oggi apprezzato in tutto il mondo e Filippo è conosciuto per aver realizzato numerose vesti per Papa Benedetto XVI, nonché quella per la messa di inizio pontificato di Papa Francesco nel 2013. 

Tra le forme di arte sacra non sempre si pensa alle vesti che sacerdoti, vescovi e Papi, indossano durante le funzioni sacre. Le prime testimonianze circa l’uso di vesti sacre risalgono a poco dopo l’inizio dell’era cristiana. Fu San Gerolamo, nel Quarto secolo d.C. predicò la necessità per i sacerdoti di vestire abiti speciali durante le funzioni sacre, per distinguersi e per approcciarsi al rito con ‘coscienza pulita e vesti pulite’. Gli abiti liturgici, pur essendo variati per stile e simbologia nel tempo, hanno accompagnato la storia della chiesa cattolica. 

Il simbolo sacro come decorazione  

Le vesti sacre hanno a che fare con il mondo dell’arte nella misura in cui esse, nei simboli, si ispirano alla storia dell’arte: «ogni veste nasce da uno studio – spiega Sorcinelli – il mio stile, al di là dei canoni e dei modelli che vanno rispettati nella creazione, abbraccia una parte di storia dell’arte italiana e mondiale – il Medioevo, la parte pre-romanica, romanica e gotica, con una leggera punta di Rinascimento – è ricca di simboli, essenza e pulizia. Nelle vesti sacre non c’è decorazione, c’è simbolo». Gli abiti liturgici, a livello simbolico, servono a richiamare in Terra lo splendore dei cieli e, annullando le forme reali del corpo, proiettano il fedele in una dimensione spirituale. Esse differiscono per colore a seconda del periodo dell’anno liturgico. Fu con il Concilio di Trento (1545-1546) che vennero prescritti specifici colori a seconda del calendario liturgico: bianco per il periodo pasquale e natalizio, rosso per le feste dei Santi Martiri e verde per quei periodi ordinari in cui non ci sono particolari feste da celebrare. 

Dalle vesti sacre ai profumi 

La casa di profumi d’arte Filippo Sorcinelli nasce nel 2013 dall’esigenza dell’artista di condividere con i suoi clienti un’esperienza sensoriale completa, profumando le confezioni che custodivano i paramenti sacri. «Le scatole contenevano questo manufatto, avvolto a sua volta in carte e veline. La prima esperienza per chi apriva la confezione non era pertanto tattile o visiva: mancava una sorta di cornice introduttiva a tutto quello che sarebbe successo dopo. Ho scelto di profumare le confezioni così chi le apre sente per prima cosa il profumo, poi – dopo aver scartato la velina – vede il paramento e lo tocca». Nel 2013 nasce la prima collezione olfattiva UNUM, termine ripreso dal credo cattolico nel suo significato di ‘unico’. 

Attraverso alcune collezioni di profumi, Filippo Sorcinelli ha scelto di indagare ancora una volta il mondo del sacro: «la Bibbia è piena di riferimenti a balsami, profumi e oli, così come la stessa liturgia cattolica è ricca di odori. Il profumo, in ambito cattolico, è molto sentito e presenta tratti altamente simbolici. La nota distintiva dei miei profumi, ad esempio, è l’incenso che nella liturgia simboleggia l’incedere. C’è una preghiera che recita: ‘come incenso sale la mia preghiera verso l’alto’. Il fumo dell’incenso che viene fatto bruciare durante la messa simboleggia la preghiera, la solennità del momento e suggella, avvolgendolo, qualcosa di importante». La sacralità ispira le creazioni di Filippo che alla tradizione liturgica aggiunge un tocco di contemporaneità: «Per il nuovo store di Milano è prevista una nuova fragranza in cui parlo di un’ideale processione per le vie della città, dell’incenso contaminato dai pulviscoli dello smog».  

Non solo il sacro, anche le emozioni e le sensazioni ispirano i profumi 

Filippo Sorcinelli attraverso le fragranze non parla solo di sacro: «Ho anche cominciato a indagare sugli stati d’animo che mi stanno a cuore – spiega – come la noia, la libertà e il perdono. Ho creato poi una linea legata alla musica dove si articolano certi suoni dell’organo. Oppure ancora una collezione legata all’aspetto delle perversioni umane – profumo e, allo stesso tempo, indagine sociale – e un’altra incentrata sugli agenti atmosferici, come nebbia e pioggia. Da un’emozione o un’idea nasce il profumo che viene poi realizzato insieme al naso, ovvero colui che si occupa della creazione materiale del profumo. La fragranza pioggia moderata, ad esempio, è nata dalle mie passeggiate a Milano di qualche anno fa. Parla di come gli agenti atmosferici ti procurano stati d’animo particolari. In questa fragranza ho pensato alle passeggiate melanconiche sotto la pioggia, quando passi una mano sul corrimano della Metro e vieni investito dall’odore dell’asfalto bagnato e delle rotaie del tram».   

Arte sacra e arte religiosa, dal passato alla contemporaneità

L’arte sacra, secondo la definizione del filosofo Titus Burckhardt, si basa sul simbolismo delle forme che riflettono la visione spirituale propria di una data religione. Con arte sacra non s’intende qualunque opera artistica che rappresenti un soggetto religioso o che evochi sentimenti di devozione. In questo caso, infatti, è più corretto parlare di arte religiosa. L’arte sacra è una forma specifica d’arte destinata al sacro culto, al sacro rito e al sacro luogo. La sua identità nasce e si crea alla fine cui è destinata: la sacralità del rito. Spesso quando si parla di arte sacra si pensa alle opere del passato, risalenti al Medioevo e al Rinascimento o al Barocco e oltre. Nata da un’antica esigenza di dialogo tra arte e fede, l’arte sacra è ancora oggi, tuttavia, oggetto di attenzione e di ricerca da parte di molti artisti che, in alcuni casi, mantengono saldi i legami con la tradizione espressiva del passato e, in altri, cercano di interpretare il sacro – pur mantenendo la validità spirituale delle forme tramite precise regole e modelli – attraverso un linguaggio contemporaneo. 

Anna Radice Fossati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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