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Oriana Fallaci
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Oriana Fallaci, da partigiana a protagonista della retorica anti-immigrazione

Dalle banlieu in rivolta al caso Carola Rackete, e indietro fino all’attentato dell’11 settembre. Oriana Fallaci usata dalla storia –  a breve il suo ritratto nella serie tv di Paramount con Miriam Leone

Oriana Fallaci e le banlieu in rivolta 

Oriana Fallaci aveva ragione. Oriana Fallaci aveva previsto tutto. L’autrice viene citata per commentare quanto sta accadendo in Francia: negli ultimi giorni il nome di Oriana Fallaci è riapparso su Twitter. In seguito all’omicidio del diciassettenne Nahel M. – ucciso a un posto di blocco di Nanterre da un poliziotto – da Parigi a Marsiglia, da Lione a Nizza sono scoppiati disordini civili. Gli episodi di violenza urbana sono alimentati da giovani immigrati di seconda e terza generazione. Macchine ed edifici incendiati e la tensione sembra non scemare. 

Il giornalista Giovanni Sallusti il 3 luglio scrive: Comunque per l’incendio che divampa in Francia citano tutti Houellebecq, e per carità, ma Oriana Fallaci aveva capito tutto, e lo aveva detto meglio, un buon decennio prima. Sotto alla frase una foto, postata da molti, con un’affermazione della Fallaci del 2005: Tre punti considero cruciali. Punto numero uno: l’immigrazione, il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. Punto numero due: Non credo nella fandonia del cosiddetto pluri-culturalismo. E ancor meno credo nella falsità chiamata integrazione (…) Punto numero tre: soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. E continuerò a ripetere: Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere. 

Oriana Fallaci citata da anni da chi si schiera contro l’immigrazione 

Più Oriana Fallaci, meno Carola Rackete. Così scriveva su Twitter Matteo Salvini nel 2019, in seguito all’approvazione del decreto sicurezza bis che, tra le varie disposizioni, regolamentava la chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong che soccorrono i migranti in mare. Sono stati gli ultimi scritti di Oriana Fallaci – quelli in cui l’autrice si scagliò contro l’Islam dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 – che l’hanno resa protagonista della retorica anti-islamica e anti-immigrazione. 

Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio – sulla cultura musulmana

Il primo è La rabbia e l’orgoglio. In quest’opera l’autrice si concentra sulla cultura araba e musulmana, affermando di non poter nemmeno definirla cultura: Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. 

Oriana Fallaci, La forza della ragione – sulla disfatta dell’Europa

Il secondo libro è La forza della ragione. Qui la Fallaci, difendendosi dalle accuse ricevute in seguito alla pubblicazione de La rabbia e l’orgoglio, analizza la disfatta dell’Europa che, a suo dire, non si può più definire Europa, perché è diventata Eurabia: una colonia dell’islam. 

Carola Rackete e Oriana Fallaci 

Quando Carola Rackete – capitano della nave Sea Watch 3 che, poco dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis, entrò in acqua territoriali italiane – è invitata nel 2019 a Che Tempo Che Fa, il leader della Lega twitta: Accolta con tutti gli onori, a spese degli italiani, una che dovrebbe stare in galera. Roba da matti. Lasciamo la tedesca speronatrice di navi militari alla sinistra e al governo clandestino. Noi stiamo con l’Italia e con Oriana, e non molliamo! #iostoconOriana. 

Nel 2020 il giornalista Francesco Storace scrive su Twitter: A scuola Oriana Fallaci, altro che Bella Ciao. Una proposta di legge della Lega ancora ferma perché Fico non la fa discutere. Storace si riferisce alla proposta dell’allora deputato leghista Luca Toccalini di reintrodurre nelle scuole l’insegnamento dei testi di Oriana Fallaci e in un articolo pubblicato su 7Colli il 13 dicembre 2020 afferma: è una legge di valori, quella presentata a Montecitorio (da Toccalini), e non di propaganda, come è invece il tentativo di far diventare norma addirittura Bella Ciao. Il pericolo islamico c’è ancora, se lo mettano in testa tutti, Fico compreso. 

La rabbia e l’orgoglio: lo scontro tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani sul Corriere della sera 

Dopo gli attentati anche in Italia si accende un dibattito sulla questione dell’integrazione. A partire da quel momento si intensificano sentimenti di odio e paura nei confronti degli stranieri. Protagonisti dello scontro mediatico più acceso sono stati Oriana Fallaci e il giornalista Tiziano Terzani. Quest’ultimo, all’indomani degli attacchi, invia una lettera all’allora direttore del Corriere della sera Ferruccio de Bortoli in cui invita i lettori a non farsi prendere da sentimenti xenofobi, mossi da rabbia e paura per quanto accaduto.  Il 29 settembre 2001 giunge la replica – pubblicata sul Corriere della sera – di Oriana Fallaci, intitolata La rabbia e l’orgoglio, in cui l’autrice attacca tutte le argomentazioni di Terzani. 

Oriana Fallaci: Sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’ andar contro corrente (…) non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’ annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci

Oriana Fallaci e l’atteggiamento dei media dopo l’11 settembre 2001: la confusione tra Islam e fondamentalismo islamico. 

Alcuni studiosi ritengono che, in seguito alla caduta del muro di Berlino nel 1989, nell’immaginario collettivo la lotta al comunismo è sostituita con quella contro l’Islam. Dopo gli attacchi agli Stati Uniti e all’inizio della guerra in Afghanistan, la visibilità mediatica dell’Islam e del mondo musulmano si è notevolmente accresciuta. In questo contesto il ruolo dei mezzi di comunicazione è stato cruciale. La sociologa Gema Martín Muñoz pubblica nel 2002 un articolo, Multiculturalismo e islamofobia, su El Pais. Nel pezzo analizza come l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Islam sia cambiato dopo l’11 settembre. Prima, pur con qualche eccezione, vi era un’apertura ai benefici di un possibile società multiculturale. 

Dopo gli attentati Islam e musulmani sono dipinti come una minaccia alla sopravvivenza della società e della cultura occidentale. Politici e media hanno contribuito a creare nelle persone paure e a fomentare la confusione tra islam e fondamentalismo islamico. Dopo gli attacchi terroristici parigini, rivendicati dall’Isis nel 2015, altre ondate di islamofobia hanno travolto l’Occidente. Di nuovo tutti i musulmani erano visti come potenziali terroristi. A riprova della volontà delle comunità musulmane di condannare tali atti e di far comprendere la differenza che intercorre tra Islam e fondamentalismo nasce la campagna online “#NotInMyName”. 

Oriana Fallaci – interpretata da Miriam Leone nella serie di Paramount+

Miriam Leone veste i panni di Oriana Fallaci nella serie, prossimamente in onda su Paramount+, Miss Fallaci. In otto puntate si ripercorrono alcuni episodi della vita della giornalista. Nata a Firenze nel 1929 da Tosca e Edoardo Fallaci, Oriana Fallaci ha rimarcato il legame con la sua terra natia. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento, fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze scrive in La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’Europeo.  

Oriana Fallaci, una breve biografia

Nel luglio 1943, a 14 anni, si unisce alla Resistenza con il nome di battaglia Emilia. Fa la staffetta, consegnando armi, giornali clandestini e messaggi che nascondeva tra i capelli. La carriera di giornalista inizia durante gli anni dell’Università, che lascia nel 1948 circa.  In campo giornalistico inizialmente si occupa di cronaca nera e cronaca giudiziaria e, come le sue colleghe, scrive di costume e spettacolo, temi considerati adatti alle giornaliste donne. 

Negli anni Cinquanta riesce a farsi mandare come inviata a Teheran, dove intervista Soraya, la moglie dello Scià, e poi negli Stati Uniti, dove lavora a un reportage, Hollywood vista dal buco della serratura. Questo diventerà il suo primo libro: I sette peccati di Hollywood, in cui l’autrice descrive lo stile di vita dei divi hollywoodiani. Nel 1961 pubblica il suo primo libro di inchiesta – nato da un reportage sulla condizione della donna in Oriente e Medio Oriente – Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna, dove scrive: La rivoluzione più grande è, in un paese, quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli ma moralmente hanno una forza cento volte più grande.  

Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato 

Nel 1963 si trasferisce a New York e nel 1967 viene inviata in Vietnam: è l’unica giornalista italiana presente al fronte. Nel 1975 pubblica Lettera a un bambino mai nato in cui affronta il tema dell’aborto. A chi non teme il dubbio a chi si chiede i perché‚ senza stancarsi e a costo di soffrire di morire chi si pone il dilemma di dare la vita o negarla questo libro è dedicato da una donna per tutte le donne, scrive sulla prima pagina. L’opera è un monologo nato da una sua esperienza: la perdita del figlio con Alexandros Panagulis, il rivoluzionario greco – simbolo della lotta anti fascista – con cui Oriana ebbe una storia d’amore che durò tre anni. Di lui e delle loro lotte politiche raccontò nel libro Un uomo, pubblicato tre anni dopo la morte di Panagulis nel 1979. 

Anna Radice Fossati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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